Quando si parla di scienza e di errori, le prime cose che vengono probabilmente in mente sono le ipotesi scientifiche false, come il geocentrismo oppure la generazione spontanea degli esseri viventi. Piero Martin però fa un discorso molto più ampio, raccontando gli errori a tutto campo. Per lui è “errore” la profezia di Hertz che disse che le onde elettromagnetiche che aveva scoperto non avevano nessun interesse pratico, ma anche la tavoletta di cioccolato sciolta per le onde elettromagnetiche emesse da un magnetron e che hanno portato al forno a microonde o la crostata al iimone rotta di Takahido Kondo. Poi ci sono gli errori di mancato coraggio di Giovanni Battista Riccioli, contemporaneo di Galileo che accettò di cambiare idea vedendo il risultato degli esperimenti che lui stesso fece, ma quando le evidenze erano incerte restò ancorato al vecchio metodo; gli errori di chi non volette credere a Ignác Fülöp Semmelweis che introdusse l’obbligo di lavarsi le mani negli ospedali quando ancora Pasteur non aveva fatto le sue scoperte, o quello delle autorità fasciste che non compresero che Ugo Tiberio aveva sviluppato il radar prima degli inglesi. L’unica cosa che non mi è piaciuta del libro è lo stile di Martin, che divaga spesso tornando poi improvvisamente al punto di partenza. La lettura almeno per me diventa più complicata.
Piero Martin, Storie di errori memorabili, Laterza 2025, pag. 200, € 12, ISBN 9788858159248 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Ho dei dubbi che si facciano ancora tante ricerche su un motore di ricerca. Questo per due motivi: il primo è l’enshittification (“immerdificazione”?) che rende sempre più difficile ottenere un risultato valido, la seconda è che si fa prima a usare un chatbot, con l’avvertenza di aggiungere la frasetta magica “non inventarti nulla”. Però ci sono casi in cui una rapida ricerca può ancora essere utile, se non è su temi dove il SEO la fa da padrone. Ecco alcuni consigli per avere una ricerca un po’ meno peggio, presi da qui.
indica una gamma di numeri, che possono essere date (1990..2020), monete (€1000..€2000) o altro.
Poi ci sono anche le ricerche immediate: se scrivete un’operazione aritmetica ottenete immediatamente il risultato, ma provate con queste:
e tutte le altre che trovate nell’articolo linkato…
Leggo sul Post che il governo ha approvato un piano «per contrastare le recensioni false e ingannevoli sulle piattaforme online che consigliano alberghi, bar e ristoranti.» No, non ha approvato le norme vere e proprie: per quelle dobbiamo aspettare l’antitrust.
A me la cosa non tocca molto almeno per il momento, perché io da una vita recensisco solo libri e spettacoli, e comunque non perderei tempo a mettere quelle recensioni sulle piattaforme online ma le lascerei qui sul blog. Leggo però che per postare qualcosa occorrerà aggiungere copia dello scontrino o della fattura (e in questo caso che si fa? si oscurano i dati personali?) Come fai solo con scontrino o fattura a dimostrare che non hai ricevuto soldi, magari sottobanco, dal gestore? Come fai a dimostrare che non hai preso soldi dai concorrenti a cui mi sono rivolto dopo essermi trovato male nel posto che avevo scelto? Cosa vuol dire che una recensione dopo due anni “scade”? Capisco la logica, una recensione vecchia non rispecchia la situazione attuale: ma se proprio si voleva farlo notare si sarebbe dovuto chiedere alle piattaforme di indicare in modo visibile che la recensione non è recente, come capita già spesso su alcuni siti di notizie. Insomma, mi pare giusto una complicazione burocratica che servirà a ben poco.
Il quadro di Manet Un Bar aux Folies-Bergère appare strano. Noi vediamo la barista come se fossimo davanti a lei, ma lo specchio mostra un cliente davanti a lei oltre alla barista vista di schiena. Parrebbe insomma una strana scelta del pittore, che voleva creare qualcosa di impossibile. Invece non è così! John Baez ha scritto su Mathstodon che nel 2000 un ricercatore ha mostrato che esiste effettivamente un punto di prospettiva che permette di disegnare il quadro in quel modo. Ah, questi pittori che vogliono prenderci in giro!
