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di Luciano B. L. (sito) venerdì 4 settembre 2009 - 1 commento oknotizie
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Costruire per non ricostruire [parte terza]

La prima parte è qui
La seconda parte è qui

Una "polistirolo city" attorno a L’Aquila ed un ecovillaggio autogestito a Pescomaggiore


Quindici giorni fa, Bertolaso ha “confessato”: il problema del centro storico deve ancora essere interamente affrontato; entro la fine di settembre, tutte le tendopoli saranno chiuse; entro la fine dell’anno, saranno consegnati gli alloggi del Progetto C.A.S.E. a circa 15 sfollati. Tuttavia, nonostante le frenetiche lavorazioni in corso siano costantemente controllate, tutte le effettive disponibilità non corrisponderanno ai censiti fabbisogni. A fine mese, inoltre, saranno “accasate” solo 4.500 persone. Quindi, ancor per molti ed ancora a lungo, anche una casa provvisoria resterà solo un miraggio. Bertolaso sta escogitando nuove bizzarre soluzioni ai problemi sempre più evidenti, ma proprio non vuole riparlare di container o di “casette in legno” (ritenute adatte “solo per depositarvi le coperte”).

Nessun errore strategico è ammesso dai responsabili che scaricano sul Comune e sulla Provincia la colpevolezza di alcune inadeguatezze operative. Ora, però, qualcuno prova a dire che le “casette in legno”, i M.A.P.: 1) forse, non avrebbero ingombrato irreversibilmente tutto il territorio circostante; 2) sarebbero costati assai meno delle case del Progetto C.A.S.E.; 3) avrebbero dato alloggio ad un numero assai maggiore di sfollati; 4) sarebbero stati disponibili molto prima delle case “durature” del Progetto C.A.S.E. Però, conviene dare la parola ai fatti!
La necropoli di Fossa, oltre a non essere stata inserita nell’elenco dei siti che necessitano interventi di restauro, ha rischiato d’essere compromessa dalla costruzione d’una delle 20 parti della new town iniziale. Dissero che questo nuovo insediamento era soltanto un villaggio temporaneo, adibito al ricovero dei terremotati in attesa della ricostruzione edilizia definitiva, ma una tra le più importanti necropoli italiche dell’Abruzzo, in cui grandi tombe sono circondate da grandi pietre simili a menhir celtici ed in cui “le grandi tombe a camera presentano delle preziose decorazioni di lamina d’osso intagliato”, sarebbe stata cancellata o compromessa dall’insorgere sia delle piattaforme antisismiche (griffate Gian Michele Calvi) sia dai soprastanti edifici prefabbricati (firmati da sconosciuti). La Soprintendente per i Beni Culturali si dichiarò preoccupata, ma un archeologo parlò di un danno scongiurato per Aveja e quindi vide salvo il sito della città distrutta dai longobardi, e nel quale “non sono stati fatti altri scavi per controllare la presenza di nuovi insediamenti antichi.” Questioni da “iniziati”? Tendenti a mettere il bastone tra le ruote ed a frenare le opere?
 
Però, inspiegabilmente, alcune attività hanno subito un ritardo di quattro mesi e non si conoscono le motivazioni. Dopo quanto già fatto dai volontari della Provincia di Trento per conto della Croce Rossa, anche la Protezione civile, in tutti i paesini, ora sta montando le casette provvisorie di legno. Le illustrazioni da poco pubblicate sul sito P.C., documentando le fasi di montaggio dei M.A.P., confermano l’impressione espressa dal Gatti su L’Espresso: “Sono simili a quelle usate dopo il terremoto in Friuli del 1976. Le stanno montando su semplici basi di pietrisco e malta. Niente piattaforme sospese su colonne, niente costi faraonici”.

La Protezione civile, invece, aggiorna costantemente lo stato d’avanzamento dei lavori di costruzione de L’Aquila-nuova di B&B. Al 30 agosto, risultano completate 141 piastre antisismiche (cioè l’86% dei 164 ciclopici basamenti); gli edifici iniziati sono solo 94 (vale a dire il 57% dei 164 previsti); nessuna abitazione è stata ancora completata, eppure dicevano di consegnare le prime case al 4 settembre! Inoltre, ammettendo che le restanti 23 piastre siano completate entro il 6 settembre (cinque mesi dopo il sisma) e considerando che passino altri 3 mesi interi per sovrapporvi i corrispondenti edifici prefabbricati, alla Befana 2010 verranno “accasati” anche gli ultimi 1.850 sfollati che attendono, in tenda, dalla Pasqua 2009!
 

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di Luciano B. L. (sito) venerdì 4 settembre 2009 - 1 commento oknotizie
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