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Manifesto “Per la sovranità costituzionale”. Una sfida ardua ma non impossibile

 Lo scorso 9 marzo a Roma, presso il Teatro dei Servi, le associazioni Patria e Costituzione , Senso Comune e Rinascita per un Italia Sovrana e Socialista hanno presentato il Manifesto per la sovranità costituzionale. 

Il Manifesto presentato a Roma, per dirla con il sociologo Carlo Formenti, che ha tenuto la relazione introduttiva, si richiama al “momento populista” mutuato dal sociologo e filosofo Ernesto Laclau che lo definisce come una strategia discorsiva che mira a chiamare a raccolta gli esclusi dai processi di trasformazione in senso neoliberale delle società occidentali.

Il significato negativo che i media e i ceti dominanti danno al termine “populismo” prova che siamo in presenza di una vera e propria rivolta delle elitè contro le masse. La contrapposizione tra masse ed elitè evidenzia il conflitto tra Democrazia e Liberalismo. Contrapposizione messa ben in evidenza da Crouch quando scrive:<< ho tentato di mostrare come la causa fondamentale del declino della democrazia nella politica contemporanea sia il forte squilibrio in via di sviluppo tra il ruolo degli interessi delle grandi aziende e quelli di tutti gli altri gruppi, almeno in linea teorica. Accanto all’inevitabile entropia della democrazia, questo riporta la politica a essere una faccenda che riguarda elitè, come accadeva in epoca predemocratica>>.

Una tale trasformazione ha significato, ad esempio, in Francia il ritorno alla legislazione del lavoro dei primi anni dell’800; in Italia l’introduzione del Jobs Act e, ancor prima, la riforma del Titolo V della Costituzione. Le modifiche alle carte costituzionali e più in generale alle legislazioni in materia sociale, economica e amministrativa che hanno interessato gli Stati Occidentali sanciscono la trasformazione della Democrazia in post – democrazia che come scrive Ranciére << La post – democrazia è la pratica governamentale e la legittimazione concettuale di una democrazia del post demos , una democrazia che ha eliminato l’apparenza, il resoconto e il conflitto del popolo, ed è dunque riconducibile al solo gioco dei dispositivi statale e delle mediazioni tra energie e interessi sociali>> .

La Democrazia, svuotata della sua sostanza e cioè dell’uguaglianza sociale, ha finito con il perdere la sua carica trasformandosi in semplice meccanismo procedurale che vede la competizione di ceti politici che si contendono la conquista del governo dello Stato in nome e per conto di oligarchie economiche e finanziarie. La partecipazione politica, come accadeva durante i regimi politici liberali del XIX secolo, si riduce a solo appannaggio delle classi sociali proprietarie. La trasformazione in senso neoliberale delle società occidentali ha trovato nel mutamento delle sinistre la giusta spinta. Scrive Formenti: << La mutazione delle sinistre ha seguito percorsi differenti: le socialdemocrazie, di fronte al processo di ristrutturazione capitalista ha indebolito numericamente e politicamente la classe operaia, e di fronte al crollo dei Paesi socialisti, hanno consapevolmente scelto di cercare una nuova base elettorale nei ceti medio – alti e di sposare l’ideologia liberista ( n.d.r. è il teorema del voto mediano elaborata da Duncan Black); viceversa la mutazione delle sinistre radicali è l’esito di un processo articolato e complesso che prende avvio dall’onda lunga delle sollevazioni del 1968. (…) I giovani del ’68 non potevano immaginare che le loro rivendicazioni di libertà avrebbero preparato la strada allo scatenamento degli spiriti animali del capitalismo, ma tale esito era inscritto nell’elevazione del principio della libera scelta a valore fondante della cultura di sinistra>>.

Il “Manifesto per la Sovranità Costituzionale” non è una mera esercitazione accademica, è un programma culturale e politico che mira a liberare la Sinistra, forse è più giusto dire il Socialismo, dalla subordinazione culturale al pensiero unico neoliberale. Come ha evidenziato Fassina nelle sue conclusioni, la soluzione al “momento populista” potrebbe essere un accordo tra la destra nazionalista e quella sovranazionale entrambe neoliberali. Il Manifesto per la Sovranità Costituzionale e le associazioni che lo hanno presentato si pongono come fine quello di costruire un’alternativa Socialista ad una tale ipotesi di accordo. In Italia al “momento populista” si è già tentato di dare risposte. Tali sono il governo Renzi, “il vaffa day” di Grillo e del M5S , la Lega di Salvini. Sono tutte risposte che mirano a salvare il modello neoliberale e cioè il modello e la cultura politica alla quale il populismo reagisce. La soluzione che propone il “Manifesto per la Sovranità Costituzionale” parte dalla Costituzione repubblicana del 48 ribadendo la preminenza della Costituzione rispetto ai Trattati istitutivi dell’Unione Europea e le indicazioni che da essi vengono in materia di politiche economiche, sociali e di bilancio. E’, infatti, molto difficile sostenere la costituzionalità di politiche che prevedono moderazione salariale, privatizzazione dei diritti sociali e conseguente loro messa sul mercato, tasso naturale di disoccupazione, divieto di politiche di piena occupazione, precarizzazione del lavoro e dell’esistenza, disgregazione dello Stato unitario in funzione di interessi localistici e del mercato, introduzione della flat tax ed altro ancora. 

