Il sito di Giulio Cavalli. Attore, autore, scrittore, consigliere regionale in Lombardia
La Procura di Roma ha aperto un’indagine per tortura contro i militari israeliani che nel settembre 2025 intercettarono e detennero gli attivisti della Global Sumud Flotilla. Il legal team ha dichiarato: “È stata riconosciuta la gravità di quanto accaduto”. Arturo Scotto, deputato del Pd, lo ha definito “un fatto rilevante”. Lo stesso giorno il governo Meloni ha comunicato il mancato rinnovo del memorandum di cooperazione in materia di difesa con Israele, vigente da vent’anni. Il 14 aprile 2026, dallo stesso Stato, sulla stessa materia: un atto della magistratura e uno dell’esecutivo.
La Procura nomina il reato: tortura. Il governo nomina l’azione: sospensione del rinnovo automatico. Il senatore M5S Pirondini ha dichiarato che la decisione “arriva con settantamila morti di ritardo”. Giovanni Donzelli, FdI, ha precisato: “Non c’è nessuna forzatura. È sospensione del rinnovo, non risoluzione dell’accordo”. La Global Sumud Flotilla è in mare dal 12 aprile. La flotta italiana salperà dalla Sicilia il 23 aprile: una trentina di natanti cui si uniranno le venti imbarcazioni da Marsiglia, attualmente in Calabria.
L’indagine per tortura della Procura riguarda la missione 2025 di quella stessa Flotilla. Un attacco israeliano su un veicolo della polizia a Gaza City ha ucciso quattro persone, il 14 aprile, tra cui un bambino di tre anni che passava vicino al bersaglio. La nonna Samia al-Malahi ha dichiarato ad AP: «Che colpa ha il bambino? Stava camminando per strada.» L’Idf: «È stata eliminata una minaccia immediata.» Da ottobre 2025, secondo il ministero della salute di Gaza, i morti nelle operazioni israeliane nella Striscia hanno superato 750 nonostante il cessate il fuoco vigente. Il memorandum si rinnovava da solo. Per vent’anni. La Procura di Roma gli ha dato un nome: tortura.
L’articolo Memorandum Italia-Israele, stop con 70mila morti di ritardo sembra essere il primo su LA NOTIZIA.
La Procura di Roma ha aperto un’indagine per tortura contro i militari israeliani che nel settembre 2025 intercettarono e detennero gli attivisti della Global Sumud Flotilla. Il legal team ha dichiarato: “È stata riconosciuta la gravità di quanto accaduto”. Arturo Scotto, deputato del Pd, lo ha definito “un fatto rilevante”. Lo stesso giorno il governo Meloni ha comunicato il mancato rinnovo del memorandum di cooperazione in materia di difesa con Israele, vigente da vent’anni. Il 14 aprile 2026, dallo stesso Stato, sulla stessa materia: un atto della magistratura e uno dell’esecutivo.
La Procura nomina il reato: tortura. Il governo nomina l’azione: sospensione del rinnovo automatico. Il senatore M5S Pirondini ha dichiarato che la decisione “arriva con settantamila morti di ritardo”. Giovanni Donzelli, FdI, ha precisato: “Non c’è nessuna forzatura. È sospensione del rinnovo, non risoluzione dell’accordo”. La Global Sumud Flotilla è in mare dal 12 aprile. La flotta italiana salperà dalla Sicilia il 23 aprile: una trentina di natanti cui si uniranno le venti imbarcazioni da Marsiglia, attualmente in Calabria.
L’indagine per tortura della Procura riguarda la missione 2025 di quella stessa Flotilla. Un attacco israeliano su un veicolo della polizia a Gaza City ha ucciso quattro persone, il 14 aprile, tra cui un bambino di tre anni che passava vicino al bersaglio. La nonna Samia al-Malahi ha dichiarato ad AP: «Che colpa ha il bambino? Stava camminando per strada.» L’Idf: «È stata eliminata una minaccia immediata.» Da ottobre 2025, secondo il ministero della salute di Gaza, i morti nelle operazioni israeliane nella Striscia hanno superato 750 nonostante il cessate il fuoco vigente. Il memorandum si rinnovava da solo. Per vent’anni. La Procura di Roma gli ha dato un nome: tortura.
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«Sono scioccato da Meloni. Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo.» Donald Trump lo ha detto ieri al Corriere della Sera. Vale la pena rileggere la frase: il presidente degli Stati Uniti, che Meloni auspicava potesse vincere il Nobel per la pace, la chiama codarda. Tre anni e mezzo di devozione riassunti in una riga. In quarantott’ore Palazzo Chigi ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum…
Mancano settantasette giorni. Avanzamento finanziario: 49%. Openpolis ha incrociato i dati del portale Italia Domani, aggiornati al 26 febbraio 2026, con le decisioni di esecuzione del Consiglio europeo. Il risultato è una fotografia che il governo di Giorgia Meloni non appende nei comunicati stampa: delle 60 misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza per cui il termine del 30 giugno è perentorio, quelle che coinvolgono 45.506 cantieri e 60,4 miliardi di fondi europei, la spesa effettuata si ferma alla metà. Esattamente: il 49%.
