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Giornalista ricattata, la Corte europea condanna l’Azerbaigian

Sette anni dopo aver subito un vile ricatto, la giornalista investigativa di Radio Free Europe Khadija Ismayilova ha ottenuto un po’ di giustizia.

Il 10 gennaio la Corte europea dei diritti umani ha concluso che le autorità dell’Azerbaigian non hanno indagato sugli autori di un video girato di nascosto che riprendeva la giornalista in atteggiamenti intimi né su coloro che per hanno minacciato di “svergognarla” rendendo pubbliche le immagini.

Il 7 marzo 2012, mentre stava lavorando a un’inchiesta su un caso di corruzione riguardante i legami tra la famiglia del presidente Ihlam Aliyev e un progetto di edilizia di lusso nella capitale Baku, Ismayilova ricevette una lettera contenente frame di un video girato – come scoprì subito dopo – da telecamere nascoste nella sua camera da letto da ignoti introdottisi nel suo appartamento.

La lettera minacciava di diffondere quelle immagini se la giornalista non avesse abbandonato la sua professione. Ismayilova fece l’esatto contrario, denunciando pubblicamente l’accaduto.

Per ritorsione, alcune di quelle riprese vennero postate sui social media.

Le autorità azere avviarono una pigra indagine che si concluse presto con un nulla di fatto.

Così, nel 2014 la giornalista decise di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umaniaccusando il governo di essere stato direttamente responsabile delle riprese o, in subordine, di non aver tutelato i suoi diritti.

In una nuova rappresaglia, di lì a poco Ismayilova venne arrestata e condannata, l’anno dopo, per le pretestuose e mai provate accuse di aver intascato tangenti, di aver avviato un’impresa illegale nonché di evasione fiscale e abuso d’ufficio.

Dopo una campagna internazionale condotta da Amnesty International e dalle organizzazioni per la libertà di stampa, nel 2016 venne rilasciata con la condizionale e col divieto di lasciare il paese.

Ora la Corte europea dei diritti umani le ha dato ragione, condannando l’Azerbaigian per aver violato i suoi diritti alla riservatezza e alla libertà di espressione.

Questo è stato il commento di Ismayilova:

“Pensavano di distruggermi, ma sono stati loro a distruggersi. Ora il mondo sa come i giornalisti indipendenti sono trattati in Azerbaigian”.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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