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Lilli Gruber: una donna che non ha paura dell’Islam

“Prigionieri dell’islam” è un saggio fluido e brillante di Lilli Gruber che prende in esame il terrorismo, le migrazioni e l’integrazione culturale dei cittadini che non credono molto nella separazione tra lo Stato e la loro religione (Rizzoli, 2016, 348 pagine, euro 19,50).

Il libro rappresenta una trattazione approfondita della cultura islamica con diversi affondi nell’attualità. Ad esempio le molestie alle donne avvenute a Colonia e le esperienze impegnative e positive dei figli degli immigrati di origine islamica in Italia. La giornalista intervista alcuni imam delle principali moschee italiane e alcuni personaggi famosi: il politologo Olivier Roy, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il politico Alessandro Di Battista (ex cooperatore internazionale, da lei definito “un conservatore a 5 stelle”).

L’analisi internazionale si concentra sugli eventi principali degli ultimi anni: la morte di Gheddafi, la guerra in Siria, la nascita dell’Isis e la scarsa evoluzione politica in Arabia Saudita, il principale alleato islamico degli Stati Uniti. Ma oramai tutti sanno che i sauditi stanno alimentando il loro fondamentalismo islamico a livello culturale, mediatico e militare (in modo più o meno segreto).

Infatti, il velo femminile è in realtà un simbolo di identità culturale che è diventato con il tempo un simbolo di identità religiosa, anche se non esiste un preciso fondamento teologico. Quindi il simbolo religioso utilizzato in alcune culture arabe regionali è diventato un simbolo religioso in quasi tutti i paesi del mondo. Invece esiste un fondamento teologico all’uso del velo per le donne per la religione cattolica basato su una singola affermazione di San Paolo che però è caduto nel vuoto col tempo. Meglio così. Solo Gesù avrebbe avuto il diritto di consigliare qualche comportamento particolare, ma per fortuna è stato ben chiaro nel non fissare niente, tranne il famoso detto ama gli altri come te stesso (affermazione presente in altre culture religiose).

Quindi gli Stati arabi più forti a livello economico e mediatico come il Qatar e l’Arabia Saudita cercano di imporre la propria visione del mondo. Le loro consuetudini tribali e maschiliste vengono proposte come principi di fede. Esiste anche un problema teologico: nella cultura islamica i testi sacri si considerano dettati a Maometto: “Non c’è nell’islam il concetto di ispirazione bensì quello di dettato. Questo ci rende prigionieri” (padre Samir Khalil Samir, p. 200, uomo religioso cristiano di origine egiziana). Forse bisognerebbe considerare anche il fattore degli errori di comprensione avvenuti nella dettatura e anche di quelli derivanti dalla copiatura dovuti ai contesti storici e sociali e alla polisemia (i diversi significati della stessa parola in un Paese, in altri Paesi e nel tempo). 

Comunque per sintetizzare le difficoltà di integrazione legate alla cultura islamica la famosa giornalista afferma: l’islam è “una religione prescrittiva che, come mi hanno ricordato tutti gli iman [uomini religiosi] che ho incontrato, mira a governare ogni aspetto della vita, anche i più privati”. Inoltre sottolinea i rischi legati alla scarsa integrazione degli uomini islamici appartenenti “alla fascia medio-bassa della popolazione nel Paese d’origine, spesso non scolarizzati” (p. 280).

Conclusione: a livello internazionale esiste un odio secolare tra la cultura islamica sciita e sunnita, “le violenze in corso accadono nei punti di frizione tra questi due blocchi” e “sono le linee portanti di uno scontro strategico tra due grandi potenze [religiose] regionali: l’Iran e l’Arabia Saudita” (p. 267). Naturalmente la frizione tra i due blocchi è stata aggravata dal disfacimento dell’Iraq, che insieme alla Siria e al Libano è sempre stato un paese a forte presenza sciita. In ogni caso la responsabilità della guerra americana in Iraq e l’attuale potenza militare degli Stati Uniti risulterà determinante nell’orientare il futuro di una grande regione e di una grande religione.

Lilli Gruber è nata a Bolzano nel 1957 e si è laureata in Lingue e Letterature straniere a Venezia (padroneggia quattro lingue). Nel 1987 è la prima donna a condurre in prima serata al Tg2. Nel 1988 inizia a lavorare come inviata di politica internazionale. Poi collabora con alcune televisioni tedesche e con una rete americana. Nel 1994 inizia a condurre il Tg1 delle 20. Dal settembre 2008 conduce la trasmissione di approfondimento Otto e mezzo su La7. Ha pubblicato molti libri. Per ulteriori approfondimenti biografici: http://biografieonline.it/biografia-lilli-gruber.

