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Anche il Gruppo Intesa San Paolo è ampiamente coinvolto in Africa, avendo effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia, Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, secondo il sito specializzato sudafricano DefenceWeb
Angola eldorado africano per Leonardo SpA, azienda leader del complesso militare industriale italiano.
Il presidente della Repubblica João Lourenço ha approvato l’accordo del valore di 132,8 milioni di euro per l’acquisto da parte del ministero della difesa di 12 elicotteri leggeri multiruolo AW119M (AgustaWestland) e due AW119Kx prodotti da Leonardo.
L’accordo con l’azienda italiana prevede pure la fornitura di componenti e servizi addestrativi, supporto e assistenza tecnici.
Secondo quanto riportato dalla stampa angolana, il decreto presidenziale n. 137/26, pubblicato il 17 aprile 2026, autorizza la copertura finanziaria della commessa da parte del gruppo bancario Intesa SanPaolo S.p.A., attraverso l’Agenzia italiana per il credito all’esportazione SACE.
“Il Gruppo Intesa SanPaolo è stato ampiamente coinvolto in Africa, avendo effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia, Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, riporta il sito specializzato sudafricano DefenceWeb.
Gli elicotteri AW119M “Koala” possono essere impiegati per un ampio ventaglio di missioni militari, compreso il trasporto truppe e carichi, l’addestramento, il trasferimento di personale ferito, il soccorso e ricerca, il comando e controllo operativo e la scorta armata.
Le due versioni del velivolo differiscono solo per la suite avionica. Il peso massimo al decollo è di 2.850 Kg, mentre la velocità massima di crociera è di 240 km/h. Gli elicotteri hanno un’autonomia di volo superiore alle quattro ore e possono volare a 4.500 metri d’altezza.
La commessa degli elicotteri militari segue la visita a Luanda, il 2 ottobre 2024, dell’allora presidente del Gruppo Leonardo, l’ambasciatore Stefano Pontecorvo.
In quell’occasione Pontecorvo incontrò il presidente della Repubblica João Lourenço. “Al centro del colloquio la volontà delle parti di rafforzare la cooperazione nei settori aerospaziale, difesa e cybersicurezza”, riportò la nota dell’ambasciata italiana.
Prima di lasciare il paese africano il leader di Leonardo enfatizzò il ruolo dell’Angola quale “partner storico e strategico del gruppo italiano”. “L’Angola – ha aggiunto – è il paese africano che ha acquistato il maggior numero di elicotteri prodotti dalla nostra società”.
Gli elicotteri AW119Kx “Koala” sono già in dotazione della Polizia nazionale angolana. Nel dicembre 2025 due velivoli sono stati consegnati da Leonardo in occasione di una cerimonia ufficiale presso il quartier generale di AgustaWestland di Vergiate, in Lombardia.
I due elicotteri sono la prima tranche di una commessa di 19 velivoli modello AW119Kx e AW139 (quest’ultimo multiruolo di dimensione media), sottoscritta dal Ministero dell’Interno con Leonardo nel dicembre 2021, con il fine di “modernizzare ed espandere i reparti aerei della polizia”.
Secondo quanto dichiarato dalle autorità di Luanda, i nuovi elicotteri saranno impiegati in particolare per la sorveglianza aerea, la ricerca e il soccorso e l’assistenza umanitaria in caso di disastri.
Il contratto con Leonardo include la formazione e l’addestramento dei piloti, la fornitura di pezzi di ricambio e il supporto tecnico in Angola tramite la società “Tecner”, certificata da Leonardo Helicopters e dall’Agenzia nazionale angolana per l’aviazione civile.
Gli affari della holding italiana in Angola non si fermano però con gli elicotteri AgustaWestland.
Il 4 marzo 2026 a Cherbourg, nel nord della Francia, è stata varata nei cantieri CMN (Constructions Mécaniques De Normandie) la prima delle tre corvette leggere BR71 Mk II destinate alla Marina militare angolana.
Buona parte degli armamenti in dotazione alle unità sarà fornita da Leonardo. Come riporta la rivista Ares, i sistemi di combattimento saranno incentrati sul Combat Management System “Athena-C” con una suite per le telecomunicazioni con apparati UHF, HF e satellitare nonché un’ampia gamma di sistemi, sensori e sistemi d’arma forniti dal gruppo Leonardo.
