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Il ministro della Difesa del Paese africano è stato ospite della Divisione elicotteri della società italiana a Vergiate e di quella aerea a Venegono Inferiore
Supermarket Leonardo SpA per le forze armate della Nigeria. Il 17 ottobre 2025 il ministro della difesa nigeriano Mohammed Badaru Abubakar si è recato in visita a due stabilimenti lombardi della holding produttrice di sistemi bellici.
Badaru Abubakar è giunto in Italia con la delegazione governativa guidata dal presidente Bola Ahmed Tinubu, in visita ufficiale a Roma per partecipare all’AQABA Process Meeting, l’iniziativa di cooperazione internazionale anti-terrorismo in Africa occidentale promossa dalla Presidenza del consiglio italiana e dal Regno di Giordania.
Nello specifico il ministro della difesa nigeriano è stato ospite della Divisione elicotteri di Leonardo a Vergiate e di quella aerea a Venegono Inferiore (Varese).
Nei due stabilimenti sono in via di realizzazione gli elicotteri d’attacco AW109 “Trekker” e i caccia-intercettori M-346 destinati all’Aeronautica militare della Nigeria.
A Vergiate il ministro Badaru Abubakar ha avuto modo di ispezionare le operazioni di assemblaggio dei “Trekker”: tre di questi velivoli sono già pronti per la consegna; altri tre saranno completati entro la fine dell’anno e gli ultimi quattro nei primi mesi del 2026.
Grazie agli elicotteri AW-109 di Leonardo, l’Aeronautica militare nigeriana punta a rafforzare le sue capacità di supporto al combattimento, trasporto aereo tattico ed evacuazione medica.
A Venegono Inferiore è stato possibile assistere alle operazioni di assemblaggio dei caccia M-346. Si tratta di una versione modificata dell’addestratore avanzato del tipo “light combat”, con capacità multiruolo per missioni di supporto aereo avanzato e ricognizione tattica. La Nigeria ne ha ordinati 24.
Il valore stimato della commessa è di 1,2 miliardi di euro; oltre alla fornitura dei velivoli, Leonardo assicurerà la loro manutenzione in Nigeria per 25 anni. Tre caccia sono in avanzata fase di produzione, mentre per altri tre prenderanno il via a breve i test di volo. La consegna sarà completata in quattro tranche di sei velivoli ciascuno, comprensivi di sistemi d’arma e componenti elettroniche.
Secondo le autorità nigeriane, grazie alle caratteristiche delle missioni aria-aria e aria-terra, l’M-346 rafforzerà significativamente le capacità di combattimento delle forze armate nigeriane.
“La visita ai due stabilimenti di Leonardo riflette l’attenzione dell’amministrazione Tinubu per le acquisizioni strategiche militari, l’addestramento congiunto e le partnership internazionali in modo da rendere più sicuro lo spazio aereo della Nigeria”, riporta il comunicato emesso dal ministero della Difesa.
Negli ultimi anni si sono particolarmente rafforzate le relazioni militari e la cooperazione industriale tra Italia e Nigeria. Un accordo è stato sottoscritto nel 2017 dai rispettivi governi per migliorare l’interscambio di intelligence e operare congiuntamente nel settore navale e anti-terrorismo.
Lo scorso anno, ad aprile, le autorità nigeriane hanno annunciato l’intenzione di acquistare da Leonardo i 24 caccia d’attacco M-346 e i 10 elicotteri AW109 “Trekker”. La firma del contratto è stata stipulata a metà ottobre 2024 in occasione della visita in Italia di una delegazione dei ministeri della Difesa e delle Finanze di Abuja, guidata dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Hasan Abubakar.
L’accordo con Leonardo prevede che una parte della formazione dei piloti nigeriani sia svolta presso l’International Flight Training School dell’Aeronautica Militare italiana, nella base aerea di Galatina (Lecce) e nello scalo di Decimomannu (Sardegna).
Secondo Africa Intelligence, per la selezione dei fornitori dei sistemi di munizionamento degli M-346 di Leonardo, le forze armate nigeriane si sono rivolte ad una società israeliana di gestione della logistica e delle infrastrutture informatiche e di telecomunicazione, Ebony Enterprises Ltd., con quartier generale a Herzliya Pituach, distretto di Tel Aviv.
“Tra le principali aziende di difesa contattate per l’armamento dell’aereo M-346 Master della Nigeria ci sono la francese Thales, l’israeliana Elbit Systems e l’europea Nexter”, aggiunge Military Africa.
Ancora Elbit Systems e un’altra azienda leader del comparto industriale-militare israeliano, Rafael Advanced Defense Systems Ltd, forniranno componenti cruciali per i caccia, tra cui il sistema radar PESA e varie tipologie di munizioni guidate di precisione.
Gli M-346 di Leonardo – secondo Analisi Difesa – saranno dotati inoltre di pod Litening per il puntamento laser degli obiettivi e Reccelite per ricognizione e sorveglianza. Anche i Litening e i Reccelite sono prodotti dalla società israeliana Rafael Advanced Defense Systems.
Gli elicotteri AW-109 “Trekker” sono già in dotazione delle forze armate nigeriane. Il 12 novembre 2024 tre di questi velivoli sono stati consegnati alla Marina militare. La cerimonia si è svolta presso l’hangar della Caverton Helicopters Limited (CHL) a Ikeja, Lagos.
I tre elicotteri sono stati dotati di un pattino di atterraggio che assicura una migliore capacità di carico e la possibilità di atterrare sui ponti delle unità da guerra. Essi sono utilizzati per effettuare voli di trasporto a lungo raggio e - grazie a sofisticate videocamere FLIR - per svolgere missioni di intelligence e riconoscimento in mare e in terra.
