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Aborto: le donne obiettano all’Ivg (quando possibile) e scelgono la pillola del giorno dopo

Quel lontano 22 maggio di quarant’anni fa, quando in Italia venne finalmente legalizzato l’aborto, certo nessuno avrebbe potuto prevedere come si sarebbero evolute le cose. Il futuro doveva sembrare roseo, a maggior ragione dopo che a distanza di tre anni quella stessa legge venne confermata dal popolo con la sonora bocciatura, da parte di oltre due terzi dei votanti, del referendum clericale proposto per abrogarla. Mai più morte sotto i ferri delle mammane, mai più aborti clandestini pagati a caro prezzo. Un trionfo dell’Italia laica che pochi anni prima aveva respinto anche l’abrogazione di un altro referendum clericale: quello sul divorzio.

Le cose però non sono andate esattamente per il verso giusto. L’obiezione di coscienza, prevista per venire incontro alle esigenze del personale sanitario in forze all’epoca, che in sua mancanza si sarebbe visto obbligato a praticare il trattamento contro i propri principi, venne sfruttata per svuotare dall’interno la legge. Con il tempo, riuscire ad abortire sarebbe stato sempre più difficile proprio a causa della cronica carenza di personale medico non obiettore. Inutile dire che ciò è stato possibile grazie alla pressione esercitata dalla Chiesa, che tra l’altro occupa ogni nosocomio con la sua rete di cappellani e assistenti religiosi, attraverso i suoi referenti politici dai quali poi dipendono le carriere di dirigenti e primari. E che premiano sistematicamente gli obiettori.

Oggi però le cose sono cambiate, ci sono nuovi strumenti. L’aborto può anche essere prevenuto con successo grazie ai contraccettivi d’emergenza, introdotti quasi vent’anni fa ma solo di recente ammessi alla vendita al banco, senza prescrizione medica. E oggi è boom delle vendite! Secondo i dati della Società medica italiana per la contraccezione, le vendite dell’EllaOne, ultima ad essere commercializzata e nota come “pillola dei cinque giorni dopo”, sono schizzati a 255 mila pezzi nel 2017, che si aggiungono ai 315 mila pezzi del Norlevo, farmaco più vecchio e meno efficace, ma anche più economico. L’incremento avuto negli ultimi due anni è stato del 42% e il margine di crescita è ampio, se si considera che non siamo ancora neanche a metà delle vendite degli stessi farmaci in Francia.

Insomma, se da un lato le donne che hanno comunque bisogno di interrompere una gravidanza si trovano costrette ad affrontare percorsi a ostacoli, dall’altro il ricorso all’Ivg, che da tempo registra un trend al ribasso, sembra essere destinato a diminuire ulteriormente anche grazie alla diffusione della contraccezione. E con esso, ovviamente, anche il numero di aborti che ogni ginecologo non obiettore è costretto a praticare. A maggior ragione, guardando a questa tendenza, risultano incomprensibili le recenti azioni di gruppi come Provita e Forza Nuova, la prima pessima per il messaggio e per l’immagine, la seconda apertamente provocatoria per via del luogo scelto. Magari le loro coscienze, più che quelle dei ginecologi, sarebbero a posto se si tornasse ai ferri da calza delle mammane.

Massimo Maiurana

Questo articolo è stato pubblicato qui

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