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L’intelligenza artificiale sta già trasformando il settore assicurativo e AI e Insurtech 2026 rappresenta uno dei momenti centrali per analizzare questo cambiamento. L’evento riunisce aziende, esperti e stakeholder per discutere applicazioni concrete e scenari attuali dell’AI nel mondo insurance.
AI e Insurtech 2026 è la terza edizione dell’evento dedicato all’innovazione assicurativa organizzato dalla Italian Insurtech Association. Si svolge a Milano presso Le Village by CA e coinvolge i principali attori del mercato.
L’evento mette al centro un tema preciso: l’intelligenza artificiale non è più sperimentazione, ma una componente già integrata nei modelli di business assicurativi.
Questa evoluzione rende AI e Insurtech 2026 un appuntamento rilevante per comprendere come le compagnie stanno ridefinendo processi, prodotti e relazione con il cliente.
Durante l’evento AI e Insurtech 2026 emergono applicazioni concrete già operative nel settore:
L’intelligenza artificiale consente alle compagnie di ridurre i costi operativi e aumentare la precisione nelle valutazioni. Allo stesso tempo, migliora l’esperienza dell’utente finale grazie a servizi più rapidi e personalizzati.
Gli investimenti nel settore insurtech risultano in crescita e una parte significativa riguarda proprio soluzioni basate su AI.
Il programma di AI e Insurtech 2026 include keynote, panel e momenti di confronto tra aziende tecnologiche e assicurative.
Tra i protagonisti figurano grandi player internazionali come:
Durante l’evento vengono presentati:
Analisi sull’ecosistema insurtech italiano e sui trend di investimento.
Esempi concreti di implementazione dell’intelligenza artificiale nelle compagnie assicurative.
Approfondimenti su governance, compliance e impatti normativi dell’AI.
Partecipare a AI e Insurtech 2026 offre vantaggi immediati:
L’evento mette in contatto compagnie, startup e provider tecnologici.
I contenuti permettono di comprendere lo stato attuale dell’innovazione assicurativa.
Non solo teoria: emergono strumenti e modelli già utilizzati nel mercato.
L’evento fotografa lo stato attuale dell’intelligenza artificiale nel settore assicurativo. L’evento evidenzia come l’AI sia già una leva strategica per competitività, efficienza e innovazione.
Per chi opera nel settore, rappresenta un’occasione concreta per comprendere cosa sta succedendo oggi e quali direzioni sta prendendo il mercato.
Fonte: Italian Insurtech Association – IIA
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Da trappole di calore a ecosistemi resilienti: la rivoluzione geospaziale nella pianificazione urbana
Ogni estate, milioni di cittadini si affidano alle applicazioni meteorologiche per controllare la temperatura dell’aria, sperando in una tregua dall’afa urbana. Tuttavia, il valore numerico mostrato sullo schermo raramente corrisponde alla reale sensazione di calore oppressivo che si prova camminando sull’asfalto rovente. Questa discrepanza si verifica perché la sola temperatura dell’aria non può rappresentare in modo accurato lo stress termico umano. Il nostro bilancio termico fisiologico dipende infatti da una complessa interazione di fattori, tra cui i flussi radiativi, la velocità del vento e l’umidità atmosferica. Per ovviare a questa lacuna, la biometeorologia utilizza la Temperatura Equivalente Fisiologica (PET), un indice che esprime le condizioni termiche vissute dal corpo umano come una temperatura dell’aria equivalente in un ambiente interno standardizzato.
Derivato dall’equazione del bilancio energetico umano, la PET integra in modo sofisticato la temperatura dell’aria, la temperatura radiante media, l’umidità e la velocità del vento. Purtroppo, l’applicazione spaziale di questo prezioso indicatore rimane fortemente limitata dalla scarsità di misurazioni in-situ e da una ridotta risoluzione microclimatica, rendendo difficile avere una mappa veritiera del calore in città. Una dimostrazione drammatica e inequivocabile di questo limite osservativo si è avuta in Francia, durante la severa ondata di calore che ha colpito la città di Grenoble il 23 agosto del 2023. Un’analisi dettagliata condotta in quell’occasione ha identificato specifiche zone di canyon urbani in cui i valori del PET hanno raggiunto picchi impressionanti, arrivando fino a 20 gradi centigradi in più rispetto alla temperatura dell’aria ufficialmente registrata. I risultati dello studio hanno rivelato condizioni localizzate di stress termico estremo che risultavano del tutto non rilevabili dalle normali stazioni meteorologiche cittadine, dimostrando l’urgenza di nuovi approcci tecnologici.
