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Il satellite Sentinel-4 avvia il monitoraggio orario dell’inquinamento atmosferico in Europa, migliorando previsioni e tutela della salute pubblica.
Le prime immagini preliminari della missione Copernicus Sentinel-4, a bordo del satellite Meteosat Third Generation Sounder 1, segnano un nuovo passo nella capacità europea di monitorare l’inquinamento atmosferico Europa su base oraria. Questa nuova visione dall’alto permetterà allerte più rapide, migliorando la qualità della vita e riducendo i danni sanitari ed economici legati all’aria inquinata.
L’inquinamento atmosferico è ancora oggi la principale minaccia ambientale per la salute nel continente. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, nel 2022 è stato collegato a centinaia di migliaia di morti premature. Con l’arrivo dei primi dati di Sentinel-4, l’Europa compie un salto di qualità nella sorveglianza dell’aria, offrendo strumenti più precisi per previsioni e avvisi sanitari tempestivi.
Le prime acquisizioni, risalenti all’8 ottobre 2025, mostrano la capacità del sistema di identificare diversi inquinanti: concentrazioni elevate di biossido di azoto nella Pianura Padana, livelli alti di ozono nei Balcani, in Bulgaria e Grecia, e pennacchi di anidride solforosa da fonti naturali e antropiche.
MTG-S1, che ospita Sentinel-4, opera da orbita geostazionaria e osserva costantemente la stessa area, consentendo aggiornamenti orari in quasi tempo reale. A differenza dei satelliti in orbita polare, questo sistema permette una visione continua delle variazioni quotidiane dell’inquinamento atmosferico, inclusi i picchi legati al traffico e la formazione dell’ozono.
La missione si trova ancora nella fase di commissioning, dedicata a test e ottimizzazione. Queste prime immagini rappresentano solo un’anticipazione: una volta operativa, fornirà dati senza precedenti per monitorare l’inquinamento atmosferico Europa ogni ora, aiutando a distinguere le differenze tra centri urbani e periferie e offrendo strumenti più accurati per la tutela della salute pubblica.
Secondo EUMETSAT, l’esposizione a biossido di azoto, ozono troposferico e particolato fine colpisce milioni di cittadini e comporta costi altissimi. La missione Sentinel-4 promette un avanzamento sostanziale nel monitoraggio atmosferico, migliorando la comprensione e la gestione dell’inquinamento su scala continentale.
Sviluppata nell’ambito del programma Copernicus dell’UE, la missione è il risultato della collaborazione tra Commissione Europea, ESA ed EUMETSAT. I dati confluiranno nel Copernicus Atmosphere Monitoring Service, migliorando ulteriormente le previsioni europee sulla qualità dell’aria.
(Fonte:EUMETSAT)
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Scopri il ruolo delle immagini nei GIS moderni: 3D, AI, ArcGIS Reality e Living Atlas nel webinar gratuito di Esri Italia.
Martedì 27 gennaio alle ore 11:00 si terrà il webinar gratuito “Le immagini nei GIS moderni: un elemento chiave”, organizzato da Esri Italia.
L’incontro online è dedicato al ruolo strategico delle immagini nei sistemi informativi geografici di nuova generazione.
Le immagini nei GIS rappresentano oggi una componente essenziale per la gestione, l’analisi e la condivisione dei dati geografici.
Le funzionalità offerte da ArcGIS permettono di utilizzare le immagini in modo efficace a tutte le scale di progetto, da quelle locali a quelle globali.
Una delle principali evoluzioni dei sistemi GIS è la crescente integrazione della terza dimensione. Durante il webinar verranno presentate le innovazioni introdotte in ArcGIS Reality, con focus sulla gestione e visualizzazione dei dati 3D.
Un altro aspetto chiave è la capacità di aggiornamento automatico dei dati, resa possibile dalla sempre maggiore integrazione di AI e GeoAI nella piattaforma ArcGIS, che consente analisi avanzate e processi più efficienti.
Un approfondimento sarà dedicato a Living Atlas, che sta diventando uno strumento sempre più centrale per il lavoro quotidiano di professionisti, enti e aziende grazie a contenuti autorevoli e costantemente aggiornati.
