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L’Italia pedala sempre di più, ma continua a essere un Paese pericoloso per chi sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano. La fotografia scattata nel 2025 parla chiaro: 222 ciclisti hanno perso la vita sulle strade italiane e la Lombardia si conferma la regione con il numero più alto di vittime. Un dato che riaccende il dibattito sulla sicurezza stradale e sulla necessità di accelerare la trasformazione delle città verso modelli di mobilità più sostenibili. In occasione del 3 giugno, Giornata Mondiale della Bicicletta, istituita dalle Nazioni Unite, FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta – torna a chiedere con forza interventi concreti da parte di Comuni, Regioni e Governo per ridurre drasticamente collisioni, morti e feriti sulle strade urbane.
Il primo semestre del 2025 ha segnato un dato storico per la mobilità urbana italiana: gli spostamenti in bicicletta e in micromobilità hanno superato per la prima volta il 5% del totale degli spostamenti quotidiani. Un incremento significativo rispetto agli anni precedenti e al periodo pre-pandemico.
La crescita riguarda soprattutto i tragitti brevi nei centri urbani. Oltre l’81% degli spostamenti in bici avviene infatti entro i 10 chilometri, confermando come la bicicletta sia ormai considerata da milioni di italiani una valida alternativa all’automobile privata per andare al lavoro, a scuola o per gli spostamenti quotidiani.
Secondo FIAB, questo cambiamento rappresenta una rivoluzione culturale già in corso, sostenuta anche da una maggiore sensibilità ambientale, dalla necessità di ridurre traffico e inquinamento e da una nuova attenzione al benessere personale.
Sicurezza dei ciclisti in Italia: il nodo resta la velocità urbanaSe da un lato aumenta il numero di persone che scelgono la bici, dall’altro l’Italia continua a restare indietro rispetto agli obiettivi europei sulla sicurezza stradale.
Il nostro Paese registra infatti 51,4 vittime per milione di abitanti, posizionandosi soltanto al 19° posto in Europa. L’Unione Europea punta invece a dimezzare morti e feriti gravi entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019.
Per FIAB, la priorità assoluta è ridurre la velocità nei centri urbani attraverso politiche di moderazione del traffico, zone 30 e una nuova progettazione dello spazio pubblico.
Tra gli esempi più concreti di trasformazione urbana spicca Bologna, diventata il principale laboratorio italiano della moderazione del traffico.
A due anni dall’introduzione del progetto “Città 30”, il Comune ha registrato risultati significativi:
Tradotto in numeri assoluti, significa:
Parallelamente, le persone che scelgono la bicicletta sono aumentate del 19%, mentre il traffico automobilistico è diminuito del 9%.
Un modello che segue quanto già avvenuto in molte città europee: il 75% dei centri urbani che hanno introdotto limiti a 30 km/h ha registrato un calo di morti e feriti, mentre il 91% segnala benefici anche sulla qualità della vita, dalla riduzione dell’inquinamento acustico all’aumento degli spostamenti attivi.

I vantaggi della bicicletta non riguardano soltanto traffico e ambiente. Diversi studi recenti evidenziano anche gli effetti positivi sulla salute mentale.
Pedalare regolarmente contribuisce infatti a ridurre stress, ansia e depressione, migliorando il benessere psicofisico delle persone e incentivando uno stile di vita più attivo.
Per questo motivo FIAB continua a investire anche nell’educazione delle nuove generazioni. Il 6 giugno la Federazione sarà presente al Green&Blue Festival di Milano con il workshop “La strada è di tutti”, dedicato ai bambini delle scuole primarie, per insegnare in modo pratico il rispetto delle regole stradali e il valore della mobilità attiva.
Dal 16 al 19 giugno FIAB parteciperà inoltre a Velo-city 2026, il più importante congresso mondiale dedicato alla ciclabilità e allo sviluppo urbano sostenibile, in programma a Rimini.
