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 Home page > Tempo Libero > Musica e Spettacoli > Cloris Brosca: Barbailblù, un viaggio tra realtà e curiosità

Cloris Brosca: Barbailblù, un viaggio tra realtà e curiosità

Barbailblù è il nome dello spettacolo che sta portando in giro per l’Italia. Stiamo parlando di Cloris Brosca, affermata attrice di teatro che, in questa intervista, ci svela le sue sensazioni sul monologo, sul personaggio di Catarina da lei interpretato, senza dimenticare il racconto dei suoi trascorsi attoriali al fianco di grandi nomi come Mastroianni, De Filippo, Troisi, e la sua esperienza televisiva nel ruolo della zingara, nel famoso programma di Rai1, “Luna Park”.

Barbailblù è un monologo a più voci, scritto e ideato da lei, che narra la storia di Barbablù - soprannome del serial killer Henri Landru, attribuito a Giles De Rais, un nobile pluriomicida vissuto nel 1400 - ma anche un classico della fiaba mondiale incluso da Clarissa Pinkola Estés nel libro “Donne che corrono coi lupi”. Quali sono le sue sensazioni?

“Sono sempre stata amante delle fiabe. Penso, parafrasando Italo Calvino, che le fiabe siano “vere”: contengano cioè delle verità, dei grani di saggezza, perché parlano di cose che ci appartengono. Clarissa Pinkola Estés dice che, quando ci troviamo in un momento di empasse nella nostra vita, esiste, di volta in volta, una fiaba che fa al caso nostro e può esserci d’aiuto. La fiaba, di cui si narra nel mio spettacolo, è quella di Barbablù, che io ho chiamato Barbailblù, per accennare alla particolarità della lingua che uso in scena: una sorta di italiano arcaico, con dei sapori di napoletano antico. Questa fiaba racconta in modo molto chiaro dell’incontro tra il predatore e la donna ingenua che a lui si consegna. Mi fa piacere dire che, nell’analizzare questa fiaba, Clarissa Pinkola Estes dice che, in realtà, il predatore esterno, quello che incontriamo nella vita reale, si allea con il nostro predatore interno rappresentato da quella parte della nostra psiche che ci svaluta, ci impedisce di fare le cose che vogliamo fare, di accedere, con curiosità e passione, a parti della vita, della realtà, che non conosciamo ancora, ma sentiamo che possono essere nutritive per noi. Mi sono avvicinata a questa fiaba per parlare di questo meccanismo e di come, a volte, pur intuendo che ci sono delle situazioni o delle persone negative davanti a noi, ci apriamo a dei rapporti dannosi per rimanerne poi ferite in maniera più o meno grave.”

 

Com’è stato calarsi nel ruolo di Catarina?

“Catarina ha dei tratti che mi assomigliano: ingenuità, entusiasmo, curiosità, davanti alle cose della vita e anche facilità a lasciarsi abbindolare, in certe situazioni, da particolari che appaiono interessanti o affascinanti. Catarina dice, riferendosi a Barbailblù, “profumato di muschio e di leggenda”: è affascinata dalla personalità di quest’uomo, è quasi grata di essere presa in considerazione da lui, mentre le altre sorelle, più grandi e più sagge, lo rifiutano. Catarina si oppone alle voci sagge delle sorelle: e questa opposizione a lei non appare come il rifiuto ad ascoltare parole di saggezza, ma piuttosto il rifiuto di subire imposizioni. Lei sente che da sola, sulla sua pelle, vuole/deve operare le sue scelte. Non sa, o, perlomeno, non sa consciamente che questa scelta la porterà ad affrontare un momento dolorosissimo: quando scoprirà che Barbailblù ha ucciso e fatto a pezzi le sue precedenti mogli. Questo avvenimento penso abbia un significato fortemente metaforico, racconta, al di là dell’omicidio vero e proprio, della volontà di Barbailblù di agire per manipolare, controllare, soggiogare la libertà altrui. Ora, vuole usare violenza a Catarina stessa. E Catarina si misura direttamente con questa realtà, senza avere, per sua stessa scelta, lo schermo di altre persone che le dicano cosa deve fare.”

 

Com’è nata l’idea di portare in scena questa rappresentazione teatrale?

“Come ho già detto, amo le fiabe, ne sono affascinata. Aver letto l’analisi che in “Donne che corrono coi lupi”, si fa di Barbablù, mi ha fatto venire voglia, anni fa, di affrontare questa storia. Ci sono vari tratti della fiaba che mi attraevano, per esempio, il momento in cui Barbablù parte e consegna alla moglie, insieme alle chiavi del castello, la proibizione di entrare in una certa stanza. L’aspetto della curiosità che si accende verso quell’unica cosa proibita è un tratto che mi affascina, come mi affascina anche il fatto che Catarina decida, alla fine, di aprire quella porta. Quello che succederà potrebbe sembrare, a prima vista, la punizione di una curiosità molesta, eccessiva da parte di Catarina, ma sono veramente d’accordo con Clarissa Pinkola Estes, che parla, invece, della voglia di conoscenza di Catarina - e delle donne che si riconoscono in questa storia – dell’importanza della decisione di togliersi i veli dagli occhi per capire realmente che cosa stia accadendo nella nostra vita, nella nostra psiche, per dare spazio finalmente alla voglia di capire che panni vesta la persona che abbiamo di fronte. Intuitivamente, probabilmente, l’avevamo già capito, ma non ci davamo il permesso di comprendere fino in fondo chi fosse questo predatore. Chi è, veramente, Barbailblù? L’azione di aprire quella porta, la porta proibita da Barbailblù, significa decidere di andare oltre le proibizioni per dare a noi stesse il permesso di capire in che cosa consista la realtà che abbiamo di fronte.”

