http://www.geosmartmagazine.it
ArcGIS continua ad evolversi come sistema di pianificazione, con aggiornamenti rilevanti per professionisti GIS, pianificatori urbani e reparti di sviluppo. Nel primo trimestre 2026 (Q1 2026), Esri ha rilasciato una serie di nuove funzionalità e miglioramenti per diversi componenti della piattaforma — da ArcGIS Urban a ArcGIS CityEngine, passando per Business Analyst Web App e ArcGIS Hub.
L’aggiornamento di ArcGIS Urban nel Q1 2026 introduce miglioramenti fondamentali nella valutazione e simulazione dei progetti. Tra le novità:
Novità per ArcGIS CityEngine includono:
Nel Q1 2026 è stata lanciata la nuova app Recreational Advisories per la gestione delle comunicazioni su parchi e sentieri, migliorando il coinvolgimento del pubblico sulla sicurezza ricreativa. Il tool Extract LOD2 Buildings semplifica la creazione di modelli 3D da dati esistenti, aumentando l’efficienza nella produzione di visualizzazioni.
La Business Analyst Web App ha ricevuto miglioramenti nel workflow di analisi nearby, che facilita l’identificazione di POI (punti di interesse) entro distanze di cammino o guida, oltre all’accesso semplificato a layer di Living Atlas richiesti dagli utenti per mappatura e reporting GIS.
Con ArcGIS Hub ora si può visualizzare direttamente contenuto 3D (scene, layer elevazione, 3D tiles) e gestire contenuti tramite cataloghi Hub configurabili, rendendo più semplice condividere dati affidabili.
Grazie alle nuove funzionalità rilasciate nel Q1 2026, ArcGIS come sistema di pianificazione supporta una pianificazione più dettagliata, dati-driven e collaborativa. Gli aggiornamenti migliorano l’analisi spaziale, la visualizzazione 3D, i processi decisionali e la comunicazione con stakeholder esterni. In pratica, ciò significa pianificazioni e simulazioni più accurate, con una migliore integrazione tra dati geografici e scenari di sviluppo urbano.
Fonte: dall’articlo originale di Keith Cooke
Director of Planning & Community Development Markets at Esri
Leggi anche:
L'articolo ArcGIS come sistema di pianificazione: novità Q1 2026 proviene da Geosmart Magazine.
La Giornata Mondiale della Terra 2026 (Earth Day 2026) è un evento globale dedicato alla tutela dell’ambiente, previsto per il 22 aprile 2026. È la 56ª edizione della ricorrenza istituita nel 1970, e coinvolge governi, scuole, imprese e cittadini in azioni di sensibilizzazione ecologica e sostenibilità ambientale.
La Giornata Mondiale della Terra nasce nel 1970 negli Stati Uniti, su iniziativa del senatore Gaylord Nelson, come risposta ai crescenti problemi di inquinamento e degrado ambientale. L’evento ha contribuito a consolidare il moderno movimento ecologista e a promuovere leggi fondamentali per la protezione dell’ambiente.
Ogni anno si organizzano manifestazioni, campagne educative, eventi culturali e progetti di volontariato ambientale. Scuole, università, aziende e comunità locali realizzano attività di riforestazione, pulizia degli spazi naturali e riduzione dei rifiuti. Anche nel 2026 sono previste iniziative coordinate da EarthDay.org e da reti nazionali in tutti i continenti.
Oggi la Giornata della Terra è riconosciuta come la più ampia mobilitazione civica del pianeta. L’edizione 2026 avrà un ruolo importante nel monitorare i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU e gli impegni assunti durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L’evento promuove azioni concrete per la transizione ecologica e la giustizia climatica.
Anche per il 2026 sono previste numerose attività legate alla sostenibilità ambientale, tra cui:
Le attività sono coordinate a livello globale da EarthDay.org e da numerose reti nazionali e locali.
Guarda tutti gli eventi organizzati nel mondo ed in Italia: earthday.org/earth-day-2026/
(Fonte: redazionale)
L'articolo Giornata Mondiale della Terra 2026 proviene da Geosmart Magazine.
