L’Iran, strage delle prigioni del 1988: si cancellano le tracce delle fosse comuni
Nella seconda metà del 1988, poco dopo la fine della guerra con l’Iraq e una fallita incursione armata dell’Organizzazione dei mojahedin del popolo, che in Iraq aveva le basi, le autorità iraniane ordinarono il massacro di migliaia di prigionieri politici. Le stime parlano di 4-5000 vittime.

Non appena circolarono le prime voci, le famiglie iniziarono a cercare nei pressi dei cimiteri segni di scavi recenti, le fosse comuni in cui avrebbero potuto essere stati sepolti i loro cari.
Naturalmente nessuno è stato mai chiamato a rispondere di quel massacro e alcuni dei possibili responsabili continuano ad avere ruoli influenti, soprattutto all’interno del potere giudiziario.
Quel che non è meno peggio è che dal 2003 – e negli ultimi anni con sempre maggiore insistenza – le autorità iraniane stanno cercando di cancellare ogni traccia delle fosse comuni, che secondo l’organizzazione Giustizia per l’Iran sarebbero oltre 120, sparse in tutto l’Iran.
La dissacrazione e la distruzione delle fosse comuni era stata già denunciata un anno fa da Amnesty International. Oggi, l’organizzazione per i diritti umani torna sull’argomento con un nuovo rapporto in cui parla di strutture commemorative rase al suolo, costruzioni di strade o discariche, confische di terreni a scopo agricolo e altro ancora.
Sette sono le possibili o certe fosse comuni che sono state distrutte.
Trascorsi 30 anni dal massacro delle prigioni, le autorità iraniane continuano a ostacolare la ricerca della verità: semplicemente, cancellandole le tracce.
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