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1997: i Movimenti di sinistra latinoamericani a San Paolo

Il 31 luglio 1997 si riunì a San Paolo il Foro dei movimenti di sinistra latinoamericani. La prima edizione si tenne sempre a San Paolo, nel 1990, per fare il punto sul socialismo non solo nel continente ma anche in Europa, Asia e Africa. Da allora rappresenta uno spazio di confronto e di democrazia partecipata e, proprio per questo motivo, è fortemente osteggiato dalle destre.

È il 31 luglio 1997 quando a San Paolo si tiene il Foro dei movimenti di sinistra in America Latina. Fondato nel 1990, sempre a San Paolo, il Foro sorse per riunire partiti e movimenti izquierdistas interessati a discutere sulle conseguenze del neoliberismo e sugli scenari del socialismo sulla spinta dell’ex presidente brasiliano Lula (all’apoca non ancora al Planalto) e di Fidel Castro.

Al Foro di San Paolo spesso sono intervenuti partiti e movimenti di sinistra provenienti anche da Europa, Asia e Africa e il consesso ha dovuto spesso fare i conti con gli strali delle destre latinoamericane, che hanno sempre contestato la sua impostazione fortemente critica verso il capitalismo. Il Foro ha rappresentato, al contrario, una sorta di punto fermo non solo a livello continentale, ma anche al di fuori, sia per la stretta correlazione tra organizzazioni popolari e partiti politici sia perché ha sempre offerto delle chiavi di lettura originali del mondo circostante e si è posto con uno sguardo plurale e non identitario di fronte alle molteplici spaccature e divisioni delle sinistre.

All’interno del Foro, Cuba ha giocato sempre un ruolo di primo piano. Ad esempio, nell’edizione del 14-15 giugno 1996 sono stati anticipati gran parte dei temi che poi avrebbero caratterizzato il primo e il secondo decennio degli anni Duemila, dalla sovranità territoriale all’autodeterminazione, passando per quell’integrazionismo latinoamericano lanciato dal chavismo in Venezuela e che ha rappresentato uno dei cavalli di battaglia dei governi di centrosinistra e di sinistra giunti alla guida di numerosi paesi del continente, almeno fin quando non c’è stato il ritorno delle destre, propiziato sia da colpi di stato sia da campagne elettorali all’insegna delle fake news contro i governi progressisti latinoamericani, peraltro non esenti da responsabilità.

Il gruppo di lavoro a cui ha dato impulso Cuba si è caratterizzato, nel corso degli anni, per seminari e occasioni di confronto come quello tra la guerriglia e il governo guatemalteco nel 1994, anticipando in un certo senso gli accordi di pace di fine dicembre 1996, per esprimere solidarietà e studiare azioni a sostegno del governo bolivariano del Venezuela, per favorire l’unità tra partiti e movimenti di sinistra nel continente latinoamericano.

Dopo la prima edizione il Foro è stato via via ospitato a Città del Messico, L’Avana, San Salvador, Managua, Caracas, La Paz, Porto Alegre e Città del Guatemala. Tra i principali critici del Foro esponenti tucanos brasiliani, filosofi ultraconservatori come Olavo de Carvalho e media legati alla destra conservatrice, erroneamente convinti che il Foro sarebbe durato poco, senza rendersi invece conto che nel corso degli anni si sarebbe consolidato come spazio popolare nel segno di un’agenda comune che oggi l’oligarchia, con il sostegno degli Stati uniti, cercano di ostacolare quotidianamente.

Il Foro, caratterizzato da un’assemblea plenaria, è in realtà articolato in seminari specifici su gioventù, donne, poteri locali e rappresenta uno spazio di confronto oggi più che mai utile in un continente dove l’unione rappresenta una grande possibilità di sopravvivenza. Argomenti come i diritti delle donne, un’altra politica possibile, la critica all’economia capitalista e neoliberista richiedono dei nuovi strumenti per saper affrontare e leggere la realtà, a partire da una chiave di lettura in cui i cittadini non siano sudditi, ma il motore di una politica attiva e partecipata.

Ecco perché il Foro di San Paolo non è ben visto dalla destre, perché mette in discussione i suoi valori, a partire da quelli economici.

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