Gli eventi online di Esri Italia sono momenti di approfondimento gratuiti pensati per supportare professionisti, enti e aziende nell’adozione consapevole delle tecnologie GIS più innovative.
Il webinar del 27 gennaio alle ore 11:00 è un’occasione per comprendere come le immagini nei GIS stiano trasformando i sistemi informativi geografici moderni.
(Fonte: Esri Italia)
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Il monitoraggio vulcanico satellitare ha documentato l’attività dell’Etna tra dicembre 2025 e gennaio 2026 grazie ai dati Copernicus e Sentinel-2.
Il 27 dicembre 2025, mentre molti siciliani stavano ancora godendo delle festività natalizie, l’Etna ha deciso di regalarci uno spettacolo che mancava da quasi tre decenni. Il Cratere di Nord-Est, il più antico dei quattro crateri sommitali del vulcano, semi silenzioso con lievi manifestazioni di attività intracraterica e di degassamento dal 1998, è tornato improvvisamente protagonista con due episodi parossistici che hanno illuminato il cielo sopra la Sicilia orientale. Ma c’è stato un testimone particolare di questi eventi: i satelliti del programma Copernicus che, attraverso i loro sofisticati sensori, hanno permesso di seguire l’evoluzione dell’attività eruttiva anche quando le condizioni meteorologiche avrebbero reso difficile l’osservazione da terra.
Il 24 dicembre, la Vigilia di Natale, i dati del tremore vulcanico registrati dall’Osservatorio Etneo dell’INGV avevano mostrato una graduale ascesa. Le condizioni meteorologiche non erano ottimali e solo attraverso occasionali squarci nelle nuvole, durante le ore notturne, era possibile constatare che l’attività stromboliana all’interno del Cratere di Nord-Est si stava progressivamente intensificando con l’emissione di un denso pennacchio contenente vapore e modeste quantità di cenere che ricadeva sul versante nord-orientale del vulcano.

Nei due giorni successivi, la situazione è diventata sempre più dinamica. Non solo il Cratere di Nord-Est, ma anche la Bocca Nuova ha iniziato a produrre esplosioni stromboliane intermittenti con frequenti emissioni di cenere. Durante la notte tra il 26 e il 27 dicembre, in un momento difficile da stabilire a causa della persistente copertura nuvolosa, si è aperta una frattura eruttiva sul fianco orientale della Voragine, da cui ha avuto origine un flusso lavico debolmente alimentato che, dopo aver raggiunto la base dei crateri sommitali, ha iniziato a dirigersi lentamente verso la Valle del Leone.
Prima di addentrarci nella cronologia degli eventi, è fondamentale comprendere come i satelliti di osservazione della Terra siano riusciti a documentare un’eruzione che, per gran parte del tempo, è stata oscurata dalle nuvole. La chiave risiede nella capacità dei sensori satellitari di “vedere” la Terra non solo nella porzione dello spettro elettromagnetico visibile all’occhio umano, ma anche in altre lunghezze d’onda che ci rivelano informazioni altrimenti inaccessibili. I satelliti Sentinel-2 del programma Copernicus sono equipaggiati con strumenti multispettrali che acquisiscono dati in tredici diverse bande dello spettro elettromagnetico, dalla gamma del visibile fino all’infrarosso termico. Quando osserviamo un’immagine satellitare, ciò che vediamo è quindi il risultato della combinazione di diverse di queste bande, scelte strategicamente per evidenziare specifici fenomeni naturali.
Le immagini in “true color” (colore reale) combinano le bande del rosso, verde e blu, proprio come farebbe l’occhio umano, restituendoci una visione familiare del paesaggio. Sono utili per avere un contesto generale e per identificare elementi come la copertura nuvolosa, la vegetazione e le aree urbanizzate. Tuttavia, quando le nuvole coprono la sommità di un vulcano, queste immagini diventano praticamente inutili per monitorare l’attività eruttiva.
Ed è qui che entrano in gioco le combinazioni in “false color” (falso colore). Utilizzando bande nell’infrarosso vicino e medio, combinate con bande del visibile, possiamo creare immagini dove i diversi elementi del paesaggio assumono colorazioni artificiali che ne evidenziano le caratteristiche fisiche e termiche. Nelle visualizzazioni “false color urban”, ad esempio, la vegetazione appare in tonalità di verde brillante, le aree urbanizzate in bianco-grigio, e soprattutto, le anomalie termiche associate all’attività vulcanica risaltano in tonalità di rosso, giallo e arancione intenso.