Anche l’Aeronautica militare nigeriana si è dotata lo scorso anno di due elicotteri AW109 “Trekker”. I velivoli utilizzano per le attività di manutenzione, riparazione e revisione gli impianti della divisione elicotteri del gruppo Cavetron a Lagos.
Leonardo SpA spera di poter fornire alle forze armate nigeriane anche il sistema radar avanzato RAT 31DL/M nell’ambito dell’ambizioso programma MITRACON (Military Total Radar Coverage of Nigeria) promosso dal governo per modernizzare i sistemi di sorveglianza e potenziare la copertura dello spazio aereo.
Progettato per rispondere alle esigenze belliche NATO, il radar RAT 31DL/M è un sistema tattico a lungo raggio che opera in L-Band contro le “minacce” rappresentate da aerei, missili e droni.
Articolo pubblicato in Africa ExPress il 15 novembre 2025, https://www.africa-express.info/2025/11/15/leonardo-affari-di-guerra-delegazione-nigeriana-supervisiona-la-maxi-commessa-di-12-miliardi/
La Sicilia in guerra raddoppia: dopo Sigonella anche lo scalo aereo di Trapani Birgi assume il ruolo di avamposto strategico per le operazioni militari delle forze armate NATO nello scacchiere russo-ucraino.
Martedì 3 febbraio 2026, dopo il fallimento dell’accordo per una “tregua” e la ripresa degli attacchi aerei russi contro le città ucraine, il sito specializzato ItalMilRadar ha tracciato la simultanea ed inedita missione d’intelligence, riconoscimento e sorveglianza (ISR) dello spazio aereo dell’Europa orientale e del Mar Nero da parte di due velivoli decollati dalla Sicilia.
Nello specifico, un aereo radar E-3A “Sentry” AWACS della NATO (denominato in codice MAGICS), dopo aver lasciato la base di Trapani ha raggiunto la Polonia orientale per svolgere una lunga attività di monitoraggio dei cieli dell’Ucraina. Nelle stesse ore è decollato da Sigonella un drone RQ-4B “Global Hawk” in dotazione all’US Air Force (denominazione FORTE) che si è poi posizionato in volo sul Mar Nero.
“Insieme, i due velivoli segnano un netto passaggio dalla modalità standby al monitoraggio per una rinnovata consapevolezza della situazione in tutto il teatro delle operazioni militari”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “L’aereo E-3A “Sentry” della NATO era nella posizione ideale per monitorare l’attività aerea e le dinamiche di comando e controllo legate alle operazioni all’interno dell’Ucraina, mentre sorvolava all’interno dello spazio aereo NATO. Queste missioni non sono limitate all’osservazione passiva: l’E-3 fornisce un quadro aereo in tempo reale, traccia le attività dei velivoli e dei missili in volo e opera come nodo chiave per comprendere quanto accade nei periodi di elevata tensione”.
Sempre ItaMilRadar ha rilevato che il drone RQ-4B “Global Hawk” dell’Aeronautica Militare USA è decollato da Sigonella per operare nell’area del Mar Nero dopo un’assenza di alcune settimane. “Le missioni di FORTE sul Mar Nero sono divenute di recente meno frequenti, mostrando una temporanea riduzione dell’escalation”, scrivono gli analisti. “Il suo ritorno, giorno 3 febbraio, suggerisce che i rinnovati attacchi russi sono stati immediatamente valutati assai più di un evento isolato”.
“La combinazione di questi due assetti aerei è particolarmente significativo”, annota ItaMilRadar. “Mentre FORTE si focalizza su una persistente sorveglianza aerea in profondità dell’asse meridionale — monitorando le regioni costiere, i sistemi di difesa aerea e i modelli operativi — il velivolo radar E-3 lo completa fornendo un quadro aereo dinamico più vicino al confine orientale della NATO. Insieme, i due velivoli coprono sia la profondità strategica che l’immediato contesto dello spazio aereo del conflitto russo-ucraino”.
In conclusione ItaMilRadar sottolinea quanto sia “cruciale” il tempismo della doppia missione di US Air Force e NATO. “L’attivazione quasi simultanea dell’E-3 AWACS dall’Italia e del drone FORTE sul Mar Nero indica fortemente che la tregua del fine settimana precedente era stata considerata da tutti come temporanea”, commentano gli analisti. “La postura operativa ISR della NATO sembra essere pronta a crescere rapidamente, anticipando la ripresa delle ostilità più che a reagire ad un’escalation a sorpresa”. (1)
Gli AWACS a Birgi per rafforzare la postura NATO in Est Europa
I grandi aerei Boeing E-3A “Sentry” AWACS (Airborne Warning & Control System) della NATO sono stati rischierati a Trapani Birgi a partire della mattina del 18 dicembre 2025 per concorrere alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino.
La decisione di trasferire in Sicilia alcuni dei velivoli dotati di radar a lungo raggio e sensori passivi capaci di rilevare contatti aerei o di superficie su grandi distanze è stata assunta dall’Alleanza Atlantica per rafforzare le attività di vigilanza nei rigidi mesi invernali nel Mediterraneo e in Europa orientale.
“Da Trapani Birgi l’E-3A può supportare con maggiore efficienza i compiti di sorveglianza e comando e controllo in tutto il bacino mediterraneo, nei Balcani e nelle più lontane aree orientali di interesse, così come mantenere rapido accesso ai teatri operativi meridionali ed orientali della NATO”, spiegano ancora gli analisti di ItaMilRadar. “La location siciliana offre anche vantaggi logistici e minori tempi di transito in comparazione con le basi del Nord, consentendo ai velivoli di trascorrere meno tempo in volo”.
