http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/
“Alle ore 12.30 locali di sabato 10 gennaio 2026, le unità aeree del Comando
Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (CENTCOM), insieme alle forze dei paesi partner, hanno condotto attacchi in larga scala contro multipli obiettivi ISIS attraverso la Siria”.
Con una nota ufficiale, il Dipartimento della Difesa USA ha confermato i vasti bombardamenti effettuati ieri nel paese mediorientale.
A partire dal 19 dicembre 2025, l’amministrazione Trump ha dato il via in Siria alla cosiddetta operazione “Hawkeye Strike” in risposta ad un attacco sferrato cinque giorni prima da presunte milizie filo-ISIS nei pressi della città di Palmira, in cui hanno perso la vita due militari e un interprete civile statunitensi.
“Gli odierni bombardamenti che hanno colpito l’ISIS in tutto il territorio siriano sono parte del nostro costante impegno per sradicare il terrorismo Islamico contro i nostri combattenti, prevenire futuri attacchi e proteggere le forze americane e dei partner nella regione”, aggiunge il Pentagono. “Le forze armate USA e della coalizione rimangono risolute nel perseguire i terroristi che cercano di fare del male agli Stati Uniti d’America”.
“Il nostro messaggio vuole essere forte: se tu colpisci i nostri militari, ti troveremo e ti uccideremo in qualsiasi parte del mondo, non importa quanto duramente tu provi ad eludere la giustizia”.
Fin qui la nota truce e minacciosa dei vertici militari USA.
Washington ha esplicitato come le operazioni militari in Siria vengano svolte in stretta collaborazione con i propri partner, ma non ha voluto indicare la loro identità.
E’ certo però che ai bombardamenti USA in Siria stia dando il proprio supporto logistico l’Aeronautica Militare italiana.
Il giorno precedente al massiccio strike rivendicato dal Pentagono (venerdì 9 gennaio), il sito specializzato ItaMilRadar che traccia il traffico aereo militare nell’area mediterranea e mediorientale, ha documentato il prolungato volo di un aereo tanker Boeing KC-767A dell’Aeronautica Militare (codice di registro, MM62229 – c/s GOSSIP12), impegnato nelle operazioni di rifornimento in volo, in particolare sullo spazio aereo della Siria centrale, nella regione di Palmira.
Il velivolo italiano è decollato dalla base militare di Ali Al Salem, in Kuwait, dove ha quartier generale il Comando della task force dell’Aeronautica Militare che coordina le operazioni nazionali anti-ISIS in Iraq e Siria.
“A differenza delle precedenti sortite limitate allo spazio aereo più sicuro, questa missione si è svolta nelle profondità del teatro siriano e appare strettamente legata alle operazioni in atto da parte della coalizione militare contro l’ISIS”, commentano gli analisti di ItaMilRadar.
“Ciò rappresenta una notevole evoluzione rispetto le numerose missioni precedenti dei velivoli per il rifornimento in volo dell’Aeronautica Militare italiana in connessione con lo sforzo della coalizione internazionale”, aggiunge ItaMilRadar. In passato, infatti, le attività italiane erano state condotte sullo spazio aereo iracheno e lungo i suoi confini con la Siria. “Il rifornimento in volo direttamente sopra l’area di Palmira posiziona il tanker italiano molto più vicino al cuore operativo delle odierne attività aeree della coalizione”, annotano gli analisti.
“Posizionare gli aerei cisterna sopra l’area di Palmira, ripetutamente impiegata nei mesi scorsi come corridoio logistico ed operativo dell’ISIS, consente ai cacciabombardieri e ai velivoli d’intelligence della coalizione di estendere i tempi di permanenza in volo, ridurre i vincoli di transito e mantenere una pressione costante sugli obiettivi nemici”, spiega ItaMilRadar. “Per l’Italia, tutto ciò conferma la rilevanza pratica ed operativa della sua flotta di rifornimento aereo, che rimane uno degli attori più richiesti all’interno delle campagne aeree multinazionali”.