Dati satellitari e IA mappano lo stress termico urbano per migliorare pianificazione, salute e mobilità nelle città.
Ogni estate, milioni di cittadini si affidano alle applicazioni meteorologiche per controllare la temperatura dell’aria, sperando in una tregua dall’afa urbana. Tuttavia, il valore numerico mostrato sullo schermo raramente corrisponde alla reale sensazione di calore oppressivo che si prova camminando sull’asfalto rovente. Questa discrepanza si verifica perché la sola temperatura dell’aria non può rappresentare in modo accurato lo stress termico umano. Il nostro bilancio termico fisiologico dipende infatti da una complessa interazione di fattori, tra cui i flussi radiativi, la velocità del vento e l’umidità atmosferica. Per ovviare a questa lacuna, la biometeorologia utilizza la Temperatura Equivalente Fisiologica (PET), un indice che esprime le condizioni termiche vissute dal corpo umano come una temperatura dell’aria equivalente in un ambiente interno standardizzato.
Derivato dall’equazione del bilancio energetico umano, la PET integra in modo sofisticato la temperatura dell’aria, la temperatura radiante media, l’umidità e la velocità del vento. Purtroppo, l’applicazione spaziale di questo prezioso indicatore rimane fortemente limitata dalla scarsità di misurazioni in-situ e da una ridotta risoluzione microclimatica, rendendo difficile avere una mappa veritiera del calore in città. Una dimostrazione drammatica e inequivocabile di questo limite osservativo si è avuta in Francia, durante la severa ondata di calore che ha colpito la città di Grenoble il 23 agosto del 2023. Un’analisi dettagliata condotta in quell’occasione ha identificato specifiche zone di canyon urbani in cui i valori del PET hanno raggiunto picchi impressionanti, arrivando fino a 20 gradi centigradi in più rispetto alla temperatura dell’aria ufficialmente registrata. I risultati dello studio hanno rivelato condizioni localizzate di stress termico estremo che risultavano del tutto non rilevabili dalle normali stazioni meteorologiche cittadine, dimostrando l’urgenza di nuovi approcci tecnologici.
Per far fronte a questa pericolosa miopia climatica, i dati satellitari offrono oggi una via d’uscita concreta nell’Osservazione della Terra. È in questo scenario che emerge il lavoro di Latitudo 40, un’azienda che ha sviluppato un innovativo layer proprietario di Temperatura Equivalente Fisiologica derivato direttamente dai dati satellitari per quantificare lo stress termico umano su scala urbana. L’approccio di questa realtà tecnologica permette di avere una valutazione spazialmente continua, spingendo la cosiddetta “climate intelligence” ben oltre la convenzionale mappatura delle temperature. Il sistema sfrutta modelli di intelligenza artificiale che sono stati addestrati su dati satellitari multispettrali per ricavare le variabili microclimatiche necessarie e calcolare il PET con un’altissima risoluzione. Attraverso l’elaborazione avanzata di queste immagini satellitari, diventa possibile rilevare l’accumulo di calore radiativo, gli effetti di intrappolamento termico dei canyon urbani e i gradienti su microscala che gli strumenti posizionati a terra non riescono fisicamente a catturare.
All’atto pratico, cosa significa avere a disposizione questa mappa termica ad altissima precisione? Significa smettere di procedere per tentativi nella gestione urbana. Un’amministrazione comunale, ad esempio, può finalmente decidere con esattezza millimetrica dove piantare nuovi alberi o installare coperture ombreggianti per abbattere il calore in uno specifico quartiere, ottimizzando i fondi pubblici laddove servono davvero. Sul fronte della salute, gli ospedali e le reti di pronto soccorso possono prevedere in anticipo quali isolati subiranno il maggior numero di malori durante una allerta meteo, pre-posizionando le ambulanze e allertando le fasce di popolazione più fragili, letteralmente strada per strada. Nel settore privato, un fondo immobiliare o una compagnia assicurativa hanno ora gli strumenti per valutare se un edificio perderà valore commerciale o subirà danni infrastrutturali nei prossimi dieci anni a causa della sua esposizione a isole di calore non mitigate, aggiustando di conseguenza i premi assicurativi e le strategie di investimento.