“Il dislocamento si inserisce in uno schema ben consolidato”, annota ItaMilRadar. “L’Italia ha ripetutamente ospitato gli aerei AWACS della NATO durante i periodi di maggiore attività o con limiti stagionali, sottolineando il ruolo centrale di Roma all’interno dell’architettura di difesa aerea e missilistica e di intelligence dell’Alleanza. Poiché si intensificano le operazioni invernali, Trapani diviene ancora una volta un centro nevralgico delle capacità di preavviso e pronto intervento aereo della NATO, assicurando prontezza operativa in tempi critici per la sicurezza regionale”. (2)
La prima operazione dallo scalo siciliano è stata lanciata la sera di sabato 20 dicembre, alle ore 20.30: un E-3A “Sentry” identificato con il codice NATO05 (registrazione LX-90448), dopo la partenza da Trapani ha puntato in direzione nord-est attraversando l’Italia e l’Europa centrale per poi raggiungere lo spazio aereo della Polonia. Sui cieli polacchi l’aereo ha svolto una lunga missione di nove ore, svolgendo una rotta di volo tipica di un mezzo militare predisposto allo svolgimento di missioni di preallarme e comando e controllo.
“Il tempo di sorvolo sulla Polona indica che si è trattato di una missione focalizzata sul mantenimento della consapevolezza situazionale in una delle aree più sensibili della NATO”, ha spiegato ItaMilRadar. “Fin dall’inizio della guerra in Ucraina, la Polonia è divenuta una pietra angolare del Fianco orientale dell’Alleanza, quale hub logistico e come paese in prima linea confinante con l’area più estesa di confronto con la Russia”.
“Ciò che distingue la missione del 20 dicembre è la scelta della base operativa”, aggiungono gli analisti. “Lanciare una sortita così lunga da Trapani sottolinea come il sud Italia sia sempre più impiegato come hub strategico che come semplice avamposto mediterraneo. Dalla Sicilia, gli AWACS NATO possono raggiungere l’Europa orientale mentre beneficiano di più stabili condizioni climatiche e di una minore congestione del traffico aereo in comparazione con le basi settentrionali, specialmente durante i mesi invernali. Ciò accresce sia la flessibilità operativa che l’efficienza delle missioni”.
Nei giorni precedenti alla missione dell’aereo radar decollato da Trapani verso la Polonia, nei cieli dell’Europa orientale si era registrato un intenso traffico di velivoli con e senza pilota delle forze aeree dei paesi membri dell’Alleanza, specie in quelli confinanti con l’Ucraina. In particolare erano stati monitorati i voli verso il Mar Nero dei grandi aerei ISR “Poseidon 8A” di US Navy e dei droni “Global Hawk” di US Air Force, tutti operativi dalla Stazione aeronavale siciliana di Sigonella.
“La NATO sta continuando a generare un flusso costante di missioni lungo le proprie frontiere orientali”, spiega ItaMilRadar. “Il volo di nove ore da Trapani si adatta perfettamente a questo schema, evidenziando come l’Alleanza sia in grado di proiettare la copertura aerea persistente delle operazioni di comando e controllo sul Fianco Est anche quando opera a centinaia di chilometri di distanza. Più di una sortita di routine, la missione del velivolo AWACS è un modo di far presente, e Trapani in particolare, che esse restano un fattore chiave dell’architettura di sorveglianza aerea della NATO in un momento in cui il monitoraggio dell’Europa orientale resta una priorità strategica”. (3)
Gli AWACS della NATO vengono impiegati in operazioni di sorveglianza e riconoscimento sul fronte orientale a partire del marzo 2014, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia e l’escalation bellica in Donbass, nell’ambito delle misure adottate dall’Alleanza a supporto delle forze armate ucraine.
Il ruolo dei velivoli radar NATO è ovviamente cresciuto dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. “Gli AWACS hanno condotto centinaia di voli per pattugliare i cieli lungo tutto il fianco orientale dell’Alleanza, incluso sul Mar Baltico e sul Mar Nero e hanno anche monitorato i cieli sull’Ucraina”, riporta l’ufficio stampa della NATO. “Durante questi voli gli AWACS sono stati in grado di monitorare gli aerei da guerra russi, individuare missili e osservare qualsiasi movimento delle unità navali, dei droni e dei carri armati. Queste attività consentono ai leader militari e politici dell’Alleanza di avere un quadro chiaro di ciò che sta accadendo in Ucraina e di poter osservare le minacce che interessano il territorio NATO”. (4)
A Birgi pure i grandi droni AGS della NATO
A sancire le sempre più strette relazioni logistico-operative tra le due maggiori installazioni militari siciliane, c’è la decisione della NATO Intelligence, Surveillance and Reconnaissance Force (NISRF) di utilizzare lo scalo di Trapani Birgi come base di supporto dei nuovi droni RQ-4D “Phoenix” del sistema AGS (Alliance Ground Surveillance), il cui hub di comando e controllo è stato insediato proprio a Sigonella. L’AGS con i suoi cinque velivoli a pilotaggio remoto RQ-4D “Phoenix” consente alla NATO di condurre ricognizioni aeree autonome in qualsiasi condizione atmosferica, giorno e notte, in una vastissima aera geografica che comprende l’Europa, il nord Africa e il Mediterraneo orientale.
Il primo rischieramento di un drone “Phoenix” AGS nella base trapanese risale al 10 dicembre 2024. “Ciò ha rappresentato un passo significativo nell’ampliamento della portata operativa e dell’adattabilità della NISR Force all’interno della cornice d’intelligence della NATO”, ha dichiarato il generale Andrew Clark, comandante della forza di sorveglianza interalleata. “Questo riuscito impiego a Trapani è una prova evidente dell’impegno e della professionalità del nostro personale e di quello del 37° Stormo dell’Aeronautica Militare italiana di stanza in questa installazione, nonché dei militari della forza AWACS NATO di Trapani. Espandendo la nostra presenza operativa, rafforziamo la nostra flessibilità nel fornire intelligence critica e supporto alle attività di sorveglianza della NATO e dei suoi stati membri, in qualsiasi momento e ovunque sia necessario”.
