Secondo la Fieg, la crisi dell’editoria privata italiana dovrebbe essere pagata da Internet.

Nel documento si evidenzia l’impatto della generale crisi dell’editoria, con particolare riferimento aila "declinante redditivita’ dei prodotti cartacei", si constata il calo del 16,4% della publicita’ nell’anno passato, ci si lamenta degli "elevati costi di produzione", della "scarsa tutela del diritto d’autore (sul web), si piange sul preteso "saccheggio di contenuti da parte dei motori di ricerca".
Il cartello degli editori se la prende persino col recente Decreto Romani, ma non perché censura il web e limita la libertà di espressione, bensì perché l’estensione da esso consentita al product placement priverebbe i media cartacei di un’ulteriore fetta di pubblicita’.
Al di là della retorica che blatera di "patrimonio sociale e culturale rappresentato dalla pluralità di voci della stampa italiana", dallo studio della Fieg emerge chiaramente il principale problema degli editori: i soldi, i loro lauti guadagni, che vanno sempre più diminuendo, globalmente e localmente.
E questi soldi li vorrebbero dal web, quel web che odiano e che vedono come nemico numero uno. Che improntitudine!
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Secondo la Fnsi in Italia nel 2009 vi sono 600 giornalisti in meno, tra pensioni, dimissioni e incentivi a fronte di 10929 professionisti del settore (Fnsi anno 2006), più 40000 free lance non contrattualizzati ne’ tutelati.
La carta stampata nel 2008 era al settimo posto per numero di lavoratori persi nell’industria.
Tra ottobre 2008 e ottobre 2009 in Italia il quarto potere ha perso il 5,2% del venduto nelle edicole.
Il primato va al magno organo della borghesia e dei poteri forti del Belpaese, il Corriere della Sera, che è riuscito a perdere in un solo anno 64000 copie (10,8%), passando da 595000 a 530800.
Il Sole 24 Ore, nello stesso periodo ha perso 59500 copie di venduto (17%), passando da 335300 a 275800 copie. Da notare che l’organo confindustriale ha registrato, nell’anno appena trascorso, una perdita netta consolidata di oltre 52 milioni di euro.
Parliamo, com’è noto degli "aiuti all’editoria".
Soldi che paghiamo noi contribuenti, con le tasse. E li paghiamo a giornali che sono tutto meno che pluralisti, liberi e indipendenti.
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I padroni dei media in Italia sono un pugno di potenti.
Sono le banche e le assicurazioni che posseggono il Corriere della Sera, sono i famigliari dello Presidente del Consiglio che posseggono Il Foglio, il Giornale, Panorama e svariati altri, sono la famiglia Agnelli che possiede La Stampa, sono gli Angelucci che posseggono Il Tempo e Libero, sono il gruppo L’Espresso, di De Benedetti. Più altre briciole sparse.