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Secondo quanto dichiarato dai parlamentari di M5S membri delle Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato, oltre a supportare le operazioni di intelligence USA nel Golfo Persico, la base siciliana di Sigonella sarebbe utilizzata in questi giorni per il transito dei cacciabombardieri F-15 "Strike Eagle" dell’U.S. Air Force destinati a bombardare l'Iran.
"Segnaliamo quello che sembra essere un salto di qualità preoccupante nell’uso della base siciliana", denunciano i parlamentari M5S. "Ieri (sabato 21 marzo ndr) e anche giovedì (19 marzo) sono transitati a Sigonella anche cacciabombardieri F-15 USA (codici di chiamata Gstdr43 e Gr43) in configurazione ‘tattica’, ovvero di combattimento con armi e bombe montate, non in configurazione trasferimento (‘ferry’) o addestramento (‘training’)".
"I tracciati radar non sono significativi perché si fermano a pochi chilometri dalla base: evidentemente i velivoli hanno spento i transponder radar dopo il decollo", aggiungono i parlamentari. "Ma il solo fatto che in Sicilia transitino cacciabombardieri americani in assetto da guerra e non più solo droni da ricognizione, aerei spia e aerei da trasporto truppe e armamenti rappresenta un preoccupante sviluppo".
M5S ha chiesto "immediati chiarimenti" alla premier del governo Giorgia Meloni e al ministro della Difesa Guido Crosetto.Raid aereo delle forze aeree USA contro l’isola di Kharg, terminal petrolifero offshore iraniano. Stanotte il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran.
L’8 marzo scorso l’isola che si trova a 25 km di distanza dalle coste iraniane e a meno di 500 km dallo Stretto di Hormuz era stata al centro di una lunga missione di intelligence, riconoscimento e sorveglianza di un drone MQ-4C “Triton” (reg. 169804 – c/s VVPE804) di US Navy decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella.
Dopo aver attraversato tutto il Mediterraneo centro-orientale, il velivolo senza pilota si era diretto inizialmente verso le coste nordorientali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Successivamente il “Triton” USA ha raggiunto l’isola di Kharg. “La missione del drone può essere servita per monitorare l’attività iraniana lungo la costa e raccogliere dati d’intelligence per gli approcci marittimi verso l’isola di Kharg”, hanno commentato gli analisti del sito specializzato ItaMilRadar.
L’attacco di stanotte conferma l’importanza strategica delle operazioni eseguite la scorsa settimana dal drone partito da Sigonella. Senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti dei caccia USA inviati sull’Isola da Centcom.
L’agenzia di stampa iraniana Fars riporta che sarebbero state almeno una quindicina le esplosioni a Kharg. Nello specifico sarebbero state colpite una postazione di difesa aerea, una base navale, la torre di controllo dell’aeroporto e l’hangar di una compagnia petrolifera offshore. Il raid avrebbe pertanto risparmiato le infrastrutture petrolifere ospitate nell’isola.
“Ho scelto di non spazzare via le infrastrutture petrolifere di Kharg”, ha dichiarato Donald Trump. “Se l’Iran o altri dovessero interferire nel passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz”.
Le infrastrutture petrolifere dell’isola furono totalmente distrutte nell’autunno del 1986 dalle forze irachene nel corso della lunga e sanguinosa guerra Iran-Iraq. Secondo fonti di stampa statunitensi il Pentagono starebbe vagliando l’ipotesi di inviare un commando speciale per occupare l’isola ed impadronirsi del terminal petrolifero. Anche in quest’ottica può essere letta la missione dell’8 marzo dell’MQ-4C “Triton” di Sigonella. Con buona pace del governo Meloni-Tajani-Crosetto e del Consiglio Supremo di Difesa presieduto da Sergio Mattarella che continuano ad affermare ipocritamente l’estraneità dell’Italia dal conflitto scatenato da USA ed Israele contro l’Iran e l’uso delle basi militari da parte degli alleati per mere funzioni tecnico-logistiche.
Sabato 28 febbraio alle ore 01.30 circa, un grande velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” in dotazione alla Marina Militare degli Stati Uniti d’America è decollato dallo scalo siciliano per dirigersi verso il Mediterraneo orientale dove da lì a qualche ora è stato scatenato il brutale attacco di USA ed Israele contro l’Iran.
Il “Poseidon” viene impiegato di norma da US Navy per le operazioni di intelligence, sorveglianza e riconoscimento di potenziali obiettivi “nemici”. Grazie a sofisticate sonoboe e al sistema radar APY-10 è in grado di intercettare sottomarini in immersione.