Per far fronte a questa pericolosa miopia climatica, i dati satellitari offrono oggi una via d’uscita concreta nell’Osservazione della Terra. È in questo scenario che emerge il lavoro di Latitudo 40, un’azienda che ha sviluppato un innovativo layer proprietario di Temperatura Equivalente Fisiologica derivato direttamente dai dati satellitari per quantificare lo stress termico umano su scala urbana. L’approccio di questa realtà tecnologica permette di avere una valutazione spazialmente continua, spingendo la cosiddetta “climate intelligence” ben oltre la convenzionale mappatura delle temperature. Il sistema sfrutta modelli di intelligenza artificiale che sono stati addestrati su dati satellitari multispettrali per ricavare le variabili microclimatiche necessarie e calcolare il PET con un’altissima risoluzione. Attraverso l’elaborazione avanzata di queste immagini satellitari, diventa possibile rilevare l’accumulo di calore radiativo, gli effetti di intrappolamento termico dei canyon urbani e i gradienti su microscala che gli strumenti posizionati a terra non riescono fisicamente a catturare.
All’atto pratico, cosa significa avere a disposizione questa mappa termica ad altissima precisione? Significa smettere di procedere per tentativi nella gestione urbana. Un’amministrazione comunale, ad esempio, può finalmente decidere con esattezza millimetrica dove piantare nuovi alberi o installare coperture ombreggianti per abbattere il calore in uno specifico quartiere, ottimizzando i fondi pubblici laddove servono davvero. Sul fronte della salute, gli ospedali e le reti di pronto soccorso possono prevedere in anticipo quali isolati subiranno il maggior numero di malori durante una allerta meteo, pre-posizionando le ambulanze e allertando le fasce di popolazione più fragili, letteralmente strada per strada. Nel settore privato, un fondo immobiliare o una compagnia assicurativa hanno ora gli strumenti per valutare se un edificio perderà valore commerciale o subirà danni infrastrutturali nei prossimi dieci anni a causa della sua esposizione a isole di calore non mitigate, aggiustando di conseguenza i premi assicurativi e le strategie di investimento.
Tra gli sviluppi più promettenti c’è l’integrazione di questi dati in strumenti di mobilità di nuova generazione incentrati sull’uomo. Attualmente, Latitudo 40 sta inserendo il layer PET all’interno del Green Urban Navigator, una piattaforma di mobilità che impiega l’Osservazione della Terra e l’IA per ottimizzare i percorsi pedonali. Incorporando il comfort termico direttamente nelle logiche di routing, il sistema permette ai cittadini di scegliere il tragitto più fresco e sicuro per andare a lavoro o accompagnare i figli a scuola a piedi, evitando le strade dove l’accumulo di calore è fisicamente insostenibile. Non si tratta più di concetti teorici, ma di strumenti operativi già disponibili sul mercato per riprogettare la quotidianità delle nostre città.
L’integrazione dei dati geospaziali nella pianificazione urbana rappresenta oggi lo snodo cruciale per trasformare le nostre metropoli da trappole di calore a ecosistemi resilienti. Di fronte all’accelerazione dei cambiamenti climatici, l’intero comparto dei decisori, dagli amministratori locali agli urbanisti, fino agli sviluppatori immobiliari e ai gestori di infrastrutture, è chiamato a un cambio di paradigma irrimandabile. Non è più sufficiente basarsi su stime approssimative; l’adozione di soluzioni scalabili basate sull’Osservazione della Terra avanzata è diventata un prerequisito fondamentale per governare il territorio in modo consapevole.
Guardare alle tecnologie satellitari e alle innovazioni introdotte da realtà all’avanguardia del settore, come le soluzioni proposte da Latitudo 40, significa dotarsi di una bussola strategica essenziale. Solo abbracciando questo nuovo livello di profondità analitica sarà possibile strutturare piani di adattamento climatico realmente efficaci, mitigare i rischi e mettere in sicurezza le comunità. Perché il diritto a città vivibili, anche nel pieno di un’estate torrida, non si difende più soltanto a parole o con dichiarazioni d’intenti, ma partendo dall’oggettività inconfutabile dei dati giusti.