Meloni ha dichiarato di recente di aver “liberato decine di miliardi di euro” e di essere “la prima nazione in Europa in avanzamento del Pnrr”. La Corte dei Conti, nella relazione sul primo semestre 2025, aveva certificato che a fine 2024 erano effettivamente investiti 63,9 miliardi su 194 totali, il 33% delle risorse complessive. Bruxelles ha già respinto la richiesta di proroga oltre agosto 2026.
Il punto più critico, del resto, è che ancora oggi nessuno sa cosa succederà ai progetti rimasti a metà. La normativa europea non contempla uno scenario di “mancato completamento”: si limita a descrivere meccanismi preventivi e poteri sostitutivi. La cosiddetta clausola di reversal stabilisce che gli obiettivi già raggiunti e già pagati non possano essere cancellati. Per tutto il resto, il quadro è nebuloso.
Il governo ha risposto moltiplicando i dispositivi di emergenza. Il decreto 95/2025 ha autorizzato il Fondo per l’avvio di opere indifferibili come sostituto dei fondi Pnrr per i cantieri che avevano già rinunciato al piano europeo, purché le gare fossero state aggiudicate entro la fine del 2025. Il decreto-legge 19/2024 aveva già previsto la possibilità di spostare progetti dal Pnrr alla politica di coesione. Per oltre 23,5 miliardi di euro si ricorrerà a strumenti finanziari che consentono di firmare accordi entro il 30 giugno e completare i lavori dopo: energia, infrastrutture idriche, digitale, housing universitario, agroalimentare.
La scadenza del 30 giugno è allo stesso tempo inderogabile e parzialmente aggirabile, a seconda dello strumento normativo applicato. Una costruzione di scatole cinesi assemblata pezzo per pezzo ogni volta che una scadenza si avvicinava troppo. Così il governo può dichiarare che non si perderà un euro, senza dover spiegare come.
Le misure più indietro raccontano la qualità dell’attuazione meglio di qualsiasi conferenza stampa. Il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura, intervento che incrocia lavoro nero e caporalato, è all’1,2% di avanzamento finanziario. La digitalizzazione dei parchi nazionali al 3,3%. Le cosiddette “isole verdi” al 6%, nonostante il portale di Infratel le dichiari completate: una discrepanza che Openpolis segnala senza riuscire a spiegare.
I cantieri ferroviari verso il Sud sono già fuori tempo. La Salerno-Reggio Calabria ha speso il 3,54% dei fondi Pnrr assegnati rispetto all’8% preventivato; la Roma-Bari è al 34,76% di avanzamento rispetto al 59% atteso. Il Terzo Valico dei Giovi, secondo la timeline pubblicata da Affarinternazionali, non concluderà i lavori entro giugno: rischio concreto di perdere 200 milioni di finanziamenti europei.
Secondo la circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze, il certificato di ultimazione dei lavori emesso entro il 30 giugno è l’unico documento che conta. Qualsiasi spesa effettuata dopo il 31 agosto non sarà ammissibile nel perimetro Pnrr. Senza quel certificato andrà trovato un finanziamento alternativo per non lasciare le opere a metà.
Che è esattamente quello che il governo aveva promesso non sarebbe mai accaduto. Mancano settantasette giorni. L’avanzamento è al 49%.
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Ieri mattina i bambini di Umm al-Khair, a Masafer Yatta, Cisgiordania occupata, tornavano a scuola per la prima volta dopo quarantaquattro giorni. Le lezioni erano sospese dal 28 febbraio, data di inizio delle operazioni statunitensi e israeliane contro l’Iran. Durante la notte i coloni di Carmel avevano steso filo spinato sull’unica strada che porta alle aule. Si sono seduti davanti al filo spinato e hanno tenuto lezione all’aperto.
Le forze israeliane hanno sparato granate lacrimogene e stordenti. Sarah Al-Hathaleen, dodici anni, ha detto ad AFP: «Mi hanno lanciato una granata. Ho avuto paura e sono corsa via. Ho cominciato a piangere.» Rashid Al-Hathaleen, undici anni: «Stanotte eravamo eccitatissimi per la scuola. Gli israeliani hanno chiuso la strada con il filo spinato. Vogliamo tornare a scuola.»
L’esercito israeliano ha comunicato ad AFP di aver «disperso un raduno insolito di palestinesi», precisando che «non sono stati riportati feriti». Le riprese di AFP documentano il lancio dei candelotti. La formula trasforma bambini seduti in soggetti da disperdere.
Bassam Jabr, direttore dell’istruzione di Masafer Yatta, ha dichiarato: «I coloni cercano di stringerci il nodo al collo in ogni modo. Uno di questi metodi è tagliare la strada agli studenti mentre espandono l’insediamento.» Nella Cisgiordania occupata vivono oltre cinquecentomila israeliani in insediamenti che il diritto internazionale definisce illegali.
La Global Sumud Flotilla è in mare dal 12 aprile: settanta imbarcazioni, tremila partecipanti da cento paesi, il doppio della flotta intercettata nel settembre 2025. Il portavoce Pablo Castilla ha dichiarato che l’attenzione internazionale su Gaza è calata dall’inizio della guerra all’Iran. L’esercito israeliano ha scritto: «non sono stati riportati feriti».
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