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 Home page > Attualità > Società > Pierpaolo Mandetta e il suo Cuore Satellite, un romanzo su quanto sia (...)

Pierpaolo Mandetta e il suo Cuore Satellite, un romanzo su quanto sia normale essere diversi.

Il panorama editoriale italiano ci offre una penna ironica e fresca: è quella di Pierpaolo Mandetta. Dal suo romanzo "Cuore Satellite" al blog Vagamente Suscettibile (attraverso i quali racconta il mondo gay), alla preparazione di un urban fantasy, lo invitiamo nel tinello di AgoraVox Italia per parlarcene e raccontarci il suo punto di vista su un'Italia in divenire.
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Salve Pierpaolo, benvenuto su AgoraVox Italia.

Salve! È un onore, grazie per questa ospitata.

Parliamo di te, sei un giovane scrittore salernitano trapiantato nella caotica metropoli milanese. Rappresenti bene la nostra generazione fatta di social, pendolarismo, ricerca, speranze, quiete e tempesta. Il punto di vista dello scrittore è sempre interessante: come ti vedi e ci vedi?

Verità? Non ci sto ancora capendo niente. Mi sento smarrito, sono alla ricerca di un punto familiare in cui adagiarmi, ma alla fine la letale parmigiana di mamma mi riporta sempre al mio paesello. L’unica ancora è la scrittura e continuo a vagare da un lato all’altro dell’Italia col mio portatile, giocando a pingpong tra gli abitanti svampiti di Paestum e gli algidi commessi di Milano. Quelli di città mi vedono come un pivello con un disperato bisogno di Prada. Io vedo quelli di città come stronzi con un disperato bisogno di cadere con un aereo su un’isola deserta e cavarsela un po’ senza fronzoli.

Il protagonista del tuo romanzo sembra seguire lo stesso percorso umano e sociale. Ci racconti Cuore Satellite?

Io e Cuore Satellite abbiamo in comune il modo di trattare i sentimenti. Sia io che Paolo, il protagonista, abbiamo compreso che l’amore è sempre una faccenda di famiglia, e che i genitori e la corona di parenti con cui siamo cresciuti, in qualche modo ci hanno forgiato in tutti i nostri approcci. Quelli intimi e quelli sociali. La famiglia ci dà modelli da seguire, strumenti con cui inciampare, fobie da cui stare alla larga, utopie da assalire rabbiosamente. Ci danno modelli di futuri partner, maschili e femminili, e potrebbero perfino stabilire che tipo di compagni saremo noi.
In Cuore Satellite si parla di legami, insomma, che ci portiamo dentro ovunque, per cinque metri o cento chilometri. Nel romanzo, i protagonisti, gay ma anche etero, sono il risultato delle loro famiglie e ne subiscono i danni, provando a risolverli per un futuro migliore, più maturo.

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Quando hai scoperto di avere doti per la scrittura e come le hai coltivate, allenate, motivate?

Alle elementari ero un bimbetto davvero bravo nel disegno. Consumavo decine di penne nel bar dei miei genitori. Ritraevo i volti dei clienti oppure disegnavo vignette, panorami fantastici, storie. Il mio sogno era non smettere mai di far vivere la fantasia con le mie mani. Poi un brutto giorno smisi di saper disegnare. Non so cosa successe. Pian piano, tutta la bravura svanì, e arrivai alle superiori non sapendo più neanche tracciare una mela. Rimasi bloccato, ma le storie nella mia testa si accumularono. A 21 anni ne fui pieno e cercai un modo per sfogarle. La scrittura. Scrissi il mio primo romanzo e ovviamente faceva schifo. Così mi iscrissi alla Holden di Torino per affinare la penna, e una volta uscito, anno dopo anno, storia dopo storia, alimentai il mio sogno di diventare uno capace di creare storie anche senza più l’uso del disegno.

In un blog contenitore raccogli le tue impressioni, analizzando la realtà con ironia, perché Vagamente Suscettibile?

È il titolo di un mio vecchio romanzo, che riproporrò l’anno prossimo. Si chiamava appunto Vagamente Suscettibili, perché i protagonisti erano come me, giovani dalla pazienza fragile, confusi e stanchi di un mondo che ci vuole preparati, laureati, lucidati, determinati, solo per mandarci a fanculo ogni giorno e gongolare per quello che oggi non siamo riusciti a fare. Viviamo in un eterno “ci dispiace, riprovi domani”. Dal romanzo ho pensato di proseguire, di analizzare alcune delle cose sceme di questa società. Gli uomini, il sesso, la religione, i modi con cui ci cospargiamo di cose luccicanti per distogliere gli altri dal fatto che siamo dannatamente insicuri.

Sul web, attraverso gli umori dei lettori e degli utenti con cui entri in contatto anche su Facebook e Twitter, hai la percezione dei cambiamenti. E’ migliorato qualcosa per i ragazzi gay della generazione Zeta? Li vedi più liberi e propensi a migliorare la propria condizione sociale o c’è ancora una sensazione di sindrome di Stoccolma?