(Fonte: Latitudo 40)
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Minicifre cultura 2025: dati aggiornati su patrimonio, musei, imprese culturali e formazione in Italia nel triennio 2022-2025.
Minicifre cultura 2025 è la nuova edizione della rassegna statistica promossa dal Ministero della Cultura e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali.
Avviato nel 2023, il progetto raccoglie in modo sistematico i principali dati statistici sulla cultura in Italia, messi a disposizione della comunità scientifica, dei decisori politici, degli studiosi e dei cittadini tramite pubblicazione cartacea e sito web dedicato.
L’edizione 2025 osserva il triennio 2022-2025, mantenendo la struttura originaria e il modello di aggregazione e interpretazione dei dati su un orizzonte temporale ampio.
Il volume analizza otto raggruppamenti tematici:
L’approccio triennale consente una lettura evolutiva dei fenomeni culturali, utile alla programmazione strategica e alla valutazione delle politiche pubbliche.
Pur in continuità con le precedenti edizioni, Minicifre cultura 2025 introduce nuovi approfondimenti su temi centrali nel dibattito contemporaneo:
Torna inoltre il compendio “In primo piano”, con infografiche e comparazioni che rendono i dati più accessibili a un pubblico ampio. Il sito ufficiale offre contenuti digitali aggiornati con regolarità.
I dati più recenti evidenziano una crescita significativa del settore culturale:
L’Italia conferma inoltre il primato per numero di siti iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Accanto ai numeri sui visitatori, il rapporto analizza le politiche pubbliche in materia di catalogazione, circolazione dei beni culturali e contrasto agli illeciti.
Secondo i dati Eurostat, l’Italia è il Paese europeo con la più alta domanda di formazione in discipline culturali.
Anche la formazione continua registra un interesse crescente tra i professionisti del settore, evidenziando un bisogno diffuso di aggiornamento e crescita professionale.
Con Minicifre cultura 2025, la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali consolida il proprio impegno nella diffusione della cultura dei dati a supporto delle politiche culturali.
Tra le iniziative collegate:
Minicifre cultura 2025 si conferma così come strumento autorevole, affidabile e strategico per istituzioni, enti pubblici e soggetti privati che operano nel sistema culturale italiano.
Per maggiori informazioni, clicca qui.
(Fonte: Scuola Nazionale Patrimonio Attività Culturali)
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BIM e stazioni appaltanti: obblighi, Codice Contratti, Allegati I.7 e I.9 e vantaggi della gestione informativa digitale.
In questa intervista condotta dall’arch. Benedetta Giordano analizziamo il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici insieme all’arch. Federica Pellegrino, riprendendo alcuni dei temi centrali emersi durante la scorsa One Team BIM Conference Torino 2026.
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici (d.lgs. 36/2023), in vigore dal 1° luglio 2023, ha sostituito il d.lgs. 50/2016 per semplificare, digitalizzare e velocizzare le procedure di appalto, in piena coerenza con le milestone del PNRR.
All’interno di questo quadro si inserisce il tema della Gestione Informativa Digitale (GID) delle costruzioni, intesa come insieme di metodi e strumenti digitali per la gestione strutturata delle informazioni lungo l’intero ciclo di vita dell’opera pubblica.
All’interno del codice i riferimenti principali da tenere in considerazione sono:
· l’articolo 43, che introduce e disciplina l’adozione dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale;
· l’Allegato I.9, che costituisce il riferimento operativo per l’implementazione del BIM da parte delle stazioni appaltanti;
· l’Allegato I.7, che disciplina i contenuti della progettazione e della documentazione tecnica, con specifici richiami al Capitolato Informativo (CI) e alla relazione specialistica sulla modellazione informativa.
Tali disposizioni sono strettamente interconnesse: l’articolo 43 definisce il principio e l’obbligo, l’Allegato I.9 ne regola l’attuazione organizzativa e tecnica, mentre l’Allegato I.7 chiarisce come la gestione informativa digitale si rifletta nei contenuti progettuali e nella documentazione di gara.
