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Maltrattamento ai bambini in Italia - L’Indice pubblicato dal CESVI

Martedì 14 maggio, nella sala stampa della Camera dei Deputari a Roma, il Cesvi ha presentato la seconda edizione del “Indice Regionale sul Maltrattamento all’Infanzia in Italia”.

L’ombra della povertà.

Il sottotitolo del lavoro di ricerca ha messo in luce quanto la povertà, nelle sue più specifiche accezioni, sia correlata strettamente con il disagio e le diverse forme di maltrattamento subite dai bambini.

Sono 1 milione e 208 mila i minori che vivono in una situazione di povertà assoluta in Italia, al sesto posto tra i Paesi con le peggiori performance in Europa, con il 32,8% di bambini/e a rischio di povertà o esclusione sociale.

La situazione peggiore si riscontra al Sud, con il 44% della popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale. Napoli, Palermo e Catania le città che presentano una maggiore vulnerabilità a livello sociale e materiale.

L’ottima Francesca Romana Elisei, conduttrice del TG2 che ha moderato l’incontro ha affidato l’apertura dei lavori a Daniele Barbone-Amministratore Delegato Cesvi e Filomena Albano-Autorità Garante dell’Autorità per l’Infanzia e l’Adolescenza; a chiudere i saluti istituzionali Michela Di Biase, Consigliere segretario della Regione Lazio, delegata del Presidente Nicola Zingaretti Sono intervenuti: Giovanna Badalassi, ricercatrice Cesvi;Tiziana Zannini-Coordinatrice Servizio I Promozione e monitoraggio politiche per la famiglia, Dipartimento per le politiche della famiglia; Luigi Mazzuto -Coordinatore Commissione Politiche Sociali, Conferenza delle Regioni; Carlo Borgomeo -Presidente Con i Bambini impresa sociale; Roberta Gaeta-Rappresentante ANCI e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli; Gianmario Gazzi-Presidente Ordine degli Assistenti Sociali, Consiglio Nazionale

 

Tutti gli interventi non hanno mancato di convenire sull’estrema utilità del lavoro di rilevamento puntuale e specifico di dati che offre la possibilità ad amministratori ed esperti del settore di fotografare una realtà nelle sue più specifiche componenti per riuscire ad istituire interventi mirati ed efficaci che tendano a migliorare la situazione dei bambini e gli adolescenti che si trovano, come anello debole, a subire gli effetti più pesanti della disparità sociale.

La dottoressa Giovanna Badalassi, ricercatrice Cesvi, ha spiegato come l’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia è il risultato dell’aggregazione di 64 indicatori relativi ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio, che individuano aree critiche e pratiche virtuose nelle diverse regioni italiane. L’Indice restituisce una lettura dei territori rispetto ai loro punti di forza e di debolezza nel proteggere i bambini e offre una chiave di lettura delle principali determinanti sociali, demografiche, economiche e sanitarie. Il risultato di sintesi è una classifica decrescente tra le regioni italiane a partire da quelle che presentano sia minori rischi di maltrattamento per l’infanzia sia un sistema di politiche e di servizi territoriali adeguato a prevenire e contrastare il problema.

Ciò che emerge in maniera inequivocabile dal lavoro presentato è il netto divario tra il Nord e il Sud del Paese per quanto riguarda il rischio di maltrattamento all’infanzia: è ancora allarme nel Mezzogiorno, dove la Campania rimane fissa in ultima posizione, preceduta da Sicilia, Calabria e Puglia. Male anche quest’anno Abruzzoe Lazio. Migliora invece il Molise, mentre si riconferma al primo posto come regione più virtuosa l’Emilia Romagna, seguita dal Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana.