Anche se le caratteristiche e le potenzialità belliche delle attrezzature sono secretate, il velivolo può mappare un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia. Il P-8A può anche disturbare i radar annullandone i segnali.
Il P8-A “Poseidon” può essere impiegato anche per operazioni di attacco con missili antinave AGM-84 Harpoon e siluri Mark 54.
La sua presenza nello scacchiere di guerra mediorientale durante il raid contro Teheran ha certamente favorito le operazioni di individuazione e selezione degli obiettivi da colpire. I P-8A “Poseidon” di Sigonella sono già stati utilizzati in innumerevoli interventi di US Navy nel Mar Nero e ai confini con Ucraina, Russia e Bielorussia, a fianco delle forze armate di Kiev.
I pattugliatori realizzati dal colosso industriale Boeing operano stabilmente dal settembre 2016 dalla grande base militare siciliana sotto il comando e il controllo di un distaccamento del Patrol Squadron 45 di US Navy appositamente trasferito in Sicilia da Jacksonville, Florida.
A confermare il ruolo chiave di Sigonella nella campagna di guerra USA-israeliana contro l’Iran va altresì rilevato che sempre sabato 28 febbraio è atterrato nella base aerea siciliana un drone-spia MQ-4C “Triton”, anch’esso in dotazione a US Navy.
Il grande velivolo senza pilota è rientrato in Sicilia dopo una lunga missione di intelligence e sorveglianza nello spazio aereo del Golfo di Oman, in prossimità dello Stretto di Hormuz. Il “Triton” era stato trasferito il 23 febbraio da Sigonella alla base aerea di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti.
Il 24 febbraio, in particolare, è stata tracciato il volo del drone sul Golfo Persico in prossimità di Bahrain e Qatar, ad un’altitudine “anomala” di oltre 11.500 metri. Anche in questo caso è presumibile che il velivolo abbia mappato le infrastrutture e i siti iraniani da colpire e distruggere.
Un drone MQ-4C “Triton” di Sigonella ha partecipato alle operazioni di guerra di USA ed Israele contro l’Iran la notte del solstizio d’estate 2025.
Poche ore dopo il bombardamento dei siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Esfahan, il velivolo senza pilota di US Navy ha sorvolato lo spazio aereo dello Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi, probabilmente per monitorare le reazioni di Teheran all’attacco dei bombardieri B-2.
L’MQ-4C “Triton” è un velivolo a lungo raggio prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. Lungo 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, può operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h.
Il drone gode di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
Dal 23 febbraio la base di Sigonella, congiuntamente alle due basi della Marina Militare di Augusta (Siracusa) e Catania, opera a supporto logistico-operativo della grande esercitazione aeronavale della NATO “Dynamic Manta”.
Si tratta della più importante esercitazione che l’Alleanza Atlantica svolge annualmente per la lotta anti-sottomarina e “neutralizzazione” delle unità da guerra “ostili”.
All’edizione 2026 di “Dynamic Manta” partecipano unità di superficie, sottomarini, mezzi aerei ed elicotteri di Canada, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti d’America.
I war games nelle acque di Ionio, Tirreno meridionale e Canale di Sicilia, concomitanti con la campagna bellica anti-Iran, dovrebbero concludersi venerdì 6 marzo.
Articolo pubblicato in Africa ExPress il 3 marzo 2026, https://www.africa-express.info/2026/03/03/anche-un-drone-americano-partito-da-sigonella-allassalto-delliran/
Cresce l’apporto dei droni USA di stanza nella grande base di Sigonella nella campagna di guerra lanciata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran.
Oggi domenica 8 marzo gli analisti di ItaMilRadar hanno tracciato l’ennesima missione di un velivolo senza pilota MQ-4C “Triton” (reg. 169804 – c/s VVPE804) di US Navy che dopo essere decollato dalla stazione aeronavale siciliana si è diretto verso le coste nordorientali iraniane nei pressi di Bushehr per svolgere una lunga missione di intelligence, sorveglianza e riconoscimento.
Nelle stese ore ha operato nello spazio aereo mediorientale un pattugliatore Boeing P-8A “Poseidon” della Marina Militare USA, velivolo impiegato anch’esso per attività di intelligence e per la guerra elettronica.
Anche il P-8A “Poseidon” di norma utilizza Sigonella per le missioni in Medio Oriente, ma stavolta non è stato possibile accertare la base da cui è decollato il pattugliatore statunitense.
“La missione del Triton ha avuto luogo mentre la guerra tra l’Iran e la coalizione USA-Israele è entrata nella seconda settimana e fonti stampa riferiscono che Washington starebbe valutando l’ipotesi di tentare di intervenire direttamente sull’isola di Kharg, il maggiore hub per le esportazioni petrolifere iraniane, in un punto offshore”, commentano gli analisti di ItaMilRadar.
