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Laura Pranzetti Lombardini: le regole per vivere con educazione e stile

Nota opinionista Rai e Mediaset, tutor di Detto Fatto su Rai2, scrittrice, blogger e giornalista, incarna le regole del bon ton a tutti gli effetti. Stiamo parlando di Laura Pranzetti Lombardini, che ci svela come dobbiamo approcciarci alla società di oggi, con educazione e stile.

Il suo blog si chiama “Buone Maniere Contemporanee”, in cui affronta il tema del bon ton a 360°. Come si è sviluppata questa attitudine?

“Per caso. Ho incontrato il direttore editoriale di Feltrinelli e ci siamo messi a parlare. Al momento, ero accademica del cerimoniale. Tenevo corsi di relazione esterna e corsi post universitari, per cui possedevo l’argomento. Lei mi ha chiesto di scrivere un manuale di galateo rivolto ai giovani. Così, ho fatto un lemmario in ordine alfabetico che è diventato un long seller. Mai e poi mai avrei pensato di diventare scrittrice, scrivere sette libri in cinque anni sull’argomento, diventare giornalista, opinionista tv, tutor di Detto Fatto su Rai2 e blogger. Ora, sono nelle librerie con "Galateo in 5 minuti”, ed. Gribaudo".

 

Ha pubblicato diversi libri in cui, nei suoi manuali, svela come migliorare le proprie capacità nei vari ambiti, come arte, moda, spettacolo, e anche riguardo la vita di tutti giorni, come ad esempio, in ufficio. Quanto influiscono le buone maniere nella società?

“Le buone maniere sono un apripista e uno scivolo. Naturalmente, non si possono avere le buone maniere nella forma senza il contenuto. Le buone maniere diventano contenuto, quando c’è ragionamento. Noi dobbiamo conoscere la regola. Ci sono delle situazioni in cui va applicata, e delle situazioni in cui si è più liberi. Non è più il galateo ferreo. Non siamo tutti i giorni a Buckingham Palace. Se ci dicono “buon appetito”, noi sappiamo che non va detto, ma è peggio far cadere il silenzio, anziché rispondere “altrettanto”.

 

Al giorno d’oggi, dove e come è possibile migliorare il nostro approccio con la società?

“Contando fino a tre. Non agganciando l’aggressività, guardando più le persone negli occhi e meno con la faccia dentro il telefonino.”

 

Parlando di comunicazione, un noto comunicatore del 900’, Dale Carnegie, affermava che “Si impara a parlare in pubblico, parlando in pubblico”. Si trova in linea con questa teoria?

“Noi dobbiamo sempre essere corretti, sia che abbiamo un pubblico sia che siamo soli. Parlare a tu per tu con un’unica persona o con una platea non cambia molto. Naturalmente, una platea, le prime volte, incute soggezione. Se noi siamo abituati a non sbagliare i congiuntivi, a sorridere e a guardare tutti in faccia, si parla in pubblico come si parla di fronte a uno specchio.”

 

Sovente, la vediamo in televisione. Quanto è importante, secondo lei, divulgare attraverso il mezzo di comunicazione per eccellenza le regole per un buon utilizzo delle buone maniere.

“È fondamentale. In realtà, quello per cui mi batto, quando mi chiamano come opinionista, è che non dimentico mai perché sono convocata. Cerco di raccontare le regole della buona educazione. Sono regole, perché sono il frutto di un ragionamento logico che non ho inventato io. Per cui, quando comunico una regola di stile e di educazione, vado sempre a spiegare l’origine storica, l’etimologia della parola e come è nata quella regola. Soltanto così, si possono fissare e spiegare i criteri delle buone maniere.”

 

Quale consiglio darebbe per far si che le buone maniere facciano parte della vita di tutti giorni, e non soltanto in occasioni particolari?

“Dobbiamo partire dal buongiorno, dal dire grazie, prego, cedere il passo. Non essere prepotenti. Questo vale nel nucleo familiare, come in ufficio, in viaggio, sui mezzi pubblici. Il saper chiedere scusa con contenuto, non come frase fatta. Non si chiede più scusa e non si è neanche più grati. La parola gratitudine è decaduta. Invece, è fondamentale nel rispetto degli altri. Dire un per favore, sorridere all’altro. Non per forma, ma per contenuto. Pensi che il sorriso, come lo sbadiglio, sprigiona i neuroni a specchio per cui, se io sorrido, dall’altra parte, incosciamente, mi sorridono. In un certo senso, la giornata è in discesa.”

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