Anche l’infrarosso a onda corta (SWIR) può essere particolarmente prezioso nel monitoraggio vulcanico perché è sensibile alle alte temperature. La lava incandescente, anche quando parzialmente oscurata da gas vulcanici o da una leggera copertura nuvolosa, emette radiazione nell’infrarosso che questi sensori possono rilevare. Le immagini SWIR ci mostrano letteralmente il “calore” del vulcano, permettendoci di identificare flussi lavici attivi, bocche eruttive e anomalie termiche anche quando la visibilità ottica è compromessa.
Il “moisture index” (indice di umidità) è un’altra elaborazione particolarmente utile. Questa visualizzazione sfrutta bande sensibili al contenuto di acqua e vapore per creare mappe dove l’umidità atmosferica e del suolo viene rappresentata con scale cromatiche che vanno dal blu (alta umidità) al rosso (bassa umidità o alte temperature). Durante un’eruzione, le aree interessate da attività termica appaiono come punti brillanti rossi e gialli che spiccano sul blu circostante, permettendo di tracciare l’estensione dei campi lavici e l’evoluzione temporale dell’eruzione.

La mattina del 27 dicembre, finalmente, le condizioni meteorologiche risultavano migliorate sul versante settentrionale del vulcano. Lì era stato subito evidente che l’attività esplosiva al Cratere di Nord-Est era diventata progressivamente più vigorosa, seppur con frequenti fluttuazioni nella sua intensità. Le immagini satellitari acquisite durante questa fase mostrano in modo spettacolare la potenza del fenomeno. Nelle elaborazioni in falso colore, la sommità dell’Etna appare dominata da una intensa anomalia termica color rosso-arancio, mentre la colonna eruttiva si estende verso ovest come un pennacchio bianco-grigiastro che contrasta nettamente con il territorio circostante. Le bande nell’infrarosso termico rivelano temperature superficiali estremamente elevate in corrispondenza della bocca eruttiva, confermando la presenza di magma fresco a temperature superiori ai mille gradi Celsius.
Le immagini satellitari del primo gennaio mostrano una situazione complessa. La copertura nuvolosa, ancora presente, rende difficile l’osservazione in luce visibile, ma le elaborazioni multispettrali rivelano chiaramente la presenza di anomalie termiche multiple: quella del Cratere di Nord-Est, quella del cratere a pozzo sulla Voragine, e una nuova frattura eruttiva apertasi a quota 2100 metri localizzata subito a monte del Monte Simone, alla base della parete nord della Valle del Bove. È proprio in situazioni come questa che il valore dell’osservazione satellitare multispettrale emerge in tutta la sua importanza, permettendo di distinguere e localizzare con precisione diverse sorgenti di attività termica contemporaneamente attive.

Da questa nuova frattura eruttiva, caratterizzata da una debole attività esplosiva e da un basso tasso effusivo medio di circa cinque metri cubi al secondo misurato da dati satellitari, è stata emessa una colata lavica che si è sviluppato poi all’interno della porzione centrale della desertica Valle del Bove. Questa valle, un’ampia depressione a forma di ferro di cavallo sul versante orientale dell’Etna, rappresenta una sorta di “contenitore naturale” per le colate laviche, proteggendo i centri abitati sottostanti.

Le immagini satellitari del 3 gennaio sono particolarmente significative perché documentano grazie alle bande in falso colore il contrasto netto tra la lava e il resto del paesaggio, permettendo di delineare lunghezza della colata e l’area coinvolta.