In aggiunta al radar multifunzionale “AESA Kronos Naval HP” di Leonardo ed al sistema integrato di guerra elettronica fornito da un’altra importante azienda italiana, ELT Group (già Elettronica SpA), le corvette saranno dotate di radar per la navigazione nonché di radar di direzione del tiro NA-25 ed elettro-ottiche “Medusa Mk4”, sempre di Leonardo, per la sorveglianza e la direzione del tiro cannoniero.
L’armamento comprende il cannone “Super Rapido” da 76/62 mm (prodotto a La Spezia da OTO Melara, azienda di Leonardo) e due sistemi secondari a controllo remoto “Lionfish” da 20 mm, realizzati sempre da Leonardo.
Sulle corvette della Marina angolana saranno installati infine otto lanciatori verticali per il sistema missilistico MBDA “VL MICA”, due lanciatori MBDA “Simbad RC” con due missili superficie-aria “Mistral 3”, nonché due complessi per missili antinavi MM-40 “Exocet”.
I missili “Mistral 3” e MM-40 “Exocet”, così come i “VL MICA”, sono prodotti dal consorzio europeo MBDA, controllato per il 75% dai colossi aerospaziali Airbus Group (Francia) e BAE Systems (Regno Unito) e per il restante 25% dall’italiana Leonardo.
Articolo pubblicato in Africa ExPress il 30 aprile 2026, https://www.africa-express.info/2026/04/30/angola-eldorado-africano-per-leonardo-spa-leader-italiano-delle-armi/
“Rispettare gli accordi sulle basi Usa in Italia non significa essere coinvolti in una guerra, ma adempiere con responsabilità a impegni previsti dalla legge. L’Italia non è in guerra, ma è parte della NATO e agisce nel pieno rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali. L’utilizzo delle basi militari si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli anni hanno sempre applicato questi accordi senza metterli in discussione”. E’ quanto dichiarato il 7 aprile dal ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso del dibattito alla Camera dei Deputati sull’uso del territorio italiano per le operazioni di guerra all’Iran. Crosetto ha chiesto un atto di fede ai parlamentari e agli italiani: fidatevi, è tutto ok e nel pieno rispetto degli accordi tra Italia e Stati Uniti. Sì, perché quegli accordi sono top secret da quasi ottant’anni e, come ricorda Crosetto, non c’è stato governo della storia della Repubblica che abbia pensato di desecretarli e magarli di ridiscuterli. Ergo, in continuità e contiguità con il passato, il belpaese continuerà a fare da piattaforma per le campagne di morte dell’alleato d’oltreoceano, oggi in Iran e nel Golfo Persico, domani chissà, in Corno d’Africa, nel Sahel e nell’indopacifico.
Al ministro della guerra va però riconosciuto il merito di aver snocciolato una serie di dati, parziali, sull’uso di due delle installazioni militari messe a disposizione delle forze armate Usa, gli scali di Aviano (Pordenone) e Sigonella (Sicilia orientale). Aviano è una delle principali basi in Europa di US Air Force con tanto di depositi per le bombe nucleari tattiche B-61-12. E’ sede del 31st Fighter Wing con due squadroni di cacciabombardieri F-16 “Fighting Falcon” a doppia capacità, convenzionale e nucleare, e del 56th Rescue Squadron, dotato di elicotteri da ricerca e soccorso in combattimento “Sikorsky” HH-60W. Secondo quanto riferito da Crosetto, negli anni compresi tra il 2018 e il 2022, da Aviano sono transitati 2.795 grandi aerei da trasporto e 315 tra caccia ed elicotteri statunitensi. Quasi il 10% degli aerei cargo (251), è stato classificato “hot”: trasportavano cioè armi, munizioni ed esplosivi e, potenzialmente anche testate atomiche. Numeri imponenti dato che il periodo temporale è stato segnato da una forte riduzione delle operazioni e delle esercitazioni Usa e NATO per la pandemia da Covid e che solo dal 2022 è esploso il primo conflitto internazionale di grande intensità, quello russo-ucraino.
