A Roma non ci sono le montagne
Il bel romanzo di Ritanna Armeni ricostruisce l’azione di via Rasella, del 23 marzo 1944, e omaggia i gappisti romani per il coraggio e la loro forza d’animo.
L’epilogo dell’attacco di via Rasella, avvenuto a Roma il 23 marzo 1944 ad opera dei gappisti romani, lo conoscono tutti: da un lato il successo dell’azione, che non solo fa una strage del battaglione Bozen, una delle compagnie naziste che attraversano con arroganza il centro della capitale, ma vede anche i partigiani riuscire a dileguarsi senza essere catturati, dall’altro una repressione infame e spropositata culminata nell’uccisione casuale e indiscriminata di 335 innocenti alle Fosse Ardeatine.
Eppure, leggendo ogni singola pagina del bel romanzo di Ritanna Armeni, A Roma non ci sono le montagne, non si può far a meno di rimanere con il fiato sospeso, come se il lettore si trovasse improvvisamente catapultato nella Roma occupata del 1944. Giovanni Pesce, nome di battaglia Visone, protagonista della lotta di Liberazione del Nord Italia, amava ricordare i gappisti come «coloro che non dettero mai tregua al nemico colpendolo sempre, in ogni circostanza, di giorno e di notte, nelle strade delle città e nel cuore dei suoi fortilizi».
Allo stesso modo, i gappisti romani furono abili ad attaccare il nemico e a dissolversi nel nulla il più rapidamente possibile, senza dar tregua al nemico. Sono pochi, ma questo i tedeschi non lo sanno, non a caso, negli attimi immediatamente successivi all’azione di via Rasella, sparano all’impazzata, convinti che a tender loro l’imboscata sia stato un gruppo assai numeroso di Banditen. In realtà, come recita una vecchia canzone di una storica band militante romana, gli Assalti Frontali, i gappisti sono pochi, possono stare tutti in una stanza.
Attraverso un crescendo che si avvicina, gradualmente, al momento dell’attacco, Ritanna Armeni ripercorre la storia dei gappisti romani tratteggiandone non solo gli aspetti legati alla militanza politica, ma descrivendone soprattutto gli aspetti più intimi e umani, dall’amore che, dopo un inizio travagliato, sorge tra Rosario Bentivegna e Carla Capponi ad un certo ostracismo, all’interno del Pci e degli stessi Gap, nei confronti delle giovani che vogliono partecipare alla lotta armata contro il nazifascismo. Emergono i dubbi di Lucia Ottobrini, credente, che si chiede, in qualità di cristiana, se un’azione come quella di via Rasella si può conciliare con la fede in Dio, e il timore delle ripercussioni che potrebbero derivare da un attacco di queste proporzioni, con Franco Calamandrei che si interroga sui rischi e sull’opportunità di valutare e scartare azioni dimostrative di minore impatto, convenendo però, alla fine, come l’attacco al Bozen nel centro di Roma sia la cosa giusta da fare in quel determinato momento storico. I nazifascisti non devono più spadroneggiare.
Ritanna Armeni rende onore ad un gruppo di ragazzi che, grazie all’incoscienza tipica della giovane età, non hanno mai esitato a mettere a rischio le proprie vite pur di contribuire alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ma sui quali, fin dal termine della guerra, si è abbattuto, nel migliore dei casi, una sorta di ostracismo che li ha portati a divenire sempre più scomodi e inopportuni, come se la strage delle Fosse Ardeatine fosse una conseguenza della loro azione.
Al contrario, scrive Ritanna Armeni, le strade di Roma, fortunatamente, parlano, raccontano e hanno memoria di Carla Capponi che, in un autobus affollato, sottrae un’arma ad un nazifascista senza che questo se ne accorga, se non quando l’uomo, accortosi del furto, obbliga il conducente a fermare il mezzo, ma lei e Rosario Bentivegna sono già lontani. Le stesse strade sono testimoni delle scritte al Pincio, in piazza del Popolo e sugli autocarri tedeschi contro i nazisti.
Il desiderio di libertà non ha mai fermato i gappisti romani: questo romanzo rappresenta un omaggio al loro coraggio e alla loro forza d’animo, ma anche e soprattutto un ringraziamento per aver contribuito enormemente alla lotta di Liberazione.
A Roma non ci sono le montagne
di Ritanna Armeni
Ponte alle Grazie, 2025
Pagg. 227
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