Tra gli sviluppi più promettenti c’è l’integrazione di questi dati in strumenti di mobilità di nuova generazione incentrati sull’uomo. Attualmente, Latitudo 40 sta inserendo il layer PET all’interno del Green Urban Navigator, una piattaforma di mobilità che impiega l’Osservazione della Terra e l’IA per ottimizzare i percorsi pedonali. Incorporando il comfort termico direttamente nelle logiche di routing, il sistema permette ai cittadini di scegliere il tragitto più fresco e sicuro per andare a lavoro o accompagnare i figli a scuola a piedi, evitando le strade dove l’accumulo di calore è fisicamente insostenibile. Non si tratta più di concetti teorici, ma di strumenti operativi già disponibili sul mercato per riprogettare la quotidianità delle nostre città. L’integrazione dei dati geospaziali nella pianificazione urbana rappresenta oggi lo snodo cruciale per trasformare le nostre metropoli da trappole di calore a ecosistemi resilienti. Di fronte all’accelerazione dei cambiamenti climatici, l’intero comparto dei decisori, dagli amministratori locali agli urbanisti, fino agli sviluppatori immobiliari e ai gestori di infrastrutture, è chiamato a un cambio di paradigma irrimandabile. Non è più sufficiente basarsi su stime approssimative; l’adozione di soluzioni scalabili basate sull’Osservazione della Terra avanzata è diventata un prerequisito fondamentale per governare il territorio in modo consapevole. Guardare alle tecnologie satellitari e alle innovazioni introdotte da realtà all’avanguardia del settore, come le soluzioni proposte da Latitudo 40, significa dotarsi di una bussola strategica essenziale. Solo abbracciando questo nuovo livello di profondità analitica sarà possibile strutturare piani di adattamento climatico realmente efficaci, mitigare i rischi e mettere in sicurezza le comunità. Perché il diritto a città vivibili, anche nel pieno di un’estate torrida, non si difende più soltanto a parole o con dichiarazioni d’intenti, ma partendo dall’oggettività inconfutabile dei dati giusti.
(Fonte: Latitudo40)
L'articolo Stress termico urbano: geospazio e IA per città resilienti proviene da Geosmart Magazine.
Mercato dei droni in Italia in crescita: oltre 150mila velivoli, nuovi operatori e applicazioni tra innovazione e mobilità aerea.
Il mercato droni in Italia sta entrando in una fase di piena maturità, con una crescita costante sia in termini di volumi che di applicazioni. Nel 2025 i droni registrati hanno superato quota 148.000, mentre gli operatori attivi sono oltre 185.000, confermando un’espansione significativa del settore.
Il mercato professionale dei droni e della mobilità aerea avanzata ha raggiunto i 168 milioni di euro, con un incremento del 5% rispetto al 2024. Anche il numero di imprese attive è salito a 675, segnando un’inversione positiva dopo anni di stabilità.
Oltre 650 progetti dimostrano la dinamicità del comparto: la maggior parte riguarda operazioni aeree come monitoraggio, sicurezza, agricoltura di precisione e riprese, mentre una quota più limitata è legata al trasporto di merci e persone.
Solo una parte dei progetti è già pienamente operativa, mentre molti restano in fase di sperimentazione o applicazione non continuativa. Crescono però le operazioni più avanzate, come le missioni BVLOS, aumentate in modo significativo nell’ultimo anno.
Le imprese si stanno orientando verso servizi ad alto valore aggiunto, come la manutenzione di infrastrutture, la pulizia tecnica e l’agricoltura di precisione. In parallelo, i droni stanno diventando strumenti sempre più rilevanti per la sicurezza sul lavoro e il monitoraggio ambientale.
Eventi di settore come Dronitaly contribuiscono a rafforzare l’ecosistema, favorendo il dialogo tra aziende, istituzioni e mondo della ricerca e creando nuove opportunità di collaborazione.
