Cosa segnala lo spread? Con il Debito salito a 1950 miliardi ed il tasso che sfiora il 6% ci sono oltre 80 miliardi di interessi all’anno da pagare. Basterebbe dimezzare lo spread e troveremmo le risorse per invertire la rotta. Peccato che il nostro Pil ha perso in un semestre quasi 2 punti percentuali. Con lo spread cresce una crisi che pesa più che Se fosse stagnazione...
"Per chi non vuole pagare le tasse ci sono tanti motivi per autoassolversi ..." e, subito dopo, per rivendicare l’inviolabilità del diritto alla tutela della salute. Arlecchino si confessò burlando!! Niente di nuovo nel teatrino di Pantomima e Rimpiattino ...
Il governo Monti ha potuto contare finora sul voto di oltre il 70% di Deputati e Senatori. Una maggioranza senza precedenti. Alle amministrative i rispettivi partiti raccolgono il consenso di appena il 45% del corpo elettorale. Percentuale che non vince il confronto con il popolo degli astenuti e dei “protestatari”. Il divario tra il “sentire” del paese e la rappresentanza “istituita” è ormai di tali dimensioni da paventare il rischio di una “involuzione” della democrazia. Più crescerà il senso di “ripulsa” per il sistema politico in essere e più aumenterà lo spazio “agibile” da parte di forze “alternative” propugnatrici di soluzioni dirompenti e tetragone. Scongiurare tale nefasta prospettiva non solo è nell’interesse dei partiti, ma è anche la prima “responsabilità” che hanno verso il paese.
Cosa fare? Bastano tre mesi per dare “corpo” alla spending review, per sistemare la riforma del lavoro, la legge elettorale ed i “rimborsi” ai partiti. C’è altresì tutto il tempo per tornare alle urne entro ottobre. Per i partiti la “chiamata alle urne” è l’unica vera sfida “politica” delle loro capacità progettuali e propositive. Basta un semestre per tornare a “scegliere” una rappresentanza “politica” e, insieme, una ricetta di uscita dalla crisi. Risultato per certo acquisito sarà liberarsi di quella casta “nominata” di Primi Super Cives attenta a …
Il governo Monti ha potuto contare finora sul voto di oltre il 70% di Deputati e Senatori. Una maggioranza senza precedenti. Alle amministrative i rispettivi partiti raccolgono il consenso di appena il 45% del corpo elettorale. Percentuale che non vince il confronto con il popolo degli astenuti e dei “protestatari”.
Il divario tra il “sentire” del paese e la rappresentanza “istituita” è ormai di tali dimensioni da paventare il rischio di una “involuzione” della democrazia. Più crescerà il senso di “ripulsa” per il sistema politico in essere e più aumenterà lo spazio “agibile” da parte di forze “alternative” propugnatrici di soluzioni dirompenti e tetragone. Scongiurare tale nefasta prospettiva non solo è nell’interesse dei partiti, ma è anche la prima “responsabilità” che hanno verso il paese.
Cosa fare? Bastano tre mesi per dare “corpo” alla spending review, per sistemare la riforma del lavoro, la legge elettorale ed i “rimborsi” ai partiti. C’è altresì tutto il tempo per tornare alle urne entro ottobre. Per i partiti la “chiamata alle urne” è l’unica vera sfida “politica” delle loro capacità progettuali e propositive. Basta un semestre per tornare a “scegliere” una rappresentanza “politica” e, insieme, una ricetta di uscita dalla crisi. Risultato per certo acquisito sarà liberarsi di quella casta “nominata” di Primi Super Cives attenta a …
Da dicembre il Debito è cresciuto di altri 100 miliardi e sfiora ormai quota 2000. Sono oltre 80 mld all’anno di interessi da pagare. La disoccupazione è ormai al 10% e la pressione fiscale supera il 45%. Si allunga la lista dei “sacrifici” e non c’è alcun “segno” di inversione. Mancando una ricetta “politica” anti-crisi si procede per “tentativi di aggiustamento” in attesa di tempi migliori.
Cosa fare? Bastano 3 mesi, volendo, per dare “corpo” alla spending review, per sistemare la riforma del lavoro, la legge elettorale ed i “rimborsi” ai partiti. Resta poi tutto il tempo per tornare alle urne entro ottobre. Per i partiti la “chiamata alle urne” è la vera sfida “politica” di capacità progettuali/propositive. E’ il passaggio “obbligato” per la formulazione di strategie di governo incisive e tempestive. Basta un semestre per poter “scegliere” ed imboccare, per tempo, una via d’uscita. Altrimenti la crisi continuerà ad avvitarsi più che Se fosse stagnazione…