Inspiegabilmente Crosetto non ha fornito informazioni su quanto accaduto negli ultimi tre anni ad Aviano. Considerati però l’escalation bellica in Europa orientale, la campagna genocida di Israele contro i palestinesi a Gaza, gli attacchi militari di Tel Aviv contro Libano, Siria e Yemen e le due guerre scatenate contro l’Iran nell’ultimo anno, possiamo immaginare che lo scalo friulano abbia giocato un ruolo chiave per la proiezione avanzata delle forze armate statunitensi. L’Italia non è in guerra e nessuno utilizza le nostre basi per fare la guerra! ripete instancabilmente il governo. Le bugie però hanno nasi lunghi e gambe corte. Il costante via vai da Aviano di aerei da trasporto di US Air Force è sotto gli occhi di tutti in queste settimane. Il Fatto Quotidiano ha documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino al 3 marzo scorso dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di trasportare fino a 127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri armati ed elicotteri d’attacco. Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23 voli di aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base inglese di Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli strike contro il territorio iraniano.
“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stia giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo. Un aereo tanker Boeing KC-135 di US Air Force ha sorvolato lo spazio aereo friulano l’11 marzo per rifornire in volo una decina di caccia F-16 del 31st Fighter Wing decollati verso una destinazione sconosciuta, forse proprio in Medio oriente. E’ certo invece il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia Saudita e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting Falcon”. Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati riforniti in volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem (Germania) e atterrati poi a Souda Bay, Creta. Dal 28 febbraio i dodici F-16 del 31st Fighter Wing sono stati impiegati per colpire l’Iran.
C’è poi Sigonella, la più importante installazione di US Navy in Europa e nel Mediterraneo. Secondo il ministro Crosetto, dallo scalo siciliano sono transitati dal 2019 al 2022 ben 9.501 aerei cargo (917 classificati “hot”), 33 caccia e 205 elicotteri da guerra. Imponente il numero delle missioni che hanno visto protagonisti i droni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza schierati a Sigonella dalle forze armate statunitensi: 3.751, quasi un migliaio l’anno. Nell’ultimo triennio (2023-25) le attività dei droni si sarebbero ridotte complessivamente a 1.050. Sigonella è dunque estranea al conflitto nel Golfo? Proprio per nulla, anzi. Anche lo scalo siciliano è utilizzato dai Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per rifornire in volo i bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso Il Medio oriente. Gli ultimi due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo.
Il 21 marzo, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S (ma smentito dal governo), sulla base siciliana sono atterrati alcuni caccia F-15 “Strike Eagle” “in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”. Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso il teatro di guerra. Ci sono poi i velivoli senza pilota e i pattugliatori marittimi che, quotidianamente, dalla Sicilia si dirigono verso il Golfo Persico per individuare i potenziali obiettivi da colpire in Iran. L’attacco del 14 marzo contro alcune infrastrutture nell’isola di Kharg da cui viene esportato l’80% del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone MQ-4C “Triton” di US Navy. Come rilevato dagli analisti militari, senza il preventivo monitoraggio dell’area e il “riconoscimento” dei target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti sull’isola.
Nel corso della sua missione dell’8 marzo, il “Triton” ha sorvolato anche le coste nordorientali iraniane, in particolare il distretto di Bushehr che ospita un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Anche quest’ultimo è stato oggetto di un massiccio bombardamento la notte del 14 marzo. Lo stesso drone è poi decollato da Sigonella il 9 aprile (qualche ora dopo la firma del cessate il fuoco) per dirigersi verso lo Stretto di Hormuz, dove però è sparito improvvisamente dai controlli radar. Abbattuto dalla controaerea iraniana o precipitato al suolo per un guasto tecnico? Ad oggi il Pentagono non ha fornito alcuna spiegazione, però lo ha prontamente sostituito trasferendo il 16 aprile a Sigonella dalla Florida, un drone MQ-4C “Triton” gemello.
La base siciliana ha avuto un ruolo fondamentale nel conflitto fin dalla vigilia dell’attacco scatenato la notte del 28 febbraio. Qualche ora prima dei raid, un velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” è decollato da Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale. Anche il “Poseidon” viene impiegato per l’intelligence e l’individuazione di potenziali obiettivi nemici.
