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 Home page > Tribuna Libera > In morte di un apocalittico predicatore

In morte di un apocalittico predicatore

La stampa dei giorni scorsi ci ha dato una brutta notizia. E’ morto un uomo.

Prevengo le obiezioni: lo so bene che ogni giorno muore un uomo (anzi, molti uomini). Ma questo era un uomo speciale, un uomo che non si arrendeva facilmente.

Parlo di Harold Camping, un americano deceduto all’età di 92 anni, che nel corso della sua vita di predicatore professionale aveva previsto la bellezza di tre fini del mondo. Tre diverse date in cui tutto l’esistente sarebbe collassato in un gigantesco, apocalittico plop. O evaporato in un grande, fumoso puff.

E poi, più niente.

In un primo momento, basandosi su incomprensibili calcoli derivati chissà come dalle scritture bibliche, aveva affermato che il Giorno del Giudizio sarebbe arrivato il 6 settembre del 1994. Ma poi la data passò e lui fece finta di niente. In fondo la sua profezia non era così conosciuta da mettere in agitazione più di una cerchia ristretta di persone.

Anni dopo però previde la seconda parusìa, cioè la seconda discesa di Gesù Cristo sulla terra, per il 21 maggio 2011 (e non fu l'unico); affermò che in quell’occasione i credenti sarebbero stati portati in paradiso. Poi sarebbero seguiti mesi in una terribile tempesta di fuoco e zolfo in puro stile Vecchio Testamento - quando al Dio di Israele gli giravano di brutto - fino alla distruzione totale dell’umanità con miliardi di morti e la fine del mondo, prevista per il 21 ottobre 2011.

Grazie al suo ruolo di predicatore radiofonico, dalla Family Radio di Oakland in California la profezia questa volta arrivò alle orecchie di migliaia di persone, seminando il panico e il terrore al punto che molti svendettero velocemente tutti i loro averi (e nessuno sa spiegare perché mai uno in attesa della fine del mondo ritenga impellente vendersi anche la casa; forse che nell’aldilà è meglio portarsi dei contanti?).

Passata in tutta tranquillità, e senza parusìa, la prima data del 21 maggio, ripresosi poi da un brutto ictus (comprensibile dopo l'iperfiguraccia globale), tutta l’attenzione del reverendo Camping e dei suoi ascoltatori si concentrò quindi sul 21 ottobre, ma quando anche il sole dorato dell’autunno californiano si alzò svogliatamente la mattina per percorrere il suo solito, prevedibile arco nel cielo azzurro fino a tramontare in uno sfarfallìo di pagliuzze d’oro nelle calme acque del Pacifico, Harold Camping finalmente si rese conto di non aver capito una beata mazza del più sacro dei libri sacri.

Risate e pesanti ironie accompagnarono la sua uscita di scena dalla radio, trascinata alla rovina dalle sballate previsioni del nostro, e probabilmente anche le sue tardive scuse (ma non ci sono notizie relative ad eventuali rimborsi per gli allocchi che nel frattempo avevano svenduto i loro beni).

E mentre gli implacabili detrattori sghignazzavano, Camping, contrito, ammise che non credeva più (alla buon’ora) che qualcuno potesse prevedere la data della fine del mondo, che si era ormai dedicato allo studio della Bibbia non più per estrapolare delle previsioni, ma solo per capirne meglio il senso e che Dio aveva tutti i diritti di avere l’ultima parola senza dare spiegazioni a nessuno.

Cosa che già il vecchio Giobbe aveva capito una venticinquina di secoli fa.

Nel frattempo al farneticante Harold è stato assegnato anche il premio IgNobel (meglio conosciuto in Italia come Premio Ignobel)* destinato alle ricerche più assurde, ridicole o inutili. In attesa che venga assegnato anche ai foschi sostenitori della famosa fine del mondo prevista dal calendario Maya per il dicembre 2012.

Ora, con la sua morte, la gente finalmente sarà al riparo dalle sue terrorizzanti previsioni tanto sballate quanto catastrofiche e vivrà in pace (per quanto possibile agli umani di ogni tempo, cioè poco), senza avere nelle orecchie un individuo "problematico" che ogni tre mesi insinua che tutte le tue speranze finiranno nel giro di poco in un marasma di fuoco, fiamme e distruzione.

Un tipo alla Casaleggio, insomma. Che non sarebbe del tutto fuori luogo proporre a sua volta per il prossimo Premio Ignobel, per via del suo apocalittico “Gaia”, punta di diamante della demenzialità contemporanea e abisso paraculturale della nostra povera Italia.

* Fra i Premi IGNobel assegnati merita una particolare attenzione quello attribuito alla Chiesa Battista dell'Alabama, per le misure matematiche della moralità, le cui stime servono ad accertare quanti cittadini dell'Alabama andranno all'inferno se non si pentono.

 

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