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Immigrati, "cento morti gettati in mare". Soccorsi 370 superstiti a Lampedusa

Salvati 370 profughi, tra cui donne e bambini, a largo di Lampedusa su un barcone in avaria, dove da sabato ne sarebbero morti un centinaio. I corpi gettati in mare. Intanto le indagini sui 25 cadaveri trovati nella stiva di un altro barcone lunedì scorso confermano il racconto dei superstiti: sono stati picchiati e costretti nella stiva, dove hanno soffocato. Arrestati gli scafisti.

Dopo lo sbarco dell'altro ieri a Lampedusa di due barconi carichi di cinquecento migranti, oggi pomeriggio la Guardia Costiera ha soccorso un barcone di venti metri con a bordo oltre 370 persone, tra cui 47 donne e due bambini, 90 miglia a largo dell'isola, alla deriva in acque libiche. Nel comunicato della Guardia Costiera si legge che i migranti erano "ridotti ormai allo stremo delle forze". 

Quando i soccorritori sono arrivati in aiuto dei migranti, vicino al barcone, in acqua, hanno trovano un cadavere. Quello che ancora non sapevano è che altre cento persone durante il viaggio erano morte di stenti e di fame. I loro cadaveri sarebbero stati gettati in mare. Lo hanno raccontato le prime superstiti: quattro donne marocchine, che gli uomini della costiera hanno trovano in pessime condizioni di salute. Erano gravemente disidratate, una di loro anche incinta: le hanno trasportate d'urgenza al poliambulatorio di Lampedusa in elicottero.

Le donne sono molto più a rischio degli uomini nell'affrontare viaggi simili: erano donne la maggior parte dei morti che sono stati gettati in mare. "Gli uomini sono stati costretti a buttare in acqua i loro corpi", racconta una delle superstiti.

Il barcone era partito sabato scorso, e il motore era andato quasi subito in avaria. Per cinque giorni i migranti sono stati in balia del mare. Poi uno di loro è riuscito ad avvertire la Guardia Costiera con un telefonino e a chiedere aiuto. Di lì a poco un rimorchiatore cipriota di passaggio ha avvistato l'imbarcazione e gettato in mare delle zattere di salvataggio per i profughi, ma si è dovuto allontanare quando alcuni dei migranti si sono buttati in mare nel tentativo di raggiungerlo.

Da Pantelleria, intanto, sono partite due motovedette, una della Guardia costiera, l'altra della Guardia di finanza, e un elicottero. Quando, alle prime ore del mattino di ieri, hanno avvistato il barcone di legno, le due motovedette si sono avvicinate per trarre in salvo i naufraghi: imbarcavano acqua e stavano per affondare. Quattro donne e due bambini sono stati trasportati subito a Lampedusa.

Poi l'elicottero ha calato sul barcone e sulle zattere un cestello con acqua e generi di prima necessità. Il tentativo disperato di alcuni di aggrapparsi al cestello per tentare un'impossibile risalita a bordo ha costretto l'elicottero ad abbandonare l'attrezzatura. 


La Guardia Costiera, allora, avrebbe chiesto a un’unità militare della Nato che si trovava a 27 miglia dal barcone di prestare soccorso. Sforzo inutile: l'unità non è andata in aiuto dei profughi. Così i soccorritori italiano sono tornati dai migranti alle 14.40 con altre motovedette, partite da Lampedusa, per continuare il trasbordo dei profughi, che sono stati trasferiti sull'isola.

Il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa racconta che, all'arrivo delle motovedette, i soccorritori "hanno avvistato in mare alcuni indumenti galleggiare, forse si tratta anche di cadaveri, ma siamo stati costretti a rientrare per trasferire al più presto i 300 migranti che sono in precarie condizioni di salute". Poi, dopo il tramonto, non è stato possibile tornare indietro a cercare i corpi delle altre vittime, anche a causa della poca luce.

Con quest’ultimo arrivo saliranno a 1500 gli ospiti dei due centri di accoglienza a Lampedusa. In prevalenza libici, nigeriani, somali, siriani e congolesi. In serata dovrebbe arrivare la nave Moby Fantasy per il trasferimento di una parte degli ospiti delle strutture di accoglienza. Il Governo sta già pensando a un permesso di soggiorno temporaneo che, com’è già successo ad aprile per gli immigrati tunisini, servirà a far disperdere i migranti nel territorio nazionale, in modo da creare una valvola di sfogo d'emergenza per le strutture di accoglienza.

Intanto, sull’isola, le indagini sui cadaveri dei 25 migranti trovati nella stiva dell’imbarcazione arrivata a Lampedusa lunedì scorso confermano che sono stati vittima di violenze e pestaggi. Le auopsie hanno evidenziato lesioni in testa, sul viso e poi la morte per soffocamento, segno, spiega un investigatore, che “provando a uscire dalla stiva e ad aprire la botola, sono stati ricacciati indietro con calci e bastonate”. Proprio come avevano raccontato i superstiti. 

La Procura di Agrigento ha emesso un provvedimento di fermo contro gli scafisti, che fino a stamattina erano guardati a vista Centro d'accoglienza di Lampedusa, accusati di omicidio, lesioni e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Stamattina alle 7.30, dopo l'arrivo dell'autorizzazione a procedere firmata dal ministro della Giustizia (necessaria perché i reati sono stati commessi in acque internazionali), i sei sono stati portati via con un aliscafo per Porto Empedocle, da cui raggiungeranno il carcere di Agrigento. 



 


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