Sempre secondo i massimi vertici della NISR Force, l’inclusione dello scalo di Trapani all’interno del proprio dispositivo di intelligence militare ha consentito il potenziamento delle funzioni e delle capacità operative. “La diversificazione delle basi consente a NISRF di svolgere ininterrottamente le attività di sorveglianza in tutte le regioni più critiche, via via che si evolvono le situazioni sul campo (…) L’uso di Trapani rende ancora più solide le missioni vitali ISR a supporto degli obiettivi collettivi alla sicurezza della NATO”. (5)
Una piattaforma avanzata per gli aerei radar AWACS
Trapani Birgi è una delle basi operative avanzate (Forward Operations Bases) della NAEW&C (NATO Airborne Early Warning & Control) fin dalla sua costituzione nei primi anni Ottanta del secolo scorso. La NAEW&C è una delle forze di pronto intervento dell’Alleanza, insieme alla Very High Readiness Joint Task Force (VJTF) e alla NATO Response Force (NRF). Il quartier generale della struttura di pronto allarme NATO è a Geilenkirchen, Germania. Le altre FOB sorgono ad Oerland (Norvegia), Aktion (Grecia) e Konya (Turchia).
Complessivamente sono 17 i paesi membri NATO che contribuiscono al programma NAEW&C: Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Spagna, Turchia, Ungheria e Stati Uniti d’America. Canada, Finlandia, Francia e Lituania assegnano proprio personale militare a supporto dei velivoli radar E-3A “Sentry” AWACS.
Attualmente la flotta AWACS è composta da 14 aerei. Si tratta di velivoli modello Boeing 707 appositamente modificati con l’installazione di un’ampia antenna radar sulla fusoliera. Radar e relativi sensori sono in grado di tracciare ogni contatto terrestre e/o areo su larghe distanze. I sistemi di bordo possono intercettare, identificare e seguire gli aerei potenzialmente ostili che operano a basse altitudini ed assicurare le operazioni di comando e controllo degli aerei alleati. Gli apparati radar possono tracciare ed identificare simultaneamente i contatti navali, fornendo il coordinamento a supporto delle forze di superficie. Le informazioni raccolte dagli AWACS possono essere trasmesse direttamente – via link digitali –agli utenti che operano in ambienti terrestri, aerei e navali.
Gli E-3A operano normalmente ad un’altitudine di circa 10 km.; ciò consente loro di monitorare costantemente uno spazio aereo con una copertura di oltre 312.000 km², individuando target fino a 520 km. o a 280 miglia nautiche di distanza. (6)
Enfaticamente denominati gli occhi del cielo della NATO, gli E-3A AWACS conducono un ampio raggio di missioni: dalla sorveglianza aerea in tempo di pace, il supporto anti-terrorismo, gli interventi di evacuazione di personale militare e di vigilanza di embarghi, ecc., fino a tutte le missioni di guerra. Essi assicurano il comando e il controllo dei velivoli aerei e dei cacciabombardieri durante le loro operazioni ed esercitazioni; il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso (SAR); il controllo delle unità di difesa missilistica con base terrestre; il supporto alle operazioni navali dentro definite aree marittime. (7)
In passato gli AWACS hanno avuto un ruolo chiave in alcuni dei più sanguinosi conflitti che le forze armate USA e NATO hanno lanciato in diverse aree del pianeta. Dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nell’agosto del 1990, alcuni di questi velivoli sono stati trasferiti in basi aeree della Turchia orientale per controllare il confine turco-iracheno e il traffico navale nel Mediterraneo orientale (Operation Anchor Guard). Le attività sono proseguite fino al marzo 1991.
Nel corso degli anni Novanta, gli AWACS NATO e i velivoli radar di Francia, USA e Regno Unito hanno operato congiuntamente sullo spazio aereo dei Balcani a supporto delle missioni dell’Alleanza in Bosnia ed Erzegovina e in Kosovo (Operazioni Deliberate Force e Allied Force).
Determinante l’impiego della NAEW&C Force dopo l’11 settembre 2001 a sostegno delle operazioni lanciate dagli Stati Uniti d’America e dalla NATO in Medio oriente. Dal 2007 al 2016 gli aerei radar sono stati impiegati per le attività “anti-terrorismo” che l’Alleanza ha svolto in tutto il bacino mediterraneo (Operation Active Endeavour). Ancora più rilevante il ruolo degli AWACS nella campagna bellica scatenata da USA e alleati contro la Libia nel 2011 (Operation Unified Protector). “La NAEW&C Force ha assunto la funzione cruciale di comando e controllo di tutti gli assetti aerei alleati che hanno operato sulla Libia”, ricordano i vertici NATO. “Ciò ha incluso l’emanazione degli ordini tattici e dei compiti in tempo reale per i caccia da combattimento alleati, per i velivoli di sorveglianza e riconoscimento e quelli di rifornimento in volo, nonché per gli aerei senza pilota UAV. Gli AWACS hanno inoltre fornito supporto alle unità navali e ai sottomarini alleati rafforzando il sistema di embargo militare contro la Libia e le capacità di sorveglianza navale. Per la cronaca, la maggior parte degli attacchi aerei in territorio libico partirono al tempo proprio dallo scalo aereo di Trapani Birgi.
