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Garibaldi eroe dei due poli?

Se Garibaldi fosse vivo oggi, che penserebbe di noi? Ma soprattutto, che pensiamo noi di Garibaldi?

Lo abbiamo in tutte le piazze, nei corsi e nei viali, ma il suo nome è diventato scomodo o tacitamente avversato. Non c’è eroe più controverso di Garibaldi, specialmente dopo almeno un decennio di rivendicazioni sudiste nei confronti dell’invasione del regno borbonico da parte di Torino e del suo regno di Sardegna. In seguito alla riscritttura della storia d’Italia, prima percepita come inevitabile e gloriosa, tutto quello che accompagnò i nazionalisti italiani di allora è stato rivisto. Si è partiti dal chiedere un nuovo inno, per poi arrivare arrivare a rivendicazioni federaliste (la Lega) proprio dove si lottò più fortemente per l’indipendenza dal dominio austriaco. Attaccata da Nord e da Sud, l’unità d’Italia si è ricomposta ora nell’avversione all’immigrazione, condivisa da M5s al sud e dalla Lega al nord. Ma Garibaldi oggi da che parte sarebbe?

Garibaldi stesso, l’eroe dei due mondi, è diventato da figura indiscussa a molesto tiranno e perfino ladro di forzieri, un pirata insomma. Al di là dei reali avvenimenti riguardo alla sua spedizione dei Mille, e in attesa di avere una storia non partigiana che in qualche modo appuri davvero i fatti riguardo quella stagione storica, io vorrei soffermarmi esclusivamente su uno sguardo, diciamo psicologico, su Giuseppe Garibaldi, come narrato da se stesso e dai contemporanei.

“Un uomo in tutta la sublime espressione della parola. Un uomo della libertà, un uomo dell’umanità”, scriveva di lui Victor Hugo, “Ha egli un’armata? No. Un pugno di volontari. Ha munizioni di guerra? Nulla. Ha della polvere da fuoco? Qualche barile appena. Ha dei cannoni? Quelli del nemico. Qual è dunque la sua forza? Che cosa è che lo fa vincere? Che cosa porta con sé? L’anima dei Popoli”.

Nota bene, “dei Popoli”. Erano gli anni in cui, dopo la rivoluzione francese e Napoleone, non si poteva tornare indietro, respingendo i Popoli nelle loro campagne, vessati e tassati senza un domani. Era l’epoca della presa di coscienza che sono i Popoli ad auto determinarsi, non i loro monarchi, come avevano tentato di fare nel Consiglio di Vienna, ripristinando l’Ancien régime pre-rivoluzione francese. Garibaldi, nato nella Nizza che voleva italiana, era un uomo del suo tempo, espressione di uno spirito ormai minoritario, presi come siamo dal singolare di quel Popoli. Garibaldi era certamente un nazionalista, ma anche un internazionalista, figlio della rivendicazione dei diritti umani come di un diritto universale e individuale. Ormai invece conta solo il nostro popolo, e il nemico è l’altro, il diverso, l’invasore con le pezze al culo, l’immigrato parte di un piano più grande di sé.

Garibaldi non credo che l’avrebbe presa bene, questo scambiare uno del Popolo, un semplice migrante, con un soldato di un’armata avversa. Che esercito sarebbe quello stipato su un barcone senza neppure saper nuotare?

Ci siamo abituati a sentire parlare in tv Diego Fuffaro di sostituzione etnica, di un piano già deciso di sfruttare i lavoratori stranieri per rubare lavoro agli autoctoni. Ci credono ormai anche gli immigrati comunitari, che additano i nuovi arrivati come invasori quando loro stessi sono immigrati. Dimentica però il Fuffaro che sono anche gli autoctoni ad arricchirsi con il lavoro nero dei lavoratori stranieri. Non credo che Garibaldi avrebbe preso bene neanche questa deriva pseudo sovranista, in cui invece dei Popoli si guarda solamente al proprio, di Popolo.

Inutile tornare al Fascismo, ormai già soltanto invocarlo fa perdere di credibilità chi ne parla, perché lo si usa solamente per denigrarlo, o addirittura per auspicarne il ritorno. Non si riesce a guardare con distacco e razionalità, perché siamo oscurati da una maschera ideologica che non permette una vera riflessione. E’ così che siamo arrivati ai fascisti del terzo millennio, con i tabù, perché tutti sappiamo, e solo ora possiamo dirlo sapendo di non essere soli, che “quelli di sinistra” hanno monopolizzato tutto, hanno reso il politically correct ipocrita perché non rispondente ai loro atti intimi, e perfino alle proprie credenze. Ci voleva un Renzie per vedere che alla fine “quelli di sinistra” non c’erano più, non votano più, non incidono se non in nicchie sempre più piccole e isolate.