L’idea di Sovranità Costituzionale ribadita nel “Manifesto” non ha nulla a che vedere con rivendicazioni nazionaliste. “Il Manifesto per la sovranità costituzionale” tocca una serie di temi dai quali si evince una visione di Società, di Stato, di Economia che ha come obiettivo la costruzione di una Democrazia sostanziale secondo quanto previsto dalla Costituzione. Uno dei temi toccati è quello della mobilità internazionale di capitali, merci, servizi e persone. La mobilità delineata nel Libro bianco di Delors e nei Trattati istitutivi dell’UE, nella pratica, in nome di una falsa di idea di libertà individuale si è tradotta in dumping sociale con il conseguente impoverimento delle classi sociali subalterne. Per porre un limite al dumping sociale si afferma la necessità di introdurre clausole di favore per i lavoratori. Sempre rispetto al tema della mobilità il “Manifesto per la sovranità costituzionale” ribalta uno dei paradigmi dominanti che afferma il principio della libertà a migrare ignorando il diritto a non emigrare. Chi emigra non lo fa per scelta ma perché costretto. Chi emigra lo fa perchè espulso dalla comunità di appartenenza. La questione migratoria riguarda la Società, l’Economia e il funzionamento della Democrazia. L’espulsione in massa di intere fasce di età annulla il ricambio delle classi dirigenti e il normale funzione della Democrazia. Altro tema rilevante è la relazione tra sviluppo tecnologico, mercato e libertà individuale. Il principio guida è che non tutto ciò che è tecnicamente possibile ed acquistabile sul mercato è eticamente accettabile. Lavoro e ambiente sono gli altri due temi affrontati nel “Manifesto”.

La salvaguardia dell’ambiente e l’idea di uno sviluppo ecocompatibile non sono cosa ulteriormente rinviabile. Ma scelte in tal senso, slegate dall’obiettivo di costruire una società più giusta, eguale e democratica, possono solo tradursi in una semplice occasione di investimento e di speculazione finanziaria senza risolvere i problemi che hanno causato la crisi ambientale. Il lavoro è centrale nel “Manifesto per la sovranità costituzionale”. Il riferimento sono gli artt. 1 e 3 della Costituzione. Lavoro di cittadinanza significa lavoro come strumento per liberare l’umanità dal bisogno e come strumento di partecipazione alla vita politica e non semplice merce da scambiare. Dai punti che ho evidenziato si capisce che il fine politico è quello di ridare valore alla Democrazia ridotta a sola competizione tra ceti politici esecutori delle stesse politiche economiche e schierate a difesa degli interessi delle oligarchie. Nessuna delle aggregazioni politiche presenti oggi in Italia è in grado di rappresentare i temi proposti. Le stesse forze al governo pur essendo critiche rispetto al modello dominante e pur avendo messo in campo timide proposte redistributive non appaiono in grado di cogliere la sfida. L’obiettivo che si pongono le tre Associazioni è la costruzione di un soggetto politico. Non si tratta di mettere in campo l’ennesimo simbolo o partitino. La costruzione di un soggetto politico, come ha concluso Fassina, è in primo luogo un fatto culturale che parte dalla elaborazione di un pensiero e dalla interlocuzione con i soggetti sociali, economici e politici che interagiscono nel contesto sociale. Il 9 marzo le associazioni Patria e Costituzione, Senso Comune e Risorgimento Socialista hanno lanciato una sfida ardua ma non impossibile come provano le esperienze di Insoumise in Francia, di Podemos in Spagna,Aufstehen in Germania e perché no dello stesso M5S in lenta e progressiva trasformazione . 

 

Bibliografia minima:

E. Laclau. La ragione populista. Ed. Laterza

C. Crouch. Postdemocraza. Ed. Laterza

 I. Ranciere. Il disaccordo. Ed. Meltemi

C. Lask. La ribellione delle elites. Ed. Feltrinelli

C. Formenti. Il Socialismo è morto. Viva il Socialismo. Ed. Meltemi.

C. Mouffe. Per un populismo di sinistra. Ed. Laterza

Manifesto per la Sovranità Costituzionale scaricabile dal sito “Patria e Costituzione”

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