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Ugo Di Girolamo

Autore di "Mafie, politica, pubblica amministrazione"
 

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  • 2 votes
    di Ugo Di Girolamo (xxx.xxx.xxx.4) 24 febbraio 11:30

    E’ ora che gli operatori sociali che si occupano di lotta alla corruzione si rendano conto di un aspetto drammatico del fenomeno in questione: la corruzione rappresenta la porta d’ingresso dei mafiosi nello Stato, è sul terreno della corruzione che avviene l’osmosi tra politici e clan. Il rapporto di scambio voti contro favori (appalti, concessioni, assunzioni clientelari, ecc. ...) che avviene tra il politico e il mafioso (da Palermo a Milano) è fondato su atti corruttivi che il politico si impegna a fare per consentire ai clan di penetrare nell’economia legale e per succhiare soldi dalla spesa pubblica.

    Questo aspetto solitamente ignorato da quanti si occupano di corruzione rappresenta l’effetto più deleterio del fenomeno corruttivo, superiore per le conseguenze che esso ha sullo Stato a qualsiasi altro effetto sulla vita economica e sociale italiana,

    Per quanto riguarda la lotta alla corruzione, questa storia dei giovani è diventata stucchevole !

    ma quand’è che capite che il giovane, al quale è stato trasmesso dalla scuola il senso della legalità, appena esce fuori e impatta con il mondo del lavoro capisce subito che se vuole sopravvivere deve dimenticare gli ideali appresi a scuola e adeguarsi alla nuova realtà ?!?!

    Patti, protocolli, giuramenti, ecc. ... servono a nulla. "chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non li impegna"

    Occorrono buone leggi, strutture e organismi in grado di scovare i corrotti e reprimerli

    Poiché i politici sono i primi a non volere questo, è necessario dare vita a un movimento antimafia e anticorruzione che porti a votare politici disponibili a questa lotta.

  • 1 vote
    di Ugo Di Girolamo (xxx.xxx.xxx.94) 21 febbraio 14:26

    Il nome che ti sei dato è quanto mai appropriato. A leggere il tuo articolo scritto in anglo - italico ci vuole una buona dose di pazienza. Cerca di capire che non stai scrivendo su una rivista specializzata e puoi consentirti di fare sfoggio della tua sicuramente grande cultura, ma stai scrivendo su agoravox sito frequentato anche da ignoranti come me che provano l’orticaria a leggere scritti farciti come il tuo.

  • 0 vote
    di Ugo Di Girolamo (xxx.xxx.xxx.74) 31 dicembre 2011 15:59

    Iperbole amara, corrosiva, ma che da il senso del degrado cui siamo giunti.

  • 0 vote
    di Ugo Di Girolamo (xxx.xxx.xxx.95) 31 dicembre 2011 11:15

    Bene auguri, non ti resta che cominciare a riscrivere tutti i manuali di storia contemporanea.

    P.S.: quando Silone abbia cominciato a fare la spia dell’OVRA non è chiaro. In ogni caso non nel 21 o 22 semplicemente perché la stessa ancora non esisteva.

  • 0 vote
    di Ugo Di Girolamo (xxx.xxx.xxx.173) 22 giugno 2011 11:37

    L’articolo è stato comunque pubblicato su Strozzateci tutti e si intitola "Il ruolo della corruzione nel fenomeno mafioso".
     Lasciamo perdere le iniziative volontaristiche e parliamo di una istituzionalizzazione a livello provinciale di un simile organo. Le obiezioni principali alla Stazione unica appaltante sono essenzialmente due:
    1 - Da chi dovrebbe dipendere la STA ? da un organo politico come la Provincia? oppure dalla prefettura? nel primo caso non vedo cosa cambierebbe rispetto alla situazione corrente attuale, nel secondo si finirebbe per assegnare al ministero degli interni (nel caso di affidamento alle prefetture) un controllo sulla spesa degli enti locali. Nella situazione odierna il signor Maroni potrebbe mettere lingua negli appalti del comune di Milano o Napoli. Non mi sembra cosa buona rispetto al precedente impianto istituzionale.

    2 - Come pensa che reagirebbero le organizzazioni mafiose? direbbero "caspita siamo fregati non possiamo più controllare gli appaliti" oppure proverebbero a penetrare anche nella STA?
    Le prefetture hanno gestito da anni il rilascio dei certificati antimafia e la storia ha dimostrato che il sistema non era a prova di infiltrazioni. Inoltre, proviamo a immaginare come reagirebbero i clan. Un singolo clan probabilmente non avrebbe la possibilità di condizionare la STA, ne forse ce l’avrebbe il clan insediato nel capoluogo di provincia, la conseguenza più ovvia è che i diversi gruppi criminali di una provincia finirebbero per consorziarsi. A tutt’oggi solo le province siciliane e quella di Reggio C. sono dotate di strutture organizzative unitarie, gerarchizzate, di controllo dell’intero territorio provinciale. In provincia di Caserta all’inizio del 2008 si era giunti in una situazione prossima all’unificazione provinciale dei clan, le vicende successive hanno impedito questo cammino. Il solo rischio di spingere i clan a unificarsi provincia per provincia sull’intero territorio nazionale dovrebbe sconsigliare questa strada.

     Se poi ci mettiamo a discutere delle possibilità per i clan di controllare "indirettamente" le gare di appalto, allora è meglio cambiare strada.

     La verità è che la sinistra italiana (tutta) non ha alcuna strategia per sradicare il fenomeno mafioso dall’Italia e allora è dall’inizio degli anni 90 che tira a campare, aggrappandosi a provvedimenti che di volta in volta si sono dimostrati inadatti e che tali erano se solo ci si fosse pensato un po meglio prima. La verità è che l’intero ceto politico italiano nel rifiutare pervicacemente un sistema di controlli di legalità sul proprio operato apre spazi immensi - attraverso al corruzione - alla penetrazione dei clan negli apparati dello Stato. 

TEMATICHE DELL'AUTORE

Società Tribuna Libera Politica Cronaca

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