Sì, l’articolo 43 del Codice rappresenta il fulcro normativo in materia di BIM e gestione informativa digitale. Esso stabilisce l’obbligatorietà dell’adozione del BIM per i lavori di nuova costruzione o per interventi su costruzioni esistenti di importo pari o superiore alla soglia individuata dal Codice (2 milioni di euro a seguito del Correttivo D.Lgs. 209/2024), facendo riferimento al costo presunto dell’intervento, la cui stima rientra nella responsabilità della stazione appaltante.
L’obbligo si estende anche agli edifici sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. n. 42/2004), confermando la volontà del legislatore di promuovere l’uso della gestione informativa digitale anche in contesti complessi. Sono invece esclusi dall’obbligatorietà gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, (esclusione introdotta sin dal d.lgs. n. 312/2021) a meno di interventi già eseguiti con strumenti di gestione informativa digitale.
Il Codice prevede tuttavia la facoltà per le stazioni appaltanti di adottare il BIM anche al di sotto delle soglie di obbligatorietà riconoscendo alla gestione informativa digitale un valore strategico indipendente dall’importo dell’intervento.
L’articolo 43 sancisce inoltre il principio di neutralità tecnologica, imponendo l’utilizzo di piattaforme interoperabili basate su formati aperti e non proprietari, al fine di evitare dipendenze tecnologiche e garantire la concorrenza.
Per gli aspetti applicativi e tecnici, l’articolo 43 rinvia espressamente all’Allegato I.9.
L’Allegato I.9 può essere considerato, a tutti gli effetti, un manuale operativo per la corretta implementazione del BIM all’interno delle stazioni appaltanti. Esso disciplina in modo puntuale gli adempimenti preliminari, organizzativi e tecnici necessari per l’adozione della gestione informativa digitale.
Tra gli adempimenti preliminari, l’articolo 1 comma 2 dell’Allegato prevede:
· la definizione e l’attuazione di un piano di formazione, che deve riguardare non solo il personale tecnico, ma anche le funzioni amministrative e finanziarie coinvolte nei processi di gara;
· un piano di acquisizione e aggiornamento di hardware e software;
· l’adozione di un atto organizzativo, volto a formalizzare ruoli, responsabilità e processi interni.
È inoltre richiesto alle stazioni appaltanti di individuare, per ciascun intervento, i requisiti informativi, ovvero l’insieme di specifiche che definiscono quali informazioni devono essere prodotte, quando, con quale metodo e per quale destinatario.
Dopodiché il comma 3 disciplina le nomine delle figure chiave:
· un CDE Manager;
· almeno un BIM Manager;
· un BIM Coordinator per ciascun intervento, a supporto del RUP.
Il numero delle figure è rimesso alla valutazione della stazione appaltante e non è prevista l’obbligatorietà della certificazione del personale BIM. Le funzioni sono preferibilmente individuate tra i dipendenti della stazione appaltante; tuttavia, in caso di impossibilità possono essere affidate anche a soggetti esterni, inclusi operatori economici o società.
L’Allegato disciplina, inoltre, l’Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat), e ribadisce l’obbligo di utilizzo di piattaforme interoperabili basate su formati aperti.
Per assicurare uniformità di adozione conferma infine che il Capitolato Informativo costituisce parte integrante della documentazione di gara e richiama espressamente le norme tecniche UNI EN ISO 19650 e UNI 11337 quali riferimenti necessari per l’adozione della GID.
Tra le principali novità del nuovo codice vi è la riduzione dei livelli di approfondimento progettuale a due soli stadi: Progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) e Progetto esecutivo (PE) (Art. 41). L’Allegato I.7 disciplina i contenuti della progettazione e della documentazione tecnica.
Nel caso in cui la progettazione sia sviluppata mediante l’adozione dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale di cui all’articolo 43, l’Allegato I.7 stabilisce che il Capitolato Informativo diventa documento a base di gara. I contenuti del CI dovranno essere ovviamente coerenti e proporzionati al livello di approfondimento, a partire dal Documento di indirizzo alla progettazione (DIP) fino al Progetto Esecutivo.
Un’ulteriore innovazione è l’introduzione della Relazione Specialistica sulla modellazione informativa, che accompagna la progettazione in ogni sua fase. Tale relazione ha la funzione di descrivere l’impostazione, i criteri e le modalità di sviluppo dei modelli informativi.
In ultimo, un aspetto da sottolineare è l’importanza che viene data ai Modelli Informativi in qualità di contenitori dei dati richiesti tramite il CI, coerenti e coordinati con quelli presenti negli elaborati grafici prodotti.