A parer mio, la maggior parte ha reagito male all’orgoglio e alla fierezza. Per gridare “sono gay e fiero di esserlo” i ragazzi hanno bisogno tuttavia di risultare perfetti, palestrati, alla moda, sorridenti, in vacanza, sempre sul pezzo, superiori, arroganti, distaccati, critici su tutto, carismatici. Risultato? Tristemente disperati. Non tutti, ovvio, diciamolo, che qui poi vengono a dirmi chi mi credo di essere. Nessuno, ma sono gay e frequento questo mondo. E penso che i gay non siano affatto più felici o indipendenti. Solo più distratti da tutto ciò che brilla per non badare più al dolore. Nessuno ha più voglia di guardarsi le cicatrici allo specchio e di esporne di nuove.

Intanto dal punto di vista legislativo si assiste ad una strana situazione di sospensione: la legge di contrasto al reato di omofobia, che ha iniziato l’iter al Senato nell’aprile 2013, è ancora ferma (l’ultima volta che se n’è sentito parlare è qui), arroccata in commissione dal 29 aprile 2014, mentre le unioni civili sono ferme in un eterno ed estenuante battibecco parlamentare che porta a trattative al ribasso. Di matrimonio egualitario e adozioni per le coppie dello stesso sesso nemmeno se ne parla. Considerato che le personalità politiche che si oppongono alla normatizzazione in materia lo fanno usando lo scudo dei cosiddetti “valori cristiani”, non hai la sensazione che il record di lentezza istituzionale sia un primato in mano al Vaticano e alla sua capacità di interferire nella politica?

Mio dio, se mi ascolti, liberaci dalla Chiesa. La fortuna del resto del mondo è che questi ipocriti milionari hanno la casa madre qui, che regna su noi sudditi, e non ci decidiamo a rovesciare ‘sti re che ci bloccano, in un medioevo putrefatto che non molla mai. L’Italia non può andare avanti su niente con la Chiesa, con un assurdo 8x1000, con gente che fa carriera in vaticano proprio come in un’azienda facoltosa e poi predica banalità di valori, inviti a morigerarsi, divieti sessuali. E non si parla solo di omosessualità. La Chiesa ci sta distruggendo la vita, il futuro, la speranza, il patriottismo, il femminismo, la dignità. Ci sta facendo a pezzi. I giovani si dileguano da questo paese folle perché non ne possono più dei vari Bertone che navigano nell’oro sulle spalle di poveri italiani lobotomizzati, che poi ci sguinzagliano pure contro col family day di turno. E basta.

Anche dal punto di vista della narrazione, dell’istruzione e della cultura: hanno derubricato gli studi di genere (quelli che invitano ad accettare ed accettarsi, a rompere i pregiudizi e le stereotipate rappresentazioni sociali) come "ideologia gender", instillando nei genitori una strana paura che porta ad inquisizioni e libri proibiti. Da autore e scrittore come vedi questa situazione?

Sconfortante. Ma non solo per la religione, compagna di sventure della politica nel tentativo di riportarci tutti all’età del bronzo. Mi deprimono le famiglie italiane che cascano in questi tranelli, perché troppo sceme per far funzionare quei due neuroni che permetterebbero di far comprendere a tutti che questa storia è un’assurdità. Ripetono come zombie “i bambini non si toccano”. Ma cosa? Che significa? Siamo cresciuti tutti con Heidi, dolce Remì, Lady Oscar, e altre centinaia di storie di bambini orfani, cresciuti con zii, nonni, da soli, allevati dagli animali. Bambini che apprendevano la durezza della vita senza paraocchi, e le diversità senza scudi. Storie drammatiche che non mandavano in cortocircuito noi piccoletti. Cercavamo di capire il possibile, e le dinamiche troppo complicate le rimandavamo a un’età più adulta che ci avrebbe atteso, senza traumatizzarci. I bambini non hanno pregiudizi. I genitori sì.

Adesso ti appresti a pubblicare una nuova opera intitolata La legge dei Lupi Nobili, sperimenti il genere fantasy?

È un urban fantasy, sì, ma in realtà non mi allontano affatto dai miei temi. Parlerà di sogni, di quanto le speranze ci facciano soffrire e insieme andare avanti in una società moderna che bada a noi solo in tenera età, per poi buttarci in pasto alla ferocia degli adulti, del reale, della guerra e dell’impotenza.

E sul tuo comodino, quali libri ci sono?

Proprio due giorni fa, in una libreria indipendente dietro casa, ho trovato delle edizioni di racconti di Edgar Allan Poe dalle copertina a fumetto. Ne ho prese due. Costose ma adorabili! Le leggerò in treno cercando di non pensare alle grida disumane dei bambini satanici che fanno Rogoredo - Napoli.

Prossimi appuntamenti che ti riguardano e che vuoi condividere con i nostri lettori?

Ci sarà un fantastico giveaway a dicembre, sulla mia pagina Vagamente Suscettibile per il lancio del mio nuovo romanzo. In palio alcune copie gratuite. Se siete su Facebook diventate fan della pagina e restate collegati per tutti gli aggiornamenti in merito.

Allora buon lavoro con il nuovo urban fantasy e alla prossima chiacchierata. Ci si legge on-line!

A presto e grazie infinite.

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