In Sicilia c’è un’altra installazione militare di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate USA che ha assunto un ruolo chiave per le operazioni di guerra, soprattutto per la trasmissione degli ordini di attacco o di immagini video e informazioni top secret alle unità combattenti. Si tratta del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari di US Navy. Uno dei quattro terminali terrestri sorge a Niscemi (Caltanissetta), all’interno della stazione di trasmissione radio NRTF, che dipende operativamente da Sigonella. Il MUOS permette il collegamento della rete militare (centri di comando, droni, cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, ecc.). Altrettanto rilevanti dal punto di vista geostrategico le comunicazioni che transitano dalle innumerevoli antenne della NRTF. Operativa dal 1991, questa assicura il collegamento radio tra le forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e i centri C4I della Marina Usa. Essendo l’unica struttura nel Mediterraneo con caratteristiche, attrezzature e tecnologie specifiche, la stazione di Niscemi è fondamentale per le comunicazioni con i sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.
Articolo pubblicato in Umanità Nova, il 22 aprile 2026.
Ancora più evidente il coinvolgimento dell’Italia negli attacchi Usa-Israele se guardiamo al ruolo assunto da alcune delle principali installazioni NATO e/o a stelle e strisce “ospitate” da Nord a Sud. Ad esempio la base aerea di Aviano (Pordenone) dove ha sede uno dei depositi con le testate nucleari tattiche di nuova generazione B61-12, in dotazione all’US Air Force: da quando è scoppiato il conflitto nel Golfo, da Aviano operano gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran.
Lo scorso 23 marzo dalla base friulana sono decollati verso il Medio oriente un grande aereo tanker KC-46A e cinque aerei radar di pronto allarme e controllo Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” di US Navy. Dotati di sofisticate suite elettroniche, sistemi satellitari e del nuovo radar APY-9 in grado di individuare anche velivoli stealth e aerei di piccole dimensioni, i velivoli possono essere impiegati per guidare attacchi con sistemi missilistici di precisione. Gli analisti ritengono che il loro trasferimento nel Golfo Persico punti a rafforzare le operazioni USA di contrasto ai velivoli senza pilota e ai missili da crociera che l’Iran sta impiegando per colpire le installazioni e i sistemi radar ospitati dai paesi alleati di Washington.
Da Aviano erano pure decollati il 17 febbraio dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” del 31st Fighter Wing della US Air Force. Dopo aver attraversato il Mediterraneo, gli aerei da guerra si sono diretti presumibilmente in Giordania o negli Emirati Arabi Uniti. Dal 28 febbraio essi partecipano agli strike contro l’Iran.
Ancora più inquietanti le attività che si susseguono dalla stazione aeronavale di Sigonella in Sicilia, certamente l’avamposto chiave delle forze armate USA e NATO in un ampio spazio geostrategico che comprende il continente europeo, l’Africa e il Medio oriente. Secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S, Sigonella è stata utilizzata per il supporto tecnico-logistico ai cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” statunitensi in transito dalle basi nord europee verso l’Iran. “Abbiamo tracciato nello scalo a Sigonella il 19 e 21 marzo il transito di F-15 in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”, spiegano i parlamentari. Da Sigonella, prima, durante e dopo il 28 febbraio, sono decollati regolarmente aerei con e senza pilota delle forze armate statunitensi, in particolare i pattugliatori P8A “Poseidon” e i droni MQ-4C “Triton”, dotati di tecnologie ultrasofisticate per svolgere missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Questi velivoli operano ad alta quota e sono in grado di monitorare vaste aree, individuando e selezionando con precisione obiettivi che vengono poi distrutti dai cacciabombardieri.
Di rilevanza strategica le missioni svolte dai sistemi aerei schierati a Sigonella in vista del raid ordinato dal presidente Donald Trump, la notte del 14 marzo, contro le infrastrutture militari ospitate nell’isola di Kharg da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran. Sei giorni prima, l’isola era stata al centro delle attività di riconoscimento e sorveglianza di un drone “Triton” decollato dalla stazione aeronavale siciliana. In particolare, dopo aver attraversato il Mediterraneo orientale, il velivolo si era diretto verso le coste nordoccidentali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr, sede di importanti basi navali del regime e di un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Successivamente il “Triton” ha raggiunto Kharg per raccogliere dati ed informazioni sui potenziali target dell’isola-hub petrolifero.
