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Leandro Malatesta

Leandro Malatesta

Leandro Malatesta nasce a Genova il 23/12/1983 attualmente lavora come impiegato contabile. Ha frequentato la facoltà di Giurisprudenza presso l'università di Genova. Nutre una grande passione per il cinema, il teatro la scrittura e la musica. Nel 2014 ha pubblicato con la casa editrice HABANERO il proprio libro "I racconti della stanza bianca".

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  • Primo articolo sabato 10 Ottobre 2016
  • Moderatore da mercoledì 11 Novembre 2016
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Ultimi commenti

  • Di Leandro Malatesta (---.---.---.89) 31 ottobre 2016 15:18
    Leandro Malatesta

    Ciao, Marina come prima sono davvero molto felice di leggere questo tuo articolo e sono contento che la mia recensione del film "Ex Machina" abbia generato dapprima il tuo commento (sono contento per l’intera discussione seguita da altri commenti) e poi questo tuo scritto. La tua frase: "Uomini e robot: le macchine fanno ciò che ne giustifica l’esistenza; gli umani impegnano spesso la loro esistenza a giustificare ciò che fanno." è veritiera. Hai ragione anche quando sostieni che un buon robot deve eseguire soltanto degli input scevri da ogni emozione. Con il mio articolo forse mi sono spinto un po’ troppo oltre ma ragionavo sul fatto che forse l’essere umano è a volte troppo sensibile alla tentazione. E la tentazione "pericolosa" nel ricreare la A.I. sarebbe, secondo me, quella di voler creare un simulacro di umanità in macchine che non dovrebbero (come dicevi tu giustamente) essere divinità robotiche ma semplici esecutori. Probabilmente la "tentazione" a cui faccio riferimento nasce dal senso di vuoto che oggi più che mai l’essere umano sente attorno a sé; e per colmare questo vuoto pneumatico la presenza di macchine che vadano oltre le macchine e che abbiano una scintilla di umano con una "intelligenza artificiale" avanzata potrebbe essere vista come un qualcosa di possibile e in un certo senso persino un qualcosa di più semplice vista la complessità dei rapporti tra esseri umani. Ecco forse è proprio questa la tentazione dalla quale fuggire per invece (come hai scritto tu) tornare a riflettere sulle nostre umane emozioni ed azioni.