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Trump vuole la Groenlandia. Tranquilli, nulla di originale: è una storia vecchia quasi quanto l’America stessa. Ma perché la vuole così tanto?
Greenland, la terra verde. Iceland, la terra del ghiaccio.
Ho sentito spesso dire da amici e conoscenti che i nomi siano sbagliati e che andrebbero invertiti: l’Islanda, dai mille colori e ricca di verde, avrebbe dovuto chiamarsi Groenlandia; mentre la Groenlandia, vasta distesa di ghiaccio, avrebbe meritato il nome di Terra del Ghiaccio.
Il nome Groenlandia deriva dal norreno antico Grønland, ovvero “Terra Verde”. Fu scelto intorno al 985 d.C. dall’esploratore vichingo Erik il Rosso, esiliato dall’Islanda, probabilmente per rendere l’isola più attraente agli occhi di nuovi coloni. Le coste meridionali, infatti, offrivano pascoli estivi, vita marina abbondante e condizioni relativamente favorevoli, nonostante gran parte dell’isola fosse (e sia tuttora) coperta dai ghiacci.
Eppure, la Groenlandia è molto più “verde” di quanto appaia in superficie. Non solo dal punto di vista naturale, ma soprattutto da quello economico, strategico e geopolitico.

Nel 1867, gli Stati Uniti chiesero per la prima volta alla Danimarca a quale prezzo fosse disposta a vendere la Groenlandia, allora territorio del Regno danese. La richiesta fu ignorata.
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1946, Washington tornò alla carica offrendo 100 milioni di dollari per l’isola. Anche in quel caso, la risposta fu un netto rifiuto.
Quando nel 2019 Donald Trump dichiarò apertamente di voler “comprare” la Groenlandia, l’opinione pubblica reagì con sorpresa e ironia. In realtà, quella di Trump non era un’idea bizzarra o improvvisata, ma l’ultima manifestazione di un interesse strategico statunitense lungo oltre 150 anni.
La Groenlandia occupa una posizione cruciale nell’Artico, a metà strada tra Nord America ed Europa. Dal punto di vista militare e geopolitico, è un punto di controllo fondamentale per:
Non a caso, gli Stati Uniti sono già presenti sull’isola con la base militare di Thule (oggi Pituffik Space Base), elemento chiave della difesa nordamericana.
In un contesto di crescenti tensioni globali, controllare la Groenlandia significa controllare l’Artico.
Lo scioglimento dei ghiacci artici sta trasformando radicalmente la regione. Rotte marittime che fino a pochi decenni fa erano impraticabili stanno diventando sempre più accessibili, accorciando i collegamenti tra:
Questo rende la Groenlandia un nodo strategico del commercio globale del futuro, aumentando esponenzialmente il suo valore geopolitico.
Il motivo principale dell’interesse americano, però, è un altro: le risorse naturali.
Sotto il ghiaccio groenlandese si trovano:
In un mondo che punta alla transizione energetica e alla tecnologia avanzata, le terre rare sono una risorsa strategica cruciale. Oggi il loro mercato è largamente dominato dalla Cina, e gli Stati Uniti vogliono ridurre questa dipendenza.
La Groenlandia rappresenta, in questo senso, una cassaforte ancora poco sfruttata.
L’Artico è diventato un nuovo campo di competizione tra grandi potenze.
Gli Stati Uniti temono di perdere influenza in un’area che sarà sempre più centrale nei prossimi decenni. L’interesse di Trump per la Groenlandia va letto proprio in questa chiave: difesa degli interessi strategici americani in un mondo multipolare.
Nonostante le pressioni esterne, la Groenlandia non è un territorio vuoto o passivo. È una regione autonoma, legata alla Danimarca, con una popolazione che guarda sempre più all’indipendenza politica.
Molti groenlandesi temono che lo sfruttamento delle risorse possa avvenire a discapito dell’ambiente e delle comunità locali, trasformando l’isola in una semplice pedina geopolitica.
La Groenlandia non è solo una distesa di ghiaccio. È potere, risorse e futuro.
Ed è proprio per questo che gli Stati Uniti, da oltre un secolo, cercano di metterci le mani sopra. Trump lo ha detto ad alta voce. Altri, prima di lui, lo avevano solo pensato.

Fonti e bibliografia:
Spie, satelliti, intercettazioni e radar. Così gli USA alimentano il separatismo. Francesco Semprini, La Stampa, 20/01/2026.