Nella sua rotta, il drone MQ-4C “Triton” ha sempre sorvolato le acque del Golfo Persico a ridosso delle coste iraniane; il P-8A “Poseidon” ha è rimasto sempre sul territorio dell’Arabia Saudita sudorientale vicino Hafr Al Batin.
“La geometria operativa della missione è particolarmente interessante”, sottolineano gli analisti. “Mentre il pattugliatore P-8A ha volato da una posizione di stallo più sicura, il Triton si è spinto più avanti fino alle coste iraniane, effettuando giravolte proprio nei pressi di Bushehr. Il tracciato di volo suggerisce inoltre che il drone possa aver sorvolato per poco l’isola. Tuttavia, l’area è nota per la forte interferenza GPS e il tracciato potrebbe essere stato distorto”.
Bushehr è una delle località iraniane più rilevanti dal punto di vista geostrategico in quest’area del Golfo Persico. Essa ospita infatti un impianto per l’arricchimento dell’uranio e importanti infrastrutture navali militari del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamica (IRGC).
“In questo contesto, la missione odierna del drone può essere servita per monitorare l’attività iraniana lungo la costa e raccogliere dati d’intelligence per gli approcci marittimi verso l’isola di Kharg”, conclude ItaMilRadar. “Se questo segna l’inizio di un impegno per una sorveglianza più sistematica nel settore Bushehr–Kharg non è ancora chiaro. Ma il conflitto entrerà in una nuova fase questa settimana e i voli di intelligence, sorveglianza e riconoscimento da Sigonella verso il Golfo Persico potrebbero divenire ancora più frequenti”.
Ma il governo Meloni-Tajani-Crosetto non ha proprio più nulla da commentare sul coinvolgimento del territorio italiano per le operazioni di guerra di USA ed Israele?Sette volte avanti e indietro dalla grande base di Pratica di Mare (Roma) alle infrastrutture aeroportuali di Riyadh (Arabia Saudita), Dubai e Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti).
Da mercoledì 4 ad oggi 7 marzo, l’Aeronautica Militare italiana ha effettuato diverse missioni nell’area del Golfo dove si estende a macchia d’olio il conflitto bellico generato dall’attacco USA e Israele contro l’Iran.
Secondo quanto rivelato dagli analisti di ItaMilRadar ci sono stati perlomeno 14 voli (sette di andata e sette di ritorno) tra l’Italia ed Arabia Saudita ed Emirati. Nello specifico sono stati impiegati due grandi aerei cisterna Boeing KC-767A (numeri di registrazione MM62227 ed MM62229) in forza al 14° Stormo dell’Aeronautica Militare di Pratica di Mare.
Gli scopi delle missioni non sono stati specificati dalla Difesa italiana ma è presumibile che con i velivoli si sia consentito il trasferimento e/o il rimpatrio di una parte dei militari italiani dislocati in alcune basi militari del Golfo, sotto attacco dei droni e dei missili iraniani.
“Il tracciato delle rotte dei voli degli ultimi due giorni mostra un consistente movimento a navetta operato da due aerei cisterna KC-767A”, scrive ItaMilRadar. “Fin dall’inizio della settimana, l’aereo aveva effettuato diversi viaggi di andata e ritorno da Pratica di Mare a diverse destinazioni del Golfo Persico, principalmente Riyadh, Dubai ed Abu Dhabi. La flotta degli aerei KC-767A dell’Aeronautica italiana è normalmente impiegata per missioni di rifornimento in volo e trasporto strategico. Tuttavia, oltre alle operazioni di rifornimento di carburante, questo aereo può trasportare anche passeggeri e carichi vari, rendendolo adatto per la movimentazione rapida del personale durante situazioni di emergenza”.
Data la frequenza dei voli, gli analisti ritengono che si sia trattato di uno sforzo operativo di natura logistica più che di un’attività di trasporto rutinaria.
“L’Italia mantiene diverse presenze militari nell’area e periodi altissima tensione regionale possono aver condotto ad una movimentazione precauzionale del personale”, conclude ItaMilRadar.
Intanto stamani è atterrato nello scalo di Trapani Birgi un aereo C130 dell’Aeronautica con a bordo alcuni piloti italiani provenienti dal Kuwait. Dalla fine di gennaio, i militari erano impegnati in attività di addestramento presso la base aerea di Ali al Salem, colpita dagli attacchi iraniani che avevano danneggiato due edifici e due hangar che ospitavano alcuni caccia Eurofighter Typhoon in dotazione al 37° Stormo, reparto delle forze aeree di stanza proprio nello scalo siciliano.
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