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Le guerre si combattono anche con le aziende

Il summit organizzato a Roma per la ricostruzione dell'Ucraina e le limitazioni imposte dagli Stati Uniti a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sul rispetto dei diritti umani in Palestina, hanno due aspetti in comune: entrambe cercano di mandare messaggi volti a scoraggiare le aziende italiane a collaborare con la Russia e le aziende internazionali a collaborare con Israele. Molti si sono chiesti quale sia il senso di un summit - al quale sono state invitate delle imprese - su una ricostruzione di un paese ancora in guerra.

Durante l'incontro è stato stabilito che le aziende che collaborano con la Russia - e non glielo si può impedire - non potranno partecipare alla ricostruzione dell'Ucraina.

E quindi il summit acquista un senso, che si rafforza se poi si aggiunge che si sta prendendo in considerazione tutti gli enti che stanno finanziando l'Ucraina nella sua complessa operazione di difesa.

Francesca Albanese è una relatrice speciale per le Nazioni Unite. Non esprime le opinioni o scelte delle Nazioni Unite. Si limita a presentare un rapporto ogni anno presso la commissione che si occupa dei diritti umani, sulla situazione in Palestina.

Nel rapporto che ha presentato di recente segnala i nomi di aziende, fra cui anche aziende importanti americane e italiane, che hanno collaborato fornendo armi o mezzi usati da Israele per l'occupazione di Gaza.

Non sappiamo se le Nazioni Unite potranno trasformare questo rapporto in qualcosa di operativo.

Probabilmente no. Ha comunque un suo effetto sulla opinione pubblica.

Le Nazioni Unite non sono riuscite a trovare dichiarazioni di condanna sulla guerra di Gaza. Il segretario generale ha condannato a titolo personale sui social l'attentato terroristico del 7 ottobre.

Il consiglio di sicurezza a causa dei veti incrociati e riuscito ad emettere una dichiarazione che auspica la creazione di corridoi umanitari.

Gli Stati Occidentali si sono opposti a dichiarazioni della assemblea generale che comunque ci sono state, ma non hanno nessun potere vincolante.

Secondo gli Stati Uniti il rapporto di Francesca Albanese potrebbe nuocere ad aziende importanti statunitensi e per questo si è riservato la possibilità di impedirne l'ingresso negli Stati Uniti.

Un comportamento simile gli Stati Uniti lo avevano avuto nei confronti di giudici della corte internazionale dell'Aja.per la condanna su Nethaniau, che comunque non ha trovato applicazione.

 

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