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Funerali Laici | La mappatura delle sale del commiato

In Italia scarseggiano gli spazi per funerali non religiosi. Per questo l’Uaar ha creato una mappa delle sale del commiato, cui tutti possono contribuire, per aiutare chi cerca un’alternativa laica. Maria Pacini e Loris Tissino illustrano l’iniziativa sul numero 3/2023 di Nessun Dogma.

 

Non solo Dio non esiste, ma provate a cercare una sala del commiato quando volete organizzare un funerale laico». Con questa frase, che riprende una celebre battuta di Woody Allen, l’Uaar ha lanciato sui social, il primo aprile, la propria mappatura delle sale del commiato in Italia, disponibile nel sito Cerimonieuniche.it.

Da diversi anni uno dei primi compiti assegnati agli allievi dei corsi per celebranti laico-umanisti dell’Uaar è stato di verificare, nel proprio territorio, la presenza di sale per la celebrazione di riti non religiosi, e in particolare riti funebri, per i quali sono dati tempi più stretti.

Una volta acquisite informazioni sufficienti almeno per alcune città e regioni, e ricorrendo anche a segnalazioni di circoli e di attivisti, si è deciso di creare una mappa che mostri i luoghi dove è possibile celebrare dei funerali non religiosi. Si tratta, naturalmente, di un lavoro che avrà necessità di costante aggiornamento.

In occasione della pubblicazione della mappa, il segretario dell’Uaar Roberto Grendene ha dichiarato: «Quando tocca a persone famose, come per esempio recentemente Piero Angela, le istituzioni garantiscono spazi per celebrare il funerale in forma laica.

Per i comuni mortali le opzioni si riducono quasi sempre ad andare in chiesa o ritrovarsi in un angolo di un cimitero, in qualsiasi condizione meteo. Con la mappa delle sale del commiato in Italia l’Uaar vuole mostrare quanto poco facciano i Comuni per stare vicino ai cittadini colpiti da un lutto e al tempo stesso sensibilizzare in merito alla tematica e coinvolgere la popolazione nella mappatura degli spazi laici, le sale del commiato, dove a persone atee e agnostiche possono essere rese le estreme onoranze in forma laica e areligiosa».

Ciascun essere umano può sentire il bisogno di celebrare la vita di una persona cara defunta con un funerale. In Italia le persone cattoliche non hanno alcun problema di spazi per i loro riti funebri, di chiese ve ne sono in abbondanza e l’edilizia di culto gode pure di ingenti finanziamenti pubblici. La stessa cosa non si può affermare per le persone atee e agnostiche: i Comuni che garantiscono questo diritto attraverso la disposizione di una sala pubblica sono infatti pochissimi.

Vero è che agenzie di pompe funebri o privati stanno moltiplicando le loro sale del commiato, cui si può accedere ovviamente se e solo se la famiglia del defunto si rivolge alla loro ditta o organizzazione per il servizio di onoranze. Ci troviamo in una situazione in cui, come più volte accade, è il privato che va incontro alle esigenze di mercato laddove il pubblico nega un diritto. Oppure lo ignora.

Nel processo di costruzione della mappatura di partenza, gli attivisti Uaar che si sono rivolti agli uffici comunali chiedendo della presenza di una sala del commiato laica sul territorio hanno assistito a reazioni di stupore per la richiesta e per la scoperta della previsione normativa a carico dell’ente pubblico. Atei e agnostici hanno il diritto di essere liberi dalla religione anche nel momento celebrativo della loro vita, una volta morti, perché le persone che ne piangono la scomparsa possano ricordare senza ipocrisie chi sono stati davvero.

Al momento in cui chiudiamo questo articolo, sono censite 42 sale pubbliche e 67 sale private. A guardare la mappa potrebbero sembrare molte, ma uno zoom sul proprio territorio fa immediatamente capire che il numero è insufficiente rispetto alle esigenze che ci sono. E bisogna anche considerare l’importanza, anche per atei e agnostici, della vicinanza fisica tra il luogo in cui si tiene il funerale e quello in cui la persona deceduta è vissuta e ha avuto attorno le persone care.

A proposito di tipologie di sale: abbiamo deciso di mappare con maggior evidenza le sale pubbliche, perché è doveroso per le amministrazioni locali mettere a disposizione spazi adeguati, ma di segnalare anche quelle private che via via ci vengono indicate, come servizio ai cittadini. Va da sé che la presenza di sale private non dovrebbe costituire un alibi per le amministrazioni pubbliche per non mettere a disposizione proprie strutture.