Dal 2011 fino al 2014, alcuni aerei radar NATO sono stati trasferiti nella base di Mazar-e Sharif in Afghanistan, a supporto dell’International Security Assistance Force (ISAF), assicurando la copertura dello spazio aereo del paese e il sostegno alle attività da combattimento, interdizione del campo di battaglia, ricerca e soccorso del personale militare, trasporto aereo tattico. (8) Come abbiamo già visto, dal 2014 ad oggi i velivoli radar della forza di “pronto allarme” NATO vengono impiegati sul fronte di guerra russo-ucraino.
Una scuola di guerra mondiale per i piloti degli F-35
A Trapani Birgi, agli E-3A “Sentry” AWACS e ai droni RQ-4B “Global Hawk” AGS della NATO si aggiungeranno presto anche i cacciabombardieri di quinta generazioneF-35 “Lightining II”. Il Ministero della Difesa italiano ha annunciato infatti l’avvio dei lavori di ampliamento della grande base siciliana in vista della realizzazione di un Centro di formazione dei piloti dei paesi che si sono dotati o intendono dotarsi di questi velivoli a capacità nucleare.
La Direzione degli Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità (DAAA) ha impegnato 112,6 milioni di euro su un arco temporale quinquennale, per la creazione del centro di addestramento avanzato, destinato a diventare un punto di riferimento non solo per l’Aeronautica Militare, ma per tutti i partner mondiali del programma JSF (Joint Strike Fighter, così come viene indicato il velivolo da guerra F-35).
Secondo il periodico specializzato Ares, il Ministero della Difesa realizzerà a Trapani Birgi la terza Main Operating Base (MOB) per la flotta F-35 in dotazione all’Aeronautica Militare, affiancandola alle basi di Amendola (Foggia) e Ghedi (Brescia). “Il progetto su Trapani è però più ambizioso e mira a istituire un vero e proprio ecosistema operativo e formativo”, aggiunge Ares. “Il piano prevede infatti la coesistenza di tre realtà distinte ma integrate: un Gruppo Volo Operativo nazionale (ITAF OPS Squadron), un Gruppo Volo Internazionale Addestrativo (PTC Squadron) e il Centro di Addestramento Comune (LTC) oggetto dell’attuale contratto (…) L’obiettivo è intercettare la crescente domanda di addestramento dei paesi NATO ed europei, istituendo in Italia il primo Pilot Training Center per F-35 al di fuori dei confini statunitensi”.
Ad oggi i Paesi che hanno acquistato o hanno espresso l’intenzione di dotarsi del caccia F-35, oltre a Stati Uniti d’America e Italia sono: Arabia Saudita, Australia, Belgio, Canada, Corea del Sud, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Germania, Giappone, Grecia, Israele, Marocco, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Singapore, Spagna, Svizzera, Thailandia e Turchia.
Sotto il profilo amministrativo, il Ministero della Difesa ha affidato i lavori di realizzazione del Pilot Training Center al Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dall’italiana Leonardo S.p.A. e dal colosso statunitense Lockheed Martin. “La scelta – spiega ancora Ares - è dettata da vincoli tecnologici e normativi stringenti. Lockheed Martin è infatti l’unico soggetto titolato a distribuire i simulatori del programma JSF, mentre Leonardo è stata individuata dal costruttore americano come l’unica realtà industriale nazionale in possesso delle competenze e delle autorizzazioni (tramite accordi approvati dal governo USA) per gestire i dati ingegneristici classificati necessari all’opera”.
La Difesa ha già predisposto il cronogramma per il completamento del progetto nell’installazione siciliana: la prima capacità di training a bordo degli F-35 prenderà il via entro dicembre 2028, mentre il completamento dell’edificio che ospiterà il centro scuola è previsto entro il 1° luglio 2029. (9)
Note
2) https://www.itamilradar.com/2025/12/21/nato-e-3a-flies-a-nine-hour-mission-over-poland-from-trapani/
4) https://www.nato.int/en/what-we-do/deterrence-and-defence/awacs-natos-eyes-in-the-sky
6) https://awacs.nato.int/organisation/awacs-fleet-2
7) https://awacs.nato.int/organisation/roles-and-operations
8) https://www.nato.int/en/what-we-do/deterrence-and-defence/awacs-natos-eyes-in-the-sky
E’ infarcito di retorica bellicista e di inaccettabili falsità storiche il 2° articolo della legge n. 27 del 1° marzo 2024 che istituisce la Giornata delle Forze armate ogni 4 novembre, legittimando un pericoloso ed eversivo modello istruzione-caserma. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha ritenuto doveroso disobbedire e in collaborazione con il CESTES - Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali ha promosso un convegno formativo per il personale scolastico dal titolo “La scuola non si arruola”. Oltre un migliaio le iscrizioni sulla piattaforma del Ministero dell’Istruzione ma la mattina del 31 ottobre il corso è stato soppresso d’autorità. “L’iniziativa non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nella Direttiva 170/2016”, spiega in nota il Ministero. Mai parlar male, dunque, in ambito scolastico, del sistema militare e dei suoi intrecci con l’economia e la finanza, della cultura militarista tanto in voga nella società e nell’istruzione e del genocidio in atto alle porte di casa, il primo del terzo millennio, crimine collettivo transnazionale.
“Per la prima volta si vieta in Italia un corso su tematiche giudicate non formative mentre vengono celebrate pagine nostalgiche e di mero revisionismo storico attraverso le rievocazioni delle guerre mondiali nel secolo scorso”, denuncia l’Osservatorio. “Allo stesso tempo si verifica l’ennesima contrazione degli spazi di libertà e democrazia. Le mobilitazioni e gli scioperi di questi ultimi mesi, a partire dall’iniziativa del minuto di silenzio per Gaza il primo giorno di scuola, hanno subito evidenti tentativi di boicottaggio e intimidazione tramite comunicazioni riservate degli uffici scolastici, delegittimazione dei collegi docenti, precettazioni”. A fine settembre è stato presentato dal sen. Maurizio Gasparri un disegno di legge che equipara antisemitismo e antisionismo e che vorrebbe imporre alle istituzioni scolastiche obblighi formativi su cultura ebraica, Israele e antisemitismo con pesanti sanzioni, compreso il licenziamento, per i docenti “disobbedienti”.