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Il ghiaccio marino artico si forma lungo la costa orientale della Groenlandia. I dati Sentinel monitorano l’evoluzione stagionale nelle regioni polari.
Con l’avvicinarsi dell’inverno nell’emisfero settentrionale, la riduzione della luce solare alle alte latitudini porta a temperature più rigide e alla formazione di ghiaccio marino lungo la costa orientale della Groenlandia.
L’immagine acquisita dal satellite Copernicus Sentinel-2 il 13 novembre 2025 mostra la regione illuminata dalla tenue luce del sole basso sull’orizzonte, che proietta ombre allungate sul paesaggio. Queste ombre sono un tratto caratteristico dell’inizio dell’inverno polare.
Nell’immagine è visibile il fiordo Sikuijivitteq, nella Groenlandia orientale, dove il ghiaccio marino sta iniziando a formarsi. Chiazze di pack ice, uno strato compatto di frammenti di ghiaccio galleggianti, si stanno gradualmente espandendo sulla superficie dell’acqua.
Lo sviluppo stagionale del ghiaccio marino è fondamentale per il sistema climatico artico e influenza gli ecosistemi marini sia regionali che globali.
I dati dei satelliti Copernicus Sentinel-2 e Sentinel-1 sono strumenti chiave per monitorare i cambiamenti nelle regioni polari e subpolari, inclusi la formazione, l’evoluzione e la distribuzione del ghiaccio marino.
(Fonte: Copernicus)
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Prime analisi sulla nuova morfologia del vulcano Hayli Gubbi dopo l’eruzione del 2025 e sulle variazioni visibili nelle immagini Sentinel-2.
Il 23 novembre 2025 il vulcano Hayli Gubbi, nel nord-est dell’Etiopia, è eruttato per la prima volta nella storia documentata. Situato nella sismicamente attiva depressione di Afar, parte del sistema di faglie del Rift africano, l’evento ha prodotto una colonna di gas e cenere alta circa 13–15 km. La nube vulcanica si è poi dispersa sopra il Mar Rosso in direzione della Penisola Arabica, con possibili ricadute di cenere su pascoli e coltivazioni vicine.
Le immagini in falsi colori acquisite dai satelliti Copernicus Sentinel-2 il 23 e 25 novembre 2025 mostrano evidenti trasformazioni alla sommità del vulcano dopo l’eruzione. Nell’acquisizione successiva, due giorni dopo l’evento, è chiaramente visibile un nuovo cratere nell’area sommitale, mentre depositi di cenere grigia e marrone ricoprono i versanti e il terreno circostante.
I sensori multispettrali di Sentinel-2 consentono un’osservazione dettagliata delle variazioni della superficie terrestre associate all’attività vulcanica, permettendo di identificare rapidamente nuove aperture, aree ricoperte da cenere e modifiche morfologiche post-eruttive.
Il 23 novembre 2025, il vulcano Hayli Gubbi in Etiopia, situato a circa 800 km nord-est di Addis Abeba, è eruttato per la prima volta in quasi 12.000 anni.
L’eruzione ha prodotto una vasta nube di biossido di zolfo (SO₂) nell’atmosfera. I dati del satellite Copernicus Sentinel-5P, acquisiti il 24 novembre, mostrano la nube estendersi per circa 3.700 km dall’Etiopia fino al Mar Arabico.
Le capacità di monitoraggio atmosferico di Sentinel-5P consentono di rilevare e seguire le emissioni di gas vulcanici. Queste informazioni sono fondamentali per:
(Fonte: Copernicus)
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Smartphone positioning: in questo articolo analizziamo le principali criticità del processamento GNSS da smartphone e le strategie per affrontarle.
Negli ultimi anni, gli smartphone sono diventati strumenti sempre più rilevanti nel campo del posizionamento satellitare. Non più semplici terminali per la navigazione stradale, ma dispositivi capaci di registrare osservazioni GNSS grezze, grazie all’apertura introdotta da Google a partire dal 2016 con Android 7.0 Nougat. Oggi è possibile accedere direttamente alle misure di codice, fase e Doppler dei principali sistemi satellitari, aprendo la porta a tecniche di posizionamento avanzate come il PPP (Precise Point Positioning), l’RTK (Real Time Kinematic) o la fusione con sensori inerziali.