L’evento rappresenterà un’occasione strategica per confrontarsi sulle migliori pratiche europee in tema di sicurezza stradale, infrastrutture ciclabili e città sostenibili.
La sfida per l’Italia è ormai chiara: accompagnare la crescita dell’uso della bicicletta con investimenti concreti in sicurezza, educazione e qualità urbana. Solo così pedalare potrà diventare davvero una scelta quotidiana sicura, sostenibile e accessibile a tutti e non solo durante la Giornata Mondiale della Bicicletta.
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La Valtellina accelera sulle due ruote e si prepara a vivere un’estate 2026 da protagonista del cicloturismo europeo. Tra ciclabili panoramiche, passi leggendari del Giro d’Italia, itinerari gravel, trail MTB e grandi eventi internazionali, il territorio della provincia di Sondrio si conferma una delle destinazioni bike più complete d’Italia. Con oltre quindici percorsi ciclopedonali e itinerari misti distribuiti tra fondovalle, vigneti terrazzati e montagne alpine, la valle lombarda offre esperienze adatte a ogni tipo di ciclista: dagli amanti della bicicletta da strada ai biker downhill, fino a chi sceglie e-bike o gravel per esplorare il territorio in modo lento e sostenibile.A rafforzare il legame tra Valtellina e ciclismo internazionale contribuiscono anche appuntamenti di primo piano come la storica partenza italiana del Tour de Suisse il 17 giugno 2026 da Sondrio e le giornate di Enjoy Stelvio Valtellina, durante le quali alcuni dei più celebri passi alpini vengono chiusi al traffico motorizzato per lasciare spazio esclusivamente ai ciclisti.
Tra gli itinerari più accessibili e panoramici spicca la Ciclabile della Valchiavenna, percorso di circa 40 chilometri che collega Colico a Chiavenna attraversando paesaggi alpini di straordinaria bellezza. L’itinerario tocca la Riserva del Pian di Spagna, il Lago di Mezzola e conduce fino alle Cascate dell’Acquafraggia e al Palazzo Vertemate Franchi, offrendo un mix perfetto tra natura, cultura e mobilità lenta. Il grande asse cicloturistico del territorio resta però il Sentiero Valtellina, oltre 110 chilometri lungo il fiume Adda da Colico a Bormio. Pianeggiante e servito dalla ferrovia, rappresenta uno dei migliori percorsi italiani per il turismo slow in bicicletta, ideale anche per famiglie ed e-bike. Per chi cerca un’esperienza più autentica e immersiva, la Via dei Terrazzamenti attraversa i celebri vigneti eroici della Valtellina tra Morbegno e Tirano. Qui i muretti a secco modellano la montagna in un paesaggio unico, dove la bicicletta diventa il mezzo ideale per scoprire cantine, borghi storici e tradizioni enogastronomiche.

Negli ultimi anni la Valtellina è diventata una destinazione di riferimento anche per il gravel biking. La varietà del territorio permette infatti di alternare strade sterrate, vecchie mulattiere, ciclabili e strade secondarie a basso traffico. Tra i percorsi più apprezzati ci sono la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina, il Sentiero Rusca verso la Valmalenco e gli itinerari alpini dell’Alta Valtellina, dai Laghi di Cancano fino alla Val Viola. A Tirano si sviluppa inoltre la Raetica Classica, percorso ad anello che collega Italia e Svizzera attraverso passi alpini e vallate laterali, molto amato dai ciclisti endurance e dagli appassionati di bikepacking.
Per gli appassionati della bicicletta da strada, la Valtellina significa soprattutto grandi passi alpini. Il Passo dello Stelvio, il Mortirolo e il Gavia rappresentano autentici luoghi sacri del ciclismo internazionale. Il Passo dello Stelvio, con i suoi 2.758 metri, è il valico automobilistico più alto d’Italia e una delle ascese più iconiche del Giro d’Italia. Il Mortirolo continua invece a essere considerato una delle salite più dure al mondo, con pendenze che superano il 20%. Nel 2025 è nato anche Stelvio Epic Rides, progetto dedicato al cicloturismo in Alta Valtellina che propone dieci itinerari tra giugno e ottobre, valorizzando le grandi salite alpine oltre la stagione sciistica. Sempre più apprezzata anche l’iniziativa Spluga da Capogiro, che ogni domenica mattina estiva chiude al traffico la scenografica salita del Passo dello Spluga tra Campodolcino e Pianazzo.
