Di Luciano B. L.(---.---.---.119)7 maggio 2013 16:23
Cadono a pezzi com’è ben documentato nell’articolo e continuano a svuotarsi. Se in totale sono stati realizzati 19 C.A.S.E. con 183 edifici ospitanti ciascuno 80 persone, la popolazione residente in tali insediamenti dovrebbe essere pari a 14.640 persone. Invece, al 05/04/2013, i residenti nei C.A.S.E. sono solo 12.328 persone. Cioè 2312 persone hanno progressivamente abbandonato i 4450 alloggi di questi 19 insediamenti residenziali in cui sono state "deportate" dopo il sisma. Vuol dire che circa 29 edifici sarebbero teoricamente VUOTI. Quindi, l’insediamento di Cese di Preturo (con 20 edifici da 80 persone cadauno) e quello di Tempera (con 9 edifici da 80 persone cadauno) sarebbero ora completamente VUOTI, ovvero costruiti inutilmente. E se ogni edificio è costato circa 3 milioni d’euro, si sarebbero risparmiati 87 milioni.
Di Luciano B. L.(---.---.---.224)13 febbraio 2012 18:15
Fino a quando? Forse, finché la speculazione fondiaria ed immobiliare si combatte con la stessa ipocrisia (ed inefficacia) con cui si crede di "combatte" la speculazione finanziaria dei "mercati" (o delle banche). Probabilmente, anche perché bellissime trasmissioni d’inchiesta, come quella mirabilmente raccontata in questo articolo, vanno in onda quando prevale l’ascolto della ... domenica sportiva ...
Di Luciano B. L.(---.---.---.142)7 febbraio 2012 19:25
Non serve, carissimo xxx.127, un elenco per dimostrare l’assunto delle concessioni alla rendita ed alla speculazione fondiaria. Credo basti solo domandarsi perché per quasi tre anni, a L’Aquila, si sono rifiutati di fare il Piano di Ricostruzione come prescritto dalla legge e dai decreti ed hanno tenuto in "vigore" un Piano Regolatore che di rendita e di speculazione è stato - ed è - fautore al massimo livello. Inoltre, dicevo nella replica precedente, questo "strumento di conoscenza" sull’uso del suolo (il P.R.G.) risulta noto soltanto agli addetti ai lavori più o meno interessati alla perpetua "costruzione" sui terreni ancora liberi e NON alla parte di popolazione (meglio della comunità) a cui, invece, preme giustamente la ricostruzione di quanto danneggiato dal sisma.
Ai sindaci ed ai candidati sindaci, invece, spetta l’onere della prova di rigetto della convinzione che varare un novello Piano di Ricostruzione (né adottato né approvato) senza abbandonare completamente il Piano Regolatore vigente equivale a tenere i piedi in due staffe: promettere e, intanto, lasciar fare C.A.S.E., case e casette. Tutte nuove. Anche antisismiche solo al 60%. Da posare ovunque: perché la terra non "rende" se non è "murativa".