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Napoli | La città e il pallone

Parlare, o scrivere – come pure esprimersi attraverso le immagini, se è per questo – di una città è sempre difficile: trasferirne la storia, l'atmosfera, il "carattere" – il genius loci, insomma, è a rischio: il pericolo incombente è sempre la retorica, l'olografia, il banale, lo scontato. Ogni città con un minimo di storia e di identità è stata vittima di questo destino. E tutte sono state e sono fonte e ricettacolo di luoghi comuni – alimentati peraltro spesso dai suoi stessi abitanti. Quando poi si tratta di una città come Napoli, avvinghiata alle sue tradizioni, alla sua storia anche presunta, alle sue glorie, questo pericolo è ancora più grande, ed è continuamente confermato. Ci si rifugia nel ricorso e nella glorificazione del passato, forse, per sfuggire a quelle che sono percepite come miserie del presente, ma anche per mantenere saldo il senso dell'identità che viene dall'appartenenza a un luogo, a una memoria, a una tradizione...

di Adolfo Fattori

Le stesse riflessioni si potrebbero fare per il gioco del calcio, uno dei fenomeni – sport e spettacolo – più seguiti e apprezzati del mondo: va da sé che descriverne il fascino e la bellezza a chi non lo segue è un'impresa estremamente difficile.

Si può provare a farlo, però, narrando. Sia la città, che lo sport. Come in Napoli La città, la squadra, gli eroi: dai primi idoli a Maradona, il volume curato dai sociologi napoletani Luca Bifulco e Francesco Pirone per Bradipolibri, un editore torinese, e appena apparso in libreria.

E, nel caso di Napoli e del Napoli, si tratta di provare a raccontare un rapporto molto particolare, di grande passione e di enorme appartenenza, che ha assunto col passare degli anni dimensioni molto particolari – per i napoletani, prima di tutto, ma anche per molti altri fra coloro che si occupano, per interesse o per lavoro, di calcio.

Già la città di Napoli di per sé è un luogo dell'immaginario che trascende i suoi confini e ne fa un territorio a parte, largamente fantastico nelle visioni di chi ne parla o ci pensa; a questo si aggiunge la dedizione con cui il "pallone" è seguito dagli appassionati, innesca passioni, fa emergere pulsioni: la miscela di queste due componenti produce una dimensione tutta particolare.

C'è probabilmente anche un altro aspetto: a differenza delle altre grandi città italiane in cui il calcio si è affermato ed è seguito da più tempo regalando al campionato italiano squadre con grande seguito e di grande tradizione, Napoli è l'unica in cui si è vinto poco, ma contemporaneamente è anche l'unica in cui cè una sola squadra a raccogliere il seguito dei tifosi. A Milano ci sono il Milan e l'Internazionale, a Genova il Genoa e la Sampdoria, a Roma la Roma e la Lazio, a Torino il Torino e un'altra squadra. Solo a Napoli c'è solo il Napoli, che raccoglie così tutto il tifo, la passione e l'affetto di coloro che tifano – rigorosamente – per la squadra della propria città. 

Il tentativo dei due ricercatori consiste nel cercare – coinvolgendo nell'operazione anche altri docenti universitari e un gruppo di giornalisti di varia esperienza e appartenenza – di descrivere l'evoluzione del rapporto fra la città e la squadra incrociando le vicende più specificamente sportive, gli alti e bassi del "Calcio Napoli" con gli avvenimenti storici e politici, le fasi economiche, i fenomeni sociali e naturali che hanno investito e interessato la città, evitando la banale, tradizionale retorica, i luoghi comuni, l'oleografia da bancarella. Così, nel libro – scorrevole e leggero – il lettore può ripercorrere la storia della città dal fascismo, e il tempo di calciatori come Attila sallustro, sentimenti II, all'infausta (per la città, decisamente meno per la squadra) epoca di Achille Lauro sindaco monarchico, ai tempi di Luis Vinicio, "Totonno" Juliano, al terremoto dell'Ottanta, fino – finalmente! – all'epoca del "Pibe di oro", Diego Armando Maradona, dei due scudetti, della Coppa Uefa, di una Coppa Italia conquistata vincendo tutte e tredici le partite giocate.

Ancora, se però da una parte il volume rende conto della dimensione mitica che il calcio riesce a raggiungere, della "fede" che ispira, ricordando i grandi calciatori che hanno calpestato l'erba, prima dello stadio Collana nel quartiere Vomero, poi del San Paolo a Fuorigrotta, dall'altro lato mette in rilievo la figura di un garnde "gregario", Giuseppe Bruscolotti, terzino roccioso e tignoso, non un fuoriclasse, sicuramente, né un esteta, ma un giocatore di totale affidabilità nell'interpretazione (classica) del suo ruolo e di meticolosa applicazione nei suoi compiti, soprannominato Palo 'e fierro ("Palo di ferro") dai tifosi per la sua forza di "marcatore a uomo", al Napoli dal 1972/73 al 1987/88, forte di 511 presenze. Una di quelle figure che diventano "bandiera della squadra" senza essere necessariamente dei campioni, ma anche, soprattutto, il vero collante della squadra anche fuori del campo: negli spogliatoi e a casa sua, dove ai tempi del Napoli di Maradona riuniva i compagni di squadra a pranzo per rinsaldare i rapporti di amicizia e solidarietà fra loro. L'anziano della squadra, insomma, un vero sakem, per dirla come gli Indiani d'America, laddove lo shaman, lo sciamano, colui che dialogava direttamente col dio del pallone, era Diego Armando Maradona.

Ecco, forse questa alleanza fra un gregario senza illusioni, ma con ancora il senso della "fedeltà alla maglia" e il più grande calciatore di tutta la storia del calcio moderno, nella sua dimensione romantica – dimensione che proprio in quegli anni questo sport si avviava a lasciare da parte – può spiegare bene, senza improbabili e ammuffiti paragoni fra un presunto "spirito della città" e un'altrettanto presunta "identità" della squadra di calcio della stessa città, la particolare affinità che si può intravedere fra l'atteggiamento dei tifosi napoletani (non sono gli unici) del Napoli e le vicende della compagine sportiva, miticamente "condannata" a sfiorare i traguardi senza riuscire a raggiungerli mai. Forse in questa dimensione di racconto destinato a non finire mai, a non raggiungere mai il suo esito, a rinnovare ancora, testardamente, sforzi e speranze, tentativi e attese, come in una riedizione eccentrica del mito di Sisifo, risiede il carattere particolare del legame fra i sostenitori del Napoli Calcio e la squadra, legame destinato continuamente, a ogni piccola vittoria, a ogni tappa intermedia conquistata, a rinnovarsi e riprendere, a sostenersi e nutrirsi, per esplodere le rare volte che un traguardo viene, finalmente raggiunto. 

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