“Mentre l’Italia non conduce strike cinetici in Siria, il suo contributo alle operazioni di rifornimento costituisce un moltiplicatore di forze critico”, concludono gli analisti di ItamilRadar. “Missioni come quella del 9 gennaio consentono agli aerei alleati di operare più a lungo, raggiungere obiettivi più profondi e mantenere una presenza persistente su aree contese senza doversi basare esclusivamente su basi regionali (…) La flotta italiana dei KC-767A rimane un elemento indispensabile delle campagne aeree, consentendo una pressione sostenuta contro ciò che resta delle milizie jihadiste”.
L’Italia è in guerra in Siria senza che nessuno lo abbia mai detto agli italiani.Industrie di sistemi militari dello Stato ebraico fanno affari d'oro con Rabat. Sistemi missilistici di ultima generazioni pronti per colpire i "ribelli" saharawi
Missili terra-aria made in Israel per le forze armate del Marocco.
Fonti militari di Rabat confermano che è diventato pienamente operativo il sistema di “difesa” aerea e antimissile BARAK MX prodotto dalla holding industriale bellica IAI - Israel Aerospace Industries.
Rabat aveva ordinato in Israele il sistema missilistico nel 2023. Valore presunto della commessa 540 milioni di dollari.
Il BARAK MX è stato progettato per contrastare un ampio ventaglio di minacce aeree fino ad una distanza di 150 km.: velivoli senza pilota, cacciabombardieri, missili da crociera e balistici.
Secondo la testata specializzata Israel Defense, le forze armate marocchine impiegheranno il sistema missilistico come una specie di “Iron Dome” (scudo di ferro) nel deserto del Sahara, specialmente nelle aree più “sensibili” del sud del Paese.
La piena operatività del BARAK MX è stata raggiunta in tempi record perché le autorità di Rabat temono le “crescenti attività ostili” nella regione meridionale da parte di attori non statali che utilizzano droni e altre armi d’attacco guidate da remoto.
“Uno di questi gruppi armati è rappresentato dal Fronte Polisario, organizzazione separatista che opera dai campi profughi presenti nella confinante Algeria”, riporta Israel Defense, omettendo di ricordare che in quei campi vive da più di 50 anni la popolazione Saharawi espulsa con la forza dopo l’occupazione militare dell’ex Sahara spagnolo da parte del Marocco.
L’acquisto del sistema BARAK MX si inquadra all’interno delle sempre più strette relazioni diplomatico-militari tra il Marocco e Israele. La partnership si è sviluppata a seguito della firma dei cosiddetti “Accordi di Abramo” nel 2020 e non si è incrinata dopo l’attacco genocida di Tel Aviv contro i palestinesi della Striscia di Gaza.
Secondo il SIPRI, l’autorevole istituto internazionale di ricerca sui temi della pace di Stoccolma, lo Stato di Israele è divenuto il terzo esportatore di armi e apparecchiature militari al Marocco, conquistando una fetta del mercato pari al 10% di tutte le acquisizioni del Regno.
Lo scorso mese di agosto, nella regione orientale del paese nordafricano, l’esercito ha testato il nuovo missile supersonico “Extra” prodotto da Elbit Systems Ltd, altra importante azienda israeliana del settore aerospaziale, con quartier generale ad Haifa.
Le forze marocchine hanno dichiarato che con l’adozione di questo nuovo sistema d’arma, saranno rafforzate le capacità di strike in profondità.
Gli “Extra” di Elbit System sono razzi di artiglieria da 306 mm; possono trasportare testate esplosive da 120 kg e colpire centri di comando e comunicazione ed installazioni protette.
Sempre con la stessa azienda di Haifa, le autorità militari marocchine hanno firmato di recente un contratto per la fornitura di 36 semoventi ruotati di artiglieria ATMOS (Autonomous Truck Mounted Howitzer System).
Gli ATMOS, avio trasportabili, sono dotati di cannoni da 155 mm, in grado di sparare fino ad otto colpi al minuto ed ingaggiare bersagli entro un raggio di circa 40 km.
Anche la Marina del Regno del Marocco è intenzionata a dotarsi di sistemi missilistici di produzione israeliana. Le proprie unità navali potrebbero armarsi fin dai prossimi mesi di missili “Spike NLOS” (Non-Line-of-Sight) realizzati da Rafael Advanced Defense Systems.