Non è infatti quello privato il settore chiamato a garantire ai cittadini il diritto alla libertà religiosa e alla resa delle estreme onoranze ai defunti, bensì quello pubblico, cioè le istituzioni, e in questo caso specifico i Comuni. Infatti, lo svolgimento dei funerali è normato, in Italia, dal decreto del presidente della Repubblica 285/90. Il testo è stato oggetto, in seguito, di alcune circolari interpretative, ed è stato in alcune parti superato da successivi provvedimenti di legge (ad esempio per quanto riguarda la cremazione).

Esso prevede, all’articolo 18 comma 2, il diritto di «rendere al defunto le estreme onoranze» e di conseguenza l’obbligo a carico del Comune di consentire lo svolgimento di funerali in spazi laici. Tale diritto può essere sospeso solo «nella contingenza di manifestazione epidemica» su intervento dell’autorità sanitaria, come avvenuto durante l’emergenza Covid.

Alcune amministrazioni, con cui gli attivisti Uaar sono entrati in contatto per rilevare l’assenza di una sala del commiato pubblica sul territorio comunale, si sono sentiti chiedere dal funzionario o dall’amministratore a quanto ammontasse il numero di richieste di sale del commiato da parte dei cittadini.

Una domanda che lascia alquanto basiti, giacché in primo luogo un diritto non è garantito in base al numero di persone che desiderano esercitarlo, in secondo luogo se non esiste la sala del commiato difficilmente qualcuno ne farà richiesta e in terzo luogo non è compito del cittadino o dell’attivista Uaar raccogliere dati per le istituzioni pubbliche, poiché queste ultime già dovrebbero prevederlo al fine di monitorare i bisogni dei cittadini e la qualità dei servizi.

Altra obiezione che viene mossa in merito alla necessità di uno spazio laico per le cerimonie funebri non religiose è più di carattere culturale. Il nostro immaginario collettivo sulle cerimonie in generale è colonizzato dalla religione cattolica per evidenti motivi di privilegi e ingerenze nella vita pubblica e quotidiana. Pertanto molte persone associano automaticamente la cerimonia alla religione, cioè operano un’equivalenza tra cerimonia (in generale) e cerimonia religiosa.

Chi si occupa di cerimonie laico-umaniste, o ha anche minime nozioni di antropologia, sa bene che le cerimonie sono sempre esistite nelle più svariate forme e non necessariamente esse sono religiose. In altre parole, esistono in generale le cerimonie: alcune di esse sono religiose, altre non lo sono. Di queste ultime non si considera proprio la possibilità di esistenza data la consuetudine alla suddetta associazione cerimonia-religione. Pertanto si pensa che le persone atee e agnostiche quando muoiono non debbano avere una cerimonia… quindi neppure avranno bisogno di uno spazio a tale scopo.

Al contrario, la cerimonia di commiato è necessaria a ricordare e salutare il defunto come quest’ultimo ha desiderato e/o coerentemente con i suoi valori e convinzioni, che, appunto, possono non poggiarsi su credenze religiose ma su principi del tutto umani (e magari umanisti).

Rispetto alle sale, poi, c’è da dire che non sempre è facile valutare se le stesse sono sufficientemente capienti per funerali ai quali ci si attende una grande partecipazione, né se vengono concessi tempi adeguati a una cerimonia dignitosa, oltre che civile. Non è escluso che in futuro la mappa si arricchisca di commenti/recensioni per tenere conto di questi aspetti, così come di segnalazioni relative alla dichiarata assenza di sale nel territorio comunale e (come in alcuni casi è successo) di manifestazione esplicita di non volontà a crearne da parte delle amministrazioni.

Discorso a parte vale per sale pubbliche multifunzionali (teatri, sale conferenze, auditorium) che potrebbero essere messe a disposizione per riti funebri quando se ne presenta la necessità: qualcuno potrebbe storcere il naso, ma – a pensarci – è considerato perfettamente normale che in una chiesa si tengano funerali ma anche matrimoni, riti liturgici vari e spettacoli (ad esempio concerti), e non si capisce per quale motivo questa possibilità non possa valere per altri spazi.

Data la scarsità delle sale per il commiato laico e la penuria di informazioni chiare su dove si trovino e quali siano le modalità di utilizzo, la mappatura si pone sia come strumento utile a coloro che necessitano di sapere se nella zona di residenza esista questo servizio, sia come stimolo ai cittadini a prendere coscienza del loro diritto ad avere esequie laiche e apprendere se tale diritto è affermato o negato.

Maria Pacini e Loris Tissino

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