La Valtellina è anche una delle capitali italiane della mountain bike. Livigno guida l’offerta con il Bike Park Mottolino e il Carosello 3000, che insieme propongono decine di chilometri di trail per ogni livello tecnico. A Bormio, il Bike Park Vallecetta e gli Stelvio Natural Trail attirano biker da tutta Europa grazie a percorsi downhill, freeride e cross country immersi nei boschi dell’Alta Valtellina. Molto dinamica anche la Valmalenco, dove il Palù Bike Park propone trail tra i 1.400 e i 2.400 metri, oltre a pump track e aree dedicate al trial. A Madesimo, invece, il Made Bike Park continua a crescere come punto di riferimento per il gravity riding alpino.

Il calendario 2026 sarà particolarmente ricco di eventi ciclistici internazionali. Tra gli appuntamenti più attesi figurano:
Granfondo iconica con partenza da Bormio e novità gravel per il 2026.
Per la prima volta nella storia il Giro di Svizzera partirà dall’Italia, con start ufficiale da Sondrio.
Evento dedicato ai grandi passi storici del Giro d’Italia.
Una delle cronoscalate più amate dagli appassionati della salita simbolo del ciclismo alpino.
Manifestazione dedicata al mondo gravel tra strade rurali e paesaggi valtellinesi.
La forza della Valtellina sta nella capacità di unire sport, natura, cultura e gastronomia in un unico territorio. In poche decine di chilometri si passa dai vigneti terrazzati ai ghiacciai alpini, dalle ciclovie per famiglie ai trail downhill più tecnici. La presenza diffusa di servizi bike friendly, noleggi, punti ristoro, trasporto ferroviario e strutture dedicate rende la valle una meta perfetta sia per weekend attivi sia per lunghi viaggi in bicicletta. Nel 2026 la Valtellina in bicicletta, non sarà soltanto una destinazione per ciclisti esperti, ma un laboratorio di turismo sostenibile capace di parlare a viaggiatori, sportivi e amanti della montagna autentica.
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Ci sono strade nate per collegare città e altre che, con il tempo, diventano racconti di viaggio. La storica Ruta N-VI, la grande arteria che per decenni ha unito Madrid al nord-ovest della penisola iberica, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Oggi questa strada iconica, ribattezzata da molti viaggiatori la “Ruta 66 spagnola”, si trasforma in uno degli itinerari più affascinanti per chi ama il cicloturismo lento, culturale ed esperienziale.
Percorrere la Ruta N-VI in bicicletta significa attraversare circa 600 chilometri tra la capitale spagnola e l’Atlantico galiziano, pedalando tra montagne, altipiani, villaggi medievali, castelli, vigneti e città storiche. Un viaggio che attraversa tre grandi regioni — Madrid, Castiglia e León e Galizia — seguendo una direttrice storica che ancora oggi conserva il fascino del viaggio su strada d’altri tempi.
L’itinerario parte simbolicamente dal chilometro zero della Puerta del Sol di Madrid e termina davanti alla Torre di Ercole di A Coruña, il più antico faro romano ancora in funzione al mondo.

Il viaggio inizia nel cuore di Madrid, città dinamica e vibrante, ideale per qualche giorno di scoperta urbana prima della partenza. Musei, tapas bar e quartieri storici accompagnano le prime ore del viaggio, ma basta lasciare la città alle spalle per cambiare immediatamente ritmo.
