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In libertà dopo aver bruciata viva la fidanzatina, è polemica

Davide M. è alla terza libera uscita a più di sei anni dall'omicidio di Fabiana. Il padre scrive a Mattarella e la politica si interroga.

Tre permessi premio in più di sei anni sono stati veramente troppi per uno che ha confessato di aver ucciso barbaramente la fidanzatina. Ieri Mario Luzzi il papà di Fabiana, la sedicenne accoltellata e bruciata viva dal fidanzato il 24 maggio 2013 a Corigliano, nel cosentino, ha detto di sentirsi abbandonato dallo Stato. Ai microfoni di “TGCOM” il padre di Fabiana ha dichiarato «chi ha commesso un delitto così efferato […] cosa gli debbono premiare a una persona […] che ha distrutto una bambina, che ha distrutto una famiglia, che ha distrutto una mamma, che ha distrutto una comunità intera?». L'uomo ha persino scritto una lettera di dodici righe al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «A marzo 2016 in Cassazione - afferma il papà di Fabiana nella lettera che l’ ”ANSA ” ha potuto leggere - l’assassino fu condannato a 18 anni e 7 mesi di reclusione, una pena ridicola in confronto alla gravità di quello che ha fatto. Sono venuto a conoscenza che quest’anno, già tre volte, [il ragazzo, ndr] ha ottenuto licenze premio. Tutto questo mette in discussione il significato della parola giustizia. Le leggi dello Stato continuano a premiare gli assassini e distruggono ulteriormente le vittime». Un dolore che ha riaperto una ferita mai richiusa. Al solo pensiero di poterlo rincontrare in strada, i genitori di Fabiana sono stati costretti al ricovero in ospedale «per il forte trauma subito». Già in passato, commentando la sentenza della Cassazione, l’uomo disse a caldo: «da essere umano e da padre, rispettoso delle leggi umane e divine, mi sento oltraggiato e violentato psicologicamente da una giustizia che tiene conto solo degli assassini, riducendo le loro condanne, e non delle vittime. […] Lui sta ricevendo tutte le attenzioni del caso [in una comunità di recupero in Liguria, ndr] le visite mediche [...] ma mia figlia chi me la recupera da sotto terra?». 

La storia

Quella di Davide M. e Fabiana Luzzi è una storia dolorosa e dal giudizio difficile, dove la giustizia di rivedere per poco un figlio malato che in più di una circostanza, in questi anni, ha tentato il suicidio si mescola con la sete di vendetta e di giustizia della famiglia della vittima. All'epoca i due giovani minorenni avevano una storia adolescenziale travagliata. Una passione maledetta di due anni, fatta di lascia e riprendi, di gelosie reciproche e litigi. Il papà di lei aveva cercato, invano, in più di una circostanza, di convincerla a interrompere quel rapporto malato, ma non c’era riuscito. Il ragazzo non era molto apprezzato dalla famiglia di Fabiana anche per via del carattere ribelle di Davide, che già due volte lo aveva portato ad essere sospeso durante i suoi studi. Ecco perché i genitori hanno sospettato che dietro alla scomparsa di Fabiana ci fosse lui e che Davide avesse potuto ucciderla per gelosia. Ipotesi poi confermate da una confessione del giovane ai carabinieri, dopo ore di interrogatorio. «Abbiamo litigato, lei ha cercato di aggredirmi e io l’ho colpita più volte con un coltello pieghevole. Poi sono andato a casa, sono riuscito, mi sono procurato una tanica di benzina e sono tornato a darle fuoco quando era ancora viva» disse a tarda notte il giorno dopo l’omicidio. Un'ipotesi che trovò riscontro anche dalle bruciature sul corpo del killer.
 
Una pena ridotta
 
Nel marzo 2016 la Cassazione, dopo cinque ore di camera di consiglio, confermando la decurtazione della pena di circa quattro anni, dai 22 anni e due mesi ai 18 anni e 7 mesi, ha riconosciuto la seminfermità del giovane, e l'assenza di premeditazione. Per i giudici ha prevalso l'attenuante che sia durante l'attesa fuori dalla scuola, sia durante la fuga dei giovani col motorino verso le campagne calabresi dove i due dovevano parlare della loro storia, l'allora diciassettenne non avesse premeditato di uccidere Fabiana. Il delitto, particolarmente cruento, con più di 20 coltellate, sarebbe nato dopo una banale lite e una colluttazione, forse dopo un approccio sessuale rifiutato. Un raptus violento e prolungato che non si è spento nemmeno durante il tragitto verso casa e durante il suo ritorno sul luogo dell'aggressore, circa un'ora dopo l'aggressione. Quando Davide non è riuscito a tornare lucido e ha continuato a inveire su Fabiana, gettandole benzina sul corpo e bruciandola viva mentre la sedicenne ferita stava tentando di allontanarsi e mentre ancora malediva il loro amore malato.
 
I tweet della politica

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