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Magistratura: sentenze paradossali invertono il criterio di Giustizia

Sta accadendo qualcosa al nostro sistema giudiziario. Qualcosa d’inesplicabile. Sembra che certi magistrati facciano a gara per condannare le vittime piuttosto di chi commette i reati.

 

È difficile per noi che assistiamo inermi alle decisioni di alcuni magistrati comprendere le motivazioni che portano a certe sentenze. Non possiamo fare altro che accettarle, ma sperare che qualcosa possa cambiare, in appello, in Cassazione o presso la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, in alcuni casi estremi.

Una notizia di cronaca recente, e sconvolgente, che lascia basiti in merito alle decisioni dei giudici, riguarda un bambino che, attualmente, ha otto anni. Al piccolo, all’atto della nascita, fu fatto respirare – per errore – azoto anziché ossigeno. Questa “distrazione” costò al bambino una condanna a vita: in sedia a rotelle per tutto il corso dell’esistenza, e la perdita della facoltà di parlare. L’episodio avvenne nel policlinico di Palermo. Al neonato, per un errore dell’impianto di erogazione dell’ossigeno, per ben 68 minuti fu fatto inalare azoto.

Nessuno tra i medici e gli infermieri presenti al parto, si accorse di nulla. Gli effetti di questa “piccola distrazione” hanno provocato una tragedia senza soluzione.

Con un ritardo che solo il sistema giudiziario nazionale può vantare, dopo ben sette anni e alla vigilia della prescrizione, ecco arrivare una sentenza sconcertante: in appello, il collegio presieduto da Fabio Marino, ha pensato bene di riformare la sentenza emessa in primo grado. Enrico De Grazia, ex direttore del dipartimento materno-infantile delle Cliniche Universitarie Palermitane è stato assolto, così come anche il titolare della ditta SicilCri, Francesco Inguì. In primo grado erano stati condannati il primo a un anno e sei mesi, il secondo a tre anni.

Secondo i giudici l’unico ad aver commesso un reato sarebbe stato Aldo La Rosa, condannato ora a due anni con pena sospesa. La Rosa è stato riconosciuto responsabile di non aver verificato che, effettivamente, dai bocchettoni uscisse ossigeno e non azoto. Era lui responsabile dei collaudi. A lui spettava l’onere della verifica. Che in tutto questo rimanga una famiglia condannata per sempre, un bambino la cui vita è costretta su una sedia a rotelle e senza la facoltà di parlare, è poco importante. La priorità è, semmai, liberare tutti, come al vecchio gioco della Tana.

C’è qualcosa che si sta rompendo nel rapporto di fiducia tra il sistema giudiziario e i cittadini, ed è accaduto nel momento in cui – paradossalmente – la giustizia è divenuta il suo contrario. Non spetta a noi giudicare, ma quando gli elementi portano all’evidenza di un reato commesso persino chi non fa il mestiere di magistrato, diviene difficile per tutti accettare inermi certe sentenze.

Potremmo parlare di molti altri casi, come la morte di Marco Vannini, come certi casi di stupro per cui ci si affretta a liberare gli eventuali stupratori, per un criterio di garantismo assoluto che, spesso, non si comprende.

In certe situazioni sarebbe il caso di essere meno garantisti e più cauti.

In questo modo, siamo tutti in pericolo. Siamo tutti meno garantiti.

Se la giustizia diviene ingiusta, e se le procedure penali tendono sempre più a sostenere chi commette reati, c’è da ripensare in fretta l’intero sistema, in special modo per ciò che concerne i reati contro la persona che dovrebbero esser riformati, prioritariamente, nelle pene minime. Da aumentare.

Auspichiamo che chi di dovere si renda conto che non stiamo andando nella direzione corretta, e che se si procederà nel verso sbagliato, quello delle sentenze che non rendono giustizia alle vittime, anche a causa della velocità attraverso la quale, a volte, si decide di condannare le persone sbagliate, si perderà del tutto la fiducia nel sistema istituzionale nazionale, già messo male di suo per politiche sociali ed economiche che fanno acqua da ogni lato.

Si faccia qualcosa n fretta però, perché ci troviamo già oltre il limite di accettazione.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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