La strada sale progressivamente verso la Sierra de Guadarrama, regalando uno dei primi tratti più suggestivi del percorso. Il passo di Guadarrama, a 1511 metri di quota, rappresenta una vera porta d’ingresso verso la Spagna interna. In pochi chilometri si passa dal traffico urbano ai boschi di montagna, con aria fresca, curve panoramiche e paesaggi sempre più aperti.
Per i cicloturisti è un tratto impegnativo ma spettacolare, ideale da affrontare con calma e con soste frequenti nei piccoli centri lungo la salita.
Entrando in Castiglia e León, la Ruta N-VI assume il volto più autentico della Spagna rurale. Qui il viaggio attraversa le province di Segovia, Ávila, Valladolid, Zamora e León, alternando lunghe pedalate nella meseta a deviazioni culturali di grande fascino.

All’altezza del km 80, una deviazione conduce verso Ávila, celebre per la sua spettacolare cinta muraria medievale perfettamente conservata. Pedalare lungo le mura al tramonto è una delle esperienze più emozionanti dell’intero itinerario.
La tappa successiva porta ad Arévalo, con le sue piazze porticate e l’architettura mudéjar, per poi raggiungere Medina del Campo, città storica dominata dal Castello de la Mota.
Qui il viaggio assume anche una dimensione culturale: palazzi rinascimentali, mercati storici e la celebre Semana Renacentista trasformano il centro in una scenografia vivente del Cinquecento spagnolo.
A Tordesillas, attraversata dal fiume Duero, il Monastero Reale di Santa Clara rappresenta una sosta ideale per chi desidera unire cicloturismo e patrimonio artistico.

Dopo Benavente il paesaggio cambia ancora. Le tonalità diventano più verdi, le colline più morbide e la cucina locale entra definitivamente nel viaggio.
Astorga è una delle grandi sorprese della Ruta N-VI. Storicamente legata al Cammino di Santiago e alla Via dell’Argento, conserva un patrimonio architettonico straordinario.
Il simbolo della città è il Palazzo Episcopale progettato da Antoni Gaudí, protagonista delle celebrazioni dell’Anno Gaudí 2026. Ma Astorga conquista anche attraverso i sapori: il celebre cocido maragato, le leguminose locali e le tradizionali mantecadas rappresentano una tappa gastronomica imperdibile per ogni viaggiatore in bici.
Nel Bierzo, territorio di vigneti e montagne, la strada segue scenari sempre più verdi e atlantici. Ponferrada, dominata dal castello templare, offre un mix perfetto di storia medievale e cultura del vino.
Durante l’estate, la città ospita la celebre Notte Templaria, mentre lungo l’Itinerario del Vino del Bierzo si incontrano cantine, fiere gastronomiche e degustazioni ideali per chi ama abbinare sport e sapori locali.
La salita verso Pedrafita do Cebreiro segna uno dei momenti più intensi del viaggio. La carreggiata si restringe, il clima diventa più umido e i tornanti attraversano boschi fitti e silenziosi.
Poi appare O Cebreiro, villaggio di pietra spesso immerso nella nebbia, simbolo spirituale del Cammino di Santiago. Le tradizionali pallozas e l’atmosfera sospesa nel tempo rendono questa tappa una delle più iconiche dell’intera traversata.

La discesa verso Lugo accompagna il cicloturista nella Galizia romana. Le mura UNESCO della città racchiudono piazze storiche, ristoranti tipici e uno dei festival storici più spettacolari della Spagna: l’Arde Lucus.
Più avanti, Betanzos sorprende con il suo centro gotico e la famosa tortilla de Betanzos, morbida e cremosa, diventata ormai un simbolo gastronomico nazionale.
Infine arriva A Coruña. La Torre di Ercole, affacciata sull’oceano Atlantico, segna la conclusione simbolica della Ruta N-VI. Dopo centinaia di chilometri pedalati lentamente, ciò che resta non è soltanto la meta raggiunta, ma un modo diverso di viaggiare: più umano, più sostenibile, più profondo.