 

Nella sua carriera, vanta delle collaborazioni al fianco di grandi mostri sacri del cinema e del teatro, come Eduardo De Filippo, Massimo Troisi, Gigi Proietti, Tino Buazzelli, Giuseppe Tornatore e Marcello Mastroianni. Che effetto le ha fatto lavorare con loro?

“Le grandi personalità sono diventate grandi perché hanno fatto un percorso. Nel loro lavoro, questo percorso si vede e diventa un’offerta per il pubblico e per tutte le persone che hanno la fortuna di lavorare al loro fianco. Quando ho lavorato con Eduardo De Filippo e Massimo Troisi, ho potuto godere del punto di arrivo della loro arte. Di loro, spesso, si dice che quando recitano sono “naturali”. Noi sappiamo che naturale, in questo caso, è quello che appare. Ma io credo che, dietro quell’essere “naturali”, ci sia un gusto, una scelta, un’opera di sperimentazione, di saggezza nel lavoro, un’esperienza che porta a limare, pulire, e a dare l’essenziale. Lì per lì, ho solo goduto della bravura di questi attori. Nel tempo, mi sono resa conto che è stata preziosa la possibilità di vedere da vicino come una persona - che ama e si dedica completamente al suo lavoro - riesca a raggiungere quei risultati di eccellenza.”

 

La ricordiamo, con grande piacere, nel programma di Rai1, “Luna Park”, in cui lei interpretava il ruolo della zingara. Che ricordi ha di quell’esperienza?

“Avevo già lavorato in televisione, in alcune fiction, o, come si chiamavano allora, sceneggiati televisivi, ma quell’altro tipo di televisione, di intrattenimento - con lustrini, scenografie accattivanti dal sapore fiabesco, come Luna Park appunto – per me, era una novità. Sono entrata in un mondo per me sconosciuto e affascinante. Una impressione voglio ricordare su tutte: quella delle ballerine dietro le quinte che si scaldano e approfittano di ogni momento - mentre i parrucchieri o i truccatori le ritoccano – per ripassare i movimenti e le posizioni, da professioniste eccezionali e puntuali, prima di entrare in scena. Mi ricordo che, negli studi televisivi, ogni cosa mi appariva a sé stante, come scollegata dal resto, ognuno per la sua strada e poi, invece, con tempi ferrei, ecco che viene fuori la trasmissione.

In teatro, la differenza forse è che si avverte di più il lavoro fatto insieme, si usufruisce di più della collaborazione e dell’apporto di tutti, mentre si costruisce il lavoro.”

 

Quali sono i suoi progetti futuri?

“Sto collaborando con il Teatro dell’Albero di San Lorenzo al Mare, in provincia di Imperia. Con questa compagnia, abbiamo messo in scena uno spettacolo commissionato dal Parco Nazionale delle Alpi Liguri, per il progetto EDUMOB ALCOTRA. Lo spettacolo si chiama PERCORSI DELL’ANIMA - Viaggio in bici attraverso bellezze liguri ed ha come obiettivo la diffusione della cultura della mobilità sostenibile, l’uso della bicicletta e la conoscenza dei progetti riguardanti la pista ciclabile della Riviera del Ponente Ligure che andrà nel futuro a collegarsi all’omologa pista ciclabile, oltre il confine francese. Abbiamo quindi parlato, nello spettacolo, delle bellezze attraversate dal percorso ciclabile e lo abbiamo fatto attraverso le parole di poeti e scrittori - come Calvino, Biamonti, Orengo, Panizzi, Sbarbaro - che quei luoghi hanno abitato e raccontato. È stata per me un’esperienza molto interessante: mi sono occupata della stesura del testo, della regia e sono stata tra gli attori che l’hanno interpretato.

C’è, poi, un gruppo di attori napoletani, gli “Attori Indipendenti”, nato attorno al regista e attore Nello Mascia, di cui faccio parte: abbiamo messo in scena due testi di Raffaele Viviani e uno di Manlio Santanelli, tratto dalla raccolta di racconti di Giuseppe Marotta, L’oro di Napoli. Con questo ultimo spettacolo, saremo in scena al Teatro Trianon di Napoli, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo.

Per ora, sono questi i progetti che mi occupano, insieme a Barbailblù, il “monologo a più voci” di cui abbiamo già parlato, che andrà in scena a Napoli per sei date: il sei, sette, otto marzo sarà ospitato in uno spazio del complesso Palapartenope, e il nove, il tredici e il quattordici marzo all’interno della splendida iniziativa IL TEATRO CERCA CASA ideata e diretta da Manlio Santanelli, con la collaborazione di Livia Coletta e Ileana Bonadies. Conto poi di continuare a portarlo in scena, in altri luoghi, teatrali e non, in giro per l’Italia.”

 

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