• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Attualità > Ambiente > Del passato letterario e dell’immaginario digitale

Del passato letterario e dell’immaginario digitale

Intuizioni narrative.

Del passato letterario e dell'immaginario digitale

 

di Adolfo Fattori

 

"Nulla si crea, nulla si distrugge. Tutto si trasforma".

Questa famosa frase del filosofo greco Eraclito è la prima considerazione che viene alla mente leggendo Romanzi e immaginari digitali Saggi di mediologia della letteratura, l'antologia curata dai due sociologi salernitani Alfonso Amendola e Mario Tirino, che coordinano un gruppo di giovanissimi ricercatori (Gechi, 2017).

Aggiungendo una precisazione: almeno il Mito, la fonte da cui tutte le storie procedono, gli umani lo hanno creato, all'inizio della loro storia, e di quella dei media, considerando che il primo medium è stato l'aria attraverso cui le voci dei narratori raggiungevano le orecchie degli ascoltatori, per dare soddisfazione al bisogno di senso che sentivano rispetto ad un mondo ampiamente inesplorato, sconosciuto, anche spaventoso.

D'altra parte in tempi di esplosione degli apparati mediali, di trionfo e primato del digitale e della comunicazione per immagini, di una articolazione della produzione estetica in termini di transmedialità e crossmedialità e di egemonia dei processi di rimediazione allargata – e contemporaneamente di tenuta sostanziale del libro a stampa come supporto privilegiato per immergersi nell'immaginario narrativo e consumarne i prodotti – vale la pena di riflettere sullo stato della letteratura narrativa e sulle sue prospettive, sui rapporti e gli intrecci fra i media, e sul ricomparire in forma diretta o rielaborata di autori e temi del passato, contribuendo peraltro alla crescita di una corrente di studi già cospicua, che esplora le dinamiche generali in corso (cfr. Brook, Patti, 2015), o analizza singole riemergenze di autori a lungo trascurati (cfr. Carnevali, 2016; Sederholm, Weinstock, 2016).

Ma senza andare così lontano nel tempo, fino alle origini mitiche delle narrazioni attuali, fermiamoci agli ultimi secoli, alle sostanze che diventeranno il materiale per le narrazioni dagli albori della cultura di massa ai nostri giorni, ispirandoci alla riflessione di Walter Benjamin in Angelus novus (1976) a proposito della fiaba: "La favola, che è anche oggi la prima consigliera dei bambini, sopravvive sotterraneamente nel racconto". Parafrasando il sociologo tedesco, potremmo scrivere che i picchi della letteratura della Modernità sopravvivono ancora oggi nell'immaginario digitale, nascosti nelle pieghe del racconto.

Così, l'operazione che orchestrano i due ricercatori ruota intorno alla necessità di ragionare sul presente delle narrazioni all'interno del multiverso dei media, e quindi dei processi di in atto, recuperandone le origini – di sostanza ma anche di forma, in certi

casi – nel romanzo e nel racconto "classico" della Modernità e delle origini della società di massa, come per Nathaniel Hawthorne o Arthur Conan Doyle, e ancora nelle opere di scrittori più vicini a noi – William Burroughs, Philip K. Dick, Samuel Beckett, Jack Finney – appartenenti pienamente al Novecento.

Il punto di partenza della antologia curata da Amendola e Tirino è quindi il rapporto fra noi abitanti del Terzo millennio e lo scenario che abbiamo davanti ai nostri sensi, tenendo conto della pervasività dei media digitali, delle potenzialità che offrono come forza amplificatrice delle possibilità di dare corpo all'immaginazione narrativa e per converso della loro affinità con la logica profonda delle forme di produzione capitalistiche (cfr. Fattori, 2015a; Fattori, 2015b).

Definito il panorama attuale, sul piano dell'organizzazione del sistema dei media, dei conflitti che lo agitano, dei riflessi che questi hanno sulle soggettività tardomoderne, il lavoro del gruppo di studiosi si concentra su singoli autori e sulle loro opere.

Così Amendola riprende uno dei soggetti classici degli studi sulle origini della cultura di massa, Charles Baudelaire, ribadendo la centralità delle sue riflessioni sull'identità dell'individuo che abita la metropoli, il flâneur, su cui poi tornerà l'austriaco Georg Simmel – e illustrando come questa figura anticipi tratti e sentimenti dell'individuo contemporaneo – mentre Tirino si concentra su un romanzo cardine della fantascienza degli anni Cinquanta del secolo scorso, naturalmente misconosciuto dall'accademia, ma anche, a lungo, dagli appassionati del genere per il cupo finale che lo chiude: L'invasione degli ultracorpi di Jack Finney, una perla della narrativa apocalittica, che se da una parte dà corpo alle paure escatologiche della sua epoca (legate al sentimento del rischio di una terza guerra mondiale), dall'altra – a leggerlo oggi – ci fa intravvedere il germe dell'"invasione" zombie di questi anni (cfr. Giuliani, 2015) e mette in scena in anteprima la logica della simulazione e della duplicazione digitale.

Di seguito, i lavori degli altri partecipanti al volume, ognuno centrato su un'opera o un autore cruciali rispetto allo sviluppo della narratività attuale.

Così Fabio Arcieri articola la sua analisi prendendo spunto da uno dei più bei romanzi di quel gigante della science fiction che è stato Philip K. Dick, I simulacri, mostrando come già negli anni Sessanta del Novecento Dick – grazie alla sua visionarietà avesse individuato i germi dei futuri processi di fusione fra organico e artificiale, virtuale e materiale, umano e tecnologico, svelando le metafore dietro cui il potere poteva mascherarsi e mascherare i processi di controllo e de-umanizzazione.