La Ruta N-VI sarà inoltre uno dei percorsi più interessanti d’Europa per osservare la storica eclissi del 12 agosto 2026. Gran parte dell’itinerario attraversa infatti aree della fascia di totalità, soprattutto nella meseta leonese e nell’entroterra galiziano, dove le condizioni climatiche estive offrono spesso cieli limpidi e ottima visibilità.
Per gli appassionati di astronomia, potrebbe essere l’occasione perfetta per trasformare un viaggio in bicicletta in un’esperienza davvero irripetibile.
Per valorizzare questo storico itinerario, la start-up turistica Ruta N‑VI ha creato un progetto dedicato ai viaggiatori on the road e ai cicloturisti.
Attraverso una mappa interattiva e il Passaporto Ruta N-VI, è possibile raccogliere timbri lungo il percorso, scoprire antichi tracciati che attraversano i centri storici dei paesi e accedere a ristoranti, alloggi e deviazioni meno conosciute.
Un modo originale per trasformare una semplice vacanza in bicicletta in una vera esperienza narrativa attraverso la Spagna più autentica.
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Tirolo in bicicletta 2026: itinerari, ciclabili e trail per ogni livello
Il Tirolo, in Austria, si conferma una delle destinazioni europee più complete per il turismo outdoor, e l’estate 2026 segna un ulteriore salto di qualità per chi ama esplorare le Alpi in bicicletta. Tra nuove ciclabili, flowtrail spettacolari e collegamenti transfrontalieri, la regione austriaca amplia la propria offerta con proposte adatte sia alle famiglie sia agli appassionati di mountain bike più esperti.
Pedalare in Tirolo significa attraversare vallate alpine, scoprire borghi autentici e godere di infrastrutture moderne e sostenibili, perfettamente integrate nel paesaggio.
Ciclovia 19 dello Stubai: il percorso ideale per famiglie e cicloturisti
Tra le principali novità del 2026 spicca la Ciclovia 19 dello Stubai, un itinerario di circa 40 chilometri che collega Schönberg a Falbeson lungo il fondovalle. Il percorso è pensato per essere accessibile a tutti: pendenze dolci, fondo ben curato e numerose aree di sosta lo rendono perfetto anche per chi viaggia con bambini.
Lungo il tragitto, l’esperienza si arricchisce con tappe ludiche e sportive come parchi giochi, pareti di arrampicata e zip line, senza dimenticare le tradizionali baite dove assaporare la cucina tirolese. Il collegamento diretto con Innsbruck, grazie alla variante 19a, amplia ulteriormente le possibilità di esplorazione urbana e naturalistica.

Kirchberg Trail: il flowtrail più lungo del Tirolo
Gli amanti della mountain bike troveranno nel Kirchberg Trail una delle esperienze più emozionanti dell’estate 2026. Con circa 10 chilometri di sviluppo, questo nuovo flowtrail nelle Alpi di Kitzbühel rappresenta il più lungo della regione.
Il tracciato, progettato secondo criteri sostenibili, alterna curve fluide, ponti in legno e punti panoramici, offrendo divertimento sia ai biker intermedi sia a chi vuole migliorare la propria tecnica. Le aree di sosta lungo il percorso permettono di godere appieno dei paesaggi alpini.
Nuovi collegamenti ciclabili tra Tirolo e Baviera
Un’altra importante novità riguarda il potenziamento delle connessioni ciclabili. Il nuovo tratto sul passo Drei-Brunnen-Joch, lungo 4,6 chilometri, collega il Kufsteinerland con la rete bavarese, aprendo itinerari transfrontalieri verso Schliersee, Tegernsee e il lago Achensee.
Questo sviluppo rappresenta un’opportunità unica per i cicloturisti che desiderano esplorare più regioni in un unico viaggio, combinando natura, cultura e sport.