Domenica scorsa è stata Pasqua. Ma come si sapeva che proprio quel giorno era Pasqua? No, non venitemi a dire “la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera”, perché comincio a chiedervi “quando comincia la primavera?” (astronomicamente per esempio in questi anni cade il 20 marzo, e addirittura avremo degli anni in cui cadrà il 19 marzo) e “quando è domenica?” (ecclesiasticamente la domenica comincia al tramonto del sabato, con i primi vespri). A differenza degli islamici, almeno quelli sauditi, per cui boskovianamente “Ramadan comincia con prima falce di luna” (e quest’anno ci sono state due date diverse per l’inizio, quella astronomica e quella visuale), per i cristiani è necessario sapere già all’Epifania quando sarà Pasqua e quindi si è preparato tutto un armamentario di conteggi, con epatta e numero aureo, per avere la data sempre a disposizione. Ah, per definizione la primavera inizia il 21 marzo. Ma per fare questi conti occorre avere una serie di tabelle, e soprattutto tenere conto che l’approssimazione del ciclo di Metone, per cui 19 anni corrspondono esattamente a 235 mesi lunari, è per l’appunto un’approssimazione… oltre a incasinare il tutto passando al calendario gregoriano che segue sì più correttamente le stagioni ma complica parecchio i conti.
A questo punto entra in scena uno che i conti li sapeva fare sin troppo bene: Carl Friedrich Gauss. Il burbero genio aveva probabilmente qualche ora di svago e nel 1800 preparò un metodo che permette di calcolare a mente (d’accordo, se ti chiami Gauss…) la data della Pasqua per tutto un secolo; con il calendario giuliano in realtà il conto è perpetuo, mentre con quello gregoriano occorre imparare anche due numeri specifici per ciascun secolo. La buona notizia è che dal 1900 al 2099 quei due numeri restano identici, quindi per quanto ci riguarda il problema non si pone. Ma veniamo al conteggio, che richiede di usare l’aritmetica modulare, cioè il resto della divisione per un qualche numero intero. Dato un anno X, calcoliamo a = X mod 19, b = X mod 4, c = X mod 7; poi calcoliamo d = (19a + M) mod 30 ed e = (2b + 4c + 6d + N) mod 7. A questo punto sappiamo che Pasqua sarà il (22 + d + e) marzo, dove ovviamente il 32 marzo è il primo aprile e così via.
I più perspicaci di voi, cioè tutti, avranno notato che ho aggiunto altre due variabili, M e N. Nel calendario giuliano le cose erano semplici: valevano rispettivamente 15 e 5. Per il calendario gregoriano i loro valori cambiano di secolo in secolo: come dicevo sopra, però, dal 1900 al 2099 abbiamo M=24 e N=6. A questo punto possiamo fare la controprova: nel 2026 abbiamo a = 2026 mod 19 = 12, b = 2026 mod 4 = 2, c = 2026 mod 7 = 3, d = (19·12 + 24) mod 30 = 12 ed e = (2·2 + 4·3 + 6·12 + 5) mod 7 = 2. Infine 22+12+2 = 36, pertanto Pasqua è il “36 marzo” vale a dire il 5 aprile. Per il 2027 abbiamo a = 2027 mod 19 = 13, b = 2027 mod 4 = 3, c = 2027 mod 7 = 4, d = (19·13 + 24) mod 30 = 1 ed e = (2·3 + 4·4 + 6·1 + 5) mod 7 = 5, quindi Pasqua è il 22+1+5 cioè il 28 marzo. Per completezza aggiungo due eccezioni: se il conto dà 26 aprile allora Pasqua è il 19 aprile, mentre se dà 25 aprile con d = 28, e=6 e a=10 allora è il 18 aprile. Sempre per completezza, la prima formula di Gauss valeva solo dal 1700 al 1899; nel 1807 la generalizzò aggiungendo una formula per calcolare M e N e nel 1816 corresse un errore.
Come ha fatto Gauss a trovare questa formula? Per una volta ce l’ha spiegato: la prima parte serve ad approssimare la posizione della luna e la seconda per aggiustare le cose secondo il computo ecclesiastico. Se siete persone amanti del rischio, Wikipedia in inglese ha la spiegazione… oppure vi leggete il testo originale in tedesco. Può infine essere divertente notare che secondo il calendario gregoriano le date della Pasqua si ripeterebbero ogni 5 milioni e 700000 anni, che la daa più frequente è il 19 aprile mentre quella meno probabile è il 22 marzo che capita meno di una volta ogni 200 anni. Pensate solo a cosa succederebbe se si fissasse una volta per tutte la data della Pasqua, tipo alla seconda domenica di aprile: tutto questo lavoro per nulla!
Ultimo aggiornamento: 2026-04-09 15:52
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