Gli “Spike NLOS” sono in grado di colpire obiettivi navali o terrestri con un raggio d’azione di 32 Km.
A bordo delle unità marocchine è già operativa una versione meno sofisticata degli “Spike”, nota con la sigla “LR II”, la cui consegna è stata completata nel giugno 2025.
La Marina Militare di Rabat sta pure valutando la possibilità di acquisire una versione navale del sistema missilistico sviluppato da IAI - Israel Aerospace Industries, il BARAK 8. Si tratta di un’arma superficie-aria a lungo raggio, anch’essa in grado come il BARAK MX di intercettare e distruggere in volo aerei, droni e missili.
Il Marocco non è solo un cliente del complesso militare-industriale israeliano. Lo scorso mese di novembre, a Benislmane, nell’area industriale di Casablanca, è stato inaugurato uno stabilimento per la produzione dei droni kamikaze SPY X.
Lo stabilimento è di proprietà dell’azienda aerospaziale BlueBird Aero Systems Ltd. con quartier generale nel parco industriale di Emek-Hefer, distretto centrale di Israele, interamente controllata da IAI.
Buona parte della produzione a Benislmane avrà come acquirenti le forze armate marocchine; il resto finirà nel mercato africano.
Gli SPY X possono essere impiegati senza la necessità di disporre di ampie piste di decollo. Hanno un duplice uso: possono fare da velivoli a pilotaggio remoto per attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento, o da veri e propri droni killer/kamikaze per colpire target fino a 50 km di distanza.
Nel settembre 2022, dal gruppo BlueBird Aero Systems il Marocco aveva acquistato pure i droni WanderB e ThunderB.
Articolo pubblicato il 9 gennaio 2026 in Africa ExPress, https://www.africa-express.info/2026/01/09/marocco-arricchisce-il-suo-arsenale-bellico-made-in-israel/
La rivista specializzata Ares rende noto stamani che Il Ministero della Difesa ha dato un colpo di acceleratore al programma di realizzazione del primo Centro internazionale di formazione dei piloti dei cacciabombardieri F-35 fuori dal territorio degli Stati Uniti d'America.
Con una Determinazione a Contrarre (DAC) la Direzione degli Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità (DAAA) ha impegnato 112,6 milioni di euro su un arco temporale quinquennale, per la creazione del centro di addestramento avanzato, destinato a diventare un punto di riferimento non solo per l’Aeronautica Militare, ma per tutti i partner mondiali del programma JSF (joint Strike Fighter, così come viene indicato il velivolo da guerra di quinta generazione).
Secondo Ares, il Ministero della Difesa realizzerà nello scalo di Trapani Birgi la terza Main Operating Base (MOB) per la flotta F-35 in dotazione all’Aeronautica Militare, affiancandola alle basi di Amendola (Foggia) e Ghedi (Brescia).
“Il progetto su Trapani è però più ambizioso e mira a istituire un vero e proprio ecosistema operativo e formativo”, aggiunge la testata specializzata. “Il piano prevede infatti la coesistenza di tre realtà distinte ma integrate: un Gruppo Volo Operativo nazionale (ITAF OPS Squadron), un Gruppo Volo Internazionale Addestrativo (PTC Squadron) e il Centro di Addestramento Comune (LTC) oggetto dell’attuale contratto”.
“L’obiettivo – aggiunge Ares - è intercettare la crescente domanda di addestramento dei paesi NATO ed europei, istituendo in Italia il primo Pilot Training Center per F-35 al di fuori dei confini statunitensi”.
Ad oggi i Paesi che hanno acquistato o hanno espresso l’intenzione di dotarsi del caccia di quinta generazione F-35 (a doppia capacità di armamento, convenzionale e nucleare), oltre a Stati Uniti d’America e Italia sono: Arabia Saudita, Australia, Belgio, Canada, Corea del Sud, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Germania, Giappone, Grecia, Israele, Marocco, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Singapore, Spagna, Svizzera, Thailandia e Turchia.
