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Quando i compagni di Giuliano Ferrara cantavano canzoni antifasciste per i corridoi

Prologo: era il 68 e io cercavo di frequentare la facoltà di fisica. In effetti non era così facile. Essendo senza un soldo dovevo lavorare per aiutare la mia famiglia anche perché secondo questa lasciare che uno non lavorasse contribuendo al bilancio famigliare un pericoloso principio poco sano.

Lavoravo a Latina, sessanta kilometri da Roma come geometra disegnatore presso il mai dimenticato "Studio Tecnico San Marco" e dovevo fare le mie 40 ore settimanali di lavoro se volevo arrivare a quelle duecento mila lire (cento euro di oggi) che erano il mio stipendio o simili.

Per frequentare l'Università il tempo che toglievo al lavoro dovevo recuperarlo così alla fine mi chiesero di lavorare di domenica, il sabato pomeriggio e la sera dopo le nove. La mattina alzataccia: prima delle 5 autobus fino alla stazione dei treni poi treno fino a Roma (sempre strapieno, sempre in ritardo e spesso sopresso).

Arrivato a Roma ancora corse per andare alla Sapienza. Questo succedeva tre volte a settimana. Poi il sabato c'erano i laboratori di fisica e quindi uno specifico accordo prevedeva il lavoro fino alle 13; poi corsa a Roma e poi, se ero fortunato, prendevo l'autobus per la zona del laboratorio se ci riuscivo, se c'era e se non ero troppo in ritardo.

Quando arrivavo al laboratorio gli altri studenti avevano già cominciato il tema della sperimentazione e quindi dovevo correre. Ma mezzora prima della chiusura dovevo correre a riprendere l'autobus perché l'ultimo treno possibile per Latina partiva inesorabilmente alle 19:50 e un paio di volte, dopo le corse pazze, sono rimasto attaccato allo sportello e sono salito solo per merito di passeggeri compassionevoli.

La storia: stare seduto in aula e ascoltare quello che diceva il docente era abbastanza difficile soprattutto perché a quei tempi i docenti arrivavano alla fine della lavagna e cancellavano per scrivere il resto. Tanto poi c'erano le "dispense" da comprare, se si trovavano, se si riusciva a sapere dove comprarle.

Se tutto questo vi sembra disagevole allora non è ancora tutto. A cadenza che sembrava sempre piu frequente qualcuno entrava interrompendo brutalmente la lezione, ma il docente non protestava. Questo qualcuno intimava: "Alle 11 tutti in giro per i corridoi a cantare canzoni antifasciste".

Non so veramente chi fosse questo qualcuno, so che era fuoricorso e che assomigliava a Giuliano Ferrara, anche se non credo potesse essere lui. Io a quel punto riprendevo il treno e tornavo a lavorare.

Epilogo: non mi sono laureato. Dopo un po' di mesi ho capito che odiavo la scuola in tutte le forme.

Commenti all'articolo

  • Di paolo (---.---.---.140) 14 novembre 2011 14:18

    Caro 0b1 Kenobi , a leggere il tuo articolo ho provato una stretta al cuore .Coincidono persino le date , a parte la sede della facoltà , e in quello che descrivi mi ci ritrovo in pieno.A differenza tua ho fatto il pendolare ma ho avuto la fortuna di non dovere lavorare per mantenermi agli studi . Certo i sacrifici ci sono stati e tanti , ma è bastato un servizio militare mal calcolato per mettermi in crisi e rischiare di non laurearmi più, quindi conosco benissimo le difficoltà a cui sei andato incontro.

    Devo dire che hai avuto un bel coraggio nella tua scelta perchè come geometra ti era probabilmente più congegnale un corso di laurea in ingegneria civile (tanto per fare un esempio) , poi oltre ad essere pendolare ci hai pure messo il carico di studente lavoratore .
    Infine che il fuoricorso contestatore fosse proprio Giuliano Ferrara probabilmente è un dubbio che ti rimarrà per sempre , a meno di non provare a chiederlo a lui anche se temo che non abbia molto piacere a ricordare il suo passato politico .
    Da sessantottino a berluschino devi ammettere che è un gran bel salto.
    Alla faccia della coerenza , ma se tu glielo rinfacci ti risponde che soltanto gli imbecilli non cambiano mai opinione , e lui ,ovviamente ,è tutt’altro che imbecille anzi è un gran furbacchione.
    ciao

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