Tutto ciò mentre si assiste all’accelerazione del processo di militarizzazione dell’istruzione: forze armate italiane e straniere ed aziende produttrici di armi occupano ogni sfera della didattica per fini ideologici assolutamente in contrasto con i valori costituzionali della difesa delle libertà, della democrazia e della giustizia sociale. Si moltiplicano le visite guidate degli studenti a caserme, aeroporti, poligoni militari e ad industrie belliche o le attività didattico-culturali affidate a generali-docenti (dalla lettura e interpretazione della Costituzione e della Storia all’educazione ambientale, alla salute, alla lotta alla droga e alla prevenzione dei comportamenti classificati come “devianti”, bullismo, cyberbullismo, ecc.).
Sempre più istituti promuovono corsi di orientamento e l’alternanza scuola-lavoro a fianco delle forze armate o nelle aziende produttrici di armi; le strutture scolastiche subiscono la progressiva trasformazione a fini sicuritari con l’installazione di videocamere e dispositivi elettronici identificativi e di controllo. Fioccano i divieti di riunione e delle attività autogestite degli studenti e i locali scolastici vengono dichiarati off-limits in orario pomeridiano, mentre viene esercitata l’azione penale e civile contro ogni forma di occupazione. Al rafforzamento del processo di militarizzazione del sistema scolastico concorrono poi l’approvazione di leggi che hanno conferito ai presidi poteri illimitati e istituzionalizzato gerarchie e discriminazioni tra gli insegnanti; la precarizzazione de iure e de facto della figura e delle funzioni del docente; l’esautoramento degli organi collegiali; l’uso indiscriminato dei procedimenti amministrativi contro il personale della scuola. Test di valutazione e strumenti didattici riproducono nelle scuole logiche e dinamiche mutuate dal mondo militare. “L’Invalsi o il passaggio dalle conoscenze alle competenze (tra le soft skills appaiono il sostenere lo stress, l’adattabilità, l’imprenditorialità e a breve troveremo la preparazione e la prontezza), il clima competitivo, la meritocrazia sono tutti fattori che hanno contribuito a mutare il senso della scuola e capovolgere il dettato costituzionale”, spiega l’Osservatorio. Il registro elettronico oltre a generare conflitti e stati di ansia da prestazione permanenti tra gli allievi e un’insostenibile clima divisivo-competitivo nelle classi, viene assunto come strumento di controllo orwelliano da docenti e genitori, minando le stesse relazioni educative e la fiducia adulti-minori.
Il soffocante connubio tra istituzioni scolastiche e apparato militare non può essere imputato però solo all’odierno governo di estrema destra. Il processo di militarizzazione dell’istruzione è stato avviato in Italia perlomeno dalla fine degli anni ’90 per essere poi istituzionalizzato nel settembre 2014 con un protocollo d’intesa firmato dalle ministre all’Istruzione Stefania Giannini (Scelta Civica) e, alla Difesa, Roberta Pinotti (Pd). L’accordo ha promosso l’attivazione di percorsi didattici ed iniziative finalizzati alla promozione della Cultura della Difesa. A declinarne significato e funzioni ci ha pensato il subentrante titolare del dicastero a capo delle forze armate, Lorenzo Guerini (Pd). “L’obiettivo della Cultura della Difesa è facilitare i cittadini a comprendere i temi di interesse strategico, acquisire sistemi ed equipaggiamenti militari, valorizzare le capacità dell’industria nazionale e sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica”, ha spiegato Guerini. Lo scopo, cioè, è quello di estendere a tutte le fasce sociali e generazionali l’incondizionato consenso per le forze armate, le missioni di guerra internazionali, il complesso militare-industriale e l’intervento dei reparti in attività di controllo dell’ordine pubblico e repressione. In particolare, tra i giovani, si punta ad affermare la legittimità dell’uso della violenza bellica e l’ineluttabilità della guerra come strumento di risoluzione di ogni crisi o conflitto. Con l’educazione dello studente-soldato si punta a dominare le menti, ad imporre l’arruolamento e la cieca obbedienza all’establishment, il massimo consenso per il modello socio-economico dominante.
Con l’insediamento del governo Meloni, si è data un’ulteriore impronta ideologica ai processi in atto. “Adottando la formula Ministero dell’Istruzione e del Merito si è inteso cancellare il servizio pubblico a favore di una meritocrazia fittizia, per promuovere una scuola che non considera le differenze socio-economiche ed è sempre più lontana dal tutelare uguaglianza e diritti”, commenta Roberta Leoni dell’Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università. “Con Giuseppe Valditara si afferma una scuola che privilegia la conoscenza dell’Occidente rispetto alle altre civiltà e che nega la società inclusiva ed interculturale piegandosi ad una visione bellicista. Ecco allora le nuove Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, le Indicazioni 2025 per la Scuola dell’infanzia e del primo ciclo (bocciate dal Consiglio di stato per forma e contenuto), il voto in condotta, il divieto dei cellulari, i tentativi di censura dei libri di testo (i casi Zanichelli e Laterza) e dei singoli insegnanti, l’introduzione del codice disciplinare e di condotta del MIM (con conseguente creazione di uffici per i procedimenti disciplinari), ecc.”. Il 7 novembre il ministro Valditara ha chiesto con una circolare il rispetto della par condicio nella scelta di ospiti di “specifica competenza e autorevolezza” in caso di eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche, quando le tematiche trattate abbiano “ampia rilevanza politica o sociale”.