Sotto il profilo amministrativo, il Ministero della Difesa ha affidato i lavori di realizzazione del Pilot Training Center al Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dall’italiana Leonardo S.p.A. e dal colosso statunitense Lockheed Martin.
“La scelta – spiega ancora Ares - è dettata da vincoli tecnologici e normativi stringenti. Lockheed Martin è infatti l’unico soggetto titolato a distribuire i simulatori del programma JSF, mentre Leonardo è stata individuata dal costruttore americano come l’unica realtà industriale nazionale in possesso delle competenze e delle autorizzazioni (tramite accordi approvati dal governo USA) per gestire i dati ingegneristici classificati necessari all’opera”.
Leonardo e Lockheed Martin operano congiuntamente nello stabilimento di Cameri (Novara) dove vengono assemblati i cacciabombardieri F-35 acquistati da Aeronautica e Marina Militare italiana e da alcuni paesi europei.
La Difesa ha già predisposto il cronogramma per il completamento del progetto nella base militare siciliana.
Il documento programmatico prevede che la prima capacità di training a bordo degli F-35 prenda il via entro dicembre 2028, con il completamento definitivo dell’edificio LTC entro il 1° luglio 2029.
La spesa sarà ripartita progressivamente, passando dagli 8,2 milioni per l’anno 2026 fino a raggiungere il picco di spesa nel biennio 2028-2029, periodo in cui si concentreranno oltre 87 milioni di euro di investimenti.
Dalla fine di dicembre 2025, lo scalo di Trapani Birgi è stato elevato ad avamposto per le operazioni di intelligence e guerra elettronica della NATO, con il trasferimento dei grandi aerei radar E-3A AWACS.
I velivoli concorrono quotidianamente alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino.
Dalla Sicilia l’aereo radar E-3A supporta con maggiore efficienza i compiti di sorveglianza in tutto il Mediterraneo, nei Balcani e nelle più lontane aree orientali di interesse, “così come mantiene un rapido accesso ai teatri operativi meridionali ed orientali della NATO”, come spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La location di Trapani offre anche vantaggi logistici e minori tempi di transito in comparazione con le basi del Nord, consentendo ai velivoli di trascorrere meno tempo in volo”.
Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 7 gennaio 2025, https://www.stampalibera.it/2026/01/07/cacciabombardieri-nucleari-f-35-a-trapani-birgi-la-difesa-stanzia-oltre-100-milioni-di-euro/?fbclid=IwY2xjawPLfEZleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEePJDobW506uU3feJeaupxVIckynR1tbOFXT7SbIYy8o_32Lz2KZ7OxfLEwp4_aem_jG-T33zIxcFjrx3swA3xQg
Rischierati in Sicilia i grandi aerei radar E-3A AWACS per concorrere alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino.
La sera di sabato 20 dicembre, alle ore 20.30, un velivolo AWACS prodotto dal colosso aerospaziale Boeing è decollato dalla base aerea di Trapani Birgi per svolgere una lunga missione di nove ore sui cieli della Polonia. L’aereo ha operato sotto il codice NATO05 (registrazione LX-90448). Dopo la partenza dalla base siciliana, l’E-3A AWACS ha puntato in direzione nord-est attraversando l’Italia e l’Europa centrale. Raggiunto lo spazio aereo della Polonia, il velivolo radar ha effettuato una rotta di volo tipica di un mezzo militare predisposto per lo svolgimento di missioni di preallarme e comando e controllo.
“Il tempo di sorvolo sulla Polona indica che si è trattata di una missione focalizzata sul mantenimento della consapevolezza situazionale in una delle aree più sensibili della NATO”, commentano gli analisti del sito specializzato ItaMilRadar che hanno tracciato le operazioni dell’AWACS NATO. “Sin dall’inizio della guerra in Ucraina, la Polonia è divenuta una pietra angolare del Fianco orientale dell’Alleanza, quale hub logistico e come paese in prima linea confinante con l’area più estesa di confronto con la Russia”.
