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Guerra al cancro, evoluzione in 3 decenni

Guerra al cancro.

Dichiarata dal presidente degli Stati Uniti Nixon nel 1971 con il National Cancer Act, una legge che prevedeva massicci finanziamenti alla ricerca.

Questa guerra continua tutt’oggi
.

250 mila nuovi ammalati solo in Italia,132.141 tra gli uomini e 122.052 tra le donne.

120 mila decessi all’anno sempre in Italia.

10 anni fa le morti erano 130mila, quindi in 10 anni di ingenti finanziamenti abbiamo salvato ben 8000 vite.

Un po’ poche direi...

Nel periodo fra il 2003 ed il 2005 i tumori che hanno colpito maggiormente sono stati:

fra gli uomini


il tumore della prostata (18,5% del totale),

i tumori non melanomatosi della cute (15,8%),

il tumore del polmone (13,1%),

il tumore del colon retto (12,0%)

e quello della vescica (5,7%);

fra le donne

il tumore della mammella (24,9%),

i tumori cutanei non melanomatosi (15,1%),

il tumore del colon retto (11,9%),

il tumore del polmone (5,0%)

e quelli dello stomaco (4,1%)

Tutte notizie consultabili nella banca dati AIRTUM.

I luminari di oncologia dicono che la sopravvivenza è aumentata di molto... Badate bene, si è detto sopravvivenza e non si parla di guarigione.

In genere viene indicata la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi perché per molti tumori la percentuale di malati ancora in vita dopo questo lasso di tempo coincide con la percentuale di guarigione. Ma non ci sono dati precisi che indichino se dopo i 5 anni il paziente è effettivamente guarito o si presentano delle recidività del tumore
o altre forme tumorali causate dalle terapie.

Ecco i dati, consultabili al sito riferiti alla sopravvivenza ai 5 anni a fine anni 90:

Testicolo, tiroide, melanoma, linfomi di Hodgkin oltre l’80%. Polmone, colecisti, esofago, fegato e pancreas inferiore al 15%.

Cancro al seno 77%, tumore alla prostata 67%, al colon 51%, del 48% per il retto, cancro allo stomaco 23% ed 11% per il cancro al polmone.


Attualmente (riferito al 2007) abbiamo per il tumore alla mammella una sopravvivenza del 89,8% circa, polmone 18% al massimo, colon retto 69%, stomaco dal 40% al 46%, melanomi dal 54% al 90%, leucemie dal 20% al 50%, pancreas dal 3% al 24%, testicoli dal 66 al 95%, vescica dal 56% al 93%, prostata 88%.

Questi sono tassi di sopravvivenza medi in base alla fascia di età ed al sesso, per consultare i tassi in base alla fascia di età sul sito, ci sono delle tabelle piuttosto particolareggiate.

In 37 anni sono questi i risultati della medicina ufficiale...

Sembrano dati che fanno ben sperare, eppure dobbiamo considerare alcune cose:
sono arrivati nelle casse delle grandi aziende farmaceutiche miliardi di dollari fra fondi statali, offerte private e guadagni dalla vendita di farmaci, il tutto per finanziare la ricerca, eppure molti dei tumori che colpiscono maggiormente la popolazione sono quelli in cui si ha minor speranza di sopravvivere ed in cui i progressi sono stati più deludenti. Questo malgrado i soldi spesi nella cosiddetta ricerca.

Molti dei farmaci usati rimangono estremamente tossici, come la terapia radiologica, questo malgrado i soldi stanziati per trovare nuovi principi attivi per migliorare l’efficacia della chemioterapia.

Nel sito Farmacovigilanza c’è un’intera sezione che comprende tutti gli effetti negativi accertati nei chemioterapici e c’è da rabbrividire.

Forse, con tutti i soldi spesi nella ricerca, era lecito aspettarsi qualcosa di più...

Molto di più.

Una decina di milioni di casi al mondo ogni anno e circa 6 milioni di decessi solo nel 2000. Cifre impressionanti, simili o superiori a quelle che si vedrebbero in una vera o propria guerra.

I tumori allo stomaco, ai polmoni ed al colon retto sono in forte aumento, è bene ricordarlo e poco importa se ci sono risultati ottimi per il cancro ai testicoli se il tumore al polmone o al pancreas sono ancora altamente mortali, perché sono questi i tumori a maggiore diffusione.

Se poi tocchiamo anche il tasto dolente della tossicità dei farmaci chemioterapici e della radioterapia ci rendiamo conto che, in alcuni casi, sono proprio i trattamenti a causare la recidività o la nascita di altre forme tumorali.

«Un agente antitumorale raramente potrà, da solo, eliminare tutte le cellule cancerose senza dare effetti tossici intollerabili per il paziente. La chemioterapia antitumorale è infatti fortemente limitata dalla sua tossicità», tratto da "Principi di chemioterapia", una
raccolta di documenti destinati agli studenti di medicina.



"- l’approvazione al commercio dei farmaci antitumorali viene di norma concessa valutando gli studi clinici di fase II, con pochi confronti tra il nuovo farmaco ed il farmaco di riferimento.


