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"Quasi nemici" - la recensione del film di Yvan Attal

Uscendo dalla sala cinematografica dopo aver visto un film come "Quasi nemici" (titolo originale "Le Brio") si viene accompagnati da una sensazione di appagamento interiore. Perché il film del regista Yvan Attal rimette "la chiesa al centro del villaggio" (celebre detto popolare francese) utilizzando in questo esercizio di ricollocazione culturale "la parola detta".

"Quasi nemici" (pellicola francese del 2017 ma distribuita da noi solo in queste settimane) è un lavoro capace di riempire lo spazio attorno allo spettatore grazie all'effetto taumaturgico del verbo pronunciato.

Camélia Jordana interpreta la studentessa di giurisprudenza Neila Salah (interpretazione che è valsa all'attrice il premio César come migliore promessa del cinema d'oltralpe). Neila ragazza di origine araba proveniente dai sobborghi parigini entrerà in contatto con il "famigerato" professore di retorica Pierre Mazard (Daniel Auteuil); il loro primo incontro sarà tutt'altro che conciliante per via dei modi bruschi e a dir poco non convenzionali dell'insegnante impersonificato da Auteuil.

Proprio da questo incontro/scontro nascerà il "rapporto forzato" tra i due con il professor Mazard costretto all'espiaziane attraverso l'insegnamento della nobile arte della retorica che porterà la giovane studentessa a brillare nel confronto con gli altri studenti dei diversi atenei francesi.

La storia di Neila Salah è anche evidentemente una storia di riscatto geografico e di genere. 

Quello che stupisce dellla pellicola di Attal è come alla base di questo lavoro c'è una missione di riscoperta dell'eloquenza, sul parlare bene e su come ciò possa portare ad aprire le porte anche più inacessibili. La sorpresa per lo spettatore sta anche nello scoprire che una delle fonti è l'opera postuma di Schopenhauer intitolata "L'arte di ottenere ragione" - libretto con cui il filosofo tedesco esamina 38 stratagemmi per difendere la propria ragione in una disputa o per ottenerla in caso la verità non sia dalla nostra parte; perché come sostiene il discutibile personaggio messo in scena da Daniel Auteuil "la verità non importa, l'importante è avere ragione".

Il film francese è quindi capace di squarciare il velo dell'immagine filmica per "ridestare" la potenza di ogni singola parola pronunciata.

In fin dei conti le parole siamo noi e capire cosa e chi vogliamo essere anche attraverso l'uso delle parole stesse è uno dei pregi di "Quasi Nemici" che riesce per questo ad andare oltre l'estetica filmica. E vale la pena di citare Stefano Benni quando dice che "bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti".

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