Il libro di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata Don Vito è un bel libro anche se misterioso ed un pò reticente. Ci aiuta a capire i tanti misteri di questo paese ed è pieno di suggestione...
Un amico mi ha regalato il libro Don Vito di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata il cui sottotitolo, assai intrigante, è "Le relazioni segrete tra Stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezione".
Avevo deciso di leggerne un capitolo al giorno ma la materia ed il ritmo narrativo mi hanno coinvolto e così in due giorni me lo sono "divorato".
Forse bisogna essere siciliani per provare a comprendere ed a digerire la "complessità" delle vicende siciliane anche quando queste sono strettamente intrecciate con tutta la penisola. Dico questo perché una certa "grandiosità" dei siciliani mi colpisce sempre anche quando vedo un telefilm ben fatto come uno qualsiasi della serie tv Montalbano. Ogni persona che parla è un personaggio, un mondo a parte, un mosaico di influenze.
Ho molti amici siciliani ed ognuno di loro ha sempre rafforzato in me quest’idea ed anche questo libro me lo conferma perché tanto enigmatico.
La storia è tragica ed affascinante però, nonostante la sua concretezza, mi sembra pretestuosa.
Provo a spiegarmi.
Vito Ciancimino
Il libro, tranne l’ultimo capitolo che è molto attuale, è dedicato a Don Vito, detto Baffo, un corleonese, democristiano, amico di Bernardo Provenzano, nel libro il signor Lo Verde, ed in relazione con i servizi segreti, il signor Franco, che è stato dentro a tutta la vicenda mafiosa dalla fine della guerra fino alla sua morte. I figli di Don Vito, Massimo e Giovanni ricostruiscono nei dettagli il profilo psicologico dell’uomo e dalla loro ricostruzione emerge che Don Vito non ha mai avuto problemi a ricattare chiunque, politici, mafiosi, dipendenti, figli, moglie con un cinismo degno di miglior causa. Bene anche loro sembra abbiano assimilato questo stile doppio... Levantino, dal quale, soprattutto Massimo prende le distanze ma solo formalmente, vorrebbe, forse, ma non ci riesce.
La mia senzazione è inequivocabile: Massimo Ciancimino ed anche suo fratello stanno parlando a qualcuno e dicono ma allo stesso tempo non dicono: sostanzialmente alludono, ed alludendo, minacciano. Dicono perché il libro è pieno di fatti, persone, luoghi, appuntamenti ricostruiti dettagliatamente però quando si avvicinano ai giorni nostri sono proprio i fatti che diventano evanescenti.
Bernardo Provenzano
Si, si dice che dopo la fase stragista, in quel momento che coincide con tangentopoli, Provenzano-Lo Verde, dopo aver consegnato Riina allo stato, pilota la mafia verso Dell’Utri Berlusconi e la nascente Forza Italia ma niente di concreto su questo, solo i nomi, mentre sulle storie vecchie è molto più preciso ed inesorabile.
Viene fuori, ad esempio che sia Don Vito che il boss Stefano Bontade, tramite Dell’Utri, investirono in Milano 2, cioè nell’epoca del Berlusconi palazzinaro prima delle televisioni private ma questa è una vicenda vecchia: serve solo a far capire che il papi ha a che fare coi siciliani fin dagli inizi della sua carriera.
Si capisce, dunque se è vero quel che dicono i Ciancimino, perché Berlusconi sia così irritato con Saviano e con la Piovra che hanno fatto i soldi parlando di mafia e criminalità organizzata: lui non ne parla, non ha tempo da perdere, stando al libro, ne usa il denaro.