Ancora, cercando più indietro nel tempo, Vincenzo Auriemma rilegge La lettera scarlatta – uno dei romanzi che rifondano in termini moderni il tema dell'amore impossibile e contemporaneamente apre alla letteratura il mistero dell'interiorità femminile – mostrandone le intuizioni sul rapporto fra potere, esclusione, interdetto, stigma che si sarebbero trascinate fino ad oggi.

Altro pilastro, chiamato in causa da Simona Castellano, della fondazione della cultura di massa è Arthur Conan Doyle, con il suo Sherlock Holmes. Nelle avventure del grande investigatore (forse il primo caso di personaggio immaginario che si è in qualche maniera materializzato nel nostro mondo anticipando il mondo del cosplay attraverso i suoi ammiratori) ritroviamo la dimensione basilare del rapporto degli uomini con l'ignoto, della loro necessità di sapere, di svelare i misteri della realtà. Come ci mostra la Castellano, citando giustamente il bellissimo saggio di Carlo Ginzburg sull'argomento, pubblicato anni fa in un volume di studi semiotici sull'investigatore di Baker Street.

Di seguito, Anna Chiara Sabatino esplora le Storie naturali di Primo Levi – racconti se non propriamente fantascientifici decisamente anticipatori di temi oggi attuali come l'ibernazione, la clonazione, la robotizzazione – a partire da una considerazione dello stesso autore: la sensazione che i temi trattati nei racconti siano sotterraneamente in continuità con l'esperienza vissuta da Levi nel lager.... il che ci porta a percepire la dimensione oscura, coattiva, claustrofobica che il progresso può implicare.

Per chiudere, i saggi di Novella Troianiello sull'affascinante La nave di Teseo di J.J. Abrams e Doug Dorst, un magnifico esempio di ipertestualità – e transmedialità a due dimensioni, mi viene da dire – realizzato da uno dei più talentuosi narratori della nostra epoca, un'opera che spinge il lettore in profondità fin dentro il testo e che mostra come la rimediazione sia un meccanismo che prescinde, una volta attivato, dall'uso delle tecnologie più nuove, anche se queste lo ispirano profondamente, e di Vincenzo Del Gaudio su La letteratura nazista in America del cileno Roberto Bolaño, uno dei narratori più versatili e vertiginosi degli ultimi decenni, anche lui maestro nella costruzione di mondi, individui, letterature immaginarie, incastrati fra loro in un continuo crossover – senza che venga mai a mancare una fortissima tensione civile e di denuncia nei confronti della sofferenza, dello sfruttamento, dell'oppressione – delle conseguenze delle traiettorie prese dallo "sviluppo" e dal "progresso".

Autori e opere apartenenti ad epoche, atmosfere, circostanze anche molto differenti fra loro, e che quindi potrebbero dare a uno sguardo superficiale l'idea di una raccolta di scritti eventuale, ma che invece rivela, nel suo percorrere quasi tre secoli di storia della letteratura, l'esistenza di una affinità magari nascosta ma solida, picchi nella fertilità dell'immaginario lungo il crinale che conduce dalla Modernità al postmoderno, uniti da legami sottili, che accompagnano il percorso dell'umano nel mondo, dell'affermarsi della società mediale, permettendoci di seguirne le tracce, di immaginarne gli esiti, dall'individuo nato con l'Umanesimo fino al postumano.

 

Bibliografia

Walter Benjamin, Angelus novus, Einaudi, Torino, 1976.

Clodagh Brook, Emanuela Patti (a cura di), Transmedia, Mimesis, Milano-Udine, 2015.

Barbara Carnevali, La saggezza di Stoner, Fazi, Roma, 2016.

Adolfo Fattori, Un’ipotesi post-science fiction di chiusura delle scuole, in "Mediascapesjournal" 5/2015, Educare/educarsi nell'ambiente digitale, Editrice Sapienza, 2015a.

Adolfo Fattori, Lumpencomplotti patafisici. Logiche e ambiguità del sistema scolastico digitale, in "Futuri" 5/2015, Cyberculture, Italian Institute for the Future, Napoli, 2015b.

Gaia Giuliani, Zombie, alieni e mutanti. Le paure dall'11 settembre ad oggi, in "Quaderni di storia", Le Monnier, Firenze, 2015.

Carl H. Sederholm, Jeffrey Andrew Weinstock (ed.), The Age of Lovecraft, University of Minnesota Press, Usa, 2016.

 

 

 

 

 

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.189) 31 maggio 2017 12:47

    ECCE beneficiati >

    E’ davvero arduo omologare come “voce” di popolo la decantata democrazia ‘diretta’ formato web. Un dato di fatto è che all’aumento degli iscritti a M5S è corrisposto un netto calo dei partecipanti ai sondaggi online lanciati da B GRILLO.


    Stando a quelli del passato semestre, partendo da un picco di partecipazione di circa il 65%, si è scesi giù fino al 20% registrato in tema di adozione del sistema elettorale tedesco.

    Ancora una volta la soddisfazione espressa per il consenso-assenso del 90% dei partecipanti ha del tutto “ottenebrato” il disvalore dell’astensione silente del restante 80% degli aventi diritto.


    SONO percentuali che, calcolate su poche decine di migliaia di cittadini, ricalcano la consistenza numerica dei portafogli (di fedeli “seguaci”) vantati da quei vituperati apparati politici “autoreferenziali” rei di mistificare la vera democrazia.

    Altro che autentica “volontà” di popolo.

    La RETE è il viatico ideale per calamitare-pescare la rabbia di tanti protestatari affetti da Pescitudine

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità