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di Fabrizio Valenza (sito) martedì 15 maggio 2012 - 0 commento oknotizie
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Le 3 fasi (forse 4) del fantasy italiano

Il fantasy italiano ha quarant'anni e chi l'avrebbe mai detto? E' tempo di osservarne l'evoluzione.

Il fantasy italiano è nato solo quarant'anni fa, ma per come funzionano le cose nel nostro Paese, si tratta di un dato che potrà sorprendere la maggior parte dei nuovi lettori di questo genere letterario. Già, perché in realtà è arrivato alla conoscenza generale della gente solo quando vennero proiettati nei cinema i film di Harry Potter e del Signore degli Anelli. Dopo quei film, anche in Italia si è scoperto un filone che da allora continua a svilupparsi, pur se con le dovute differenze rispetto all'estero e le necessarie differenziazioni tra un sottogenere e l'altro.

Oggi, per esempio, spopola un sottogenere del fantasy, il cosiddetto urban-fantasy (fantasy ambientato in grandi città a cavallo tra passato e futuro e abitate da creature soprannaturali), tallonato e spesso superato dai cosiddetti paranormal romance, romanzi rosa in salsa soprannaturale. Schiacciato tra questi due sottogeneri, il fantasy classico (per intenderci, quello alla Tolkien) è sempre più marginale nel nostro Paese, tanto che opere di bravissimi autori quali Marco Davide (Trilogia di Lothar Basler), Michele Giannone (il mondo di Krune) e Antonia Romagnoli (ciclo delle Terre) vengono bistrattate e mal considerate da editori e festival in primis.

Eppure, il fantasy classico ha già conosciuto una o più fasi di grande sviluppo in Italia, tanto che da quando si vide la prima opera etichettabile come fantasy nel nostro Paese, tanta acqua è passata sotto i ponti e con essa tante opere, tra loro molto diverse. A ben vedere, si può già fare una prima suddivisione delle fasi di sviluppo del fenomeno fantasy italiano.

1a fase - Anni Settanta e Ottanta. La data simbolicamente rappresentativa per la nascita del fantasy italiano può considerarsi il 1978, anno della pubblicazione di due heroic fantasy: Le città del diluvio di Giuseppe Pederiali (al quale sono da ascrivere, sempre in ambito della narrazione ad ambientazione mediterraneo-padana che contraddistingue l'autore, Il tesoro del Bigatto e La compagnia della selva bella) e Amazon di Gianluigi Zuddas, primo romanzo italiano che dà voce a un immaginario che trae spunto da buona parte dell'area mediterranea centro-orientale. Subito dopo è da porre Mariangela Cerrino, autrice feconda e molto varia. La Cerrino si avvicina alla fantascienza e alla fantasy all'inizio degli anni Ottanta, per cercare possibilità narrative libere dagli schemi rigidi della ricostruzione storica in cui si è espressa con una serie di romanzi precedenti, inerenti in modo speciale all'Etruria. Nella sua bibliografia sono presenti serie di romanzi storici solo qua e là punteggiati di sfumature fantastiche. 

La caratteristica peculiare di questa prima produzione fantasy nostrana è data da una narrazione consapevole dei mezzi espressivi e proprietaria di una tradizione mediterranea e italica, che rende i romanzi di questi autori degli autentici gioielli di originalità. Purtroppo, dopo questi autori, il fantasy italiano conosce un arresto quasi inspiegabile negli anni Novanta, per riprendere a partire dal Duemila con un salto di qualità che suscita alcune perplessità.


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