Ormai è facile tacciare la sinistra di anti-italiana, perché ha abbandonato la rivisitazione come gesto di cura di sé e della propria storia, l’approfondimento di ciò che è dato per scontato, inoltre, ha finito per fare il resto. Questo è forse il caso di Garibaldi, la cui figura di “eroe” non si confà a un uomo di sinistra, e invece di difenderlo di fronte agli attacchi dei “neo borbonici” e dei complottari in salsa 5stelle, si è preferito parlare d’altro, rendere eroi bambini spiaggiati, curdi o siriani, anche giustamente, ma perdendo di vista il proprio, di Popolo.

Se a destra quindi si pensa solo al Popolo, a sinistra si è pensato solo ai Popoli. Nazionalismo contro internazionalismo, come un cane che si morde la coda, con l’aggravante, per la sinistra, di aver perso una battaglia già vinta, quella contro il fascismo, che ora ritorna in modo più strisciante e fetente.

Io non ho mai odiato il fascismo come molti miei compagni, perché nel fascismo c’era tutta una generazione di miei compaesani e compatrioti. Ho odiato la prosopopea di Mussolini, il culto del duce, il suo circondarsi di buffoni alla Farinacci. Il fascismo l’ho studiato, e proprio per questo riesco pure a parlare coi fascisti senza innervosirmi, perché conosco il fascismo meglio di molti di loro.

Il nemico si combatte conoscendolo a fondo, e se la sinistra si è spaparanzata e mostrata per decenni - anche nella sua velleità, da Bertinotti al Pd - quelli di destra hanno avuto modo di studiarne i lati deboli, mentre la sinistra non guardava mai a destra, come se non potesse mai venire nulla di interessante culturalmente da quelli di destra. Un errore madornale lasciare Céline, Pound & co. a quelli di destra, che alla fine ora son convinti di essersi presi pure un Che Guevara.

E qui torna il nostro Giuseppe Garibaldi, ormai scomparso dalla sinistra come se fosse un qualche piccolo liberale del Piemonte cavouriano, macchiato dall’essere stato considerato un eroe dal fascismo, abbandonato al suo destino contro gli attacchi di sedicenti neo borbonici. Garibaldi, che ha combattuto per questo paese, per i Popoli e per l’essere umano, non può che essere di sinistra, eppure la sinistra non l’ha voluto, perché troppo scomodo, troppo libero e impetuoso. Beh, è stato un grande errore non vedere in quell’uomo il prototipo di leader vero della sinistra italiana, non questi piccoli aspiranti Cavour alla Renzie, sempre pronti al compromesso nascosto, gente da Parlamento, non da ispiratori delle folle. E purtroppo siamo tornati a quello, e forse non ce ne siamo mai liberati, bisogna ispirare le masse, e come lo fa Salvino oggi, lo si dovrebbe fare da sinistra, ma non in nome della solidarietà verso gli oppressi, bensì in nome della grandezza e della dignità dell’essere umano, lo si deve fare perché l’italiano non può di nuovo macchiarsi di stare a guardare mentre migliaia di uomini vengono sfruttati, uccisi, abbandonati al loro destino alle nostre frontiere, nei nostri buchi neri, che non sono la Riace accogliente, bensì i campi lì attorno, dove il destino di un negro è segnato.

Mi piacerebbe poter essere negro anche io, in modo da essere ascoltato a sinistra da parte di chi ora mi considererà un quasi fascista, io sarei fiero del mio essere negro e africano. E lo sarei da italiano, perché l’italiano non è questione solo di dna, ma anche e soprattutto di cultura. Perché l’italiano è da sempre un misto di razze, etnie, stirpi e invasioni, perché l’italiano deve essere accogliente e veggente, guardare nel futuro della propria nazione, invece che rimpiangere un impossibile ritorno al passato.

Garibaldi avrebbe fatto questo, oggi, prendendo tra i suoi 1000 chiunque fosse disposto a vivere e morire in nome di un ideale positivo, l’indipendenza e la libertà.

“Generalmente dà l’impressione di essere una persona distratta e fantasiosa, più che calcolatrice, ma basta nominare la parola ‘indipendenza’ e ‘Italia’ per vederlo diventare improvvisamente un vulcano in eruzione”, scriveva Dumas padre nel 1850.

Garibaldi oggi lotterebbe proprio contro le lobby bancarie, magari sarebbe un hacker, ma di certo non un identitario fan di Fuffaro e della sua filosofia mozzata e senza empatia.

“Non posso combattere che per l’affrancamento della creatura umana di chiunque, in qualunque regione. Né posso altro scrivere sulla mia bandiera”, diceva Garibaldi nel 1862, un anno dopo l’Italia unita, sancendo però “Non è questa l’Italia per cui ho combattuto”. Garibaldi oggi combatterebbe per i migranti, sarebbe a Riace come in ogni altra parte d’Italia dove gli italiani si comportano con dignità e rispetto dell’essere umano, senza nascondersi dietro alla burocrazia complice del degradarsi della nostra democrazia.

Garibaldi oggi alzerebbe la voce e unirebbe l’Italia, parlando non alla sinistra, ma a quegli uomini e donne che in Italia vivono e che tengono a questo paese come un luogo di libertà e futuro, dove pure tra gli ignoranti, italiani e stranieri, batte un cuore e funziona un cervello capace di distinguere un ideale dalla fuffa.

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