Tutto il monitoraggio vulcanico satellitare che ha permesso di seguire in tempo quasi reale l’evoluzione di questa eruzione è stato possibile grazie al programma Copernicus, l’iniziativa di punta dell’Unione Europea per l’osservazione della Terra. Copernicus rappresenta uno dei programmi spaziali più ambiziosi mai realizzati, con l’obiettivo di fornire dati accurati, tempestivi e facilmente accessibili per migliorare la gestione dell’ambiente, comprendere e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, e garantire la sicurezza civile. Il cuore tecnologico di Copernicus è costituito dalla costellazione di satelliti Sentinel, una flotta di missioni dedicate ciascuna a specifici aspetti dell’osservazione terrestre. I satelliti Sentinel-2, che hanno fornito le immagini utilizzate per documentare l’eruzione dell’Etna, presentano una risoluzione spaziale che varia dai dieci metri per le bande nel visibile e nell’infrarosso vicino, fino ai venti metri per alcune bande nell’infrarosso a onda corta, una precisione più che sufficiente per identificare i flussi lavici, bocche eruttive e anomalie termiche. I dati acquisiti dai satelliti Sentinel vengono resi disponibili gratuitamente attraverso portali web aperti a scienziati, autorità di protezione civile, sviluppatori di applicazioni e cittadini. Questa politica di “open data” è uno dei pilastri fondamentali di Copernicus e rappresenta una rivoluzione nel modo in cui i dati di osservazione della Terra vengono condivisi e utilizzati. Nel caso del monitoraggio vulcanico, questo significa che i vulcanologi dell’INGV, le autorità regionali di protezione civile, e persino appassionati e divulgatori scientifici possono accedere rapidamente alle stesse immagini satellitari per vedere dallo spazio l’evoluzione di un’eruzione.
L’attività dell’Etna tra fine dicembre 2025 e inizio gennaio 2026 segna quindi un momento importante nella storia recente di questo vulcano, con il ritorno in attività parossistica del Cratere di Nord-Est dopo ventotto anni di attività intracraterica. Ma questa eruzione ci ha anche offerto una dimostrazione eloquente di come le moderne tecnologie di osservazione della Terra dallo spazio ed il monitoraggio vulcanico satellitare, abbiano trasformato radicalmente il modo in cui monitoriamo e comprendiamo i fenomeni vulcanici. In passato, un’eruzione accompagnata da una copertura nuvolosa persistente, come quella dei primi giorni di questa sequenza eruttiva, sarebbe stata documentata principalmente attraverso misure indirette, come il tremore vulcanico e occasionali osservazioni da terra negli spazi di visibilità. Oggi, grazie ai sensori multispettrali dei satelliti Sentinel, possiamo letteralmente “vedere attraverso le nuvole”, utilizzando lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico alle quali le nuvole sono trasparenti o semitrasparenti, rivelando l’attività vulcanica sottostante. Questa rappresentazione tridimensionale finale, ottenuta combinando i dati multispettrali di Sentinel-2 con i modelli digitali di elevazione disponibili all’interno della piattaforma Copernicus, ci offre una prospettiva spettacolare dell’eruzione. “Volare” virtualmente sopra l’Etna e osservando come il flusso lavico si snoda lungo le pendici del vulcano, seguendo la topografia naturale del terreno.

Articolo di: Silvia Ilacqua
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Dati satellitari dell’atmosfera: le prime misurazioni di Sentinel-4 mostrano la distribuzione di NO₂ e altri inquinanti, migliorando l’osservazione dell’atmosfera europea.
I nuovi dati satellitari atmosfera prodotti dalla missione Copernicus Sentinel-4 mostrano per la prima volta la distribuzione di biossido di azoto, anidride solforosa e ozono sull’Europa. Le immagini, ricavate dalle misurazioni iniziali acquisite l’8 ottobre 2025, evidenziano la presenza di biossido di azoto nella troposfera, con chiari hotspot di inquinamento lungo la costa mediterranea e nella Pianura Padana.
Il biossido di azoto è uno dei principali inquinanti generati dalla combustione dei combustibili fossili, come quelli utilizzati nei motori dei veicoli, negli impianti energetici e nei sistemi di riscaldamento. Le sue concentrazioni possono variare rapidamente. Si tratta di una sostanza tossica che contribuisce anche alla formazione di inquinanti secondari, tra cui ozono e particolato, entrambi associati a impatti significativi sulla salute umana e sull’ambiente.
Pur essendo preliminari, questi risultati segnano un passo decisivo nella capacità europea di osservare e monitorare la qualità dell’aria da un’orbita geostazionaria a 36.000 chilometri dalla superficie terrestre. I nuovi dati satellitari atmosfera consentiranno analisi più tempestive e precise dei fenomeni inquinanti che interessano il continente.
(Fonte: Copernicus)
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