Alla luce del peggioramento degli spazi di agibilità democratica e di libertà di espressione e insegnamento, alcuni analisti già parlano di israelizzazione della società, dell’economia e del sistema d’istruzione in Italia. Sarebbe in atto cioè la riproduzione del sistema-modello su cui si fonda lo Stato sionista di Israele: forze armate, apparati sicuritari, forze politiche, centri accademici e di ricerca, start-up e industrie militari che cooperano in simbiosi, militarizzando ogni segmento della società, a partire dal mondo dell’infanzia e della scuola.
Articolo pubblicato in Mosaico di Pace, n. 1, Gennaio 2026
Affari d'oro per Leonardo e aziende americane del settore. Bisogna proteggere Gaza, che sarà trasformata in un mega Resort-Casinò pluristellato per facoltosi turisti
Nuove forniture di sistemi d’arma USA per i prossimi interventi bellici di Israele a Gaza e in Medio oriente. E qualche buon affare anche per il gruppo Leonardo SpA..
A fine gennaio, il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America ha approvato un piano di oltre 7 miliardi di dollari per il trasferimento ad Israele di elicotteri d’attacco, veicoli leggeri terrestri e componenti per elicotteri leggeri nell’ambito della Foreign Military Sale (FMS), il programma di assistenza USA per l’acquisto di armi da parte dei paesi partner.
Si tratta del maggiore pacchetto di aiuti militari dell’amministrazione Trump dopo l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, sistematicamente violato dalle forze armate israeliane.
Coincidenza vuole che la decisione del Pentagono giunge subito dopo la formalizzazione del Board of Peace, il consiglio di amministrazione guidato da Washington che punta alla trasformazione di Gaza in un mega Resort-Casinò pluristellato per facoltosi turisti nordamericani, europei e mediorientali.
Il piano di “aiuti” sarà sottoposto nei prossimi giorni al Congresso per la definitiva approvazione. La tranche più rilevante del valore di 3,8 miliardi di dollari è destinata al trasferimento di 30 elicotteri d’attacco “Apache AH-64E” e relative attrezzature (motori, sistemi radar, sensori avanzati, piattaforme addestrative e interventi logistici e di manutenzione).
Gli “Apache” saranno prodotti dai colossi militari-industriali Boeing e Lockheed Martin e consentiranno ad Israele di rafforzare ulteriormente le proprie capacità d’attacco aereo di precisione.
Una tranche del valore di 2 miliardi dollari andrà all’acquisto di 3.250 veicoli tattici leggeri congiunti (JLTV) e relativi sistemi d’arma, munizioni e attrezzature tecniche. I veicoli saranno prodotti da AM General LLC., mentre il personale militare statunitense e alcuni contractor assicureranno la formazione e il supporto logistico in Israele per sei anni dopo la loro consegna.
Il Dipartimento della difesa prevede inoltre un intervento del valore di 740 milioni di dollari per ammodernare i veicoli da trasporto truppe “Namer” in dotazione alle forze israeliane dal 2008.
Dulcis in fundo, sono previsti 150 milioni di dollari in equipaggiamenti, pezzi di ricambio, addestramento e supporto ingegneristico per la flotta di elicotteri leggeri AW-119Kx prodotti da Leonardo Helicopters USA, società interamente controllata dalla holding italiana Leonardo SpA..
Gli Agusta Westland AW119Kx, denominati da Leonardo come “Koala” e da Israele “Ofer” (cerbiatto), sono elicotteri impiegati in ambito militare per differenti missioni: dall’addestramento e la formazione dei piloti dei velivoli d’attacco, al trasporto VIP, ai servizi di assistenza medica e SAR (ricerca e soccorso), alla vigilanza e sicurezza, ecc..
I velivoli sono in dotazione dei reparti israeliani dalla primavera del 2024. Leonardo Helicopters (stabilimenti a Filadelfia, Pennsylvania) li ha consegnati alla Flight Training School dell’Aeronautica militare, ospitata nella base aerea di Hatzerim, nel deserto del Negev.
Il contratto per la fornitura del modello AW119Kx è stato firmato nel dicembre 2019 dal gruppo Leonardo con il Dipartimento della Difesa Usa. Inizialmente era prevista la consegna a Tel Aviv di sette elicotteri AW119Kx, unitamente a un pacchetto di servizi, attività addestrative, simulatori di volo e altri equipaggiamenti, più il supporto tecnico per venti anni.
Il 6 aprile 2022 è stato sottoscritto un nuovo accordo con l’US Army Contracting Command che ha elevato a dodici il numero degli AW119Kx, con l’opzione per altri quattro velivoli. Il contratto prevede la presenza di personale dell’azienda italiana nella base aerea del Negev per la formazione dei piloti israeliani e la manutenzione degli elicotteri.
I sistemi d’arma per 7 miliardi di dollari che il Pentagono intende trasferire ad Israele si sommano ai 25 cacciabombardieri F-15 ordinati dalle autorità di Tel Aviv a fine dicembre 2025.
Nello specifico, ancora nell’ambito della Foreign Military Sale, l’Aeronautica Militare USA ha affidato a Boeing un contratto del valore di 8,57 miliardi di dollari per la produzione dei velivoli da guerra negli stabilimenti di St. Louis, Missouri. La consegna sarà completata nel 2035.
Israele si conferma il maggiore destinatario di aiuti militari statunitensi al mondo dopo la Seconda guerra mondiale. Ad oggi si calcola che lo stato sionista abbia ricevuto sistemi bellici per il valore di oltre 158 miliardi di dollari.