“Ciò che distingue la missione odierna è la scelta della base operativa”, aggiungono gli analisti di ItaMilRadar. “Lanciare una sortita così lunga da Trapani sottolinea come il sud Italia sia sempre più impiegato come hub strategico che come semplice avamposto mediterraneo. Dalla Sicilia, gli AWACS NATO possono raggiungere l’Europa orientale mentre beneficiano di più stabili condizioni climatiche e di una minore congestione del traffico aereo in comparazione con le basi settentrionali, specialmente durante i mesi invernali. Ciò accresce sia la flessibilità operativa che l’efficienza delel missioni”.
Nei giorni precedenti alla missione dell’aereo radar NATO decollato da Trapani Birgi verso la Polonia, è stato registrato un intenso traffico di velivoli con e senza pilota delle forze aeree dei paesi membri dell’Alleanza nei cieli dell’Europa orientale, specie in quelli confinanti con l’Ucraina. In particolare sono stati monitorati i voli verso il Mar Nero dei grandi aerei di intelligence, sorveglianza e riconoscimento “Poseidon 8A” di US Navi e dei droni “Global Hawk” di US Air Force, tutti operativi dalla Stazione aeronavale siciliana di Sigonella.
“La NATO sta continuando a generare un flusso costante di missioni lungo le proprie frontiere orientali”, spige ItaMilRadar. “Il volo di nove ore da Trapani di sabato 20 si adatta perfettamente a questo schema, evidenziando come l’Alleanza sia in grado di proiettare la copertura aerea persistente delle operazioni di comando e controllo sul Fianco Est anche quando opera a centinaia di chilometri di distanza. Più di una sortita di routine, la missione del velivolo AWACS è un modo di far presente, e Trapani in particolare, che esse restano un fattore chiave dell’architettura di sorveglianza aerea della NATO in un momento in cui il monitoraggio dell’Europa orientale resta una priorità strategica”.
Lo schieramento avanzato in Italia della flotta dei velivoli E-3A AWACS in dotazione all’Alleanza Atlantica per rafforzare le attività di vigilanza pianificate per i mesi invernali, ha preso il via con l’arrivo - la mattina di giovedì 18 dicembre del primo aereo (indicato con il codice LX-N904489) presso la Forward Operating Base (base operativa avanzata) di Trapani.
“Dalla Sicilia l’aereo radar E-3A può supportare con maggiore efficienza i compiti di sorveglianza e comando e controllo in tutto il Mediterraneo, nei Balcani e nelle più lontane aree orientali di interesse, così come mantenere rapido accesso ai teatri operativi meridionali ed orientali della NATO”, spiegano gli analisti. “La location di Trapani offre anche vantaggi logistici e minori tempi di transito in comparazione con le basi del Nord, consentendo ai velivoli di trascorrere meno tempo in volo”.
“Il dislocamento si inserisce in uno schema ben consolidato”, conclude ItaMilRadar. “L’Italia ha ripetutamente ospitato gli aerei AWACS della NATO durante i periodi di maggiore attività o con limiti stagionali, sottolineando il ruolo centrale di Roma all’interno dell’architettura di difesa aerea e missilistica e di intelligence dell’Alleanza. Poiché si intensificano le operazioni invernali, Trapani diviene ancora una volta un centro nevralgico delle capacità di preavviso e pronto intervento aereo della NATO, assicurando prontezza operativa i tempi critici per la sicurezza regionale”.
Nei mesi scorso il ministero della Difesa italiano ha reso noto l’avvio dei lavori di ampliamento della grande base aerea di Trapani in vista della realizzazione di un Centro di formazione dei piloti dei paesi che si sono dotati o intendono dotarsi del cacciabombardiere di quinta generazione F-35 (a capacità nucleare), il primo fuori dal territorio degli Stati Uniti d’America.
Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 22 dicembre 2025, https://www.stampalibera.it/2025/12/22/trapani-birgi-avamposto-per-le-operazioni-di-intelligence-nato-proucraina/?fbclid=IwY2xjawO3CCtleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeZMFG0gvzP4cvBm720ijVRwqXK9DPqSN7ZX-Thk0uhiDfQL3gzhpbdt6Vwcw_aem_pyNgubxa5xezU4i9qV-OFg
AgoraVox Italia