A meno di una cinquantina di km più a sud di Sigonella, a Niscemi (Caltanissetta), all’interna di una riserva naturale, sorge una delle più importanti stazioni di telecomunicazioni al mondo della Marina militare USA. La base ospita innanzitutto il terminale terrestre del MUOS, il più potente sistema di telecomunicazioni satellitari di Washington per la trasmissione di informazioni di intelligence, immagini top secret ma soprattutto degli ordini operativi e di attacco ad ogni singolo reparto militare, unità navali, sottomarini, bombardieri, missili da crociera ed intercontinentali, ovunque essi siano schierati nel pianeta.
Sempre a Niscemi è attiva dal 1991 una Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) per le comunicazioni supersegrete delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di US Navy. La stazione svolge in particolare un ruolo chiave per le trasmissioni ai sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano. Quando dal Pentagono si dà l’ordine di colpire, uccidere ed affondare, in Iran, Yemen, Siria, Iraq o in Corno d’Africa, sappiano tutti gli italiani che lo spettro della morte ha attraversato lo spazio e il territorio nazionale…C’è una Sicilia piattaforma di guerre e morte. E’ la Sicilia di Sigonella, del MUOS di Niscemi, dello scalo aereo di Trapani Birgi e della base navale NATO di Augusta. E c’è la Sicilia che vuole fare da Ponte di pace e dialogo nel Mediterraneo. Quella Sicilia che nelle prossime settimane ospiterà decine di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Italia che torneranno a solcare le acque per arrestare il genocidio di Israele & C. contro le sorelle e i fratelli di Gaza e della Palestina intera.
Da 100 paesi migliaia di cuori
Il 12 aprile dai porti di Barcelona e Marsiglia è salpata una flotta di oltre 70 imbarcazioni con 3.000 attivisti provenienti da oltre 100 paesi, tra cui un migliaio di professionisti medici. A bordo sono trasportate più di 10 tonnellate di aiuti umanitari, forniture essenziali per assistere un sistema sanitario gravemente compromesso dal blocco illegale della Striscia di Gaza che dura ininterrottamente da vent’anni.
I promotori della Global Sumud Flotilla 2026 sono consapevoli delle criticità della nuova missione. Le forze armate israeliane sono pronte a impiegare dispositivi di guerra elettronica e droni per bloccare le barche in acque internazionali. Le truppe d’élite minacciano assalti e abbordaggi dal cielo e dal mare, così come è avvenuto la scorsa estate contro la “Madleen”, “Handala”, le 100 barche a vela della Sumud e la “Conscience” della Freedom Coalition.
Il Libano, l’Iran e le altre bombe
“Anche in caso di successo del transito, la mancanza di infrastrutture portuali in acque profonde nella zona bersaglio limita lo scarico del carico a strutture di illuminazione o molo temporanee, a loro volta sottoposte a controllo esterno”, ammette la Global Sumud Flotilla. “Senza poi una scorta navale sovrana o un corridoio diplomatico negoziato, la missione segue uno schema prevedibile di intercettazione marittima”.
L’attacco bellico Usa-israeliano contro I’Iran ha reso ancora più drammatiche le condizioni di vita dei palestinesi a Gaza e West Bank e nei campi profughi del Libano martoriati dai bombardamenti dei caccia di Tel Aviv. Il Mediterraneo orientale è militarizzato come non mai: portaerei e sottomarini nucleari, fregate lanciamissili di Stati Uniti, Francia, Regno Unito e di innumerevoli paesi UE presidiano lo specchio di mare tra Cipro, Turchia, Siria, Libano, Gaza ed Egitto. Può ormai accadere di tutto in quella che è ormai la Terza Guerra Mondiale e i margini di mobilità e azione dell’Umanitaria a bordo della flotilla di pace si fanno sempre più ridotti.
Le denunce di Amnesty
“La Global Sumud Flotilla è un potente simbolo di solidarietà internazionale con la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e le autorità israeliane devono garantire il passaggio sicuro di questi attivisti disarmate e difensori dei diritti umani”, scrive Amnesty International. “Non devono ripetersi le intercettazioni illegali e le detenzioni arbitrarie compiute da Israele nel 2025, né le violenze e i maltrattamenti inflitti lo scorso ottobre alle persone attiviste durante la detenzione”.