Dal 7 ottobre 2023, la data dell’attacco di Hamas e dell’avvio del genocidio della popolazione palestinese di Gaza, Israele ha ricevuto da Washington più di 21 miliardi di dollari in “assistenza militare d’emergenza addizionale”.
Articolo pubblicato in Africa ExPress il 4 febbraio 2026, https://www.africa-express.info/2026/02/04/trump-autorizza-forniture-darmi-per-7-miliardi-di-dollari-destinazione-israele/
Il 29 gennaio il Parlamento bulgaro ha ratificato l’accordo sottoscritto dal governo di Sofia e da quello italiano per la realizzazione e l’uso congiunto di una grande infrastruttura bellica nei pressi del villaggio di Yambole, Kabile, nel sud-est del paese.
La nuova base sarà simile all’area addestrativa bulgaro-statunitense di Novo Selo che viene impiegata dal Battle Group NATO operativo in Bulgaria in funzione anti-Russia. A Yambole sarà insediata un’intera brigata multinazionale con la possibilità di ospitare fino ad ‘intera divisione di 3.000 unità.
La ratifica dell’accordo è stata votata a larghissima maggioranza; contrari solo il gruppo di minoranza filo-russo Vuzrazhdane e due piccoli partiti nazional-populisti, Mech e Velichie.
Secondo quanto dichiarato dal ministro della difesa bulgaro, Atanas Zapryanov, la progettazione dell’installazione sarà affidata alla Nato Support and Services Agency. “A Kabile saranno realizzate solo le facility per alloggiare ed addestrare i reparti militari, più alcuni impianti sportivi”, ha aggiunto Zapryanov. “I depositi di armi e munizioni per le esercitazioni saranno invece dislocati a distanza dalle aree abitate dalla popolazione e dalle caserme. Si esclude dunque lo stoccaggio di munizioni o di altri materiali pericolosi”. Ad oggi non è noto l’ammontare delle spese previste per la base.
Il testo dell’accordo di cooperazione con le autorità italiane era stato approvato dal gabinetto dei ministri il 13 agosto 2025. “La costruzione delle infrastrutture militari nel territorio del distretto di Kabile è un passo strategico in vista del rafforzamento delle capacità di difesa della Repubblica di Bulgaria e della Nato”, riportava il testo sottoscritto dal governo di Sofia. “Il programma è svolto per adempiere agli impegni della Repubblica di Bulgaria quale membro della North Atlantic Treaty Organization, e consentirà di ospitare e supportare il Multinational Battle Group della NATO, con la possibilità di una sua espansione”.
L’accordo bilaterale italo-bulgaro è stato sottoscritto il 24 dicembre 2025 in occasione della visita in Bulgaria del ministro della Difesa Guido Crosetto. La firma è avvenuta all’interno della 22nd Air Base di Bezmer, scalo strategico dell’Aeronautica militare bulgara e della NATO.
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa locali, “l’accordo sancisce le responsabilità dell’Italia per l’assemblaggio e l’insediamento degli edifici residenziali, degli uffici, delle infrastrutture, degli alloggi e dei relativi servizi, e l’opportunità di intraprendere i lavori di costruzione necessari, anche con l’impiego delle sue forze armate”.
Le opere saranno realizzate in due fasi: nella prima si assicureranno quelle per il dislocamento temporaneo delle truppe, mentre nella seconda si costruiranno le infrastrutture per lo stazionamento permanente del Multinational Battle Group. “Anche la Bulgaria contribuirà finanziariamente al progetto attraverso specifici investimenti”, ha dichiarato il portavoce del governo bulgaro. “Accordi tecnici aggiuntivi e annessi tra le due parti saranno sviluppati successivamente”.
Nel corso della sua visita in Bulgaria, il ministro Crosetto ha discusso con il collega Atanas Zapryanov le modalità di un ulteriore rafforzamento della cooperazione in campo militare. “Soddisfazione è stata espressa dal ministro per la firma dell’Accordo per realizzare e gestire congiuntamente le infrastrutture nell’area di Kabile”, riporta la nota stampa della Difesa. “Crosetto ha ringraziato per il supporto fornito al contingente italiano presso la Novo Selo Training Area, dove l’Italia opera al comando del Multinational Battle Group. Condivisa la volontà di rafforzare la collaborazione in ambito operativo, addestrativo e formativo, con particolare attenzione alle minacce ibride anche nell’ottica di un’auspicata cooperazione strategica nel settore dell’industria della difesa. Positiva la valutazione del dispositivo sul fianco Est dell’Alleanza, con conferma di una postura ferma e orientata alla prevenzione delle escalation”.
Dopo l’incontro con la controparte, Guido Crosetto ha partecipato alla messa e al pranzo natalizio con i militari italiani presso la base di Novo Selo. Dal 2022 l’Esercito Italiano è impegnato in Bulgaria nella missione NATO “Enhanced Vigilance Activity (eVA)”, guidando il Multinational Battle Group, iniziativa voluta dall’Alleanza per “rafforzare la deterrenza e la difesa sul fianco est a seguito dello scoppio delle ostilità tra Russia ed Ucraina”. Nell’ambito della missione NATO le unità italiane Italiano svolgono anche attività addestrative congiunte con l’Esercito bulgaro e di altri paesi alleati. Attualmente l’Italia schiera in Bulgaria 740-750 militari dell’82° Reggimento di fanteria “Torino” della Brigata Pinerolo dell’Esercito.
Il Battle Group inter-alleato schiera complessivamente 1200-1300 militari. Nei piani NATO il battaglione dovrebbe essere elevato a brigata, con 5.000 unità. Da qui l’esigenza di realizzare una nuova grande base a Kabile.
Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 2 novembre 2026, https://pagineesteri.it/2026/02/02/medioriente/sorgera-in-bulgaria-la-prima-base-militare-italiana-in-est-europa/
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