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Emiliano Di Marco

Emiliano Di Marco

Appassionato di Cyberculture_ Mediattivista_ Antimafioso_ Ambientalista_ Antirazzista_ Pacifista _ Seminatore fiducioso di tracce nella rete...etc. Ha collaborato con la redazione napoletana del Corriere del Mezzogiorno

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  • Primo articolo mercoledì 11 Novembre 2010
  • Moderatore da martedì 12 Dicembre 2010
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Ultimi commenti

  • Di Emiliano Di Marco (---.---.---.74) 5 gennaio 2011 12:41
    Emiliano Di Marco

    Dal Mattino Online di oggi

    Camorra, coperture a Zagaria dagli 007
    indagine sui file di Wikileaks


    CASERTA (5 gennaio) - Nuovi orizzonti nell’inchiesta sui rapporti tra il boss dei Casalesi Michele Zagaria e gli 007 in ordine all’affare rifiuti e alle coperture istituzionali di cui avrebbe goduto il capoclan camorristico latitante da oltre quindici anni: c’è una rivelazione sul sito Wikileaks sotto forma di registrazione nel 2008 tra l’allora assessore all’Ambiente Walter ganapini e i rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste. Nella registrazione si faceva riferimento al progetto di termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa e al polo di riconversione dei rifiuti nel Parco Laurino. La Procura di Napoli sta per acquisire l’audio di tre ore di conversazione e con ogni probabilità convocherà Ganapini come persona informata dei fatti a chiarimento di quanto accadde subito dopo l’approvazione del decreto sull’emergenza e la nomina di Gianni De Gennaro, attuale direttore dell’Asi (l’agenzia di coordinamento dei servizi segreti) a commissario straordinario.
  • Di Emiliano Di Marco (---.---.---.102) 28 dicembre 2010 14:35
    Emiliano Di Marco

    Il nome dell’immigrato ivoriano è Kevin e non Sevin, come scritto frettolosamente. Il capo d’accusa sarebbe inoltre stato cambiato in "omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi". Kevin Akua ha negato ogni responsabilità. Tanto per la correttezza dell’informazione.

    Con tante scuse

  • Di Emiliano Di Marco (---.---.---.181) 21 dicembre 2010 18:56
    Emiliano Di Marco

    Bella intervista, piena di spunti molto interessanti. Da non giornalista (ma da cittadino militante) condivido molto l’accento che viene posto sulla qualità dell’informazione che il web ingiunge alla stampa embedded, seppure la richiesta è ancora per contenuti, servizi ed inchieste free cost.

    Se osserviamo il panorama della stampa "indipendente" italiana, Plenel credo però sottostimi la crisi del Manifesto, che a mio parere si situa, piuttosto che nella difficile collocazione editoriale nello spazio della crisi della sinistra, nel fatto che, essendo un quotidiano di opinioni, non sta reggendo il confronto con le infinite potenzialità del web 2.0, nel quale proprio le opinioni oggi possono essere postate e condivise attraverso strumenti a potenziale diffusione di massa, liberi dagli imbarazzi editoriali e dalle ristrettezze dello spazio d’impaginazione.


    Di contraltare, il successo telematico e cartaceo, del Fatto Quotidiano ha aperto una breccia interessante e rappresenta invece proprio, a mio parere, una domanda che incroci l’evoluzione della comunicazione digitale, con la rigorosa pubblicazione di inchieste e servizi basati sui "fatti".

    Naturalmente ogni giudizio va collocato nella sua contingenzxa storica, ma forse se c’è una differenza in questa transizione tecno-comunicativa, è probabile che stia proprio nella più forte spinta alla ridefinizione dei ruoli degli operatori dell’informazione, ai quali si chiede sempre di più di avere un’anima.

    Basti vedere ad esempio, l’impressionante turn-over che interessa coloro che approtano contenuti su un progetto come Wikipedia, molti dei quali abbandonano esausti delle estenuanti discussioni su Neutral Point of View dei contributi, anche quando le fonti sono gerarchicamente definite e ci si sta muovendo nelle linee guida del progetto.

    Ripensare i ruoli diventa sempre più urgente, pensiamo solo a cosa succederà ai cronisti giudiziari quando i tribunali (prima o poi) saranno completamente digitalizzati e e gli atti dei processi potranno essere scaricati con un clic... smiley

  • Di Emiliano Di Marco (---.---.---.198) 14 dicembre 2010 15:38
    Emiliano Di Marco

    Caro anonimo, innanzitutto grazie per aver letto e commentato questo articolo.

    Dal tuo commento però, sembrerebbe che a Brembate di Sotto (BG) sia quasi normale che ci siano le mafie, mentre a Brembate di Sopra (BG) no...ma i due centri abitati non distano meno di 15 km in linea d’aria l’uno dall’altro?
    Non sono un padanologo ma richiamarsi ad una differenza di storia e tessuto sociale per escludere la possibilità della presenza mafiosa mi sembra un pò poco. Anche Pollica (SA), il comune dove è stato ucciso Angelo Vassallo, dista decine di chilometri da Marano (NA) e Formia (LT) non ha niente, apparentemente, in comune con Casal di Principe (CE), nè nella sua storia nè nel suo tessuto sociale, eppure...

    Hai mai pensato che la mappatura di un territorio, dal punto di vista delle sue risorse e dei suoi traffici criminali, possa essere completamente diversa da come lo vive una persona che conduce una vita "standardizzata"? Pensa solo a come viene attraversato, un territorio, dai coloro che lo percorrono per procacciarsi le droghe, per fare un esempio.

    In questo articolo ho solo messo insieme delle notizie, a mò di collage, un pò superficialmente (figurati se si andasse un pochino piu’ a fondo), che ci dicono quello che la magistratura antimafia ci dice da trent’anni, ovvero dei flussi finanziari che attraversano il paese, da sud a nord, per andarsi a ripulire nelle banche e nelle imprese legali.

    Con questo non si vuole dire assolutamente che "c’è del marcio in Danimarca", anche se sembrerebbe (come dice un mio caro ex compagno di univesrità che oggi fa il barista), "c’è del ghiaccio in Danimarca".

    Ciao

    p.s.
    Con "tutto il mondo è paese", intendevo anche che l’antimafia sociale dobbiamo farla tanto al sud quanto al nord, se vogliamo cambiare il paese smiley


  • Di Emiliano Di Marco (---.---.---.225) 17 novembre 2010 21:31
    Emiliano Di Marco

    ...lo sarebbero...ma tu ci credi che un latitante in un bunker possa gestire flussi finanziari, rapporti politici ed economici, gestire l’esercito degli affiliati, controllare la redistribuzione delle "taglie", decidere le strategie di diversificazione dei capitali da riciclare?


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