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Cellule staminali mesenchimali e sclerosi multipla

Alla conferenza ECTRIMIS sono stati presentati i primi risultati dello studio MESEMS sulle cellule staminali mesenchimali nel trattamento della sclerosi multipla

di Federica Lavarini

È in corso a Stoccolma, dall’11 al 13 settembre, il 35° Congresso dello European Committee for Treatment and Research on Multiple Sclerosis (ECRIMS), uno dei più importanti appuntamenti scientifici internazionali nel campo della ricerca sulla sclerosi multipla (SM). Durante la prima giornata sono stati presentati da Antonio Uccelli, Direttore Scientifico dell’Ospedale Policlinico San Martino e principal investigator dello studio insieme a Mark Freedman, Professore di Neurologia dell’Ottawa Hospital Research Institute (Canada), i dati dello studio MESEMS (MEsenchymal StEm cells for Multiple Sclerosis).

Qualche dato sullo studio

L’obiettivo primario di questo studio clinico di fase II, randomizzato, in doppio cieco e contro placebo era valutare la sicurezza e l’efficacia di un trattamento rispetto al placebo a 24 settimane dalla somministrazione delle cellule mesenchimali. Il trattamento prevede il prelievo di cellule staminali dal midollo spinale del paziente, un loro successivo trattamento e reinfusione per via endovenosa. Lo studio è durato sette anni, dal luglio 2012 al luglio di quest’anno, e ha arruolato 144 persone affette da SM attiva, sia nella fase relapsing-remitting sia evidenziata dalla risonanza magnetica con mezzo di contrasto, sia nella fase progressiva – un terzo dei pazienti arruolati – che non rispondevano ai trattamenti attualmente disponibili.

Quali i risultati?

I risultati sono incoraggianti in quanto il trapianto autologo di cellule staminali mesenchimali è sicuro, non sono stati rilevati effetti collaterali o rischi per la salute del paziente, anche se a livello clinico e alla RMN sembra non siano ancora evidenti i risultati attesi: MESEMS ha l’obiettivo di capire se il trapianto autologo sia in grado di ridurre il numero di ricadute della malattia e possa aiutare a ricostruire il tessuto nervoso danneggiato.

“A questo proposito” dichiara Uccelli “non sono ancora stati analizzati i risultati dei numerosi obiettivi secondari dello studio e in particolare quelli relativi all’effetto sulle ricadute, sulla progressione di malattia e su alcuni altri parametri di risonanza magnetica che riguardano i possibili effetti di neuroprotezione e riparazione”. Inoltre, fino a oggi le prime analisi sono state effettuate sui dati dell’intera coorte di pazienti in trattamento ma è presumibile che all’interno dei gruppi ci siano stati pazienti che hanno risposto e altri no, per esempio i pazienti nella fase di malattia a ricadute e remissioni rispetto a quelli nella fase progressiva. I ricercatori sono fiduciosi che alcuni risultati possano fornire indicazioni positive. “È comunque un risultato importante perché dimostra la sicurezza del trattamento e lascia aperta la porta a un effetto neuroprotettivo che, se dimostrato dall’analisi degli obiettivi secondari, potrà fornire una nuova speranza alle persone con sclerosi multipla” conclude Uccelli.

Lo studio MESEMS è oggi il più grande mai condotto con cellule staminali mesenchimali su pazienti con SM e ha coinvolto 10 nazioni tra cui Italia, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, Iran, Svizzera, Austria e Canada coordinato dai ricercatori del Centro di Genova e dalla Clinical Research Organization Latis di Genova.


Leggi anche: Vivere la sclerosi multipla progressiva. Quando la malattia corre più veloce del sistema

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia

Fotografia: Pixabay

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