 

Rispetto al 2018, l’indice pubblicato nel 2019 fa emergere la stretta relazione tra maltrattamento infantile e povertà, quest’ultima presa in esame non solo come povertà materiale, ma anche come povertà emozionale, relazionale ed educativa. Il maltrattamento sui bambini/e è la conseguenza ultima, estrema e spesso drammatica, di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto familiare, ambientale e sociale nel quale i bambini/e crescono. “È stato dimostrato che il maltrattamento avviene trasversalmente in tutte le classi sociali; tuttavia la condizione economica della famiglia può avere un effetto diretto sul maltrattamento e la trascuratezza, ad esempio per la mancanza di denaro necessario per rispondere ai bisogni di base dei minori, o un effetto indiretto, aumentando la situazione di stress dei genitori. In oltre povertà materiale e povertà educativa sono strettamente correlate: nelle famiglie in cui si fatica ad arrivare a fine mese è difficile, per esempio, riuscire a partecipare ad attività culturali e ricreative”, dichiara Daniele Barbone, amministratore delegato di Cesvi. Le recenti indagini sui reati contro i minori nel nostro Paese mettono in evidenza che i bambini e le bambine sono maltrattati soprattutto nell’ambiente familiare, che più di tutti dovrebbe garantire loro sicurezza e protezione. Essere esposti a violenza nell’ambiente familiare genera un drammatico circolo vizioso che porta a introiettare la violenza come risposta “adeguata” a situazioni di stress. Di conseguenza, coloro che sono \della violenza, maltrattando a loro volta i figli e i partner. “Investire in prevenzione e contrasto al maltrattamento sui bambini/e deve costituire una scelta politica strutturale di medio-lungo termine, che tenga presente non solo i costi di questo investimento ma anche i ritorni, in termini di benefici e vantaggi sociali ed economici per tutti”, dichiara Daniele Barbone. “Attraverso questo Indice regionale, vogliamo portare l’attenzione degli attori politici su una serie di misure necessarie, tra cui una Legge Quadro nazionale sul maltrattamento all’infanzia che intervenga in modo sistematico sul fenomeno facilitando la costruzione di politiche intergenerazionali. A ciò si aggiunge l’importanza di disporre di un sistema informativo puntuale sul tema del maltrattamento all’infanzia in grado di approfondire le tematiche legate alla genitorialità, ai gruppi familiari più a rischio e alle condizioni di salute dei genitori e dei bambini, per cogliere la multidimensionalità di un problema che riguarda diversi aspetti della vita quotidiana dei bambini”, conclude l’AD di Cesvi

Molto interessante anche l’intervento della Dottoressa Filomena Albano, che ha proposto la parola “fiducia” come guida dell’agire nell’ambito della prevenzione del fenomeno del maltrattamento all’infanzia, sottolineando come soltanto attraverso la fiducia si possano creare le basi per un processo di intervento positivo. Bisogna credere di riuscire ad intervenire positivamente altrimenti ogni sforzo si depotenzia ma soprattutto è necessario che i bambini e gli adolescenti trovino una figura di riferimento di cui si fidano, anche al di fuori della famiglia d’origine se necessario, per mettere in moto quel meccanismo virtuoso che possa portare all’emersione da comportamenti di maltrattamento.

La povertà materiale viene letta dall’Indice di Cesvi, spiega ancora la Dottoressa Badalassi nel suo intervento, nell’ambito della capacità di accedere alle risorse e ai servizi, in quanto ne rappresenta l’aspetto più vulnerabile e critico.

Le raccomandazioni che emergono dallo studio del CESVI

  • È necessario disporre di un sistema informativo puntuale sul tema del maltrattamento all’infanzia.
  • Occorre affrontare con rinnovata determinazione e nuovi sistemi di governance le rilevanti differenze territoriali.
  • È opportuno sviluppare politiche specifiche (dirette) e integrate (indirette) di prevenzione e contrasto al maltrattamento in un approccio multidimensionale.
  • Occorre costruire politiche di medio-lungo termine che sappiano rispettare i tempi degli investimenti in capitale umano.

Dalle istituzioni presenti si è registrata la volontà di istituire politiche a lungo termine come ha sottolineato Roberta Gaeta, politiche che non pagano in termini di voti nell’immediato ma che sicuramente sono le uniche che abbiano la possibilità di dare una risposta coerente alla difficile situazione che deve essere al centro di una sinergia di interventi dei diversi enti locali.

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

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