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Incendi: l’Italia che brucia

Siamo nel 2021 e dobbiamo ancora assistere ad incendi devastanti, come quello innescato in Sardegna, che ha distrutto ben 20 mila ettari di terreno nella provincia di Oristano. Sono 1000 le persone che al momento hanno dovuto abbandonare le loro case. Un disastro ecologico enorme che ci mette difronte ad una realtà ambientale che non dobbiamo più trascurare.

 Un paese che brucia. Secondo le stime di Green Peace: Dal 2000 al 2017 le aree interessate da incendi sono state 8.500.000 ettari, circa 3,5 volte la superficie della Sardegna. La perdita di vite umane è stata di 611 persone. In Italia, la superficie forestale è in espansione dal secondo dopoguerra, attualmente boschi e foreste coprono 10,9 milioni di ettari, equivalenti a circa il 36% della superficie nazionale totale. Un territorio fondamentale che è però sempre più minacciato dagli incendi boschivi.

Cambiamenti climatici. Uno dei fattori principali del rischio incendi sono i cambiamenti climatici causati dal nostro estremo stile di vita.

La regione mediterranea è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici e al verificarsi di fenomeni meteorologici estremi come ondate di calore, siccità, gelate precoci e tardive, tempeste. Si
crea così un circolo vizioso: l’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni aggrava l’impatto dei lunghi periodi di siccità sulle foreste mediterranee, mettendone a rischio funzionalità e salute, diminuendone la capacità di fornire servizi ecosistemici, ed esponendole ulteriormente
a tempeste, siccità ed incendi sempre più frequenti.

Ma non solo. L’abbandono dell’uomo delle attività pastorali, a favore delle grandi aziende industriali per motivi economici, ha ridotto drasticamente quella manutenzione di boschi e aree coltivate a ridosso delle aree urbane. Poi mettiamoci anche i tagli economici della politica alla prevenzione ambientale, come la soppressione del corpo forestale (legge Madia 2016), e il gioco è fatto.

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