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Lonigo-Chioggia in canoa attraverso i fiumi

Fabrizio Padovan, l'avventuriero estremo vicentino ci riprova con una nuova missione: navigare per i canali da Lonigo nella zona del Basso Vicentino fino alla laguna veneta. Circa 120 chilometri utilizzando una canoa e un po' di equipaggiamento, in tre giorni. Partenza il 7 e arrivo il 9 aprile nel primo pomeriggio. Due notti in tenda nei posti trovati per caso e tante altre insidie durante il percorso.

“Partire o non partire? Per la mia avventura di tre giorni in canoa avevo preparato tutto da ormai una settimana, aspettavo giusto la pioggia programmata per la domenica di Pasqua, mi sarebbe servita; invece niente pioggia. Rinunciare? Avrei dovuto aspettare ancora, chissà quanto. Ma grazie ad un piccolo colpo di fortuna un po' di acqua è arrivata. Partenza di buon mattino. Ho fatto una ventina di km con velocità, sul Guà schizzavo via sull'acqua, almeno fino all'incontro con il Frassine, lì ho avuto l'amara sorpresa: una cascata, alta, tosta. Mi ci sono voluti bei 50 minuti per venirne fuori. Si, perchè non è mica così semplice come a dirsi! Bisogna riuscire a fermarsi ben prima della cascata, per evitare di venir risucchiati dalla corrente e fare danni. Gli argini poi sono ripidi e devo tirar su la canoa e tutto l'equipaggiamento che mi porto appresso; trascinare il peso lungo l'argine per trovare il punto più comodo per ridiscendere e ripartire. Anche ad Este, stesso lavoro per un'altra cascata. E qui il fiume ha iniziato a restringersi, meno acqua, più insidie. Ho dovuto fare zig zag tra rami e vere e proprie piante in acqua, sporcizia: diciamo che questo tratto del fiume non è tenuto bene. Oltre alle cascate ci sono anche le varie chiuse che rallentano la mia missione”.

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Il primo giorno si è concluso con 38 km di navigazione. Appresso aveva 25 kg di roba, compreso il rifornimento di cibo e acqua. “Oggi mi sono sfamato con due pacchetti di crackers: poca fame, tanta voglia di arrivare. Al tramonto ho trovato il mio posticino per piantare la tenda. Devo sempre stare attento a dove mi fermo; cerco essere riparato, nascosto per non farmi vedere: non si sa mai se in giro c'è gente malintenzionata! Sono riuscito a montare la mia microtenda e dopo aver messo dentro tutto quasi non ci stavo più io! Penso di essere stato previdente. Ho messo il vestiario in sacchetti di plastica, doppio sacchetto per non rischiare di ritrovarmi con il cambio bagnato. Una cena che erano ormai le 22.00, pasta alla carbonara fredda... ovvio, ascoltando la partita alla radio. Ma mi sono concesso una birra per premiarmi, guardando la luna luminosa che si alzava in cielo. Che freddo!”

Come primo giorno a Fabrizio è andata bene, ma quante insidie: affaticamento muscolare al braccio destro, un inizio di vescica alla mano, abbronzatura “violenta” in faccia: il cappellino serve a poco quando il sole si riflette sull'acqua!

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“Sto imparando tante cose! E ho capito che prima bisogna fare le cose brevi per riuscire poi a fare quelle grandi. Ho incontrato qualche persona, un cacciatore nascosto in un canneto che mi ha chiesto dove stavo andando, poi gente alle quali ho chiesto informazioni sulle varie chiuse, e che ne so! Il fiume cambia sempre, non si può mai stare tranquilli lì dentro”.

Il secondo giorno, sveglia alle 5.15 per smontare tutto, impacchettare, partire. Non è semplice, si perde molto tempo. Il tragitto è sempre nel fiume che diventa Fratta Gorzone, altri km per restare nella media e riuscire a compiere l'avventura in 3 giorni. La notte è stata piuttosto fredda, zero gradi fuori e 7 gradi in tenda. E gli imprevisti non sono mancati “A mezzogiorno avevo percorso soltanto 7 km. Tempo perso per le dighe, per le cascate e i controlli. Sì, perchè per non rischiare risalivo l'argine a piedi per andare a controllare più avanti se le indicazioni datemi dalla gente erano veritiere. Il pressapoco non va bene, è troppo rischioso. Avevo bisogno di sicurezze e quindi di andare io stesso a controllare. Dopo mezzogiorno tutto è andato liscio, ho sistemato anche il dolore al braccio cambiando i movimenti con i remi, vesciche alle mani sotto controllo, insolazione... beh, quella avanzava sempre più irruenta nonostante lo strato di crema messo sul corpo. L'obiettivo era di arrivare in territorio veneziano, per sentirmi un “Serenissimo”! E infatti a tarda sera ho sistemato la tenda ed i bagagli in provincia di Venezia, zona Cavarzare”.

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Fabrizio compie la sua avventura in canoa in tre giorni e con soddisfazione racconta le ultime insidie della giornata. “Sveglia alle 4.15 di giovedì 9 aprile perchè volevo finire in fretta. Già pregustavo la stazione di Monselice e il ritorno alle mie comodità di casa. Avevo solo 30 km per arrivare a Chioggia. Dal Gorzone in poi è uno spasso, non ci sono chiuse, ma belle correnti, l'acqua però è più marrone perchè proviene dall'Adige. Ho incontrato quelli che chiamano “i pescatori abusivi”, di sicuro erano loro! Con dei fili occupano tutto il fiume, da sponda a sponda, è pericolosissimo! Li ho trovati così per 5 km. Poi il Gorzone si è allargato per bene, in maniera impressionante, che bella sorpresa. Ho proseguito, entrando nella zona dove ci sono barche e yacht, a 3 km dalla laguna, all'imbocco con il Brenta, largo, profondo e con onde molto più larghe. Tutta un'altra cosa!

Che strano, avevo sentito per televisione che volevano rendere il Gorzone un fiume fruibile dal punto di vista turistico, ma non è ancora stato fatto nulla! Sarebbe necessario almeno, per chi lo naviga, trovare delle indicazioni, qualcosa di specifico e non ritrovarsi... quasi persi nel nulla! Sono arrivato in anticipo a Chioggia, mi sono concesso un po' di relax e poi col treno sono tornato a casa”.

Ma Fabrizio non si ferma qui: sta già preparando la sua prossima avventura.

 

Raffaella Zanovello

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