Paznaun-Ischgl: destinazione MTB sempre più completa
La regione Paznaun-Ischgl rafforza il proprio ruolo di paradiso per biker con nuovi trail e percorsi diversificati. Dai tracciati per principianti come il Kli Zeinis ai percorsi tecnici come il Birkhahn, fino al collegamento alpino impegnativo tra Ischgl e Scuol, l’offerta si amplia in modo significativo.
Anche gli appassionati di e-MTB trovano itinerari dedicati, ideali per esplorare laghi alpini e panorami d’alta quota senza rinunciare al comfort.
Esperienze oltre la bici: un’estate outdoor a 360 gradi
Il Tirolo 2026 non è solo ciclismo. Le nuove proposte includono escursioni panoramiche, come il tour Kaiserblüte sul Wilder Kaiser, e attrazioni innovative come la funivia cabrio SkyRide Ahorn, che regala viste mozzafiato sulla valle Zillertal.
Questa varietà rende la destinazione perfetta anche per famiglie e gruppi con interessi diversi, offrendo un mix equilibrato tra sport, relax e scoperta culturale.

Perché scegliere il Tirolo per una vacanza in bici nel 2026
Grazie a infrastrutture moderne, percorsi ben segnalati e una forte attenzione alla sostenibilità, il Tirolo si posiziona tra le migliori mete per il cicloturismo europeo. Le novità del 2026 confermano una strategia orientata all’innovazione e alla qualità dell’esperienza.
Che si tratti di una pedalata rilassante in famiglia o di un’avventura adrenalinica sui trail alpini, il Tirolo in bicicletta offre soluzioni per ogni tipo di viaggiatore, trasformando ogni uscita in un’esperienza memorabile.
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La nuova frontiera del cicloturismo italiano ha il colore della terra, delle strade bianche e dei riflessi dei laghi. Si chiama Ciclovia Mota in Umbria, è uno degli itinerari più interessanti per chi sogna un viaggio lento in bicicletta tra natura, storia e piccoli borghi autentici. Con i suoi 320 chilometri ad anello, questo nuovo percorso cicloturistico attraversa quattro laghi – Trasimeno, Chiusi, Montepulciano e Pietrafitta – e coinvolge dodici comuni umbri e toscani, offrendo un’esperienza perfetta per gravel, MTB e cicloturismo avventura. La parola “Mota” richiama il fango, la terra umida delle sponde lacustri, un elemento identitario che accompagna il viaggio lungo tutto il percorso. Ed è proprio questo legame profondo con il paesaggio a rendere la Ciclovia Mota diversa dalle altre ciclovie italiane: qui non si pedala soltanto tra strade panoramiche, ma dentro un territorio ancora autentico.
Negli ultimi anni il cicloturismo italiano è cresciuto in modo esponenziale. Sempre più viaggiatori cercano itinerari sostenibili, immersi nella natura e lontani dal turismo di massa. In questo scenario la Ciclovia Mota rappresenta una proposta innovativa.
Il tracciato alterna sterrati compatti, ciclovie, strade secondarie e tratti panoramici che attraversano campagne, colline e borghi medievali. Il risultato è un viaggio lento, ideale per chi ama pedalare senza fretta.
L’Umbria, spesso definita il “cuore verde d’Italia”, offre condizioni perfette per il turismo in bicicletta: traffico ridotto, paesaggi incontaminati, cucina tradizionale e un patrimonio storico sorprendente.

Il viaggio parte da Perugia, città d’arte dal fascino etrusco e medievale. Prima di salire in sella vale la pena visitare l’Acquedotto Medievale, la Rocca Paolina e il centro storico dominato da Piazza IV Novembre.
Pedalando verso San Feliciano si entra progressivamente nel paesaggio del Lago Trasimeno. Questo piccolo borgo di pescatori è noto per il Museo della Pesca e per i tramonti spettacolari sul lago.
Curiosità storica: il Lago Trasimeno fu teatro della celebre battaglia tra Annibale e i Romani nel 217 a.C., uno degli episodi più importanti della Seconda Guerra Punica.
