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 Home page > Attualità > Europa > Francia | Inizia la lotta contro la Loi Travail XXL

Francia | Inizia la lotta contro la Loi Travail XXL

Decine di migliaia di lavoratori sono scesi in piazza il 12 Settembre, in tutta la Francia, aderendo al primo sciopero contro la nuova riforma del diritto del lavoro targata Macron. Altri due appuntamenti ci saranno prima della fine di Settembre, un nuovo sciopero indetto dalla CGT il 21 e la manifestazione parigina di France Insoumise il 23.

Che cosa contiene la riforma?

Ovviamente si tratta di un peggioramento rispetto a quanto già fatto lo scorso anno da Hollande. Le misure più significative sono:

l’introduzione di un forfait per i risarcimenti economici contro i licenziamenti giudicati ingiusti (i giudici non potranno più valutare liberamente la sanzione da comminare)

la fusione di alcune figure di rappresentanti dei lavoratori

il rafforzamento della contrattazione aziendale, all’interno della quale i padroni potranno introdurre modifiche senza il consenso sindacale

il compattamento delle categorie

la possibilità per le aziende di dichiarare la crisi solo sulla base dei ricavi nazionali (se l’azienda X va “male” in Francia ma bene in sedi estere, può dichiarare la crisi e licenziare)

Proteste in ordine sparso

Macron è riuscito, finora, in tutto ciò che si era prefissato: il 31 Agosto le ordonnances (sorta di decreti) erano pronte, e mentre la CGT proclamava già lo sciopero, seguita dai sindacati più conflittuali come FSU e SUD-Solidaires, Force Ouvrière e la CFDT hanno scelto di non protestare, nonostante il dissenso della base (la metà delle strutture territoriali di FO ha aderito allo sciopero). France Insoumise ha indetto una manifestazione per il 23 ma ha esitato prima di aderire allo sciopero del 12; la CGT, in risposta, ha indetto un nuovo sciopero per il 21, quasi in una gara a chi debba avere la leadership delle lotte. Alla presenza in forze di tutto il settore privato, protagonista degli scioperi anche duraturi dello scorso anno, ha fatto da contraltare la scarsa presenza dei ferrovieri (nella regione parigina circolava almeno un treno ogni due) e dei professori che, essendo per la maggior parte funzionari non contrattualizzati, non sono “toccati” economicamente dalla riforma. Presenti in ordine sparso anche gli studenti.

Il dissenso non crea opposizione

Benché i sondaggi dicano che la maggior parte dei lavoratori francesi è contraria alla riforma e delusa dai primi mesi di governo Macron-Philippot, in questo inizio d’autunno l’opposizione stenta a coagularsi; il momento, tuttavia, è topico, perché Macron vuole incassare subito un successo per passare ad attaccare altri diritti e garanzie dei lavoratori: il sussidio di disoccupazione, gli assegni familiari e le altre forme di sostegno al reddito, per finire con le pensioni.

I francesi ci copiano (copiamoli anche noi)!

I lavoratori attenti notano subito che molte delle novità francesi sono già da tempo presenti nell’ordinamento italiano, tra tutte la forfettizzazione delle sanzioni, prevista dal Jobs Act, l’inversione gerarchica delle norme e la riduzione delle categorie. Siamo, purtroppo, ancora una volta all’avanguardia, in Europa, nello smantellamento dei diritti, complice la crisi decennale e il ricatto occupazionale che ci ha reso più deboli e meno propensi alla resistenza.

Ci sono però ancora tante battaglie da affrontare: i nuovi rinnovi contrattuali, a partire dal pubblico impiego, i perversi disegni politici contro lo sciopero e i sindacati, il lavoro gratuito e coatto per le categorie più deboli, il potere d’acquisto e i livelli salariali. Su questi temi il sindacalismo conflittuale scenderà in piazza tra fine ottobre e primi giorni di novembre, ed è inutile dire che saremo più forti se da subito avremo dato solidarietà ai compagni d’oltralpe, consapevoli di combattere questa guerra dalla stessa parte, e, ovviamente, se saremo uniti.

Anche per noi, insomma, questo Settembre non è che l’inizio!

Questo articolo è stato pubblicato qui

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