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  Home page > Attualità > Economia > Palle d’acqua: la disinformazione dei referendari
di Libero Mercato (sito) martedì 14 giugno 2011 - 17 commenti oknotizie
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Palle d’acqua: la disinformazione dei referendari

Adesso che il popolo italiano si è liberamente espresso, sarebbe interessante fare alcune previsioni sulle conseguenze, dirette e non, che il referendum produrrà negli anni a venire.

Un importante punto di partenza è la disinformazione emersa dalla propaganda dei referendari durante la campagna delle ultime settimane, soprattutto sul quesito sull'acqua, dove l'invito a votare è stato massiccio e martellante.
 
VOTARE AL REFERENDUM E' UN DOVERE?

Alcune delle tesi pubblicate sui social network erano più o meno basate sul concetto che votare fosse un dovere e chi avesse deciso di astenersi avrebbe commesso addirittura un reato.
 
In realtà non è proprio così.
Votare è un diritto, sancito dall'articolo 48 della Costituzione, che parla altresì di "dovere civico" (non morale o tanto meno passibile di sanzioni). Ma è un diritto anche astenersi e decidere liberamente di non votare. Può valere nel caso di elezioni, qualora non ci fossero schieramenti che ricalchino in pieno le nostre idee politiche (anche se sarebbe meglio votare "turandosi il naso") ma ancora di più vale nel caso dei referendum.

Soprattutto se, come avviene in Italia, si tratta espressamente di referendum abrogrativi, di leggi dunque già varate da un Parlamento e da un governo che ha avuto rappresentanza e legittimità democratica.

In questo caso, gli elettori che volessero mantenere le leggi in vigore hanno una doppia possibilità: votare No ai quesiti che intendono abrograre la norma o astenersi per far fallire il quorum.
 
Considerato che chi va a votare nella stragrande maggioranza dei casi si esprime per il Sì, allora ha più senso per un cittadino che la pensa in modo contrario far valere la sua tesi non votando piuttosto che mettendo una crocetta, che avalla comunque il referendum.

Detto questo c'è una norma che prevede che chiunque ricopra una carica pubblica ed invita i cittadini all'astensionismo rischia una pena fino a tre anni di carcere. Proprio come fece Cofferati alla guida della Cgil nel lontano 2002 sul referendum per l'articolo 18.
 
Allora però, gli indignados di sinistra non fecero tanto rumore.
Invece si attacca Berlusconi solo perché ha annunciato che non sarebbe andato a votare (esprimendo dunque una normale opinione personale) accusandolo addirittura di invitare indirettamente i suoi elettori all'astensione.
Siamo arrivati al punto che il presidente del Consiglio non è libero di dire quello che farà.
 
La legge del forcone, insomma.

LA DIFESA DEL MONOPOLIO PUBBLICO 

Di panzanate sull'acqua, invece, ne abbiamo sentite parecchie.
Di Pietro si è spinto a dire "Chi non c'avrà i soldi morirà di sete", il buon padre Alex Zanotelli ha scomodato direttamente Dio e la sacralità dell'acqua.

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di Libero Mercato (sito) martedì 14 giugno 2011 - 17 commenti oknotizie
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I commenti più votati

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    di yepbo (xxx.xxx.xxx.17) 14 giugno 2011 12:29

    Se un’azienda dunque, distribuisce male l’acqua, aumenta drasticamente i costi, non ristruttura le reti, può perdere la licenza ed essere sostituita da un’altra.

    Questa sua asserzione, valida in un paese normale, non lo é da noi.

    Tale azienda, avrebbe fraterni agganci con politici, partiti, banche, clero e sindacati vari, ai quali allungherebbe sostanziosi riconoscimenti, e, dal consiglio di amministrazione a scendere, una folta rappresentanza di parenti vari divisi tra i gruppi su citati.

    In forza di ciò, tale azienda, continuerebbe a fare i suoi comodi.

    Lo stato di sfacelo del paese, ne é conferma

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