L’adozione della Gestione Informativa Digitale incide in modo significativo sulle procedure di affidamento, introducendo un rapporto più strutturato e trasparente tra stazioni appaltanti e operatori economici. La chiarezza dei requisiti informativi e del Capitolato Informativo consente agli operatori di formulare offerte più consapevoli e comparabili.
Per le stazioni appaltanti, ciò comporta una maggiore responsabilità nella definizione dei requisiti di gara, evitando richieste sproporzionate o non coerenti con gli obiettivi dell’intervento. La gestione informativa digitale favorisce inoltre una migliore valutazione delle offerte tecniche e una più efficace gestione della fase esecutiva, riducendo il rischio di contenzioso.
Le principali criticità riguardano l’adeguamento organizzativo, la carenza di competenze interne e la necessità di un cambiamento culturale all’interno delle amministrazioni. L’implementazione del BIM richiede investimenti iniziali in formazione, strumenti e revisione dei processi.
Al contempo, le opportunità sono rilevanti: una migliore qualità progettuale, un controllo più efficace dei costi e dei tempi, una maggiore trasparenza e tracciabilità delle decisioni. Le stazioni appaltanti che sapranno adottare in modo consapevole la gestione informativa digitale potranno rafforzare il proprio ruolo di governo del processo e migliorare complessivamente l’efficacia dell’azione amministrativa.
One Team si pone come partner strategico per accompagnare le Stazioni Appaltanti nel percorso di Digital Transformation richiesto dal nuovo Codice. Grazie a un’esperienza consolidata nel settore, supportiamo la PA attraverso:
· consulenza Organizzativa: Supporto nella redazione dell’Atto Organizzativo e nella definizione dei nuovi flussi di lavoro digitali.
· formazione Specialistica: percorsi formativi certificati per le figure di BIM Manager, BIM Coordinator, BIM Specialist e CDE Manager, oltre a sessioni specifiche per i DL e il personale amministrativo.
· supporto Tecnico-Operativo: assistenza nella redazione del Capitolato Informativo per specifiche gare d’appalto.
· soluzioni Software e ACDat: vendita, configurazione e supporto per le principali soluzioni di BIM Authoring (progettazione), software di Coordinamento e Controllo (Model & Code Checking) e implementazione dell’Ambiente di Condivisione Dati (ACDat) in linea con i requisiti di interoperabilità e sicurezza previsti dall’Allegato I.9.
· project Coaching: supporto operativo nelle attività di modellazione, di controllo e di coordinamento dei modelli informativi durante le fasi di progettazione ed esecuzione.
Scegliere One Team significa affidarsi a un partner che offre un affiancamento completo, trasformando gli obblighi normativi in un’opportunità concreta di efficienza e innovazione nella gestione delle opere pubbliche.
(Fonte: One Team)
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Scopri lo SLAM per il rilievo topografico: strumenti e workflow integrati nella prima Spektra Focus Live con gli esperti del settore.
Nasce Spektra Focus Live, un nuovo format mensile rivolto ai professionisti della topografia e del rilevamento.
AGGIORNAMENTO:
Per chi non ha avuto modo di seguire la diretta, o desidera rivederne i contenuti, è disponibile la registrazione completa:
Guarda la registrazione:
Ogni evento analizza casi reali e applicazioni pratiche, evidenziando come tecnologie all’avanguardia e processi integrati possano migliorare le attività quotidiane sul campo.Ogni appuntamento approfondisce casi reali e applicazioni pratiche, mostrando come tecnologie avanzate e flussi di lavoro integrati possano ottimizzare le attività quotidiane sul campo.
Il tema della prima diretta è dedicato allo SLAM per rilievo topografico e all’integrazione tra strumenti e processi operativi per affrontare le sfide in cantiere.
Durante la live verranno presentati esempi concreti di utilizzo, con focus su precisione, velocità di acquisizione e gestione efficiente dei dati.
Interverranno professionisti con esperienza operativa e competenze tecniche:
La diretta mette a confronto approcci diversi per evidenziare il valore dell’integrazione tra le tecnologie, con l’obiettivo di ottenere risultati concreti sul campo.
Il format si distingue per un approccio pratico e orientato al risultato:
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(Fonte: Spektra)
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