Questo tratto è uno dei più panoramici dell’intero itinerario. Le strade sterrate si alternano a sentieri vista lago e attraversano uliveti e vigneti.
Castiglione del Lago è considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Costruito su un promontorio affacciato sul Trasimeno, conserva il magnifico Palazzo della Corgna e la Rocca del Leone, fortezza medievale dalla pianta pentagonale.
Qui il ritmo rallenta davvero: tra vicoli in pietra, enoteche e terrazze panoramiche, il cicloturismo incontra la grande tradizione enogastronomica umbra.
La tappa conduce verso Città della Pieve, elegante borgo rinascimentale legato al pittore Pietro Vannucci, detto il Perugino.
Le salite sono dolci ma continue, perfette per chi ama il gravel touring. Tra campi coltivati e strade bianche si respira un’atmosfera che ricorda le grandi ciclovie europee.
Curiosità turistica: Città della Pieve ospita ogni anno l’Infiorata del Terziere Casalino, una spettacolare manifestazione artistica realizzata con petali di fiori.
Da Città della Pieve a Sant’Arcangelo: pedalando tra laghi e naturaIl percorso torna verso il Lago Trasimeno attraversando aree naturalistiche ricche di biodiversità.
Sant’Arcangelo è uno dei borghi meno conosciuti del lago, ma proprio per questo conserva un’anima autentica. Qui si possono ancora osservare le tradizionali attività di pesca e assaggiare piatti tipici a base di persico reale e tinca.
Per gli amanti del birdwatching, le aree umide del Trasimeno rappresentano una delle zone più importanti dell’Italia centrale.
Questa è probabilmente la tappa più sorprendente della Ciclovia Mota. Il percorso si allontana dai grandi flussi turistici e attraversa colline, boschi e piccoli centri rurali.
Marsciano è storicamente legata alla produzione della terracotta e conserva numerose testimonianze archeologiche etrusche e romane.
Chi ama il turismo lento qui trova l’essenza dell’Umbria: silenzio, campagna e ospitalità genuina.
L’ultima tappa riporta verso Perugia passando attraverso strade panoramiche e aree collinari.
Il ritorno nel capoluogo umbro chiude un itinerario che riesce a unire sport, cultura e scoperta del territorio.
Per chi ha ancora energie, vale la pena esplorare anche le trail area dedicate alla mountain bike presenti lungo la Ciclovia Mota, tra Passignano, Monte Malbe e Monte Penna.
Uno degli aspetti più interessanti della Ciclovia Mota è la sua versatilità.
L’itinerario è ideale per:
Le strade bianche compatte e il dislivello mai eccessivo rendono il percorso accessibile anche a ciclisti non estremamente allenati.
Inoltre, la presenza di borghi, agriturismi e strutture bike friendly permette di organizzare il viaggio in totale libertà.
Quando partire per pedalare sulla Ciclovia MotaLa primavera e l’autunno sono i periodi migliori.
Tra aprile e giugno il paesaggio umbro esplode di colori, mentre settembre e ottobre regalano temperature perfette e panorami spettacolari durante la vendemmia.
L’estate è ideale per chi desidera abbinare il viaggio in bici a momenti di relax sulle rive del Trasimeno.
La Ciclovia Mota in Umbria, rappresenta perfettamente la nuova filosofia del turismo outdoor italiano: sostenibile, lento e profondamente connesso con il territorio.
Non si tratta soltanto di un percorso ciclabile, ma di un’esperienza culturale e paesaggistica che permette di scoprire un’Umbria meno conosciuta, lontana dalle rotte del turismo tradizionale.
Per chi ama viaggiare in bicicletta, questo itinerario ha tutte le caratteristiche per diventare una delle ciclovie più iconiche del Centro Italia nei prossimi anni.
E forse il vero segreto della Ciclovia Mota è proprio questo: trasformare ogni pedalata in un modo autentico per entrare in contatto con il paesaggio, la storia e il ritmo lento dell’Italia più bella.
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