Nota a cura di Alessandro Di Battista – “Tre industrie oggi non sono in crisi in Italia – chiamiamole industrie – e tutte sono correlate alla paura: le armi, che acquista chi ha paura di morire; la droga, che serve a chi ha paura di vivere; e il gioco d’azzardo legalizzato, perché è la massima aspirazione di chi ha paura di non poter pagare le bollette.” Per me la cultura islamica “è compatibile a patto che loro sappiano che la cultura predominante è un’altra. La prima cosa, direi sono i numeri. Siamo un Paese che non fa figli: se aumenta considerevolmente – eccessivamente – il numero di islamici, vanno in crisi definitiva le tradizioni italiane (p. 174 e p. 175).

Nota a cura di Roberta Pinotti – “In primo luogo, è in atto una guerra all’interno dell’islam stesso, che possiamo declinare come conflitto tra sunniti e sciiti, ma forse ancora di più tra fondamentalisti e islam moderato. Nel contesto di questa guerra, il Califfato è interessato a fare proseliti in Europa, promuovendo azioni terroristiche” sotto il marchio a fuoco dell’Isis (p. 248).

Nota a cura di Olivier Roy - Agli occhi dei jihadisti l’osservanza dei precetti religiosi non è fondamentale, poiché la morte cancella tutti i peccati e regala il paradiso (pieno di donne).

Nota aforistica - “È facile far uscire un beduino dal deserto, la difficoltà sta nel far uscire il deserto dal beduino” (proverbio beduino); “Ieri ero molto intelligente, perciò volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio, perciò cambio me stesso” (Rumi, 1207-1273).

Nota iraniana – L’Iran 3è colpito da una grande siccità e “anche nelle strade della capitale l’acqua non scorre più nelle canalizzazioni millenarie. Il dramma di un paese che ha sete può sfociare nella guerra dell’acqua. È una corsa contro il tempo. La desalinizzazione del’acqua di mare sarebbe la soluzione. Gli Stati del golfo l’hanno già avviata Israele domina perfettamente questo processo, tanto da poter produrre acqua per tutta la regione… Dall’accordo per salvare dalla sete un Paese forse può nascere una speranza di pace per il Medioriente?” (p. 229 e p. 230).

Commenti all'articolo

  • Di Aleth26 (---.---.---.226) 12 settembre 23:48

    MISTERO DIBBA

    Dibba : dopo ben 16 giorni, nessuna trasparenza, mistero e segretezza totali : nessuna diagnosi resa pubblica. Come escludere scenari come avvelenamento criminale da parte del mossad ad esempio ? Per la bonino, serva di sion e di wall street, si sa tutta la cartella clinica, e così per conte. Per Dibba, segreto militare da più di 2 settimane, roba da nomenklatura sovietica.

    Sento puzza di mossad...esami tossicologici subito. Esami del livello di radioattività subito.

    Insospettisce anche la sequenza temporale : prima fanno fuori Ranucci da Report, poi malore grave per Dibba...

    Tutti dobbiamo sapere, quando si tratta di uno dei pochi personaggi pubblici al mondo che osa attaccare i sionazi pubblicamente, e quindi è loro potenziale bersaglio.

    Nemmeno una parola su quel che gli sarebbe accaduto a Cuba.

    Mmm...

    L´hanno messo fuori gioco politicamente, perché se davvero fu ictus o rottura di aneurisma cerebrale (eventi rari a 48 anni, e comunque inducibili criminalmente), resterà almeno parzialmente disabile a vita, e cmq impossibilitato a fare politica e attivismo antisionazi con la stessa energia di prima.

    E tutto questo guarda caso, alla vigilia dell´anno delle politiche...

    Un eventuale attentato non è cosa privata ma di preminente interesse collettivo.

    Siamo arrivati al punto, oggi 12.9.2026. che l´associazione schierarsi sulla sua pagina fb invita fotografi, giornalisti e fan a stare alla larga dall´ospedale ora che Dibba è tornato in Italia ! :

    „ Chiediamo agli amici, ai sostenitori di Alessandro Di Battista e agli operatori dell’informazione di non recarsi al Policlinico Gemelli, così da consentire a lui e alla sua famiglia di vivere i prossimi giorni nella necessaria tranquillità.

    Invitiamo inoltre tutti a mantenere la massima prudenza e discrezione nella diffusione di fotografie, video, notizie e informazioni che riguardino Alessandro e la sua situazione personale.

    Ogni eventuale aggiornamento sarà condiviso nei tempi e nei modi ritenuti opportuni, sempre nel pieno rispetto della volontà di Alessandro Di Battista e in accordo con le persone che gli sono accanto, come è avvenuto finora. „ :

    non avete condiviso nulla finora su cosa diavolo sia successo a Dibba ! Si ha la netta sensazione che famiglia e medici e lo stesso Dibba siano stati imbavagliati.

    Qui ci dev´essere qc di molto sinistro sotto.

    ALETH

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