Il futuro del settore è legato allo sviluppo della mobilità aerea avanzata e alla diffusione di infrastrutture come i vertiporti. In questo scenario, sarà fondamentale un equilibrio tra innovazione tecnologica e regolamentazione per garantire crescita, sicurezza e competitività.
(Fonte: BFWE)
L'articolo Mercato droni in Italia: numeri, crescita e scenari 2026 proviene da Geosmart Magazine.
Terremoto Fosdinovo oggi 25 marzo 2026: scossa di magnitudo 4.0. Analisi delle cause geologiche.
Nella mattinata del 25 marzo 2026, alle ore 08.13 italiane, i sismografi dell’INGV hanno registrato un terremoto di magnitudo 4.0 a 11 km di profondità a circa 3 km in direzione NE da Fosdinovo, in provincia di Massa e Carrara (vedi l’immagine 1). Molte persone hanno avvertito il sisma e non si segnalano feriti. Alcune amministrazioni locali segnalano di aver evacuato scuole ed edifici per consentire la verifica di eventuali danni. Un terremoto di magnitudo 4.0 rientra tra i terremoti moderati: generalmente non provoca gravi danni, ma può essere chiaramente avvertito dalla popolazione, soprattutto se superficiale come in questo caso. Infatti, la profondità di circa 10-11 km ha reso la scossa più percepibile, con segnalazioni di un vero e proprio “boato” avvertito da numerosi testimoni.

L’epicentro del terremoto si colloca nella fossa tettonica della Lunigiana, un’area dell’Appennino settentrionale caratterizzata da uno sprofondamento della crosta terrestre, simile a una valle, formatasi per l’azione di sistemi di faglie. Questa struttura, detta graben, si origina a causa di forze distensive, cioè forze che allungano la crosta terrestre provocandone la fratturazione. In questo contesto, la Lunigiana rappresenta il blocco ribassato, mentre le Alpi Apuane risultano relativamente sollevate. Il terremoto di magnitudo 4.0 registrato a Fosdinovo è direttamente collegato a questo sistema tettonico. In particolare, come riportato dal catalogo ITHACA, il database delle faglie attive e capaci, cioè in grado di generare terremoti, curato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), mostra la presenza di una faglia localizzata proprio in corrispondenza dell’epicentro del sisma, che prende il nome di faglia di Fosdinovo (vedi l’immagine 2). L’area, inoltre, non è nuova a fenomeni sismici: nel 1920 un potente terremoto di magnitudo 6.5 colpì la regione, rappresentando l’evento più forte mai registrato in Toscana, nonché quello con il più alto numero di vittime del Novecento nella stessa regione.

Questa faglia è stata responsabile di diversi terremoti in epoca storica, tra cui quelli del 1767, 1837, 1902, 1928, 1962 e 1995, con magnitudo fino a circa 5.0 della scala Richter, come riportato nel catalogo ITHACA. Essa delimita uno dei margini della fossa della Lunigiana ed è parte attiva del sistema distensivo dell’Appennino settentrionale. Il terremoto di magnitudo 4.0 a Fosdinovo non rappresenta quindi un evento isolato, ma si inserisce in un quadro geologico ben definito: quello della fossa tettonica della Lunigiana, controllata da faglie attive come la faglia di Fosdinovo. Questi eventi costituiscono la manifestazione superficiale di processi profondi che continuano a modellare l’Appennino. Anche scosse di moderata entità, come quella odierna, sono quindi fondamentali per comprendere la dinamica attuale della crosta terrestre in questa regione.
Fonti
G. Molli, L. Torelli, F. Storti, The 2013 Lunigiana (Central Italy) earthquake: Seismic source analysis from DInSar and seismological data, and geodynamic implications for the northern Apennines. A discussion, Tectonophysics, Volumes 668–669, 2016, Pages 108-112, ISSN 0040-1951, https://doi.org/10.1016
Articolo di Carmine Magri
L'articolo Terremoto di magnitudo 4.0 Fosdinovo: le cause geologiche proviene da Geosmart Magazine.
AgoraVox Italia