Tuttavia, elaborare i dati provenienti da uno smartphone non è affatto paragonabile all’uso di un ricevitore geodetico di fascia alta. Le differenze hardware (antenne integrate, elettronica meno stabile, clock meno precisi) e software comportano sfide notevoli.
Il formato RINEX rappresenta lo standard universale per lo scambio di osservazioni GNSS. Per poter utilizzare dati da smartphone in software di elaborazione GNSS consolidati come RTKLIB, è indispensabile convertire correttamente i log grezzi. Questa operazione, apparentemente semplice, nasconde complessità tecniche:
Senza una conversione accurata, l’intero dataset diventa inutilizzabile o produce soluzioni degradate.
Uno dei problemi più ricorrenti è l’elevata presenza di cycle slips, discontinuità nelle osservazioni di fase. Su ricevitori professionali i salti di ciclo sono eventi rari, spesso dovuti a ostruzioni temporanee del segnale. Sugli smartphone, invece, sono la regola:
Il risultato è una fase estremamente frammentata, difficilmente utilizzabile. Per questo motivo, sono utili metodi di rilevamento avanzati, come quelli basati sulle osservazioni Doppler o quelli basati sulla combinazione lineare di osservazioni, che aiutano a individuare efficacemente le interruzioni del tracking.
Se le fasi soffrono di continui salti, le osservazioni Doppler si rivelano abbastanza robuste. Il Doppler, derivata temporale della fase, fornisce informazioni dirette sulla velocità relativa tra ricevitore e satellite. Negli smartphone in particolare, con molte applicazioni dinamiche, le osservazioni Doppler mostrano rumore ridotto rispetto al codice, disponibilità continua e possono essere integrate in filtri di Kalman o in approcci di fusione con sensori inerziali per migliorare la dinamica della traiettoria.
Alcuni studi hanno dimostrato che le osservazioni Doppler degli smartphone consentono di ottenere stime di velocità con errori di pochi cm/s, rendendolo una risorsa fondamentale per applicazioni in movimento.
Una tecnica particolarmente promettente è l’uso delle fasi in modalità Time-Differenced Carrier Phase (TDCP). L’idea è semplice: sottraendo le osservazioni di fase di uno stesso satellite in due epoche successive, si eliminano gran parte degli errori sistematici comuni (ambiguità, bias, errori atmosferici) e rimane una misura sensibile al solo spostamento relativo tra epoche.
Il TDCP permette quindi di stimare spostamenti e velocità con buona accuratezza, senza dover risolvere le ambiguità intere e combinare le informazioni con osservazioni Doppler per una stima più robusta.
Una strategia efficace per migliorare l’elaborazione consiste nel pesare le osservazioni in base al loro SNR (Signal-to-Noise Ratio). L’SNR è un indicatore diretto della qualità del segnale ricevuto: valori elevati (tipici di satelliti con elevata elevazione sull’orizzonte) corrispondono a misure più affidabili mentre valori bassi indicano segnali disturbati, spesso influenzati da multipath o attenuazioni.
Attribuendo pesi proporzionali all’SNR si ottiene una soluzione stabile negli smartphone, in cui le osservazioni migliori guidano l’algoritmo di stima mentre quelle degradate hanno un impatto ridotto.
Gli smartphone non sostituiranno nel breve periodo i ricevitori geodetici, ma il loro ruolo nella geolocalizzazione avanzata è destinato a crescere. Alcune direzioni promettenti sono:
Con il miglioramento delle antenne integrate e l’ottimizzazione dei chipset, la qualità delle osservazioni crescerà ulteriormente, rendendo lo smartphone un ricevitore accessibile per l’elaborazione GNSS avanzata.
(Fonte: Gter)
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L’eruzione del vulcano Hayli Gubbi in Etiopia emette una grande nube di SO₂. I dati Sentinel-5P monitorano gas e clima.
Il 23 novembre 2025, il vulcano Hayli Gubbi in Etiopia, situato a circa 800 km nord-est di Addis Abeba, è eruttato per la prima volta in quasi 12.000 anni.
L’eruzione ha prodotto una vasta nube di biossido di zolfo (SO₂) nell’atmosfera. I dati del satellite Copernicus Sentinel-5P, acquisiti il 24 novembre, mostrano la nube estendersi per circa 3.700 km dall’Etiopia fino al Mar Arabico.
Le capacità di monitoraggio atmosferico di Sentinel-5P consentono di rilevare e seguire le emissioni di gas vulcanici. Queste informazioni sono fondamentali per:
(Fonte: Copernicus)
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