Amnesty ricorda come la nuova missione giunga in un contesto di grave crisi umanitaria per la popolazione di Gaza. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 60 per cento dei bambini e delle bambine sotto i due anni vive in condizioni di povertà alimentare e migliaia di donne in gravidanza e in allattamento continuano a subire la malnutrizione. “A sei mesi dal cosiddetto accordo di cessate il fuoco dell’ottobre 2025 e nonostante una riduzione dell’intensità degli attacchi, Israele prosegue i propri atti di genocidio, continuando a infliggere deliberatamente condizioni di vita calcolate per portare alla distruzione fisica della popolazione stessa”, denuncia l’organizzazione internazionale. “Israele continua a imporre restrizioni di ingresso nella Striscia di Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza dei palestinesi, tra cui alimenti adeguati, medicinali, attrezzature mediche e dispositivi di assistenza, materiali per ripari e attrezzature necessarie per la depurazione dell’acqua e la rimozione di macerie, ordigni inesplosi e rifiuti. Israele limita inoltre la distribuzione degli aiuti, anche stabilendo quali organizzazioni possano fornire assistenza all’interno della Striscia di Gaza”.
Un “cessate il fuoco” da 700 morti
Dal cessate il fuoco sono stati assassinati 723 gazawi e la stragrande maggioranza della popolazione resta sfollata. Oltre il 60 per cento del territorio è sotto occupazione militare israeliana ed è inaccessibile per i palestinesi. Ciò che accade a Gaza continua ad essere ignorato dai governi e dai media mainstream. Israele impedisce ai giornalisti di descrivere e immortalare quanto accade e quanto accadrà nei prossimi mesi in Palestina e nel sud del Libano.
Ma se l’esercito sionista impedisce di raggiungere Gaza per vedere, documentare e raccontare, la Freedom Flotilla Italia annuncia che tenterà di “violare” la censura “per far volare la libertà sopra il mare…”. Il 2 maggio da Taranto salperà l’imbarcazione “Ghassan Kanafani”, intitolata allo scrittore e giornalista palestinese ucciso dagli israeliani a Beirut nel 1972. In rotta verso la Calabria, la Sicilia e poi verso il nord Italia, la “Kanafani” navigherà “in direzione ostinata e contraria, portando le voci del popolo palestinese in Italia e nel resto del Mediterraneo, attraversando i porti e le coscienze”.
I porti e le città
La campagna 100 Porti - 100 Città punta ad attraversare politicamente e umanamente l’Italia intera: equipaggi di mare e di terra e un camper che dalle banchine dei porti alle piazze dell’entroterra, dalle università ai municipi, dalle scuole ai centri sociali, socializzeranno le immagini di Gaza e della Cisgiordania e della straordinaria resistenza di un popolo-simbolo per l’umanità intera. Per continuare a restare umani in un mondo dove c’è chi vorrebbe cancellare l’umanità intera o riportarla all’età della pietra.
Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, 19 aprile 2016
Sequestrata per mafia un'azienda di Barcellona PG (Messina) che ha realizzato in subappalto gli hangar per ospitare i droni "Triton" e i pattugliatori marittimi P-8A "Poseidon" di US Navy a Sigonella.
Si tratta della GR Costruzioni; secondo la Dda di Messina era gestita dal "socio occulto" Domenico Giuseppe Molino, genero del boss barcellonese Filippo Milone e già condannato per associazione mafiosa in “Gotha 7”.
I lavori a Sigonella hanno riguardato la progettazione e costruzione dell’Hangar P655 per lo stazionamento di due aeromobili P-8A, dalla superficie di 7.810 m2, con officine per la manutenzione e uffici amministrativi; e dell’Hangar P407 per lo stazionamento di due droni "Triton": edificio di 6.626 m2 (71.322 SF), con officine per la manutenzione e uffici amministrativi, magazzini e altri servizi.
I lavori sono stati assegnati dalla NAVFAC Atlantic Division del Dipartimento della Difesa USA alla ICM SpA (ex Maltauro) per 45.200.000 euro.
I droni "Triton" e i pattugliatori "Poseidon" sono stati protagonisti in queste settimane di innumerevoli attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento di potenziali obiettivi da colpire in territorio iraniano, da parte delle forze armate statunitensi.
Secondo la DDA, sarebbero stati tre i contratti di subappalto per le opere a Sigonella affidati all'azienda barcellonese (anni 2016-2018); il primo da un milione di euro; il secondo da 979.000 euro; il terzo "con atto aggiuntivo" da 656.000 euro.
AgoraVox Italia