- la maggior parte dei farmaci antitumorali presentano lo stesso profilo di tossicità dei vecchi farmaci (neutropenia, trombocitopenia, febbre, infezioni, gastrotossicità)."

Queste frasi sono state tratte dal British Medical Journal (BMJ 2002; 325; 269-271), l’articolo è stato redatto da Silvio Garattini e Vittorio Bertelè
dell’Istituto Mario Negri di Milano.

Affermazioni gravi se teniamo conto degli sforzi economici di tutti per poter finanziare la ricerca.

Non proviamo nemmeno ad addentrarci nel campo costi, perché ci sarebbe da rimanere di sasso sentendo i guadagni delle case farmaceutiche "grazie" alle varie forme di tumore.

Un’idea dei costi dei cicli chemioterapici l’avrete qui, costi che gravano sulla
collettività.

In un rapporto molto completo della Fondazione Di Bella si sottolineano i benefici
del protocollo di cura Di Bella sia come costi che come qualità della vita.

Ricordiamo che a riguardo, nel 1998, ci fu una sperimentazione ufficiale in Italia, sperimentazione che non diede i risultati sperati a causa di manipolazioni dei protocolli e sabotaggi di vario genere (farmaci scaduti dati come buoni ed altro) perpetrati da ignoti.

Malgrado ciò ci furono dei risultati che diedero speranza... Eppure questa terapia venne accantonata dalla medicina ufficiale.

Ancora adesso la ricerca prosegue, senza disporre dei miliardi delle case farmaceutiche ma grazie alle offerte di privati cittadini.

I denigratori delle terapie alternative puntano il dito ogni volta che un paziente muore a causa delle cure.

Ma si sono mai calcolati i decessi a causa del metodo di cura convenzionale?

Meglio non farlo o si potrebbero scoprire verità molto scomode...


"Se una persona viene dimessa dall’ospedale si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un’altra volta. Se ogni dimissione viene considerata un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una sola volta si avrà il 90% di guarigioni e il 10% di mortalità". (Intervista al dr. Di Bella, Gennaio 1998).

E che dire della risposta di Umberto Veronesi all’imbarazzante quesito proposto da un lettore.

Eccone uno stralcio : "nessun tipo di tumore solido che era considerato incurabile nel 1975 è curabile oggi. Molti oncologi raccomandano la chemioterapia per praticamente qualsiasi forma di tumore, con aspettative che il sistematico fallimento non scoraggia... Allora mi chiedo perche questo accanimento con la chemio visti i risultati insoddisfacenti".

La risposta del professore è stata:

"Da parte mia tuttavia non posso che ribadire ciò che ho già scritto, sottolineando in particolare che l’orientamento mondiale in questo campo è la personalizzazione, e un rapporto medico-paziente che segua il cosiddetto modello condiviso. Il concetto stesso di sopravvivenza ha un significato e implicazioni diverse da malato a malato, e ogni scelta terapeutica va fondata anche sulla percezione e sul progetto di vita della singola persona".

Piuttosto vaga come risposta direi...

Io vorrei invece sapere perché, viste le ragguardevoli somme a disposizione, non si sono cercate altre terapie?


Perché non si analizzano le terapie non convenzionali per sapere se vi sono elementi utili per trovare nuovi farmaci o per sperimentare nuovi protocolli?

Vi sono numerose terapie non convenzionali oltre al Metodo Di Bella che dovrebbero essere oggetto di analisi come ad esempio la tanto discussa terapia Simoncini, la terapia alternativa del dottor Giuseppe Nacci. oppure le nuove terapie studiate per i cani ma che potrebbero essere molto promettenti anche per gli esseri umani.

Non avanza qualche milione di euro per eseguire studi approfonditi su queste terapie alternative?

Magari togliendoli al mercato della pubblicità dei farmaci...

Oppure il guadagno è l’unico scopo delle aziende farmaceutiche?

Nessuno può dare cifre esatte sull’efficacia delle terapie alternative perchè non vi sono studi certi a riguardo.

Con pochi milioni di euro si potrebbero eseguire esperimenti per testare l’efficacia di molte terapie alternative e vedere se la loro validità e nulla oppure se sono efficaci, anche solo parzialmente.

Solo pochi "spiccioli" per cercare nuove strade.

Strade che potrebbero salvare milioni di vite.

Eppure, la medicina ufficiale, continua imperterrita lungo la via tracciata una trentina di anni fa...

Molto remunerativo per le aziende farmaceutiche ma poco salutare per le migliaia di ammalati che si aggiungono alle statistiche ogni anno. Il futuro punta sulle nanotecnologie, i vaccini e ad altri principi attivi più efficaci.

Ma quanti anni ci vorranno per avere qualcosa di veramente utile e privo di effetti collaterali gravi?

Nel frattempo quante persone moriranno?

Forse l’unica arma di provata efficacia di cui disponiamo attualmente è la prevenzione.

Ma di questo si parlerà in un’altro articolo, anche perché le cose da dire a riguardo sono tante.

Nel frattempo speriamo che questi dati di sopravvivenza migliorino e che qualcuno cerchi anche altre vie.

Magari meno remunerative ma più efficaci.

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