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 Home page > Tribuna Libera > Aiuto ai migranti: tre giorni ad Agrigento

Aiuto ai migranti: tre giorni ad Agrigento

Le esperienze di un volontario nel territorio agrigentino.

"Conoscete tutti la situazione di Lampedusa". Esordisce così un giovane. Promuove un iniziativa di raccolta indumenti che saranno mandati nell'isola, frontiera di un Italia (e di un Europa) assente. Esordisce così davanti agli universitari che incontra nella sua facoltà. Tra i tanti punti di aggregazione sociale egli ha scelto l'università: "Un luogo dove la ricettività verso argomenti sociali è maggiore" mi dice. E come non dargli ragione: il suo impegno ha visto, nei tre giorni di attività, alcuni giovani ad aiutarlo, molti altri ad interagire sulla questione. La sua azione lo ha portato, inizialmente, a chiedere un impegno del comune di Agrigento. Il sindaco, Marco Zambuto, gli promise (mercoledì 23) un altro incontro qualora il giovane avesse coinvolto altre persone o associazioni. Il primo cittadino rispose, inoltre, ad alcune domande sulla gestione del flusso migratorio, parlò di un incontro con Maroni e delle rassicurazioni di quest'ultimo sulla soluzione del problema entro la settimana. Sembra quasi superfluo fare la cronaca di quanto è avvenuto successivamente. La breve chiaccherata terminò, il giovane fu sviato dalla segretaria del sindaco ed infine indirizzato alla Caritas agrigentina.

Ecco che inizia la vera attività di questo giovane, facente parte di nessuna organizzazione, non religioso, apolitico. La sua unica preoccupazione: un aiuto concreto verso Lampedusa. La Caritas gli fornisce (giovedì 24) tutte le informazioni sugli orari e sui luoghi dei centri di raccolta che, entro sabato, avrebbero avuto bisogno di una azione rapida di coinvolgimento dei cittadini. Il giovane si impegna nel luogo che frequenta maggiormente e, nei minuti liberi tra una lezione e l'altra, trova un buon numero di ascoltatori tra i suoi colleghi universitari. In fondo basta coinvolgere la gente, parlare dei problemi reali di questi luoghi. Riscontra una elevata reazione allo stimolo immesso. Il suo messaggio si propaga attraverso gli amministratori, i docenti, gli studenti. "Quando un movimento partecipativo si sviluppa dalla base si trova sempre più gente disposta alla solidarietà, il messaggio non è imposto. Questo crea una sorta d'empatia verso il prossimo, un trampolino di lancio verso utopie inimmaginabili pochi giorni prima" si congeda con queste parole e torna verso casa.

Questi sono i primi due giorni di impegno che questo giovane (che vuole rimanere anonimo) ha raccontato durante le nostre conversazione serali, spero di riuscire ad avere un resoconto delle sue attività negli ultimi giorni, in quanto il carico degli aiuti destinato dalla Caritas è partito ieri sera verso Lampedusa. 

Personalmente, da osservatore esterno, credo il suo impegno sia un esempio di reale apporto alla comunità: spontaneo, fuori da ogni protagonismo e continuato.

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