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di maurizio carena martedì 4 maggio 2010 - 0 commento oknotizie
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"Libertà di stampa": un’arma ideologica

"Libertà di stampa": un'arma ideologica

Ieri, 3 maggio l’Onu celebrava la "Giornata Mondiale della Libertà di Stampa". Qualche frasetta retorica come da copione, il solito richiamo ai nobili princìpi e ai sacri diritti, i soliti slogan sulla libertà da difendere. Sottinteso: la "libertà di stampa" è tutelata in occidente (e alleati) ed è conculcata nel resto del mondo, specie nei regimi ostili al capitalismo occidentale.
 
Sempre ieri Reporters sans Frontieres rilasciava il sua rapporto annuale sui "Predatori della Liberta’ di Stampa". Secondo tale rapporto l’Italia del 2010, unica in Europa con la Spagna, figura tra i Paesi "predatori" e ciò a causa della malavita organizzata. Ma anche qui la retorica dell’Occidente campione della libertà di espressione è un articolo di fede. Cuba, dove nessun giornalista è mai stato ucciso è molto più penalizzata in classifica di paesi come Israele o le Filippine dove l’assassinio dei giornalisti è pratica comune.
 
Tra il 21 e il 25 aprile si teneva in Italia il quarto International Journalism Festival, dedicato ad un pubblico giovane. Ingresso gratuito e personaggi di sicuro richiamo come Roberto Saviano. In Italia, (dove i legami tra esecutivo e malavita organizzata sono risaputi, provati, organici) e dove la "libertà di stampa" è poco più che una barzelletta, nessun incontro è stato intitolato, poniamo, "Italia, oligopolio mediatico e lavaggio del cervello" oppure "il giornalista di oggi: un servo in redazione". Si è parlato d’altro appunto per non parlare di questo, il vero problema. La vetrina mediatica occidentale deve risplendere sempre.
 
Pochi giorni dopo, il 29 aprile Freedom House rendeva pubblico il suo "Rapporto Annuale 2010" sulla libertà di espressione nel mondo. L’Italia dell’egoarca risulta occupare il 72esimo posto, ed è tra i paesi "parzialmente liberi". Solo il carattere fortemente ideologico dell’ente americano può giustificare un piazzamento così elevato. L’Italia dovrebbe figurare tra la Corea del Nord e il Turkmenistan, ma siccome il suo regime è un cliente degli Usa stessi, ecco spiegato il solito doppio standard. Concentrazione mediatica, censura, autocensura, legislazione punitiva (DDL intercettazioni, diffamazione), giornalisti minacciati e obbligati alla scorta permanente (Capacchione, Cavalli, Abbate, per esempio), tutto ciò non è così grave per il blasonato Freedom House.
 
Il giorno prima, 28 aprile, il quotidiano Il Manifesto usciva con "Ultim’ora", un inserto monografico sulla situazione attuale dei media. Cifre, nomi, percentuali, analisi. Dati sui quali avrebbero dovuto aprire Tg e mainstream. E sui quali invece vige la congiura del silenzio.

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